martedì 24 gennaio 2017

Intervista all’ inventore di storie

Giacomo Ramella Pralungo
Giacomo Ramella Pralungo è uno scrittore di fantascienza, e un articolista dedito a pezzi sulla storia di Biella, di cui è originario, sulla testata «Il Biellese». Ama definirsi «inventore di storie».
Ricambia il saluto con grande cordialità e un pronto sorriso, appare in gran forma e siede parlando con scioltezza e amabilità. Il suo umore è eccellente, tipico di un uomo sereno, in pace.

Che significato ha per lei la scrittura?

«Fin da ragazzino, scrivere mi è sempre piaciuto molto. La parola scritta ha sempre avuto molta importanza per me, e negli anni ho compreso che i testi scritti hanno un enorme potere, tanto da influire sul pensiero della gente e permettere alle informazioni di essere ricordate per un periodo di tempo molto lungo. Pensiamo ad esempio ai geroglifici egizi, alle tavolette mesopotamiche e ai codici medievali, senza tralasciare i Veda, i Sūtra buddhisti, la Bibbia e il Corano: la nostra conoscenza della storia dipende in larga parte dalle fonti scritte, e il pensiero dei grandi saggi del passato è giunto sino a noi proprio grazie ad esse.».


E la fantascienza?

«La fantascienza è un genere letterario e cinematografico che mi ha sempre affascinato moltissimo. Oggi non riesco proprio a immaginarmi senza (risata)! Ricordo quando da piccolo vedevo film ambientati su mondi lontanissimi, o in cui apparivano alieni molto diversi da noi che venivano sul nostro pianeta, con le intenzioni più diverse. Mia madre stessa mi raccontò più volte di aver letto grandi autori come Giulio Verne, e di aver visto al cinema i primi film del genere: quello che si vedeva veniva quasi sempre ritenuto pura fantasia, come il viaggio degli uomini sulla luna. Poi, nel 1969, le cose cambiarono: l’ uomo vi andò trionfalmente, e in seguito apparvero nel mondo computer dal potere sempre maggiore, per non parlare dei primi prototipi di robot e di intelligenza artificiale.».

Insomma, secondo lei si tratta di un genere basato sull’ anticipazione… 

«Esatto, un genere basato proprio sull’ anticipazione. Il fascino che la fantascienza ha su di me si fonda proprio su questo principio. In appena vent’ anni abbiamo sviluppato un sacco di tecnologie che un tempo sarebbero state bollate come fantasiose, ma che oggi sono di uso quotidiano. O fantascientifiche, tanto per usare un termine appropriato…(risata)».

Quali libri ha scritto?

«Ne ho firmati quattro: ‘Cuore di droide’, ‘Per i sentieri del tempo’, ‘L’ angelo custode’ e ‘Al confine della realtà’. Sono reperibili su www.lulu.com.
Sono tutti romanzi di fantascienza, nei quali parlo di determinati concetti molto importanti per me. In ‘Cuore di droide’, ad esempio, affronto il tema del significato più autentico della natura umana e della tecnologia, che genera conseguenze positive fintanto che la controlliamo come strumento nelle nostre mani e non la usiamo per fini distruttivi. In ‘Per i sentieri del tempo’, invece, affronto il tema della follia degli armamenti atomici, dell’ importanza di aver cura dell’ ambiente in cui viviamo e l’ oscurità delle società segrete. In ‘L’ angelo custode’ affronto il tema della morte e del contatto che rimane tra noi e le persone care che superano questo poco lieto passaggio della vita, mentre in ‘Al confine della realtà’ espongo le spregevoli macchinazioni della politica e le profonde ingiustizie tipiche di un regime feudale e teocratico.».

Quindi, per lei scrivere è anche comunicare.

«Certamente. Non intendo solo raccontare storie, ma basare tali vicende su idee e concetti particolari sulle quali mi piace ragionare e trarre considerazioni basate sull esperienza. Credo che il bello della narrativa sia proprio questo. Inoltre presto molta attenzione alla cura dei testi, evitando rigorosamente di trattare sconcezze e di ricorrere a un linguaggio volgare. La magnifica Sandra Mondaini, un giorno, disse qualcosa di simile a proposito dell’ esperienza professionale sua, di suo marito Raimondo Vianello ed altri eminenti artisti televisivi: ‘Siamo di quella generazione in cui l’ attore sapeva di entrare nelle case senza suonare il campanello, e quindi ci entrava con la cravatta e con garbo.’. Parole bellissime che mi hanno ricordato il grande valore dell’ educazione e dell’ importanza della sostanza.».

Lei si interessa anche di storia, e ha trovato il modo di collimarla con la narrativa.

«La storia è una delle mie passioni più grandi, e ho notato che la letteratura e la narrativa ne sono il riflesso. Molti dei concetti che inserisco nei miei racconti provengono dai miei studi in campo storico, particolare materia che ci aiuta a comprendere meglio il tempo in cui viviamo oggi.».

Lei sostiene di rifarsi ad alcuni grandi autori del passato.

«Assolutamente sì, giganti quali Herbert George Wells, Frank Herbert, Michael Crichton, Antonio Spinosa e Valerio Massimo Manfredi, il cui genio mi ha profondamente ispirato. Ad eccezione di Spinosa, autore di pregevoli saggi storici, ognuno di questi scrittori pubblicò grandi classici di fantascienza da cui vennero tratti grandi film come ‘La macchina del tempo’, ‘La guerra dei mondi’, ‘Dune’ e ‘Jurassic Park’.».

Che cosa può dirci del suo interesse per la spiritualità?

«La spiritualità mi affascina molto, ben più della religione. Sembra strano a dirsi, ma tra queste due istanze c’ è una bella differenza: la religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è la cura dello spirito. Religione e spiritualità non coincidono sempre, e tutti abbiamo uno spirito che curiamo ciascuno a modo proprio. Per me, ad esempio, passeggiare nei boschi, andare in montagna e stare con i miei cani e gli amici è spiritualità ad altissimo livello.
A vent’ anni abbandonai il Cristianesimo di scuola cattolica, la religione a cui appartenevo, e a ventidue aderì al più antico Buddhismo, particolare filosofia di cui scoprì la meditazione, esercizio in parte di rilassamento e in parte di comprensione profonda della realtà: medito ogni giorno da molti anni, e anche questo è per me una degna forma di spiritualità.».

Lei si interessa di politica?

«Dipende da quello che si intende con il termine. La politica mi affascina molto se viene intesa come arte del buon governo, in accordo al significato originario della parola, di provenienza greca, ma se ci si riferisce alla lotta tra i partiti o all’ adesione a un’ ideologia temo proprio che perda tutto quanto il suo ascendente su di me. Io non aderisco ad alcun partito o principio ideologico.».

Qual è il suo personaggio storico preferito?

«Il Mahatma Gandhi e Lawrence d’ Arabia, due personalità tra loro infinitamente diverse, accomunate da un grande attaccamento a un sogno, a un principio a cui dedicarono sé stessi senza mai risparmiarsi.».

Chi ammira di più nel mondo contemporaneo?

«Mi piace molto il XIV Dalai Lama. Non parlo affatto da buddhista, ma come persona: la massima guida spirituale e politica del Tibet ha più volte dimostrato di essere un valido ponte tra l’ antica tradizione orientale e la modernità occidentale. Peraltro, benché negli Anni Cinquanta la Cina abbia invaso il suo Paese, ha sempre tentato di risolvere il problema con la diplomazia, senza mai scagliarsi contro i ‘perfidi cinesi’, meritandosi addirittura il Premio Nobel per la Pace nel 1989.».

E ora passiamo a una domanda più personale: come vive la sua condizione di italiano all’ estero?

«Come tutti gli espatriati sento molto la mancanza del mio Paese natio, e ogni volta che vi torno trovo un valore aggiunto che altrove non scorgo mai. Ma alcuni anni fa sentì una persona dire che noi espatriati mostriamo meglio di tutti al resto del mondo il valore e la sostanza della nostra nazione, che siamo ‘i veri ambasciatori del nostro Paese oltre i suoi confini’, e che si tratta senz’ altro di una bella responsabilità!».

Grazie per il tempo concesso.

«Grazie infinite.».

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