venerdì 7 aprile 2023

Giacomo Ramella e la possibilità di vita intelligente sulla Terra prima dell’ umanità


Recentemente, alcuni scienziati e pensatori, a cui negli anni si sono uniti svariati saggisti e persino romanzieri, hanno ipotizzato l’ esistenza di una civiltà preumana, un genere intelligenze vissuto sul nostro pianeta prima della comparsa dell’ umanità. Giacomo Ramella Pralungo, scrittore di fantascienza e appassionato di storia e scienza, ha a sua volta aderito a questa teoria, a cui ha dedicato «L’ ipotesi di una civiltà preumana», articolo a sfondo scientifico apparso su «Due passi nel mistero».


Lei è tra coloro che ammettono la possibilità di una civiltà preumana, esistita qui sulla Terra prima di quella umana.


«Sì, è una possibilità su cui certi ambienti scientifici stanno ragionando da ormai qualche decennio. E’ probabilmente meno nota alla gente comune in confronto ad altre, come ad esempio quella relativa alla vita su altri pianeti, eppure trovo che abbia la sua logica di fondo. Il dottor Gavin Schmidt, esperto di modelli climatici e direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA, e il professore di astrofisica all’ Università di Rochester Adam Frank ne sono tra i più noti indagatori. Semplicemente, ragionando in termini geologici e paleontologici, tra l’ estinzione dei dinosauri e l’ apparizione del genere umano sono trascorsi ben sessantadue milioni e mezzo di anni: si parla di un tempo sufficiente lungo per veder apparire e poi estinguersi almeno una civiltà intelligente sul nostro mondo. Non direi che la si dovrebbe negare a priori.».

Rappresentazione artistica di una civiltà preumana;


Come è giunto ad abbracciare quest’ ipotesi?


«Al momento direi che è soprattutto una questione di probabilità, più che di indizi o prove concrete. Come appassionato di storia e scienza in generale sono portato a riflettere e fare ipotesi, e anche a vedere i molti lati di ogni cosa. Se pensiamo alla storia degli antichi popoli della Terra, come Sumeri, Egizi, Celti, Etruschi, Maya e così via discorrendo, occorre ammettere che ne sappiamo assai meno di quanto vorremmo perché nel corso dei millenni molte conoscenze su di essi sono andate perdute tra calamità naturali, guerre e azioni di censura oppure per il semplice scorrere del tempo. E stiamo parlando di un contesto prettamente umano.

Nel caso specifico della possibilità di almeno una civiltà preumana, il discorso si fa ovviamente più ampio, entrano in gioco più fattori di carattere fisico. La Terra ha circa quattro miliardi e mezzo di anni, un periodo di tempo difficilmente comprensibile alla mente umana e nel quale si sono verificati infiniti e profondi mutamenti. Ecco quindi che sotto questo aspetto la possibilità di vita intelligente prima dell’ umanità è ammissibile, anche se forse ormai rimarrà per sempre senza conferma o negazione.».

Quali tracce possono aver lasciato i preumani?


Comunque è una supposizione che già sta animando il dibattito in sede scientifica, tra favorevoli e contrari. Chi la confuta sostiene anzitutto che se una civiltà precedente a quella umana sia effettivamente esistita avrebbe dovuto per forza lasciare qualche traccia dietro di sé, a beneficio ad esempio degli storici.


«In un certo modo si potrebbe dire questo, non lo nego, eppure chi la sostiene ventila la possibilità che questa presunta civiltà preumana possa aver toccato l’ apice del progresso, quella particolare concomitanza di sviluppo materiale e culturale, da arrivare a padroneggiare sistemi sostenibili in ogni ambito della vita, tra tecnologia, architettura e sfruttamento delle risorse, riducendo al minimo l’ impatto ambientale. Noi, al contrario, stiamo incidendo molto sull’ ecosistema, e non proprio positivamente (risata)! Se e quando ci estingueremo, una presumibile civiltà postumana non avrebbe difficoltà a rendersi conto del nostro passaggio… Teniamo presente, inoltre, che ben poche forme di vita tendono a fossilizzarsi correttamente e quindi a conservarsi a beneficio della curiosità dei posteri, gli stessi dinosauri ad esempio non ci hanno lasciato un patrimonio di fossili particolarmente ampio, ragion per cui oggi costituiscono un tema su cui rimane ancora molto da apprendere. Ma la ricerca continua. Infine, se osserviamo il fenomeno degli insediamenti abbandonati possiamo renderci facilmente conto di quanto la natura sia in grado di riprendersi i suoi spazi, compiendo una potente opera erosiva che alla lunga porta all’ estinzione di qualsivoglia realizzazione artificiale e architettonica. Perfino la Sfinge e le Piramidi di Giza, prima o poi, vedranno la fine: è nella natura di tutte le cose.».


Se un giorno questa congettura trovasse una conferma, quali effetti potrebbe avere secondo lei?



«Io credo che sarebbe un fondamentale passo avanti nella conoscenza e comprensione del passato del nostro mondo. Tuttavia, io vedo conseguenze anche in contesti differenti da quello scientifico e culturale. Sono fermamente convinto che si rivelerebbe anche una notevole lezione di civiltà, poiché il genere umano sarebbe portato a capire di non essere il centro di questa realtà, come purtroppo tende da sempre a considerarsi. Si pensi ad esempio alla Bibbia, secondo cui YHWH avrebbe creato Ādam a sua immagine e somiglianza, dandogli poi piena autorità sul creato. La conferma di un’ eventuale civiltà preumana combatterebbe il nostro egocentrismo, ci offrirebbe la possibilità di prendere esempio dai nostri ‘fratelli maggiori’, imparando sia dalle loro virtù che dai difetti, evitando i loro possibili errori.».


Non solo gli scienziati, come i paleontologi e gli archeologi, quindi anche gli storici, ma anche gli scrittori di fantascienza e gli pseudostorici si sono occupati di questo argomento, adattandolo a specifiche esigenze narrative o teorie alternative, finendo con il sostenerlo nei modi più fantasiosi e inverosimili.

Umani e non umani a confronto...


«Certamente, è un tema molto affascinante e che per sua natura si presta facilmente ad infinite interpretazioni, proprio perché non si hanno elementi certi da cui trarre precise conclusioni. Ovviamente bisogna valutare con cura la plausibilità scientifica delle molte teorie che le scienze alternative propongono, come quella dei Siluriani, e che spesso vengono poi prese in prestito dai pensieri complottistici. Io stesso dico sempre che fare ipotesi è giusto e utile, ma queste vanno sempre ben ponderate e non accettate per vere finché non hanno trovato conferma empirica e con l’ analisi logica. Il Terzo Reich in Germania, ad esempio, tra le tante cose riprese molte teorie alla base di antichi miti e leggende, nonché della pseudostoria, al fine di confermare la superiorità della razza germanica e la sua discendenza da antichi popoli come Atlantide e da figure spirituali come il Buddha Śākyamuni, presentandola quindi come erede del loro potere e vestigia, considerate portatrici di un potere invincibile.

Quanto agli autori di fantascienza, un tempo tendevano a costruire le loro trame su un certo grado di verosimiglianza, e molto di cui scrissero con gli anni è divenuto realtà, pensiamo ad esempio a Jules Verne o Herbert George Wells. E’ forse l’ aspetto che fin da bambino mi ha sempre personalmente intrigato di questo genere letterario e cinematografico. Le attuali generazioni di autori hanno invece messo da parte questo aspetto dando vita a narrazioni più avventurose e spettacolari. Io stesso sono un autore di fantascienza, ma tento al meglio delle mie possibilità di portare avanti la scuola originaria (risata)! E in parte ho riflettuto sulla possibilità di una popolazione preumana anche da un punto di vista più propriamente narrativo (risata)…».


Alcuni ritengono questo tema una versione alterativa del mito dei continenti perduti di Atlantide e Lemuria.


«I continenti perduti rappresentano un altro campo d’ indagine, che in teoria potrebbero a loro volta connettersi a quello della civiltà preumana. Ma anche qui sono portato a coltivare un atteggiamento prudente. Tutto è possibile fino a prova contraria, ma partire da una particolare ipotesi e adattare gli indizi a tutti i costi per confermarla, qualunque essa sia, fa più male che bene perché denota un atteggiamento fanatico e irragionevole.».


Lei ha già scritto un articolo su questa teoria, «L’ ipotesi di una civiltà preumana», con cui ha aperto il suo sito «Due passi nel mistero». Pensa di ricavarne anche una narrazione di fantascienza?


«A onor del vero sì, come dicevo prima. E’ un tema affascinante sia scientificamente che letterariamente. Sto lavorando ad alcuni appunti su una serie di racconti dedicati al tema di un popolo preumano e della ricerca dei suoi tesori dimenticati giunti fino a noi, che penso di presentare sotto forma di diario. Sarà una produzione che subirà l’ influsso della forma mentis dei grandi Verne e Wells, ma anche dei racconti di viaggio e con qualche accenno al genere di Indiana Jones. In essa voglio riversare gli affascinanti misteri della storia più antica del nostro mondo e mitologia che mi hanno colpito fin da quando ero alle scuole medie, e che molti grandi individui hanno tentato di risolvere. Un’ impresa non facile, ma davvero appassionante!».

 

La ringraziamo molto, e buona fortuna!


«Grazie infinite a voi, è sempre un vero piacere.».

lunedì 16 gennaio 2023

«Beati coloro che possono dire di vivere in un Paese civile!»

Giacomo Ramella Pralungo;

Da anni interessato al fenomeno mafioso, Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa e articoli storici, ha seguito la grande notizia di oggi relativa all’ arresto del pericoloso capomafia Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, che ha deciso di commentare con questa lettera che pubblichiamo.


Occhieppo Superiore, 16 gennaio 2023


Poche ore fa, Matteo Messina Denaro, il temuto e potente capo di Cosa Nostra che per circa trent’ anni è sfuggito alla cattura in parte per abilità e in parte conseguentemente alla sua solida ed efficace rete di protezione, è stato finalmente arrestato dai carabinieri del ROS mentre si trovava con documenti falsi in una clinica privata a Palermo, dove un anno fa è stato operato e da allora stava facendo terapie in occasione di ricoveri diurni con il nome di Andrea Bonafede.

L’ arresto di un malavitoso eccellente provoca sempre una grande sensazione, come fu per Bernardo Provenzano nel 2006 e per Salvatore Riina prima ancora, nel 1993: oggi, come allora, ci saranno parole, paroloni ed elogi atti a celebrare questa grande vittoria da parte della civiltà, ma mi si permetta di dire che l’ arresto dei cosiddetti «uomini d’ onore», come i mafiosi chiamano sé stessi, è solamente una piccola parte della battaglia poiché essi non sorgono mai intrinsecamente, risultando piuttosto un sintomo dei difetti e delle manchevolezze della società civile a cui noi tutti apparteniamo! Lo disse con tanta esattezza Giovanni Falcone: «La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.». Anni fa, io stesso scrissi e pubblicai un libro di narrativa di genere mafioso, «Il signore del crimine», che preparai dopo anni di lunghe e attente ricerche che mi portarono ad una drammatica conclusione: il crimine organizzato, tra cui la realtà di Cosa Nostra, è un mercato redditizio che vanta un’ elevata richiesta, i padrini sono professionisti del crimine che fanno affari laddove li trovano. In uno Stato di diritto e su di esso basato, in cui tale disciplina si evolve costantemente trovando sempre nuove e adeguate soluzioni alle necessità e ai problemi della popolazione, la criminalità, se germogliasse stenterebbe a raggiungere le dimensioni di cui purtroppo siamo a conoscenza nel nostro Paese, che ne rimane drammaticamente infangato, e avremmo conferma del detto secondo cui il crimine non paga. Invece, molti di noi, io stesso ahimè compreso, sono portati a dire: «Beati coloro che possono dire di vivere in un Paese civile!».

La cattura di Matteo Messina Denaro;


L’ altra parte della battaglia contro il crimine organizzato è la più dura eppure la meno combattuta, poiché consiste nell’ opposizione al sistema che dà vita a Cosa Nostra, nel curare quelle piaghe della società civile che rendono possibile la criminalità e talvolta vedono la complicità degli stessi alti dignitari che dovrebbero contrastarla, ma che la tollerano in quanto i fuorilegge spesso si rivelano una preziosa risorsa laddove non osano esporsi di persona oppure perché essi dispongono di mezzi utili in qualche modo alle esigenze del loro mandato, volutamente ignorando i valori della democrazia a cui devono il loro scranno, che rendono ben poco onorevole. Quella contro la malavita è, come purtroppo temo, una battaglia che la società civile di cui lo Stato è garante molto probabilmente non può o addirittura non vuole combattere davvero, come dimostrato dal fatto che la cattura dei grandi padrini di cui abbiamo notizia avvengono dopo molti decenni di latitanza. Che in tali incarcerazioni ci sia lo zampino della stessa malavita, nell’ intento di mandare in disarmo gli ormai antiquati padrini in favore di una nuova generazione di capi?


Giacomo Ramella Pralungo

domenica 16 ottobre 2022

La dieta di Giacomo per potenziare la mente


La giornata mondiale dell’ alimentazione è una ricorrenza che si celebra ogni anno in tutto il mondo il 16 ottobre per ricordare l’ anniversario della data di fondazione dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’ alimentazione e l’ agricoltura, comunemente conosciuta come FAO, istituita in Canada, a Québec, il 16 ottobre 1945.

Abbiamo approfittato di questa celebrazione per incontrare Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa fantascientifica e articoli storici, che rivela di aver regolato la propria dieta scegliendo alimenti che, come confermato dall’ analisi scientifica, potenziano le capacità mentali e preservano il cervello in buona salute favorendo la sua attività culturale e redazionale.

Pomodori e fagioli in insalata con peperoncino;

Giacomo Ramella Pralungo è a tavola, davanti ad un piatto di pasta condita con olio e peperoncino e un bicchiere di vino nero. Inizia la sua conversazione con i ricordi della sua infanzia: da bambino non era particolarmente capriccioso e sua madre era un’ ottima cuoca, eppure quando una cosa non gli piaceva era particolarmente lento nel mangiare. Spesso lei gli raccontava quindi della propria giovinezza, quando chi non finiva il proprio piatto o non si alzava finché non era vuoto oppure se lo ritrovava riscaldato al pasto successivo: «Da una corretta e regolare alimentazione deriva una buona salute sia fisica che mentale. Curiosamente ci preoccupiamo molto della salute fisica, ma non di quella mentale che al massimo ci limitiamo a nominare nelle conversazioni. Eppure ha un’ importanza imprescindibile, se ricordiamo il noto proverbio latino: ‘Mens sana in corpore sano’. Un buon modo per iniziare a curarla è proprio l’ alimentazione, poi viene l’ attività intellettiva vera e propria che deve essere il più costante possibile.».

Un uovo fritto;


Lo scrittore afferma di non essere mai stato molto famelico in vita sua, ma che per anni a tavola si è mosso più per golosità che per necessità fisica vera e propria: «A me basta mangiare pochissimo ogni giorno. A vent’ anni pesavo oltre novanta chili, sono sempre stato ghiotto di formaggio e roba dolce che incameravo ben più del dovuto, per semplice piacere. Ora, invece, ho l’ abitudine di mangiare solo per necessità e mi basta veramente lo stretto indispensabile per rimanere in piedi come si conviene. Mangio a colazione e pranzo, poi tra le 17:00 e le 18:00 prendo il tè con qualche biscotto o addirittura senza nulla mangiare. E tiro avanti tranquillamente fino al giorno dopo (risata)!». Spiega di aver recentemente scelto di nutrirsi costantemente di alimenti che potenziano le capacità mentali e preservano il cervello in buona salute: «Era lo scorso mese di dicembre, quando durante le mie ricerche per una serie di racconti di fantascienza che vorrei iniziare a scrivere tra non molto ho seguito la serie televisiva ‘Nero Wolfe’ del 2012, con l’ eccellente Francesco Pannofino, da cui ho ricavato qualche utile appunto. Tra gli infiniti riferimenti all’ arte culinaria, di cui il geniale e sovrappeso investigatore privato newyorkese creato da Rex Stout è un noto estimatore, mi è venuto spontaneo ragionare sugli effetti dell’ alimentazione sul fisico, e mi sono stupito a quanto poco si parli di quelli sul cervello. Io che mi ritrovo a fare un regolare utilizzo di quest’ organo fondamentale ho cominciato a domandarmi quali cibi in particolare lo beneficiassero, e ho pensato di adeguare conseguentemente il mio regime alimentare.».

Salmone scottato in padella;


Alla domanda su a quali cibi ricorra, risponde citando i pomodori, le uova, i fagioli, il pesce, il tè, le arance, il latte, il cioccolato, la cannella e il peperoncino. Sorseggia un po’ di vino: «In buona sostanza, parliamo di cibi molto comuni e che sono famosi soprattutto per gli effetti benefici sul fisico. Non ho pertanto dovuto apportare un drastico cambiamento, anzi. Ma dalla ricerca che ho condotto sono rimasto stupito sugli effetti poco conosciuti, ma molto potenti, che hanno sul cervello, il nostro organo più misterioso e straordinario, culla della mente e centro di controllo delle nostre funzioni fisiche.».

Tè al latte con cannella;


Terminata l’ ultima forchettata e finito di bere, ci elenca i benefici degli alimenti che ha deciso di adottare regolarmente: i pomodori prevengono i danni dai radicali liberi e proteggono i neuroni dalla demenza, soprattutto la malattia di Alzheimer; le uova ritardano l’ atrofia cerebrale e riducono i livelli nel sangue di omocisteina, che aumenta il rischio di ictus, deterioramento cognitivo e Alzheimer; i fagioli acuiscono la concentrazione e la memoria, grazie al ferro che apporta molto ossigeno a ogni parte del corpo, cervello compreso, e proteggono dalla demenza e favoriscono il rilassamento, allentano la tensione e regolare l’ equilibrio del sistema nervoso; il pesce, soprattutto salmone e trote, promuove una sana funzione cerebrale; il tè ha un effetto stimolante che aumenta la concentrazione ed è più tollerabile del caffè: quello verde in particolare contiene una serie di flavonoidi dall’ azione antiossidante che previene malattie cardiovascolari e neurodegenerative; le arance riducono ansia e stress e aumentano memoria e concentrazione; il latte fornisce sieroproteine che promuovono la formazione di glutatione, uno degli antiossidanti più potenti prodotti dall’ organismo, efficace contro lo stress ossidativo associato ad alcune malattie come Alzheimer o malattia di Parkinson; il cioccolato stimola la concentrazione per via della teobromina, ed è un ottimo regolatore dell’ umore, un antidepressivo naturale a tutti gli effetti; la cannella beneficia la memoria, l’ apprendimento e lo stato neuronale, porta a cambiamenti biochimici nel cervello agendo sulla sua plasticità, migliora le capacità dei neuroni di cambiare sia nella struttura che nelle funzioni, aumentando le connessioni cerebrali. Migliora la cognizione e ritarda l’ ossidazione del cervello nonché i difetti cognitivi, che può persino invertire; il peperoncino rallenta i processi degenerativi del cervello, incrementando le funzioni cognitive grazie alla presenza di vitamina E.

Arance;


Portando via il piatto e preparandosi a servire mele cotte, aggiunge tra il serio e l’ ironico: «Ho saputo di molta gente che, ispirandosi a certe guide spirituali e medium orientali piuttosto discussi e altri più convenzionali ma fraintesi, affascinata dall’ idea di affinare le capacità della mente ha fatto ricorso alle droghe nel desiderio di raggiungere uno stato di percezione e consapevolezza superiore, dandosi poi a stati di sacra trance indotta da chissà quale rimasticatura meditativa New Age ormai alla moda, con il risultato di ritrovarsi ricoverata in ospedale (risata)! Non sono rari i casi di stato vegetativo o addirittura di morte, purtroppo. Ma io che per anni ho studiato il Buddhismo stringendo legami di amicizia con un lama di scuola tibetana che ha il proprio gompa a Graglia e una maestra e un monaco laico di scuola Sōtō-shū, i cui dojo si trovano rispettivamente a Torino e Vercelli, posso riferire in tutta tranquillità che la meditazione non serve a raggiungere l’ estasi mistica, e che lo stesso Buddha Śākyamuni disse chiaramente che la ricerca di poteri miracolosi era qualcosa di assolutamente superfluo.». La meditazione ha a sua volta effetti molto benefici sul cervello, migliora infatti l’ apprendimento, la memoria e la consapevolezza di sé, e praticarla a lungo termine aumenta la densità della materia grigia nelle aree del cervello associate all’ apprendimento, la memoria, la consapevolezza di sé, la compassione e l’ introspezione: «Io pratico la forma Vipaśyanā, che secondo la tradizione fu praticata personalmente da Siddhattha Gotama per illuminarsi, e quella Zazen, tra loro molto affini. La mia mente e il mio spirito ne ricavano un beneficio più che evidente, ma questo è un altro discorso. Il fatto è che potenziare la mente è possibile senza alcun bisogno di drogarsi o finire nel pantano di ciarlatani che anziché essere tanto lodati andrebbero mandati in gattabuia a suon di pedate: è sufficiente tenerla in esercizio leggendo, scrivendo, analizzando logicamente tutto ciò che recepiamo e ovviamente mangiando bene (risata)!». Una buona dieta ed esercizi spirituali sono una combinazione formidabile, sostiene con convinzione.

Latte;


Alla domanda sull’ importanza che ha nella nostra vita, Giacomo afferma che il cibo è rilevante non solo a livello fisico, ma anche culturale: «E’ un argomento antico, ma sempre attuale. La quantità e la qualità del cibo che ingeriamo influisce sia sulla nostra salute fisica che sul nostro benessere mentale e spirituale. Mangiare bene aiuta a prevenire e trattare molte malattie croniche come l’ obesità e il sovrappeso, l’ ipertensione arteriosa, le malattie dell’ apparato cardiocircolatorio, le malattie metaboliche, il diabete e persino alcune forme di tumori. Inoltre influenza i nostri pensieri e sentimenti, aiutandoci a preservare un saldo equilibrio psichico da cui deriva una condotta retta.». Tale concetto è da migliaia di anni sostenuto dalle dottrine yogiche, e di recente è stato confermato dalla scienza.

Cioccolato;


Mangiare non è mai un atto banale, perché offrire del cibo e cucinarlo per gli altri significa conoscenza e rispetto. Spesso e volentieri è preparato secondo tradizioni millenarie. Il cibo è, per gran parte delle civiltà umane e le relative religioni, un valore oltre che una sostanza o un prodotto: «Ieri come oggi, le persone riconoscono nel mangiare e nel bere azioni cariche di significato: il cibo viene inteso come un dono del divino o della natura, il che dovrebbe richiamare tutti alla consapevolezza del nutrirsi, a non dare per scontata la sua disponibilità e a non ridurre i pasti a una successione di gesti automatici.». Nella Bibbia, prosegue facendo un esempio, si dispone la cottura dell’ agnello secondo istruzioni ben precise. Quando alla sua tenda arrivarono tre misteriosi visitatori, Abramo fece subito preparare tante focacce con fior di farina ignorando di trovarsi in presenza di Dio e due angeli. E doveva essere davvero straordinario il piatto di lenticchie cotte da Giacobbe, se Esaù rinunciò alla primogenitura pur di farselo servire. Mosè offriva pasti abbondanti ai visitatori che si presentavano alla sua tenda, e la manna nel deserto, in realtà un’ escrescenza resinosa delle tamerici che oggi viene venduta ai turisti in Giordania e Israele in scatoline da dolciumi, cadeva ininterrottamente, ma ogni giorno se ne poteva raccogliere solo quanto bastava per nutrirsi, sia pure con abbondanza: chi la voleva accumulare l’ avrebbe vista marcire e divenire buona per i vermi. Re Davide portava grandi provviste ai suoi miliziani perennemente in guerra, mentre Gesù sapeva fare il pane, avendo visto costantemente la madre Maria preparare l’ impasto insieme alle altre donne del villaggio galileo di Nazareth. Sapeva peraltro arrostire i pesci alla brace, e non di rado cucinava per i suoi discepoli: «Nella Bibbia, il cibo non è mai scarso: è nutrimento per un popolo ma con l’ avvertenza che mai dovrà andare sprecato.». Anche nel Buddhismo il cibo ha la sua importanza: «Il Buddha Śākyamuni viene spesso e volentieri figurato con una ciotola nella mano sinistra, come segno di un’ alimentazione moderata ed essenziale e della sua condizione di asceta mendicante, in virtù della quale ogni giorno compiva il rito della questua nei villaggi ove si spostava per trasmettere il suo insegnamento: non era un semplice modo per ottenere del cibo, ma un atteggiamento verso la vita in pieno rispetto dei valori dell’ Ottuplice Sentiero, secondo cui ci si deve procurare da vivere con corretti mezzi di sussistenza.». I lama tibetani, oggi, aggiungono che un buon modo per fare pratica spirituale attraverso il cibo è ricordarsi del contributo dato dagli altri nella sua produzione e distribuzione, prima di arrivare alla nostra tavola, e prendere atto che cibandoci nutriamo anche i miliardi di microorganismi che vivono in noi: «Diversamente da ciò che pensiamo, anche il consumo di carne può essere una parte molto importante dell’ attività spirituale: la carne che mangiamo non dovrebbe provenire da un animale ucciso da noi, perché il Risvegliato invitava a non uccidere, e sarebbe bene dividerla con il maggior numero possibile di persone in quanto questo animale ha dato la sua vita per gli altri. Eh sì, il cibo rappresenta qualcosa di molto importante da qualunque prospettiva lo si consideri!».

giovedì 15 settembre 2022

«La democrazia soffre del male del disinteresse»

Giacomo Ramella Pralungo;

La Giornata internazionale della democrazia viene celebrata il 15 settembre di ogni anno, ed è stata proclamata l’ 8 novembre 2007 dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite come occasione di riflessione sullo stato della democrazia nel mondo.

Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa fantascientifica e articoli storici, ha presentato una lettera incentrata sul tema della democrazia, nella quale ragiona su che cosa essa significhi e le cause fondamentali delle sue difficoltà di oggi.


Occhieppo Superiore, giovedì 15 settembre 2022

La mente umana sa essere veramente tortuosa. Quando una cosa si è imposta nella vita di tutti i giorni, la maggioranza delle persone tende a considerarla così normale da non riflettere neppure sul suo significato, tanto meno sulla sua importanza, arrivando a fraintenderla o addirittura ignorarla, con il risultato di svuotarla del suo valore, per quanto grande possa essere. Solo quando questa viene a mancare ci si rende conto della sua importanza. Tale negativa tendenza si nota praticamente in ogni contesto della nostra esistenza, in quanto non riflettiamo adeguatamente né su noi stessi né sul mondo che chi è venuto prima di noi ha creato e noi stessi stiamo modificando in ogni momento con pensieri, parole e azioni. Siamo sonnambuli, e ci lasciamo vincolare anziché mantenere il controllo svolgendo un ruolo coscientemente attivo nella grande esperienza che chiamiamo «vita». Siamo facili vittime del male del disinteresse, che come un’ ombra si estende nocivamente anche in ambito sociale e quindi politico, mettendo a repentaglio il buon funzionamento e la sopravvivenza della democrazia, di cui oggi si celebra la Giornata internazionale.

Il termine democrazia deriva dal greco antico δημοκρατία, dēmokratía, che significa «governo del popolo». Il modello che si impose ad Atene con le riforme di Clistene tra il 508 e il 507 prima di Cristo costituì un sistema pionieristico atto ad evitare che un gruppo di persone, o addirittura un singolo, riuscisse a detenere troppo potere, e per un periodo troppo lungo. Come in seguito disse il grande Pericle in un celebre discorso: «Nell’ amministrare si qualifica non rispetto ai pochi, ma alla maggioranza.». Questa grande visione politica ebbe notevole influenza non soltanto sull’ evoluzione delle altre póleis elleniche, ma anche di quella di Roma, che la adottò come fondamento per il progresso della Repubblica istituita nel 509 prima di Cristo a seguito della cacciata dell’ oppressivo e ingiusto Re Tarquinio il Superbo, divenendo nei secoli successivi un cardine della cultura politica occidentale giungendo fino ai giorni nostri. Nonostante le manchevolezze e i difetti, tipici di ogni sistema umano, la Democrazia ateniese rappresentò un notevole passo avanti nel contesto della Πολιτικά, la politikḗ, ossia «arte di governo», e i suoi valori fondamentali sono tuttora riconosciuti nel mondo attuale.

L’ Ecclesia di Atene;


La democrazia è un meccanismo, un vero e proprio procedimento costituzionale in cui i poteri dello Stato, ossia l’ esecutivo, il legislativo e il giudiziario, sono delegati rispettivamente ad organi collegiali quali Governo, Parlamento e Magistratura, e vengono amministrati per il bene di tutta la comunità, pertanto sta ad ogni soggetto coinvolto, dalle autorità incaricate al popolo, assicurarsi costantemente che esso funzioni come si conviene, e senza disonestà o esclusivismi. E’ un valore altamente positivo non solo perché prevede la partecipazione del popolo alle decisioni che riguardano sé stesso e il territorio in cui vive, ma anche perché intende assicurare la libertà del singolo individuo e un’ esistenza pacifica tra le persone, nonché la coesistenza delle diversità e la libera espressione di ciò che esse sono. Io penso che la democrazia sia una forma mentis, una mentalità, e che laddove sia veramente radicata e funzionante non senta il bisogno di essere sbandierata. Un esempio particolare è quella in vigore in Gran Bretagna, nettamente superiore al modello statunitense, ben più lodato a ragion assai poco veduta: la democrazia d’ Oltremanica, forte di una notevole stabilità ed efficienza, ha la particolarità di non basarsi su di una Costituzione scritta, ma sulle consuetudini e la saggezza. A differenza di molte altre nazioni, infatti, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord non possiede un singolo documento costituzionale, ma un insieme di leggi non codificate e regole sotto forma di usi, costumi, precedenti e una certa varietà di statuti e strumenti legali all’ insegna dell’ esperienza. Il Parlamento britannico è uno dei più antichi e consolidati al mondo, le cui radici affondano in un passato piuttosto remoto, con la concessione da parte di Re Giovanni Plantageneto, meglio noto come il Senzaterra, della Magna Carta libertatum nel 1215, carta reale dei diritti che limitava i poteri del monarca nei confronti dei signori feudali e della Chiesa. Eppure, le due Camere al Palazzo di Westminster sono notoriamente strette, spoglie ed essenziali, senza alcuna ostentazione di sfarzo. Si può tranquillamente affermare che proprio per la sua longevità e funzionalità la democrazia britannica sia in condizione di concedersi il vanto di ignorare le formalità: i sudditi di Sua Maestà sono infatti così sicuri di sé e del proprio sistema che non sentono alcun bisogno di esibirlo, quindi i deputati si radunano in aule in cui non c’ è neppure posto a sedere per tutti, e chi arriva per ultimo deve letteralmente rimanere in piedi oppure sedersi per terra.

Cicerone in Senato denuncia Catilina;

Sempre più spesso, io ho il presentimento che la democrazia sia in pericolo, soprattutto nel nostro beneamato Belpaese. Non tanto per il rischio dell’ avvento di un sistema dittatoriale e liberticida come quelli del passato, quanto per la noncuranza sempre più diffusa tra la comunità e la conseguente imposizione di un gruppo di delegati egoisti e incapaci, mossi più dalla brama personale che dallo spirito di servizio, con il risultato della creazione di un’ oligarchia, una cerchia di potenti esenti da qualsivoglia controllo e responsabilità. La democrazia soffre del male del disinteresse da parte del popolo sovrano, suo soggetto attivo e beneficiario: sta morendo perché tutti noi abbiamo smesso di prendercene cura, come succede ad un meraviglioso giardino pensile quando viene abbandonato a sé stesso. Come dice il XIV Dalai Lama del Tibet: «Ogni individuo ha la responsabilità di fare la sua parte, e guidare questa nostra famiglia umana nella giusta direzione.». Mikhail Gorbaciov, ultimo Presidente del Soviet Supremo dell’ URSS e Premio Nobel per la pace nel 1990, pensava che vivere in democrazia non significhi limitarsi a votare in occasione delle elezioni e poi tornarsene tranquillamente alla propria vita di tutti i giorni, ma seguire costantemente l’ operato dei funzionari eletti dello Stato e del Governo e assicurarsi che facciano regolarmente il loro dovere verso il Paese anziché agire per sé stessi, il proprio partito e ideologia. Se la sovranità è del popolo, allora siamo tutti compartecipi in un modo o nell’ altro del corretto funzionamento della Patria a cui noi tutti apparteniamo, al di là delle istituzioni e dei personalismi: questo è lo spirito della dēmokratía.

Il Parlamento britannico;

Purtroppo, in Italia stiamo assistendo ad una crescente inadeguatezza dei nostri dignitari politici, dal più importante a quello più periferico. Credo che da una parte sia sempre più abituale scegliere alla guida di ministeri o addirittura del Governo stesso persone dalla dubbia preparazione culturale e addirittura pregiudicate in ambito giudiziario, abili soprattutto nell’ affascinare l’ elettorato con buoni discorsi e forti di validi agganci con i poteri forti, ma che dall’ altra l’ istituzione stessa si stia sgretolando. Un esempio particolarmente indecoroso è l’ andamento del Parlamento: spesso, infatti, i provvedimenti su cui i parlamentari che siedono a Palazzo Madama e Montecitorio devono esprimersi non vengono neppure letti prima delle votazioni. Non è una questione di negligenza come sembra, ma più propriamente procedurale: se i parlamentari leggessero ogni singolo provvedimento in vista di un voto si rallenterebbe l’ azione legislativa, pertanto le votazioni parlamentari avvengono perlopiù sulla base delle indicazioni dei partiti che hanno un seggio nelle due Camere. In altre parole, un parlamentare vota favorevolmente oppure contrariamente in base a quanto stabilito dai suoi superiori di partito! E tanto per addentrarci ancor più nel ridicolo, la stragrande maggioranza dei parlamentari non è neppure capace di redigere un provvedimento legislativo, così come non lo sa leggere. Peggio ancora, la XVIII legislatura della Repubblica Italiana, iniziata il 23 marzo 2018, contava ben quarantaquattro parlamentari con una fedina penale non pulita, tra pregiudicati, indagati e imputati sotto processo. Individui simili hanno peraltro la riprovevole tendenza a pronunciare invano il termine «democrazia»: la politica è un servizio di altissimo livello nei riguardi del prossimo, non una professione da cui ricavare privilegi personali e profitti. Chi sceglie di intraprendere la carriera politica deve liberare sé stesso di qualsivoglia egoismo e incarnare le virtù riconosciute dalla società, esercitandole per il bene della comunità anziché per gloria personale. Guidare un popolo significa servirlo con precisione e costanza, al meglio delle proprie capacità. Che i disonesti non scomodino la democrazia.

L’ indebolimento della democrazia sta ahinoi continuamente peggiorando. Le stanze del potere sono luoghi caotici, dove centinaia di delegati discutono senza sosta un groviglio di leggi inestricabile ed inadeguato. In piena seduta, addirittura, spesso i parlamentari dormono, guardano la partita tramite il computer, giocano a carte con l’ iPad, consultano siti di accompagnatrici, votano per i colleghi assenti e si picchiano, perdendo oltre ogni ragionevole dubbio il diritto di essere chiamati «onorevoli». Burocrazia e quindi corruzione dilagano incontrastate, e gli interessi economici hanno precedenza su tutto. No, così non va: la democrazia è stata messa da parte, non c’ è più civiltà, solo la lotta tra i partiti. Lo Stato non è più quello di una volta, si è riempito di delegati avidi e litigiosi, nessuno dei quali è interessato al bene comune, unicamente al proprio e a quello del rispettivo gruppo di appartenenza. La res publica deve andare in mano a persone di comprovata preparazione ed onestà. Io sono fermamente convinto che la soluzione al decadimento della politikḗ e quindi la possibilità di ristabilire la dēmokratía sia nelle mani del démos, il popolo, a chiare lettere riconosciuto come sovrano nell’ Articolo 1 dell’ attuale Costituzione italiana: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.». L’ Articolo 4 prosegue affermando: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’ attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.». Pertanto, se passassimo meno tempo a lagnarci dei mali del Paese bevendo caffè o birra all’ osteria con gli amici ma adoperandoci di più votando con consapevolezza e facendo la nostra parte con maggiore senso civico nella nostra quotidianità, la democrazia guarirebbe dal male del disinteresse dalla mattina alla sera, e l’ Italia ritroverebbe finalmente l’ orgoglio di sé stessa.

Un parlamentare italiano dorme in servizio, 2014;


La politica è una cosa molto seria: è il mezzo abile per custodire la democrazia! E’ sporca soltanto perché l’ abbiamo sporcata noi, in prima persona o lasciando che lo facessero altri. Se i funzionari dello Stato hanno il compito di amministrare la democrazia, la comunità a cui tutti noi apparteniamo deve vigilare e intervenire affinché ciò avvenga concretamente. E’ proprio grazie alla democrazia se oggi deteniamo diritti che un tempo non esistevano, come quello all’ autodeterminazione, al voto, all’ istruzione, alla libertà religiosa, all’ adozione di uno stile di vita consono alle proprie inclinazioni e così via discorrendo, purché non ledano il prossimo. La democrazia è quindi un collante che riesce a collimare infinite diversità con la forza della civiltà e della saggezza. Per il fatto stesso che ognuno di noi ha determinati diritti, va da sé che vi è il preciso dovere di contribuire alla cura del meccanismo della democrazia. Tutti noi siamo chiamati, ciascuno a modo proprio, a contribuire alla sopravvivenza di questo grande valore che tanto celebriamo da migliaia di anni: il miglior modo di rispettare la democrazia è adoperarsi in pratica affinché funzioni correttamente, per noi stessi e per chi verrà in futuro. Tutti noi possiamo farcela, qualsivoglia problema reca in sé la possibilità di essere risolto per mezzo di infinite soluzioni.

Non lasciamo che la democrazia naufraghi nel male del disinteresse!


Giacomo Ramella Pralungo

domenica 19 giugno 2022

I 38 anni di uno scrittore

Giacomo Ramella all’ Anfiteatro di Sordevolo;


Giacomo Ramella Pralungo, autore di romanzi di fantascienza e articoli storici, oggi compie trentotto anni. Lo abbiamo raggiunto al paese di Sordevolo, a cui è molto legato da quando aveva sedici anni, ove è in scena come soldato del Tempio di Gerusalemme presso la Passione di Cristo, rappresentazione di teatro popolare che da duecento anni viene allestita con cadenza quinquennale dalla cittadinanza locale.


Come sta, Giacomo?


«Bene, molto bene. A Sordevolo si gode sempre di ottima salute, per fortuna.».


Oggi è il suo compleanno, ma anziché festeggiare è in scena qui alla Passione di Cristo…

In posa con l’ interprete del Cristo;


«Dopo aver vissuto per quasi quindici anni in Africa occidentale ho avuto l’ invito da parte del presidente dell’ associazione, che peraltro è un vecchio amico, a partecipare nuovamente a questo spettacolo. In passato aderì a due edizioni, nel 2000 e nel 2005, in cui feci la parte del soldato romano, che avrei dovuto riprendere quest’ anno, e quella di Malco, giovane sacerdote del Tempio di Gerusalemme. Quasi all’ ultimo momento sono stato riassegnato come soldato del Tempio per una forte scarsezza di figuranti. Laddove c’ è bisogno di aiuto sono sempre lieto di farmi avanti. Da ventidue anni la Passione è per me un evento importante e sentivo di non poter mancare. Lo trovo un modo molto bello ed insolito di trascorrere questo compleanno, il primo che trascorro nel patrio Belpaese dal lontano 2006. Detto tra noi, mentre eravamo dietro le quinte l interprete del sommo sacerdote Caifa e io abbiamo brindato al mio traguardo di oggi, e poco fa ho posato con quello di Gesù, che a sua volta compie gli anni: dodici in più, però (risata), ma molto ben portati...».

 

Con oggi sono trentotto primavere. Che cosa vede guardandosi indietro?


«Come chiunque altro vedo alcune esperienze positive e altre più negative, ma tutte importanti, fondamentali nello sviluppo del mio carattere e che quindi rifarei con convinzione. Pochi giorni fa mi è capitato di rileggere alcuni stralci della mia autobiografia, ‘Io sono Giacomo’, e sfogliandone certe pagine e capitoli si può constatare quanto io abbia fatto la stessa trafila di tante altre persone soprattutto in questi tempi molto, molto difficili. Un po’ sono cambiato, crescendo e acquisendo maggiori esperienze, affrontando i problemi e le sofferenze che si presentavano. Il risultato è l’ uomo che vedete ora (risata).».

 

Quando pensa a sé stesso come si definisce?

Brindisi con il Sommo sacerdote;


«Io mi considero un semplice essere umano. Sento che questo è il mio vero io, ciò a cui appartengo di più. Nel profondo del mio cuore mi considero un soggetto curioso, che vuole sempre sapere e capire tutto. In molti dicono che ho una mente vasta e colta, ma io non saprei dirlo. Persino nei miei sogni mi sento una persona molto comune, alle volte un po’ discolo. Cerco sempre il contatto con la gente, senza la minima distinzione, di agire cordialmente e di non estraniarmi mai.».

 

Qual’ è l’ esperienza più bella che sente di aver fatto?


«Accompagnare mia madre al suo ultimo respiro e assistere mio padre nella sua depressione. Trovo che siano state esperienze sia tristi che belle, che mi hanno permesso di sviluppare ed esternare la mia modesta umanità.».

 

Sente che le è mancato qualcosa?


Con il volto della Madonna;

«In certi momenti credo di non aver avuto sufficienti contatti con le altre persone. Ho vissuto da solo per molto tempo e forse questo mi ha portato ad un po’ di incertezza nel relazionarmi con il prossimo benché dinnanzi ad un altro essere umano sia portato a pensare di trovami di fronte a qualcuno che, tutto sommato, mi è simile. Questa stessa mancanza ha fatto sì che potenziassi l’ interesse per la cultura e la scrittura, che non mi abbandonano mai. Quindi tendo per natura a vedere un po’ di bene anche laddove ho vissuto il male.».

 

C’ è qualcosa che sente il bisogno particolare di fare nella vita?

Come guardia del Tempio ebraico;


«Ovviamente studiare, scrivere e leggere (risata)! Un sacerdote forse parlerebbe di vocazione, io invece lo vivo come un dono che sento di dover esercitare per dare senso a quest’ esistenza. E anche come un modo per calmare la mente, che da una parte mi ha salvato ma dall’ altra è come un bambino iperattivo (risata)!».


Quali sono i suoi impegni?

 

«In generale, dico sempre di avere assunto due impegni nella mia vita: il primo, come essere umano, è il miglioramento di me stesso secondo virtù quali onestà e giustizia, eroico coraggio, compassione, gentile cortesia, completa sincerità, onore, dovere e lealtà. Come persona dedita alla cultura e alla comunicazione, sono impegnato nell’ accumulo della conoscenza e soprattutto della sua comprensione, per poi condividerla con il maggior numero possibile di persone.».

 

C’ è un pregio in particolare che sente di avere?


«Per me è difficile dirlo con chiarezza. Io non sono una persona speciale, ma tendo a coltivare quello che ho di buono e a dividerlo con chi mi circonda. Se proprio devo pensare ad un eventuale pregio direi di essere un buon comunicatore, del resto parlo e scrivo così tanto che in effetti a quest’ ora dovrei avere un po’ di padronanza (risata)…».

 

A cosa si sta occupando, ora?

 

«Sto lavorando alla creazione di una casa editrice, che si chiamerà Lumiel, insieme ad un amico ed ex compagno di classe con cui ho sempre condiviso il piacere della cultura. Tra un mese circa faremo la presentazione del progetto a Villa Cernigliaro, qui a Sordevolo, e forse stabiliremo la sede legale proprio in questo magnifico paese, le cui alte personalità tanto entusiasticamente ci stanno aiutando. Dopo una lunga pausa dovuta alla mia lontananza dall’ Italia, l’ amatissimo Sordevolo ha nuovamente bussato alla mia porta, e proprio nel contesto della mia missione quale autore ed editore: non avrei potuto chiedere di più e di meglio! Nel frattempo continuo a scrivere, nei giorni scorsi ad esempio ho buttato giù qualche appunto su di una storia fantascientifica sull’ eterna giovinezza, grande tema su cui tutti noi almeno una volta abbiamo riflettuto, e sono pronto a iniziare a ritoccare i miei otto racconti su di un agente segreto britannico alle prese con minacce alla Terra provenienti dallo spazio. Peraltro sto iniziando a valutare un manoscritto firmato da una mia vecchia conoscenza che vive proprio qui, e sarebbe davvero interessante occuparsene direttamente. Ho molto lavoro da fare, vedete da voi che pur avendo già dato disposizioni per la mia cremazione e dispersione delle mie ceneri alla Trappa di Sordevolo spero di tutto cuore che il coperchio della mia bara non venga sigillato tanto presto…».


Per passare ad altra vita c’ è sempre tempo. Tanti auguri per i suoi progetti, buona replica, e cento di questi giorni. Grazie.

 

«Grazie infinite! Grazie a voi.».

sabato 4 giugno 2022

Giacomo incontra Casa Savoia a Superga


All’ indomani del 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana istituita per ricordare l’ esito del referendum istituzionale del 1946 che chiamò gli italiani a votare per la Monarchia o la Repubblica, Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa fantascientifica a sfondo sociale e di articoli storici e culturali, Nobile di Firenze e Biella e convinto monarchico legato al ramo dei Duchi d’ Aosta di Casa Savoia, questa mattina ha raggiunto la Basilica di Superga ove ha partecipato alla Messa solenne in occasione del primo anniversario della scomparsa di Sua Altezza Reale il Principe Amedeo di Savoia Aosta, V Duca d’ Aosta e riconosciuto dalla Consulta dei senatori del Regno quale erede al Trono d’ Italia, in occasione della quale ha avuto modo di incontrare personalmente la Famiglia Reale e rendere omaggio al Reale estinto.


Questo è il suo primo «evento reale». Che effetto le fa essere qui oggi?


«Sono felice di esserci, è davvero un grande onore. Dove mi vuole il mio Re, lì devo essere. E’ meraviglioso per me poter partecipare ad un evento così importante, a cui ha presenziato addirittura la Famiglia Reale, che ho avuto il privilegio di incontrare e salutare. Come storico, poi, devo aggiungere che in questo celebre luogo mi pare davvero di vivere concretamente la nostra Storia, in ogni senso. E’ un’ opportunità rara e preziosa, un vero dono che sento di aver ricevuto dalla vita.».


Lei avrebbe desiderato incontrare il Principe Amedeo quando era in vita, vero? Che cosa gli avrebbe detto?

Il Duca Amedeo di Savoia Aosta;


«Sì, sì! Avrei tanto voluto incontrarLo di persona ma il destino ha purtroppo deciso diversamente. Morì lo scorso anno per arresto cardiaco a settantasette anni. In qualità di italiano, ancor prima che come monarchico, Gli avrei espresso il mio apprezzamento e stima. Lo avrei ringraziato nonostante i pregiudizi attualmente diffusi tra le attuali generazioni sul ruolo di un’ antica Monarchia in un moderno Stato democratico e quello di una Casa che, indipendentemente dalla retorica, nelle persone di Re Carlo Alberto prima e di Vittorio Emanuele II poi fu la sola a scendere in campo mettendo a disposizione i propri ministri, diplomatici e soldati trovandosi spesso sulla sua strada ostacoli rappresentati dalle altre dinastie italiane che, per quanto rispettabili e di antico lignaggio, erano ancora saldamente legate ad altri interessi ormai superati dal tempo. Avendo studiato un po’ la storia di Casa Savoia e dell’ Italia prerisorgimentale, ho capito quanto sia stato serio il Suo impegno, e come lo abbia svolto per così tanti anni in modo sempre impeccabile, rispondendo a un altissimo senso del dovere di cui è difficile, oggi, trovare altri esempi in eguale misura.».


Lei è monarchico da molti anni. Che cosa rappresenta per lei la Monarchia?


«Una Monarchia è un sistema istituzionale dal forte potere simbolico. Un Re è una figura priva di orientamento politico, ragion per cui quando parla si rivolge a tutto il suo popolo. Anche la Famiglia Reale suscita molta attenzione e rispetto: quando un Reale, sia esso il Re o un Principe, si reca in visita per il Paese trova sempre una moltitudine di persone che desiderano vederlo. Nei Paesi monarchici c’ è molto interesse da parte del popolo per la vita pubblica, c’ è più senso di coesione come in famiglia. Reali e aristocratici incarnano i valori fondamentali della società, sono chiamati a dare il buon esempio secondo un forte spirito di servizio. In un’ epoca di decadenza, in cui le guide politiche vanno e vengono e sono sempre meno capaci, tocca quasi esclusivamente al Re il compito di preservare alto il prestigio della nazione. Al contrario dei politici, che spesso cambiano missione a seconda degli umori dell’ elettorato, il Sovrano è costante nella sua missione e nella visione delle cose, che deve saper adattare ai cambiamenti. Sa esattamente che cosa deve fare e che cosa invece deve evitare di occuparsi. Nel discorso di Natale del 1957, ad esempio, Elisabetta II del Regno Unito disse ai Suoi sudditi: ‘Non posso guidarvi in battaglia. Non posso darvi leggi o amministrare la giustizia, ma posso fare qualcosa di diverso. Posso dare il mio cuore e la mia devozione a queste vecchie isole, e alla nostra fratellanza di nazioni.’.».


Quindi, per lei la Monarchia supera la Repubblica perché più adatta a garantire l’ interesse generale.

La bandiera reale di Giacomo;


«Certamente. Grazie alla sua continuità, alla sua autonomia rispetto alle parti, alla sua identificazione con lo Stato e le sue istituzioni fondanti, la Monarchia ereditaria sottrae il vertice dello Stato al conflitto delle elezioni ricorrenti e settarie. Il Re è preparato fin dalla giovinezza al suo ruolo di custode dello Stato e della Costituzione, rivolto a tutti i Suoi sudditi, mentre un Presidente della Repubblica viene scelto dal Parlamento per elezione, e fin qui non ci vedo nulla di male, però arriva al vertice della Repubblica dopo una lunga carriera in almeno un partito e una volta insediato deve rendere qualcosa a chi lo ha sostenuto, quindi diventa una figura alquanto faziosa. Si potrebbe mai chiamare un calciatore a metà partita e affidargli il ruolo di arbitro? Pura follia… Alla Monarchia compete un ruolo di riflessione perché la dinamica sociale, civile e istituzionale sia condotta entro limiti più pacati e graduali. Indipendentemente dagli schieramenti e dalle ideologie. A questo io aggiungo sempre il fatto che la Monarchia ha saputo garantire la democrazia più a lungo dell’ attuale Repubblica: dalla concessione da parte di Re Carlo Alberto dello Statuto Albertino nel 1848, che fu la prima costituzione scritta apparsa tra i Regni italiani preunitari e la sola che non venne mai ritirata, rimanendo in vigore per ben novantotto anni fino al 1946, vi fu un’ interruzione legata al solo ventennio fascista. Lo stesso Statuto Albertino riconobbe agli ebrei pari diritti in confronto al resto della popolazione, e Re Carlo Alberto ne nobilitò molti: una straordinaria novità storica!».


In molti però accusano ancora oggi Re Vittorio Emanuele III e quindi la Monarchia in generale di complicità con il Fascismo, tra la dittatura, le leggi razziali, la guerra a fianco del Terzo Reich e la fuga da Roma.

Re Vittorio Emanuele III, penultimo sovrano italiano;


«In realtà, la Monarchia subì il Fascismo pur cercando di moderarlo e rappresentando un deterrente assai significativo alla trasformazione di questa dittatura in un totalitarismo. Sua Maestà Vittorio Emanuele III era di formazione liberale ed estremamente rispettoso delle procedure formali. In quanto monarca costituzionale era soggetto ai dettami dello Statuto Albertino, che aveva reso possibile la trasformazione della Monarchia costituzionale italiana in un sistema parlamentare similmente alla Corona britannica. Come Sovrano deteneva i tre poteri ma li delegava a Governo, Parlamento e Magistratura, che li esercitavano in Sua vece. L’ Italia uscì vittoriosa dalla Grande Guerra, ma abbattuta economicamente e moralmente, pertanto visse un periodo di forti tensioni sociali e politiche. Tra il 1918 e il 1922 si susseguirono ben cinque governi di brevissima durata. Le responsabilità dell’ ascesa al potere del Fascismo furono dovute all’ incapacità delle forze partitiche liberali, democratiche, cattoliche e socialiste di assicurare una corretta governabilità alla nostra nazione, di perseguire forme pacifiche di convivenza sociale. Il Fascismo non fu la causa ma il sintomo della crisi dell’ assetto politico rappresentativo nell’ emergenza delle prime formazioni di massa. Nel 1922, Mussolini ebbe alla Camera dei deputati trecentosei voti a favore e centosedici contrari, mentre in Senato contò centonovantasei voti favorevoli e diciannove voti contrari. I deputati fascisti erano solo trentacinque. Il nuovo Governo era formato da nazionalisti, liberali e popolari, ossia gli esponenti dei partiti democratici del tempo. Troppo comodo dare tutta la colpa al Re, non trovate? I partiti democratici dell’ epoca, tra popolari e liberali, votarono la fiducia al futuro Duce. Si accusò il Sovrano di debolezza e immobilismo dinnanzi al delitto Matteotti e all’ instaurazione della dittatura, ma per potersi muovere contro il Suo Capo di Governo aveva bisogno di un atto di sfiducia e di incriminazione da parte del Parlamento, che non vennero mai. Nel 1938 firmò le leggi razziali promulgate dal Governo come previsto dalla procedura costituzionale, e poi queste furono largamente votate dal Parlamento. Certamente, avrebbe potuto rifiutarsi e salvarsi la coscienza con l’ abdicazione, ma il dittatore aveva sufficientemente spazio politico e forza materiale per fondare, sia con una certa forzatura, una Repubblica fascista con la quale avrebbe ufficializzato comunque le leggi razziali, e magari con conseguenze anche peggiori di quanto noi oggi ricordiamo. Solo il voto del Gran Consiglio del Fascismo del 1943 permisero di mandare il Duce in disarmo in favore del maresciallo Pietro Badoglio. E l’ abbandono di Roma da parte del Re e del Presidente del Consiglio dei Ministri all’ alba del 9 settembre 1943 alla volta di Brindisi non fu una fuga ma un trasferimento entro il territorio nazionale in una città libera dal controllo tedesco e non occupata dagli angloamericani, dove avvenne il pieno riconoscimento internazionale e continuarono a rappresentare lo Stato legittimo. Si narra peraltro che il Re non volesse neppure lasciare la capitale, sentendosi ormai vecchio, stanco e superato dalla storia, ma accettò dietro l’ insistenza del Suo nuovo capo di governo. Quella di Mussolini fu invece una fuga in piena regola, peraltro alla volta dell’ estero, che si concluse con la sua cattura ed esecuzione da parte dei partigiani. Senza il contrappeso monarchico, la via verso la degenerazione totalitaria del Fascismo sarebbe stata più semplice.».


Lei ha più volte ricordato che sua madre, Gabriella Rosada, era di simpatie monarchiche.

Un giornale dell’ epoca dubita dei risultati del voto;


«Esattamente, lei parlava sempre favorevolmente e con passione della Monarchia, che riteneva una parte molto importante della nostra tradizione. Ricordo ancora di quando avevo tredici anni, correva l’ anno 1997, quando in televisione trasmisero un servizio sul referendum del 1946 e la conseguente partenza per l’ esilio in Portogallo di Sua Maestà Umberto II. Disse fumando una sigaretta: ‘In quei giorni vinse il Re, ma Gli rubarono ben due milioni di voti!’. All’ epoca del referendum aveva tre anni, e ricordava le discussioni che si erano tenute in casa sua, anche nei periodi successivi. Poco tempo dopo alcuni giornalisti intervistarono Sua Altezza Reale il Principe Vittorio Emanuele, figlio di Re Umberto, chiedendoGli se sarebbe stato disposto a giurare fedeltà alla Repubblica per poter rientrare in Italia. Lei mi disse che stavano cercando di tenderGli un tranello, volevano metterlo in difficoltà tramite un tema spinoso e quindi gettare discredito su Casa Savoia e la Monarchia: ‘La dittatura e la guerra non furono colpa del Re o della Sua Famiglia, ma con la morte del Duce finirono con il diventare il capro espiatorio di tutti i mali. E il Principe ha pagato per colpe non Sue.’. Oggi, trovarmi qui mi fa un certo effetto perché ho avuto il privilegio e l’ onore di incontrare personalmente i Reali in quella che possiamo definire la Culla della Loro Casa, un’ opportunità che purtroppo lei non ha mai avuto. Se fosse qui me lo direbbe senza mezzi termini: ‘Figlio, guarda che ci sono monarchici che aspettano per tutta la vita questa possibilità. Ora non ti resta che sperare in un veloce ritorno del Re al Quirinale.’.».


La sua presenza qui, oggi, conferma che sostiene il ramo dei Savoia Aosta.

I principi Amedeo e Aimone;


«Oh sì! Sono da sempre molto legato a questo particolare ramo di Casa Savoia, che ebbe origine nel 1845 con il Principe Amedeo, terzogenito di Re Vittorio Emanuele II. Credo che Sua Altezza il Duca Amedeo, con la Sua intelligenza e cultura, la Sua cordialità e compostezza dei tempi perduti fosse il più consono a portare la Corona. Peraltro, è stato sorprendente per me apprendere, come ricordato il 9 giugno 1935 da Suo padre, Sua Altezza Reale il Duca Aimone, durante la Sua visita a Biella, capoluogo della mia provincia, in occasione del I Circuito Automobilistico, che il ramo degli Aosta è legato al Biellese ‘da antichi vincoli di sangue’, come li definì, e che risalgono alla consorte del I Duca di Aosta, Sua Altezza Reale la Principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, appartenente ad un casato principesco che fiorì nel Quattrocento proprio a Biella. Un mio amico mi ha peraltro informato che il compianto Principe Amedeo era molto conosciuto a Santhià, nella vicina provincia di Vercelli, in quanto detentore del castello di Vettignè, edificio medievale che gli Aosta avevano acquisito in dote dal casato dei Dal Pozzo, e che Sua Altezza Imperiale e Reale il Principe Martino d’ Austria-Este, cugino degli Aosta, oggi vive tra Tronzano e Sartirana dove coltiva le risaie ereditate dalla comune antenata: trovo assai piacevole sapere che la Casa Reale e i suoi parenti siano in qualche modo legati alla mia terra. A tutto ciò si aggiunge anche la grande attenzione che i Savoia hanno sempre avuto per il Santuario di Oropa, ai piedi delle Alpi Biellesi e legato al culto della Madonna e che quindi hanno mirato ad inserire nella più ampia religiosità piemontese, visitandolo spesso ed destinandovi generose donazioni. Pur non essendo affatto un credente a me piace molto recarmi visita ad Oropa ogni volta che posso: è un luogo semplice e maestoso immerso tra enormi montagne, e mi fa piacere che costituisca un punto di contatto con la Monarchia.».


Lei ha avuto la possibilità di salutare il Principe Aimone. Come le è sembrato?

Giacomo e il Principe Aimone;


«Credo che sia una persona molto distinta e senza alcun desiderio di ostentazione. ParlandoGli, ho percepito garbo e semplicità, e ho visto che ha volentieri dedicato un po’ di tempo a tutti. Non cerca di intrattenere il pubblico, ma di essere costante e dedito al dovere. Tenta di dare un esempio pacato, che rifletta la vita della gente anziché delle alte caste. L’ ho visto comportarsi come chi non ha bisogno di pubblicità e quindi sta al proprio posto svolgendo la propria funzione senza badare al cambiamento delle mode e attirare l’ attenzione su di sé, il proprio abbigliamento o stile di vita. Altro che i nostri attuali ministri e parlamentari, costantemente alle prese con interviste televisive o radiofoniche, ben vestiti, truccati e pettinati, lasciando il dubbio che si presentino ben poco in ufficio! In chiesa, peraltro, ha ricordato Suo Padre in forma puramente personale e non politica, raccontando qualche episodio di vita famigliare apparendo visibilmente commosso, finché ad un tratto si è dovuto fermare guardando in alto: alta commozione! La Duchessa Silvia, vedova di Sua Altezza Reale, a Sua volta si è interrotta due volte per il pianto ricordandone l’ umanità, la gentilezza, l’ estroversione accompagnata al tempo stesso da un tocco di riservatezza.».


Lei crede davvero che un giorno la Monarchia tornerà in Italia?

Lo svolgimento della Messa di suffragio per Amedeo;


«Sì, lo credo fermamente. Tutto può succedere. A questo proposito occorre abrogare l’ Articolo 139 della Costituzione della Repubblica, secondo cui la forma repubblicana dello Stato non può essere oggetto di revisione, contraddicendo quanto affermato dall’ Articolo 1, secondo cui la sovranità appartiene al popolo. Di fatto, a settantasei anni dai dubbi risultati di quel referendum all’ indomani della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra civile italiana, ci viene impedito in modo antidemocratico di esprimere il nostro parere. Oggi, a ben pensare, la nostra Costituzione, formulata nel 1947 ed entrata in vigore l’ anno dopo, conserva disposizioni e articoli che oggi, in un mondo profondamente cambiato da allora, andrebbero rivisti o addirittura revocati. Dopo tutto, è già stata abrogata la XIII disposizione transitoria e finale che vietava agli ex Re sabaudi, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi l’ ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale, nonché di ricoprire uffici pubblici e cariche elettive, ragion per cui un giorno ritengo effettivamente possibile che il Quirinale ritrovi la sua dignità di Reggia.».


E il Principe Aimone sarebbe all’ altezza del ruolo di Re, secondo lei?

Il Principe Aimone ricorda Suo Padre;


«Credo proprio di sì. Ho avuto l’ idea di una persona ferma, abituata alla semplicità e all’ assennatezza. La Sua sola presenza è rassicurante e suscita grande rispetto. Pensa sempre bene, prima di parlare. Grandi qualità alla portata di tutti noi ma che i nostri politici curiosamente non si prendono la briga di coltivare, purtroppo. Pare tipico dei più grandi signori. Io vedo in Lui una certa continuità con Suo Padre. Un Capo dello Stato come Sua Altezza Reale darebbe facilmente un tocco di classe e dignità alla nostra carissima Italia. Chi Lo conosce Lo descrive come un signore riservato, quindi poco conosciuto al grande pubblico. In rete non è facile trovare informazioni dettagliate su di lui. Ha ricevuto un’ educazione rigosa e leggera al tempo stesso, basata sul dovere e la libertà. E’ molto ben educato e poliglotta, non troppo rigido in quanto un principe deve essere a suo agio in una corte come Buckingham Palace quanto in una trattoria di campagna. E’ un uomo discreto che non ha mai fatto parlare di Sé con scandali o gesti di troppo. Dovere e riservatezza sono le Sue parole d’ ordine.».


Per un curioso gioco del destino, il Principe Amedeo morì un anno fa il 1° giugno, esattamente un giorno prima della Festa della Repubblica Italiana. Lei come vive il 2 giugno?

L’ ingresso della Basilica di Superga dopo la Messa;


«In quanto italiano guardo sempre con piacere in TV la sfilata militare. Ne subisco il fascino e penso che oggigiorno sia tra le poche cose che attualmente sappiano avvicinare e unire il nostro popolo, a causa della sua valenza simbolica. Ovviamente, però, dato il mio orientamento monarchico non vivo serenamente la ricorrenza appena trascorsa ma neppure con spirito di polemica. Mi si permetta soltanto di ricordare che le unità militari coinvolte nei festeggiamenti del 2 giugno furono costituite dagli stessi Savoia, quindi le attuali generazioni di italiani tengano presente che tutto in Italia iniziò ben prima del referendum del 1946. Il 2 giugno si dovrebbe ricordare un po’ di più Sua Maestà.».


Ora che ha finalmente visto la Basilica di Superga, come le pare questo posto?

La Basilica di Superga;


«E’ un luogo meraviglioso che, monarchici o no, va visitato almeno una volta nella propria vita. Qui si tocca con mano la storia sia subalpina che italiana, la si vede ovunque e la si respira nell’ aria. Sono molto fortunato a vivere ad appena cinquantotto chilometri da qui, e me ne rendo conto appieno solo ora che sono reduce da quasi quindici anni nella lontana Africa occidentale. Sono davvero un privilegiato!».


Lei soffre il mal d’ Africa, a proposito?


«Direi proprio di no, sono un italiano abbastanza atipico (risata)! Anche se devo confessare che avrei visitato ben più volentieri quella settentrionale, come l’ Egitto o la Tunisia, e soprattutto le nostre ex colonie, ossia Libia, Eritrea, Somalia e in particolare l’ Etiopia, terra unica e ricchissima di tradizioni e una cultura millenaria.».


Grazie per il suo tempo, e buona giornata.


«Grazie infinite.».

Giacomo Ramella Pralungo ricorda il professor Robert Thurman

Prof. Robert Thurman; Autore di narrativa fantascientifica a sfondo sociale e articolista dedito a temi storici, scientifici, di mistero e ...