giovedì 14 settembre 2017

«Percorsi di ascesa», la conclusione di una trilogia


Giacomo Ramella Pralungo mostra sorridendo il suo ultimo libro, «Percorsi di ascesa», edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico, la cui copertina, piuttosto suggestiva, si ispira ad un noto affresco di Michelangelo, la Creazione di Adamo: su di uno sfondo spoglio e celeste, una mano umana e una meccanica stanno per stringersi. Come lui stesso ci spiega: «Nel mondo ebraico, cristiano e musulmano l’ unione con Dio rappresenta per i mortali un’ elevazione verso qualcosa di puro e totale. Oggi, nell’ era della scienza e della tecnica, l’ unione tra uomo e tecnologia ha l’ intento di migliorare la vita, rendendola più comoda e superandone i problemi fondamentali. E’ un bell’ obiettivo, ma talvolta viene deviato da grandi malintesi che portano a intuizioni e invenzioni che lo stravolgono provocando degenerazioni estremamente pericolose.».

Con questo nuovo libro ha finalmente dato una conclusione alla trilogia di «Per i sentieri del tempo».

«Sì, finalmente. Non è stato molto semplice, perché fin dall’ inizio pensavo di fare qualcosa di diverso da quanto già affrontato nel corso dei due precedenti capitoli. Volevo che il terzo e ultimo rappresentasse uno stacco dalla consueta ambientazione, ma che ne rimanesse pur sempre conseguente. Reputavo necessario allontanarmi dalla lotta contro i Rete, che si era lungamente consumata tra viaggi nel tempo e realtà alternative, e dedicarmi a qualcosa di differente ma altrettanto importante: i legami diplomatici e culturali con Oxerin mi sono parsi un’ ottima novità da approfondire.».
Il formato cartaceo del libro;

«Percorsi di ascesa» è il seguito diretto di «Al confine della realtà», ma con Alexander Tralus morto e la vicenda che si ambienta una trentina di anni dopo il tentativo di invasione da parte dell’ Impero Terrestre rappresenta qualcosa di leggermente slegato, sicuramente più di quanto il secondo episodio fosse nei riguardi del primo.

«Certamente. Volevo assolutamente che Alexander Tralus morisse eroicamente per salvare la Terra, e pensavo che la mia trilogia non dovesse semplicemente affrontare la guerra tra lui e i Rete, quindi ho avuto l’ idea di farlo morire e di sconfiggere definitivamente gli avversari nel secondo libro, in modo tale che il figlio Benjamin potesse un giorno raccogliere la sua eredità e fungere da eroe salvatore in un diverso contesto. In ‘Al confine della realtà’ il padre promuove il primo viaggio nello spazio, a seguito del quale gli umani incontrano gli oxeriniani, di cui diventeranno alleati. La sua azione va a beneficio del popolo di Oxerin, rientra in pieno nel sogno di suo padre, quindi è vero, in questo libro l’ ambientazione è più slegata ma pur sempre connessa agli avvenimenti e al finale del capitolo precedente.».

Quanto di ciò che ha introdotto nei primi due libri è rimasto in quest’ ultimo, e quanto invece rappresenta l’ innovazione?

«Tra gli elementi fondamentali, comuni a tutti i romanzi della mia trilogia, direi di aver preservato con una certa attenzione lo spirito di ottimismo a proposito del futuro dell’ umanità, e non solo. Un tempo gli umani lottavano per sopravvivere ai penosi disastri provocati dalla guerra atomica tra la fine del XX e l’ inizio del XIX secolo, ma poi sono tornati a vivere liberamente nell’ ambiente ormai purificato del pianeta, segno che la vita procede trovando sempre una via di risanamento. Ora hanno la possibilità di viaggiare nello spazio, aprendosi a nuovi orizzonti così vasti da poterli comprendere a stento.
Per quanto riguarda l’ innovazione direi che una buona parte del libro riguarda la spiritualità e l’ ambientazione aliena. Ho voluto dare un certo risalto alle tematiche spirituali, pressoché assenti in ‘Per i sentieri del tempo’ e in ‘Al confine della realtà’, e ho colto l’ occasione per descrivere la civiltà oxeriniana direttamente sul campo.».

Per descrivere Oxerin si è molto ispirato al Tibet, sia come ambiente fisico che come civiltà.

«Esatto. Il Buddhismo tibetano è stato in assoluto la prima forma dell’ insegnamento del Buddha che ho incontrato, prima di concentrami sullo Zen giapponese. Ma il Tibet e la sua particolare scuola buddhista continuano tuttora ad affascinarmi, ecco perché ho pensato di modellare Oxerin sulle basi della geografia e della civiltà tibetane. Il Buddhismo tibetano deriva dalla fusione tra il Bön, l’ antica religione tibetana diffusa anche in certe zone del Nepal, legata allo sciamanesimo e all’ animismo, e il Buddhismo Vajrayāna, sorto a sua volta dal sincretismo tra le dottrine tantriche dell’ Induismo, fondate su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahāyāna, insieme di scuole dal contenuto filosofico e metafisico che lascia spazio al misticismo. L’ ambiente di Oxerin si rifà all’ ambiente montano del Tibet e a quello stepposo della Mongolia, altro Paese in cui è fortemente diffuso il Buddhismo dei lama, mentre la religione oxeriniana trae la sua ispirazione dalle antichissime dottrine Bön.».

Quali sono i principi su cui ha impostato la sua storia?

«Questa volta ho scelto di parlare di transumanesimo, una delle tematiche più note e variopinte della fantascienza da ormai molti anni. Fin dall’ inizio pensavo di approfondire il legame tra uomo e macchina, senza però perdermi in ovvietà e neppure ripetere inutilmente quanto già visto nella serie di ‘Terminator’ oppure con i Borg di ‘Star Trek: The Next Generation’, quindi il transumanesimo, celebre movimento culturale occidentale che sostiene l’ impiego delle scoperte scientifiche e tecnologiche per rinforzare le abilità fisiche e mentali umane, peraltro rimuovendo aspetti indesiderabili della condizione umana come malattia, invecchiamento e persino morte, mi è parso un ottimo punto di partenza. Il riferimento del titolo è relativo all’ opinione che l’ antagonista di questa vicenda ha nei riguardi del transumanesimo: un vero e proprio percorso di ascesa. L’ altro principio fondamentale della storia è, come abbiamo detto poco fa, la spiritualità: trovavo infatti interessante confrontare due entità così diverse tra loro eppure orientate allo stesso obiettivo, ossia il miglioramento dell’ individuo.
Io stesso ritengo che la scienza e la tecnologia abbiano portato vantaggi immensi nella nostra vita, e ne sono un convinto estimatore finché noi uomini e donne manterremo un ruolo centrale nella nostra stessa esistenza, senza diventarne dipendenti. Una particolare corrente transumanista, quella postumanista, sostiene che l’ informatica e le biotecnologie un giorno trasformeranno l’ uomo in qualcosa di diverso e infinitamente superiore sia fisicamente che mentalmente, rendendolo un vero e proprio essere postumano: io mi oppongo nettamente a questa visione, nella convinzione che per quanto sia giusto semplificarsi la vita con la scienza e la tecnica si debba pur sempre permettere alla natura di compiere il suo corso, senza stravolgerla. La natura ha infatti impiegato milioni di anni per renderci quello che siamo oggi, instaurando equilibri delicati e ben precisi: cambiare le carte in tavola da un giorno all’ altro non potrà che condurci a situazioni del tutto incontrollabili.».

Potrebbe raccontarci qualcosa sulla trama?

«Nel 2119 gli umani e gli oxeriniani hanno ormai solidi legami di amicizia, tanto che i rispettivi governi hanno predisposto una propria ambasciata sull’ altro mondo. In questo periodo, il maggiore Wulf Steinmann, importante ufficiale appartenente a una divisione segreta dei servizi segreti, estremamente potente ma anche spregiudicata e dalla dubbia moralità, rinviene nei sotterranei di Taly City, la capitale della Repubblica Planetaria Terrestre, un’ antica installazione ove Duncan Rete lasciò i prototipi di una nuova e potente tecnologia cibernetica. Otto anni dopo, nel 2127, i tentativi di attivare il secondo Ersdakom in Egitto provocano un disastro che scatena una scossa sismica in tutto il mondo. Benjamin Tralus, figlio di Alexander e ora sergente delle forze speciali dell’ esercito, perde la madre Kate durante una missione di salvataggio, e, sconvolto, abbandona tutto per andare in ritiro spirituale su Oxerin, sotto la guida di uno dei più rispettati maestri oxeriniani viventi. Durante una serie di meditazioni guidate ha una premonizione riguardante un disastro che sta per abbattersi molto presto su Oxerin, e non appena questa viene confermata come autentica dai presagi, dagli oracoli e dalle massime guide spirituali planetarie si mette in movimento per arrivare al responsabile, in modo da tale da prevenire la morte di milioni di innocenti. Frattanto, Steinmann, ora colonnello, scopre di soffrire di una malattia incurabile e comprende che la sua sola salvezza sta nella tecnologia cibernetica sperimentale di Duncan Rete scoperta otto anni prima.».

Ha detto che realizzare questa storia è stato difficile per lei. Come mai?

«Per molte ragioni. Tanto per cominciare, Alexander Tralus, protagonista dei primi due capitoli, era morto e quindi dovevo sostituirlo con un personaggio particolare. Fin da subito ho pensato a suo figlio, ma perché fosse in grado di compiere un’ impresa particolare dovevo necessariamente ambientare il terzo libro alcuni decenni dopo il tentativo di invasione da parte dell’ Impero Terrestre. Un’ epoca in cui molte cose sarebbero ovviamente state diverse. E poi perché, come ho già affermato, volevo andare oltre l’ eterna lotta contro i Rete. Insomma volevo introdurre qualche cambiamento tutt’ altro che scontato, ma per fortuna i temi della civiltà oxeriniana, della spiritualità e del transumanesimo postumanista mi sono ampiamente venuti in aiuto.».

Non pensa di tornare a lavorare su questa serie, magari con qualche episodio che si possa collocare tra un libro e l’ altro, o che possa fare da cornice?

«Come ‘Rogue One: A Star Wars Story’ o il prossimo film su Han Solo nel contesto della serie di ‘Guerre stellari’? Sarebbe certamente un piacevole esperimento, ma penso di aver già raccontato tutto quello che era necessario con ‘Per i sentieri del tempo’, ‘Al confine della realtà’ e ‘Percorsi di ascesa’.».
Il formato elettronico del libro;

Lei ha affermato che «Per i sentieri del tempo» è stata in assoluto la prima opera a cui si è dedicato, sebbene sia stata pubblicata dopo «Cuore di droide». Che effetto le fa sapere che la sua trilogia ora è compiuta?

«Da una parte mi dà un senso di completezza, in quanto ogni viaggio ha un inizio e una fine, ma dall’ altro provo un senso di congedo, come quando si saluta un vecchio amico che si sa di non rivedere mai più.».

Grazie per il suo intervento.


«Grazie a lei, sono sempre molto onorato.».

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