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| Giacomo Ramella Pralungo |
I
libri e i luoghi in cui sono custoditi, le biblioteche, sono qualcosa
di grande interesse sia culturale che sociale. Costituiscono un
patrimonio vivo e immenso che in nazioni come la nostra toccano
livelli di notevole importanza sia collettiva che individuale.
Qualcosa di cui Giacomo Ramella Pralungo, scrittore e volontario alla
biblioteca comunale di Occhieppo Superiore, fa esperienza nella vita
di ogni giorno e quindi difende con convinzione e piacere.
Seduto
in riflessione in un bel salotto, non molto lontano da una libreria,
Giacomo Ramella Pralungo parla in modo semplice
e chiaro sull’ importanza che dà al libro: «Trovo
fondamentale esprimermi su cose di cui ho fatto io stesso esperienza, perché solo così si
può essere certi di sapere ciò che si dice e si appare credibili
agli altri. I libri mi accompagnano fin dai giorni delle scuole
medie, da quando avevo dodici anni sento il bisogno di esercitare la
scrittura in una costante evoluzione e dai quindici sono un lettore
abituale. Vero, è nato tutto da una passione personale, nulla
che mi sia stato imposto dall’ esterno,
ma ho tratto molti benefici tangibili: leggendo e studiando ho
appreso molte cose che prima ignoravo e scrivendo ho imparato a
esprimermi in modo appropriato, dando importanza persino alla scelta
delle singole parole. La costanza e la
metodicità mi sono state di grande aiuto lungo la via.».
Se nella vita ha avuto poche relazioni
con le altre persone, per contro ha trovato una magnifica compagnia
nei libri, alimentata da una grande curiosità di sapere sempre cose
nuove e dal desiderio di
ragionarci sopra: «Ma l’ importanza del libro non riguarda
solo me, va molto oltre. La scrittura è stata
fondamentale nella storia della nostra civiltà, poiché ci ha
permesso di registrare le informazioni in modo durevole. Un testo
scritto può sopravvivere per un tempo molto lungo, e così come è
stato trascritto, mentre la trasmissione orale è ben
più insicura: un messaggio tramandato a voce soltanto può mutare a
seconda di fraintendimenti oppure manomissioni volontarie, perdendo
in ogni caso l’ iniziale significato. E’ esattamente ciò che
accade con i pettegolezzi di paese, anche
se in questo caso le falsificazioni intenzionali
sono costanti e sempre credute, e più
della verità (risata)!».
Scrittore
di fantascienza a sfondo sociale e articolista dedito a storia e
cultura, per lui l’ idea stessa di libro è qualcosa di
infinitamente prezioso: «Se la vita umana è breve, gli scritti
restano e si conservano per secoli. Molto del sapere antico e del
ricordo dei primi popoli della Terra può essere studiato ancora oggi
soltanto perché tramandati per iscritto, dai geroglifici sui papiri
in Egitto ai codici medievali degli amanuensi nei monasteri
cristiani. Tante cose insegnate dai filosofi greci, dalle figure
spirituali come il Buddha Śākyamuni e i pionieri della Rivoluzione
scientifica nell’ Europa del Cinquecento sono sopravvissute nel
tempo proprio perché sono state messe per iscritto. Vennero
assicurate, diremmo noi oggi (risata)!
I romanzi di narrativa spesso sono
veicoli di queste stesse
conoscenze, trasmesse in modo piacevole per mezzo di storie inventate
ma connesse a
determinati saperi: pensiamo ai romanzi storici che ci descrivono le
grandi epoche del passato, oppure alla fantascienza che ragiona sull’
impatto probabile di una scoperta o tecnologia sul singolo o l’
intera società. Le biblioteche di oggi
sono luoghi preziosi perché
depositarie
di questi patrimoni di conoscenza.».

L’
importanza di un libro è incalcolabile per ragioni culturali e
comunicative, ma per contro si basa innanzitutto sull’
atteggiamento di chi scrive, non solo sulle sue capacità: «Dietro
ad ogni cosa vi è sempre la persona. La scrittura è molto
particolare, perché si basa sulla capacità di argomentare, di
rendere un’ idea. Chi scrive esercita una grande influenza sulla
società, ha il potere di influire sul pensiero altrui e quindi di
causare in un modo o in un altro il bene o il male di milioni di
persone, e non solo. Esistono testi che si sono rivelati molto utili
per la nostra formazione culturale, mi vengono in mente i testi
scientifici o i commentari di storici illuminati come il professor
Alessandro Barbero, senza dimenticare i romanzi di Charles Dickens
che descrissero molto bene i bassifondi del Regno Unito di epoca
vittoriana, epoca di rivoluzioni tecniche, scientifiche e
industriali, ma purtroppo ce ne sono altri che invece sono stati all’
origine di grandi sofferenze, come la Bibbia e il Corano, e altri
ancora che hanno diffuso concezioni estreme quali l’ ideologia
comunista e nazista. Io dico sempre che anche chi legge ha le proprie
responsabilità: deve ragionare su ciò che legge, cercando di
riconoscerne i punti di forza e i difetti. Mai pendere dalla penna di
nessuno, neppure la mia!». L’ autore aggiunge di pensare che,
soprattutto nelle nazioni democratiche, il potere di chi scrive sull’
opinione pubblica e le relative responsabilità siano immensi: «Sono
fermamente convinto che una delle funzioni più utili di noi che
lavoriamo nella comunicazione sia il combattere la falsità: si deve
firmare un testo basato su informazioni e concetti autentici, ben
ragionato, dettagliato, onesto e imparziale. E deve essere utile. Ciò
che scriviamo viene letto, vi è un rapporto diretto e potente tra
noi e i lettori. Ciò che facciamo leggere viene da noi, chi ci legge
ci conosce per quello che scriviamo, ecco perché ho spesso affermato
che noi scrittori siamo tra coloro che entrano in casa d’ altri
senza bussare, quindi dobbiamo farlo con compostezza e buona
sostanza.». Un buon libro è tale quando l’ autore non pensa di
dover far trionfare per forza il proprio punto di vista, ma concetti
saggi e logici, incontrovertibili e universali: «Se siamo autori,
siamo coscienti di questa necessità e assumiamoci le nostre
responsabilità. Anziché passare il tempo a scrivere di cronaca nera
o mondana, dovremmo valutare temi utili e affascinanti con onestà e
conoscenza: i lettori capiranno e ci apprezzeranno per questo.». Un
punto fermo della sua attività, aggiunge, è il fatto di aver scelto
di evitare di trattare questioni politiche nella sua attività
autoriale: «La politica che intendo io è una cosa rara, viene dal
concetto di arte del buon governo e valida per tutto il popolo di cui
parlavano gli antichi greci, mentre quella moderna si basa sulla
lotta tra partiti e dottrine che sono condivise da alcuni ma non da
altri. E’ qualcosa che divide ed è intrappolata nella polemica. La
cultura invece è molto più unificante, supera gli esclusivismi
perché si rivolge alle persone. Tocca ognuno di noi. In Italia
abbiamo già una lunga tradizione di autori schierati politicamente,
il che non è un male ma trovo che sia spesso un limite. Il mio metro
invece si basa su valori culturali, scientifici e sociali. In tal
modo posso rivolgermi a tutti, senza impormi a nessuno, ed essere
valutato più con la logica che con un’ idea preconcetta.».

Un
libro è una cosa molto importante. Nella nostra Italia, secondo
recenti statistiche, si evince che gli italiani non sono un popolo di
grandi lettori, nonostante la parte notevole di letteratura mondiale
nata nel nostro Paese: «E’ un dato di fatto che leggere ci faccia
bene in svariati modi, per esempio aiuta lo sviluppo e il
perfezionamento del linguaggio: una persona che legge migliora il
proprio modo di parlare. Oltre che relazionarsi in modo più positivo
con le persone, raffina il modo di scrivere migliorandone l’
ortografia e arricchendo il proprio vocabolario.». Leggere è anche
una forma di sfogo, che permette di esprimere meglio i propri
pensieri e ideali: «E lo so bene io, che leggo e scrivo moltissimo.
La lettura può risvegliare interessi su un determinato argomento
facendoci quindi appassionare, sviluppando lo spirito critico e
facendo suscitare in noi domande sempre nuove. E’ una porta aperta
che ci può portare in tutti i posti che vogliamo, ogni libro infatti
è a sé, leggendo possiamo viaggiare senza nemmeno muoverci
fisicamente.».

E
le biblioteche sono a loro volta luoghi molto importanti, e non solo
per motivi strettamente culturali. Un’ altra cosa che Giacomo è
contento di poter personalmente confermare: «Dai primi mesi del 2023
frequento la biblioteca di Pollone e quella centrale di Biella,
mentre dal settembre 2024 ho il piacere di essere volontario in
quella di Occhieppo Superiore, il mio paese. Ho a che fare con un
gruppo di persone in cui mi trovo bene. Noi di solito pensiamo che l’
importanza di una biblioteca si debba ai libri che custodisce, e che
più ne ha e più è importante, ma da quando porto avanti questa
collaborazione ho capito quanto sia legata anche ad un punto di vista
sociale: è un luogo in cui viene gente, si interagisce e si fanno
conoscenze. Ha una valenza non da poco nei rapporti tra persone, in
cui si parla e ci si scambia idee su questioni interessanti,
allontanandosi dai soliti temi relativi alle difficoltà della vita
quotidiana e dai pettegolezzi vani di paese. Una biblioteca può
anche essere piccola e avere pochi libri, ma abbastanza buoni da
attirare qualcuno che abbia voglia di cultura e aprirsi le porte a
interessi particolari che spesso condivide con gli altri. Io apprezzo
molto questo aspetto.». E spiega che lui stesso ha beneficiato di
questo fenomeno relazionale da quando è operativo: «Quando avevo
undici anni i miei rapporti con il mio paese, Occhieppo Superiore, si
disciolsero come neve al sole, perché andai a vivere in una frazione
un po’ isolata e scarsamente popolata, soprattutto da anziani.
Proprio in quel periodo iniziai ad andare alle scuole medie e quindi
persi le mie poche amicizie degli anni precedenti, essenzialmente i
miei compagni di classe alle elementari. Mi dedicavo alla scuola, mia
madre era malata e infine morì poco tempo dopo, poi feci molto
volontariato nel vicino paese di Sordevolo e infine ho vissuto molti
anni all’ estero, in Africa occidentale. Al mio ritorno nel 2021
ero praticamente un estraneo per Occhieppo Superiore, e per me il
paese era una realtà ignota. Ma da quando sono tra i volontari in
biblioteca rivedo persone della mia infanzia e ne ho conosciute di
nuove, e quasi tutte sanno della mia attività di scrittore, anche
sui giornali e i miei siti. Parliamo abitualmente e con piacere di
cultura, storia e letteratura, spesso mi si chiede che cosa sto
scrivendo. Non potrei chiedere di più (risata)!».