martedì 21 febbraio 2017

L’ «inventore di storie» e i suoi articoli su «Il Biellese»


Giacomo Ramella Pralungo non è soltanto un autore di narrativa fantascientifica, ma anche uno storico appassionato. Tramite «Il Biellese», testata giornalistica della sua provincia, dalla fine del 2015 pubblica articoli riguardanti la storia e i personaggi storici di Biella: «E’ un’ attività che ho iniziato per puro caso, e che si è rivelata ben presto molto interessante e addirittura piacevole. Io stesso sento di avere appreso moltissimo grazie ad essa, perché anche la storia locale riserva tante belle sorprese.».

Come ha iniziato l attività di «cronista storico»?

«Con un articolo dedicato ad Ernesto Schiaparelli, un grande egittologo di Occhieppo Inferiore che, all’ apice della sua carriera, divenne direttore del Museo egizio di Torino. Io sono sempre stato appassionato di storia egizia, e alle scuole medie, che ho frequentato proprio a Occhieppo Inferiore, la mia insegnante di storia mi parlò di Schiaparelli e delle sue grandi scoperte archeologiche, dalla tomba della regina Nefertari a quella dell’ architetto reale Kha. I primi giorni del novembre 2015 andai in visita al Museo egizio, e la mia mente rievocò di continuo il ricordo di Schiaparelli: feci un giro per Occhieppo Inferiore, e rimasi stupito di quanto poco ricordato fosse questo nostro notevole conterraneo, a cui era stata dedicata la sola scuola elementare. Intendiamoci: io per primo trovo bello che un’ istituzione come una scuola pubblica porti il suo nome, ma bisogna riconoscere che si tratta di una realtà troppo piccola per un personaggio tanto grande! Una via o una piazza, al confronto, sarebbero maggiormente sotto gli occhi della gente.
Il mio pallino per la scrittura mi portò a scrivere un articolo in cui rievocai le sue vicende di vita, nonché quelle accademiche e archeologiche, e perfino quelle filantropiche. La direzione de ‘Il Biellese’ si rivelò gentilmente disposta a pubblicare questo pezzo per l’ edizione del 6 novembre 2015, e io mi sentì profondamente onorato al pensiero di aver fatto qualcosa per il ricordo del leggendario egittologo. In seguito pensai che avrei potuto fare altrettanto per fatti e personaggi storici legati alla nostra piccola grande provincia, non soltanto legata ai noti opifici tessili.».

E da allora pare che non le siano mancate le idee.
Ernesto Schiaparelli;

«(Risata) Assolutamente no! A Biella, la città dell’ orso, sono legati personaggi notevoli come Pietro Micca, Fred Buscaglione e Giuseppe Pella, su cui ho avuto il piacere di esprimermi. Perfino l’ attività tessile nel nostro territorio ebbe origini degne di un romanzo storico, essendosi imposta soprattutto in seguito alle intuizioni politiche di Casa Savoia, che voleva infrangere il monopolio di Francia e Germania. L’ anno scorso, peraltro, in occasione dei festeggiamenti del 2 giugno feci qualche ricerca e pubblicai un articolo in cui rammentavo che in occasione del referendum istituzionale del 1946 la maggioranza del popolo biellese votò per la Repubblica. A ben pensare, la storia locale è davvero interessante, ed è un gran peccato che non venga considerata nelle nostre scuole parallelamente a quella nazionale e internazionale.».

Per lei forse è meglio così, altrimenti resterebbe disoccupato…
Giuseppe Pella;

«(Risata) Forse ha ragione! Scherzi a parte, però, rimango sempre piacevolmente sorpreso da tutte le cose che vengo a sapere ogni volta che inizio una ricerca su un particolare personaggio o avvenimento. Mi pare di capire che Biella sia una piccola grande realtà che molto ha dato al resto del Paese, e che abbia ancora un sacco di cose preziose da condividere. Non di solo tessile vive la mia terra, ma di un vasto patrimonio umano. Nella mia beata semplicità cerco di dare alla mia gente l’ orgoglio di sé stessa.».

Proprio oggi è uscito un suo articolo su «Il Biellese».
L’ articolo in uscita oggi;

«Sì, un articolo in cui affronto un argomento piuttosto controverso, ossia gli abusi e gli eccessi dei partigiani negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, quando ormai era forte il dissenso contro il Nazifascismo che aveva provocato tanti guai e vittime. Alcuni miei parenti materni furono partigiani legati all’ ideologia socialista e comunista, ma mia madre disse sempre che non tutti i fascisti furono cattivi, e non tutti i partigiani furono buoni. Durante una guerra civile, come quella che si verificò a metà degli Anni Quaranta nell’ Italia settentrionale, presto o tardi gli interessi di uno schieramento vengono usati come scusa per compiere vendette o azioni mosse da interessi personali. E’ proprio quel che accadde in buona parte del centro e del nord partigiano, dove molti combattenti per la libertà si macchiarono le mani di sangue per il proprio interesse, inquinando la purezza dell’ ideale originario, mutandosi in veri e propri criminali di guerra non troppo diversi da quelli che pretendevano di combattere.
Anche nel Biellese ebbero luogo avvenimenti intollerabili, eccidi mostruosi come quelli avvenuti al Bocchetto Sessera, a Graglia e Sordevolo, in cui i partigiani si lasciarono trasportare innegabilmente dalla sete di sangue. Non ho scritto con animo politico o revisionista, dal momento che non ho mai aderito a un’ ideologia o un partito, e nemmeno voluto recare danno al contributo dato dai partigiani alla lotta per l’ Italia. Intendevo solo contribuire a mantenere una visione equanime di un capitolo del nostro passato che ci è ancora piuttosto vicino.».

Ha in previsione altri articoli?
Pietro Micca;

«Certamente, a Biella vissero personaggi ed ebbero luogo avvenimenti che attendono ancora di essere ripresi e raccontati. Fortunatamente le idee non mancano!».

Grazie, e tanti auguri.

«Grazie infinite, è sempre un grande piacere.».

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