venerdì 8 dicembre 2017

Giacomo e la religione


Giacomo Ramella Pralungo, inventore di storie dedito alla fantascienza e agli articoli di storia locale su «Il Biellese» ha lo sguardo solcato da un largo sorriso e mani vivaci che stringono con passione e compostezza i testi della sua libreria mentre ci espone la sua posizione in tema di religione: «In passato, per me era molto importante essere un buon cristiano, ma ora ritengo fondamentale essere una brava persona. Oggi la mia religione è piuttosto semplice: fare del bene a tutti, e qualora mi fosse impossibile almeno non fare del male a nessuno. Tutto il resto, dall’ esistenza o meno di un Dio alla saggezza dei suoi profeti, è solo commento…».

Che cos’ è per lei la religione?

«La religione è un insieme di credenze, riti e preghiere sorti all’ alba della storia del genere umano, quando i nostri antenati si interrogavano sul perché dell’ esistenza e l’ origine dei fenomeni ma ancora non avevano la scienza per darsi una risposta. Dapprima le cose vennero attribuite alle forze della natura, in seguito agli spiriti e infine agli dei. Ogni popolo sviluppò una propria religione basata sulla rispettiva mentalità e cultura, pur coltivando grandi similitudini in ambito mitologico e leggendario. Quindi per religione non si intende la rivelazione di una o più divinità, ma un prodotto umano.».

Cosa pensa della religione nel mondo attuale?

«Credo proprio che abbia fatto il suo tempo. La scienza e l’ archeologia ne hanno gradualmente smontato vari dogmi fondamentali, dall’ origine divina del mondo in appena sei giorni al flagello del Diluvio universale, per non parlare di altri concetti quali la natura piatta della Terra o la sua posizione centrale rispetto al sole, oltre che della presenza di un popolo eletto piuttosto che di poteri miracolosi e segreti o di autorità morali trasmessi dagli dei alle caste sacerdotali. Il fatto stesso che il fondamento della religione sia la fede in un Dio la cui esistenza non è mai stata dimostrata in quanto non supportata dal minimo indizio logico mi suggerisce che si debba cercare e seguire una via più logica. Ma c’ è dell’ altro.».

Ossia?

«La religione porta con sé tre pericoli fondamentali: la fede, il settarismo e la teodipendenza. La fede impone di credere a principi indubitabili, comunemente chiamati dogmi, che non possono e non devono mai essere messi in discussione, neanche quando urtano con la nostra coscienza. Il settarismo, conseguente al principio della fede, porta il credente a sentirsi orgoglioso di vivere e praticare la sola realtà ammissibile di questo mondo, e a ritenere gli altri una massa di infedeli. La teodipendenza, invece, porta il devoto ad affidarsi totalmente alla sua entità spirituale di riferimento, invocandola per ricevere aiuto e protezione, domandandosi che cosa essa possa fare per lui anziché credere in sé stesso e nelle proprie capacità interiori. Per non parlare del mucchio di superstizioni inevitabilmente connesso a qualsivoglia religione!».

Lei un tempo era credente, vero?

«Sì, ero un cristiano di scuola cattolica. Come tutti fui battezzato quando ero un bambino molto piccolo, credo di aver avuto quasi un anno, e venni educato alle vie del Vangelo in tono con la tradizione.».

Poi che cosa le accadde?

«Io sono sempre stato più curioso che credente. Amo approfondire la mia conoscenza e capire a fondo le cose servendomi della mia coscienza. A vent’ anni attraversai un periodo molto difficile della vita, e persi completamente la mia fede in Dio in quanto non riuscivo proprio ad accettare la natura della sofferenza, sia mia che quella degli altri, benché i testi sacri parlassero di un Dio onnipotente, infallibile e compassionevole sempre pronto a prendersi cura di noi. Se questo Dio è veramente fedele e non vuole che veniamo tentati oltre le nostre forze, come scrisse San Paolo in una delle lettere ai Corinzi, allora perché la gente si ammala, nasce con malformazioni e muore dietro inutili sofferenze? Perché ci sono povertà e guerre? Io stesso ho sofferto molto nella mia vita, al punto da aver compreso con chiarezza che ‘Dio’ e il suo volere sono soltanto ciò che gli antichi non sapevano spiegare.».

Lei ha compiuto la pratica dello sbattezzo: di che cosa si tratta?

«Lo sbattezzo è l’ atto di rinuncia al battesimo, e consiste in una richiesta di cancellazione del proprio nome dal registro battesimale della parrocchia di appartenenza, recidendo ogni contatto formale con la cristianità dopo la cessazione della fede ed evitando di essere considerati ancora credenti. Io persi la fede nel Cristianesimo nel 2004, e nel 2011 venni casualmente a conoscenza di questa pratica, che dopo tre anni di riflessione decisi di portare avanti per una semplice ragione di coerenza: non avevo alcuna ragione per rimanere legato ad una fede che ormai non significava più nulla per me.».

Nel 2006 lei si avvicinò molto al Buddhismo.

«Certamente, ne ero attratto e lo sono tuttora per l’ idea di saggezza, ossia di comprensione della realtà così com’ è, oltre la soggettività, e di compassione, quel particolare desiderio di agire bene a vantaggio di tutte le cose viventi, animali e piante compresi, senza spirito di profitto. Anche l’ interdipendenza, ossia la connessione reciproca di tutte le cose esistenti, rappresenta un concetto estremamente importante che mi ha molto colpito.».

Eppure lei stesso dice di non aver compiuto un’ adesione completa, di contestare vari elementi della filosofia buddhista e che si stia gradualmente allontanando anche da questa via spirituale. Non ha compiuto nemmeno il rito della Presa di Rifugio…

«E’ vero, ho sempre ritenuto fondamentale ragionare con la mia testa, senza pendere dalle labbra altrui, cosa che quando ero cristiano, purtroppo, avveniva (risata)! Se del Buddhismo apprezzo il rispetto per la natura e gli animali, per contro contesto il pessimismo con cui considera la nostra vita: si dice che la natura dell’ esistenza siano necessariamente il dolore e la morte, che la nostra nascita sia il risultato degli attaccamenti maturati nella vita precedente e che il Nirvana sia la salvezza da ulteriori rinascite. E’ vero, il dolore e la morte fanno parte della vita, ma il Buddhismo propone una visione che reputo triste e sinistra, tipica della cultura indiana e, più in generale, di quella religiosa… Solo accettando tutti quanti i principi buddhisti avrei potuto aderire formalmente con il rito della Presa di Rifugio, in cui ci si impegna ad avere fiducia nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha, ossia il maestro, il suo insegnamento e la sua comunità.».

Lei dice spesso che essere umani è un valore fondamentale che va oltre la religione, che deriva proprio dalla base della natura umana.

«Assolutamente sì: poiché tutte le religioni sono un prodotto dell’ uomo fanno propri i grandi principi della moralità, come l’ astenersi dal male, l’ agire bene e l’ essere sempre consapevoli. Per seguire una qualunque religione o filosofia bisogna prima di tutto essere persone, quindi la questione si riduce a questo: non si può essere bravi ebrei, cristiani, musulmani, induisti o buddhisti se prima di ogni altra cosa non si è brave persone. Addirittura si può essere brave persone senza seguire alcuna religione, ed è proprio quello che sto cercando di fare io.».

Peraltro, lei pensa che si possa fare a meno della religione ma non della spiritualità: le andrebbe di spiegarsi?

«Come dicevo prima, la religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è qualcosa di più: riguarda tutto ciò che ha a che fare con lo spirito. Religione e spiritualità sono quindi due concetti distinti e non sempre connessi tra loro. I religiosi hanno uno spirito che deve essere curato, esattamente quanto gli atei: guardare un quadro, passeggiare nei boschi, aiutare il prossimo o leggere un libro sono tutti atti di spiritualità ad altissimo livello. Non si diventa migliori andando in chiesa, recitando il Padre nostro o ritirandosi in un monastero, ma sfruttando le infinite occasioni della nostra vita quotidiana. Né più, né meno.».

Lei come vive la spiritualità?

«E’ un impegno quotidiano che mi entusiasma molto. Credo che in passato avrei potuto fare meglio, oggi sono più consapevole e sento che mi rimane ancora molto da fare. Ho sempre pensato che la spiritualità dei luoghi sacri come le chiese e i monasteri sia affascinante ma incompleta perché priva del contatto con il mondo e la vita quotidiana, esattamente quel contesto in cui voglio agire io.».

Che farebbe se un giorno dimostrassero l’ esistenza di Dio?

«(Risata) Ovviamente tornerei a crederci, e ne approfitterei per chiedergli un incontro in cui fargli alcune domande. Vorrei sapere ad esempio il motivo per cui ha creato e permesso la sofferenza e perché abbia tollerato tante cruente uccisioni e torture in suo nome nel corso degli ultimi secoli (risata)!».

Il giorno di Natale si avvicina gradualmente: come passerebbe il suo Natale ideale?

«Spero di trovare una bella giornata, così da fare una scampagnata alla Trappa di Sordevolo, oppure in campagna con un bel pranzo al sacco (risata)! Sono sempre il solito fissato (risata)! Altro che i pranzi e i cenoni scanditi da chiacchiere vuote e dall’ apparenza brillante…».

Grazie.

«Grazie infinite a lei per questa bella intervista.».

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