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venerdì 5 luglio 2019

I dubbi di Giacomo sulla religione espressi in «Sotto il cielo della Porta divina»



Giacomo Ramella Pralungo tiene tra le mani una copia della Bibbia cristiana e una del Corano islamico, che sfoglia in determinati passaggi sostenendo apertamente che entrambi i libri sono zeppi di atrocità e incitano alla violenza: «Pronunciandosi in materia di tolleranza religiosa, il 20 dicembre 2015 papa Francesco sostenne che non vi è alcuna differenza fra Bibbia e Corano, e che per secoli il sangue è stato versato inutilmente a causa del desiderio di separare le rispettive fedi. Bibbia e Corano sarebbero pertanto due facce di una stessa medaglia, di una sola divinità: se il Santo Padre dice che nessuno può uccidere in nome di Dio e gli imam affermano che l’ Islam è la religione della pace e non della violenza, chi come me ha letto questi testi può tranquillamente replicare che Yahweh, Dio e Allah hanno raccomandato proprio l’ opposto, che il cosiddetto Verbo si è fatto sangue…».
L’ «inventore di storie», che nei giorni scorsi ha pubblicato in formato sia cartaceo che elettronico su www.lulu.com un nuovo libro di fantascienza, «Sotto il cielo della Porta divina», improntato sul tema della religione e del suo lato oscuro ed oppressivo, motivo per cui ne abbiamo approfittato per intervistarlo, afferma che per lui la religione non è mai stata compresa come si deve dalla maggioranza, soprattutto dai credenti, praticanti o no che siano: «Io stesso, da credente, avevo l’ abitudine di leggere i testi sacri della mia tradizione, il Cattolicesimo, senza però il necessario intendimento, ma da quando sono divenuto irreligioso mi sento rabbrividire ogni volta che penso alla notevole durezza espressa nei testi sacri, i quali altro non sono che documenti lasciati da determinati uomini in precise epoche e culture secondo la propria mentalità. ‘Sotto il cielo della Porta divina’ nasce proprio dalla mia personale esigenza di evidenziare il lato oscuro di questo importante fondamento della nostra civiltà.».

Dunque, in questo nuovo libro lei affronta il tema della religione e della teocrazia. Lei è notoriamente lontano dalla religione.

«Oh sì! Sono davvero molto lontano dalla religione e dai suoi valori fondamentali. Io dico sempre che la religione aveva un senso nei tempi più antichi, quando l’ umanità si interrogava sulle origini della vita ma ancora non disponeva della scienza per arrivare ad una risposta, quindi le varie civiltà elaborarono attraverso i secoli complessi pantheon di dei, spiriti, angeli e demoni. Era qualcosa di nobile e ammirevole, certamente adatto a quei tempi. Oggi, invece, viviamo nell’ era scientifica, e per quanto le varie discipline del sapere abbiano ancora i loro limiti siamo giunti a scoprire moltissime cose di grande importanza che una persona colta è tenuta assolutamente a sapere, dal Big Bang all’ evoluzionismo illustrato da Charles Darwin, dalle dinamiche delle nostre capacità fisiologiche di guarigione a quelle del regno della natura, e così via discorrendo. Non vi è nulla di divino o celestiale in tutto ciò. La religione ha quindi fatto il suo tempo, come una zattera nel momento in cui si è giunti sull’ altra sponda di un fiume, e com’ era ovvio che fosse ha perduto molto seguito di fronte alle conferme empiriche della scienza. Peraltro, laddove ancora sussiste viene vissuta in modo molto diverso da quanto avveniva al tempo dei nostri nonni e bisnonni: direi che buona parte dei credenti di oggi ha una visione assai meno rigida di un tempo, ed è più aperta a mettersi in discussione. Questo è senz’ altro un bene.».

A che cosa si è ispirato per lo sviluppo della trama di questo nuovo libro?
Il formato cartaceo del libro;

«Sono partito dal lato più oscuro della religione, ossia la fede, il settarismo e la teodipendenza. Per sua natura, la religione è un elemento antidemocratico, che non permette all’ individuo la coltivazione di un pensiero autonomo in quanto gli impone di attenersi ai dogmi previsti in modo tale da assicurare un’ ortodossia sempre uguale a sé stessa nei secoli. Dall’ adozione di determinate verità indiscutibili, che non possono e non devono mai essere messe in dubbio, neppure quando urtano con la nostra coscienza, nasce la fede, e da questa sboccia il settarismo, ossia l’ orgoglio di possedere l’ unica realtà ammissibile, quindi la teodipendenza, vale a dire la propensione ad affidarsi completamente ad un’ entità spirituale di varia natura e potenza da propiziare in cambio di favori, cessando in tal modo di essere padroni di sé stessi: le guide spirituali assumono quindi un potere assoluto di noi. Ho poi voluto trattare il tema della teocrazia, lo Stato religioso, nel quale i precetti spirituali fungono anche da leggi civili, quindi ogni trasgressione equivale ad un peccato da castigare con punizioni corporali o spirituali, se non addirittura entrambe, mentre l’ autorità viene ritenuta sacra e inviolabile, sancita dal diritto divino. Nella descrizione della teocrazia che presento in questa narrazione mi sono basato sull’ antico Regno di Israele, sullo Stato del Vaticano, sull’ Arabia Saudita e, in piccola parte, sul vecchio Tibet. Ho anche voluto introdurre alcuni elementi presi in prestito dalla cultura persiana, come i termini ārya e magioi nomi di persona, la figura degli ulema e il fenomeno degli eunuchi. Dal sumero ho invece adottato il nome Kadingirra, usato per indicare la città di Babilonia.».

Ha anche affermato di aver tenuto conto di vari punti espressi nella serie di «Il pianeta delle scimmie», soprattutto nel film del 1968 e in quello del 2001, rispettivamente con Charlton Heston e Mark Wahlberg, nei panni degli astronauti George Taylor e Leo Davidson.

«La serie cinematografica di ‘Il pianeta delle scimmie’ è una delle mie preferite in assoluto, e infatti il mio libro deve moltissimo ad essa. Quando nel 1999 vidi per la prima volta il film originario, con l’ ineguagliabile Charlton Heston, rimasi molto colpito dal fatto che una popolazione di scimmie intelligenti e parlanti venerassero un Dio che, a loro dire, le aveva create a sua immagine e somiglianza, fornendole di un’ anima, separandole dagli altri animali e rendendole signore del mondo. E’ proprio quello che dicono di noi Bibbia e Corano (risata)! Avevo quindici anni, e fu proprio allora che cominciai a chiedermi seriamente se il buon Dio avesse creato l’ umanità a propria immagine o se non fosse stata invece l’ umanità a crearsi un Dio in accordo con le proprie sembianze, in quanto è un dato di fatto che nella nostra arroganza non riusciamo mai ad immaginare nulla di più bello di noi stessi (risata)… E’ altrettanto vero che abbiamo sempre avuto la tendenza a modellare fenomeni culturali importanti come la religione per giustificare le nostre pretese di superiorità nei riguardi sia del mondo che delle altre forme di vita, oltre che per fomentare divisioni tra di noi: da quando esiste un unico vero Dio abbiamo sempre perseguitato e ucciso nel suo nome il nostro prossimo.».

Come è nata la sua esigenza di scrivere questa storia?

«Desideravo presentare una storia che cercasse di evidenziare il lato più rigido e severo della religione, oltre che quello più esule dalla logica e dall’ empirismo, affinché il lettore comprendesse quanto siamo paradossalmente influenzati da un fenomeno che in realtà abbiamo creato noi stessi spacciandolo per una realtà rivelata proveniente dal cielo. Il dibattito sulla religione è infatti molto antico, e dal Settecento in poi, grazie agli illuministi sia francesi che tedeschi, è entrato in una fase sempre più vasta e complessa, di pari passo con l’ evoluzione della nostra mentalità e società. Nemmeno la narrativa, riflesso della storia, è rimasta immune da questa discussione tutt’ altro che banale. Persino la fantascienza, che si occupa dell’ individuo e dell’ impatto delle scoperte sulla società e lo stesso singolo, se ne è molto occupata, come dimostrato dalla leggendaria serie di ‘Dune’ di Frank Herbert, che a sua volta molto mi appassiona fin da quando ero adolescente. Io mi sono dissociato dalla religione nel 2004, quando avevo vent’ anni, e dal giorno in cui ho iniziato a svolgere ricerche storiche in proposito sono rimasto molto colpito dalla sua evoluzione sul piano storico, dottrinario e culturale. Come ho detto prima, penso che la religione non sia compiutamente compresa da chi la segue, fatto logico perché ci viene praticamente imposta fin da neonati, quando cioè siamo ancora privi della possibilità di valutare e decidere per conto nostro, e quasi tutti coloro che sostengono di credere in realtà rispondono ad un riflesso condizionato dalle semplici convenzioni sociali, e non da una personale convinzione.».

Leggendo le centoquarantotto pagine di «Sotto il cielo della Porta divina» si deduce il suo profondo scetticismo in ambito religioso. Eppure, lei un tempo era credente.
Il formato digitale del libro;

«Sì, nel corso delle mie prime venti primavere sono stato credente come tutti, in tono con l’ educazione ricevuta nel mio contesto sociale e temporale. Ma nell’ estate 2004 vissi determinati avvenimenti tristi che, unitamente a quanto avevo già precedentemente affrontato, mi portarono ad intuire che Dio non esiste affatto, quindi viene impiegato soprattutto come strumento atto a giustificare ciò che tuttora non siamo capaci di spiegare, oltre che i molti e notevoli privilegi dell’ ordine sacerdotale, che spesso io definisco una vera e propria casta. Tuttavia, non credo di dire nulla di nuovo quando affermo che i testi religiosi furono scritti da uomini, e pertanto vennero influenzati dalla mentalità di un certo popolo in una data epoca. Per esempio, la Bibbia sarebbe certamente assai diversa da quella che noi tutti conosciamo se fosse stata scritta nel Trecento, piuttosto che nel Seicento o addirittura nel Novecento. A conferma di questo principio basta soltanto leggere l’ Antico e il Nuovo Testamento per cogliere le reciproche differenze, che non sono poche. Quindi l’ idea di un Dio onnipotente e benevolo che tace davanti alla sofferenza del mondo che lui ha creato, oltre al fatto di aver scelto di non lasciare alcun indizio utile a comprovare la propria esistenza, oggi è sempre più dibattuta e contestata. Una religione, se vera, dovrebbe rimanere invariata e dal pensiero unitario, e tutti avrebbero la spontanea propensione a seguirla. Invece, in questo mondo sono fiorite moltissime religioni che nel tempo sono mutate fino a suddividersi in infinite scuole di pensiero. Più in generale, io affermo che quanto sappiamo a proposito di Dio ci viene unicamente dai mistici e dai sacerdoti, le cui affermazioni non confermabili empiricamente sono ovviamente destinate a far presa su tutte quelle menti disposte a credere già in partenza.».

Nondimeno, lei riconosce che molta gente trae tuttora un certo beneficio e conforto dalla religione.

«Certamente, perché le persone sono molto diverse tra loro, quindi hanno differenti reazioni di fronte ad uno stesso fenomeno. Io stesso ho amici che mi hanno detto di sentire Dio e Gesù oppure una particolare persona santa molto vicini a loro, e di sentirsi rincuorati ogni volta che pregano e vanno in chiesa. Ho sentito sincerità nelle loro parole, quindi ho espresso la mia contentezza in proposito raccomandandomi affinché ascoltassero sempre la propria coscienza, senza mai pendere dalle labbra del sacerdote di turno o di una guida spirituale di qualsivoglia preparazione e provenienza. Negli stessi Vangeli, che io ho personalmente letto, si riferisce che lo stesso Gesù mise in guardia i propri discepoli dai falsi profeti, che avrebbero fatto di tutto per confonderli e allontanarli dalla retta via: insomma, che si segua una religione oppure no ognuno deve rimanere il maestro di sé stesso!».

In questo libro lei riprende il tema della distopia, molto comune nella fantascienza e singolarmente adatto nel fare riflessioni di carattere sociale.

«E’ vero. La distopia è una società indesiderabile sotto tutti gli aspetti possibili, contrariamente all’ utopia, la società perfetta. Nella fantascienza sia la distopia che l’ utopia sono molto sfruttate, e si possono ambientare nel futuro, su un altro mondo oppure in una realtà alternativa alla nostra. Nel caso di questo libro ho scelto di ambientare la mia distopia nel futuro di questo pianeta, e di fondarla su concetti quali bigottismo, teocrazia, dittatura, ristagno culturale e antiprogressismo. In buona sostanza, una distopia è un espediente narrativo estremamente utile perché si fonda su determinati concetti reali e presenti del nostro mondo, che non dovremmo affatto sottovalutare. Credo che la distopia abbia avuto e abbia tuttora molta importanza nella fantascienza perché continua ad aiutarci a cogliere il lato meno nobile del mondo che noi stessi abbiamo costruito, sia pur pensando che venga chissà come dal cielo (risata)!».

Inoltre, lei ha introdotto tra i personaggi del libro la leggendaria figura del professor Stephen Hawking, per cui ha talvolta affermato di provare molta stima.

«Oh sì! Il professor Hawking è stato un titano, una figura ineguagliabile per cui ho sempre provato grande apprezzamento e ammirazione. Fin dall’ inizio coltivo l’ abitudine di citare nei miei libri un fatto storico realmente accaduto oppure un personaggio realmente vissuto. Quando iniziai a lavorare alla trama di questo libro, pensavo ad un collegamento con l’ incidente di Berwyn Mountain, un fatto misterioso realmente avvenuto in Gran Bretagna, per la precisione in Galles, nel 1974, e da subito indicato come presunto incidente ufologico, simile ai precedenti fatti di Roswell, avvenuti nel 1947. Inoltre, desideravo citare la base segreta AL/499 e il Progetto Mannequin, su cui molto si dibatte da lungo tempo. Peraltro il professor Hawking era morto da poche settimane, e per un curioso caso del destino il fatto che fosse stato un astrofisico di fama mondiale ben lo faceva adattare alle esigenze della mia narrazione: lo adottai quindi come pioniere della teoria dell’ iperspazio e progettatore della prima forma di iperpropulsore della storia umana. Era un grande pioniere della scienza e della nostra conoscenza del cosmo, nonché una persona eccezionale che seppe sopravvivere per tanti decenni ad una penosa malattia che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto farlo morire in pochissimo tempo. Per certi versi mi ricordava mia madre, anche lei molto malata e, secondo i medici, destinata a morire entro breve tempo: seppe superare ampiamente la speranza di vita, destando un certo stupore nei medici che la seguivano. Forse fu proprio il grave problema fisico che lo aveva colpito a spingerlo a stimolare al massimo il potere della sua mente. Purtroppo, individui geniali come lui si manifestano solo uno per volta!».

Possiamo domandarle di raccontarci qualcosa sulla trama?

«Con piacere. Nel 1974 ha luogo il misterioso incidente di Berwyn Mountain, a seguito del quale l’ MI6, la celebre agenzia di spionaggio britannica, rinviene un’ astronave e un cadavere alieni, che invia prontamente alla base segreta AL/499, nel Berkshire, con lo scopo di ricavare armi e tecnologie potenti atte a rafforzare la posizione strategica della Gran Bretagna nel mondo. Negli anni vengono sviluppati alcuni ibridi umano-alieni da mandare come coloni su altri mondi, una linea di organismi cibernetici da usare come supersoldati e speciali unità operaie e uno space shuttle in grado di viaggiare nell’ iperspazio, particolare tecnologia realizzata con la consulenza di Stephen Hawking, pioniere della teoria dell’ iperspazio. In seguito, nel 1989, il sergente James Charles Billington, appartenente alla RAF e distaccato al Progetto Mannequin, viene scelto come pilota per il viaggio inaugurale dello space shuttle, chiamato Ulysses, ma durante la procedura per il salto nell’ iperspazio ha luogo un’ avaria che lo manda nel futuro, nel 3529, ove scopre che il disastro in cui è rimasto coinvolto ha involontariamente provocato una serie di eventi che hanno portato all’ estinzione dell’ umanità e alla rivolta degli ibridi umano-alieni, che nei secoli si sono organizzati nel Regno di Kadingirra, una severa teocrazia retta da un sovrano assoluto assistito dal potente ordine sacerdotale dei magi. Ritenuto un demone dal terribile potere, l’ astronauta britannico viene esorcizzato e imprigionato dai magi, dai quali è presto destinato al rogo rituale, ma addentrandosi nella società del popolo ārya entra in contatto con i dissidenti, che ormai da anni chiedono più libertà venendo tuttavia perseguitati dalle autorità sia temporali che spirituali con l’ accusa di apostasia ed eresia. Una volta liberato, si vede coinvolto in una ribellione destinata a mutare per sempre il volto di Kadingirra e a scardinare le credenze tradizionali, sempre più viste come semplici miti e leggende con cui mascherare le vere origini di questo incredibile mondo di stampo medievale. Billington desidera tornare nel 1989 e mutare il corso degli eventi futuri, per cui approfitta dell’ aiuto dei dissidenti per tornare all’ Ulysses, incappando peraltro nei discendenti degli organismi cibernetici creati secoli prima all’ AL/499…».

La vicenda si ambienta in un lontano futuro, nel 3529, eppure colpisce la totale mancanza di tecnologia, e più in generale l’ avversione che il popolo ārya nutre istintivamente verso la scienza a causa di un particolare amore per la tradizione.

«E’ vero (risata), ma occorre tenere presente che questa è la caratteristica tipica delle società fondamentaliste e teocratiche, nelle quali l’ ideale religioso viene vissuto ed ingigantito ogni oltre ragionevole limite. Per certi versi mi sono ispirato all’ universo descritto dal grande Herbert in ‘Dune’, nella cui esalogia siamo di fronte ad una società feudale retta da una profonda religiosità sorta a seguito della ribellione umana contro le intelligenze artificiali che per secoli avevano avuto il predominio. Si tratta in effetti di un universo molto diverso dalla famosa Galassia lontana lontana descritta da George Lucas in ‘Guerre stellari’. Eppure, è qualcosa di suggestivo, che fa pensare. Ho ripreso questo tema perché si lega molto a quello della religione e noi tutti siamo al corrente dell’ antico e proverbiale contrasto tra fede e scienza, sacro e profano, tradizione e innovazione. E’ un tema universale, perché viene dalla nostra realtà, e penso che sia salutare rifletterci sopra adeguatamente perché non dovremmo mai dare nulla per scontato, vista l’ influenza profonda che ha nella nostra vita quotidiana. Noi italiani in particolare siamo toccati molto da vicino da una simile questione, in parte per ragioni storiche e in parte per motivi politici: in un angolo di Roma, la capitale del nostro Stato, abbiamo il Vaticano, città santa della cristianità e a sua volta Stato autonomo e indipendente con leggi proprie. I problemi nascono dal fatto che buona parte dei nostri politici è di fede cattolica, pertanto riconoscono nel papa e nella Chiesa la propria guida spirituale e morale. Il conflitto di interesse che ne nasce ci pone di fronte a molte divergenze a livello politico, sociale e religioso, oltre che in tema di tradizione e modernità. Tali controversie ci tengono evidentemente separati dagli Stati moderni, anche in contesto europeo. Io ovviamente penso che la vita sia sacra, pertanto l’ individuo dovrebbe avere un ruolo assolutamente centrale nell’ esistenza e nel mondo, inoltre mi sento legato tanto alla tradizione quanto alla modernità e allo sviluppo tecnico, scientifico e sociale, perché è bene che certi valori utili e benefici restino classici, per quanto sia bene adattare la loro applicazione alle necessità dei tempi in cui viviamo, perché il tempo ha l’ abitudine di scorrere senza sosta e di portarci costantemente i semi del cambiamento e dell’ evoluzione. In parole povere, credo nella via di mezzo tra tradizione e modernità, ad un loro connubio. Tutto ciò che la impedisce si presenta come un peso, una fonte di problemi inutili.».

La ringraziamo per questa bella intervista.

«Grazie a voi, è sempre un grande piacere.».

mercoledì 27 giugno 2018

«Io sono Giacomo» nelle parole del suo autore



L’ autobiografia è un genere letterario che il critico francese Philippe Lejeune definì «il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l’ accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità». Chi decide di parlare di sé e della propria storia agisce per vari motivi, soprattutto la necessità di rivedere i propri trascorsi, le vicende dello spirito e del pensiero, l’ attività di studio e di ricerca, nonché di ripercorrere la via di crescita personale e professionale compiuta, di fare autoanalisi o anche più semplicemente di lasciare a chi verrà in futuro memoria della propria vita.
Con «Io sono Giacomo», edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico, Giacomo Ramella Pralungo ha voluto intraprendere questo non semplice tentativo.

Un’ autobiografia rappresenta una realizzazione molto particolare. E’ più complesso e anche delicato in confronto ad un normale romanzo, saggio o articolo a cui lei è senz’ altro più abituato. Che cosa l’ ha spinta ad intraprendere un progetto particolare come questo?

«Negli anni, data la mia passione personale per la storia, sento di aver sviluppato la mentalità tipica di chi studia questa disciplina: tutto ciò che siamo in questo momento dipende da quel che accadde in passato, e quel che siamo ora influenzerà le nostre persone future. Pensavo a questo progetto ormai da qualche tempo, e l’ ho concepito essenzialmente come conseguenza di un’ osservazione di me stesso, rinforzato da una certa distanza temporale da determinati avvenimenti, sia positivi che negativi, così da presentare una narrazione maggiormente lucida e meno soggettiva. In altre parole, sentivo che i tempi erano maturi per guardarmi indietro come uno specchio che riflette le immagini senza lasciarsi trascinare in giudizi o punti di vista, raccontando i fatti sottolineando le mie reazioni come risposte in quel particolare frangente.».
La versione cartacea del libro;

Che effetto le ha fatto ripercorrere a ritroso la sua esistenza, e sapere che ora è pubblica?

«Lavorare a questo libro è stato come realizzare un romanzo, solo che questa volta racconto una storia vera. Per la prima volta, il protagonista sono io stesso (risata)! E’ stato molto impegnativo soprattutto per quanto riguarda le mie capacità di memoria: ho dovuto sforzare alquanto le mie funzioni mnemoniche per essere il più possibile esauriente e la mia intelligenza in modo tale da esporre i fatti senza lasciarmi coinvolgere, come fanno gli osservatori, che si tengono nascosti in modo tale da non alterare quello che studiano. Certi passaggi sono più facili da leggere, altri invece sono maggiormente difficili, ma nell’ insieme sento che guardarmi indietro mi ha fatto molto bene e di aver reso piuttosto positivamente l’ atmosfera degli eventi e la loro concatenazione. Mi fa quindi molto piacere che il risultato possa arrivare al maggior numero possibile di persone, e consiglio vivamente a tutti di svolgere questo particolare esercizio psicologico, credo infatti che dovremmo osservarci tutti quanti molto di più e meglio di quanto siamo abituati a fare nel nostro caro Occidente, tanto dedito allo sviluppo materiale ma così poco a quello interiore del singolo individuo (risata)!».

A che cosa voleva dare risalto con questa particolare narrazione?

«Al fatto che quello che noi siamo in questo momento dipende dallo sviluppo costante di noi e delle nostre caratteristiche fondamentali attraverso il lungo e ininterrotto percorso chiamato ‘vita’. Ognuno di noi nasce composto in un determinato modo, e il corso della vita contribuisce a far emergere ed evolvere certi aspetti di noi, ma con la comprensione e l’ esperienza dobbiamo costantemente cercare di darci una direzione, potenziando le nostre caratteristiche positive e attenuando quelle negative. Perché noi possiamo evolverci tanto in fretta da cambiare, oppure distruggerci come tante altre specie prima di noi. Il futuro non è mai veramente scritto: è un mondo di infinite possibilità e conseguenze. Innumerevoli scelte definiscono il nostro avvenire: ogni scelta, ogni attimo, è un’ onda nel fiume del tempo. Molte onde cambiano la marea.».

Lei è riuscito ad evolversi positivamente?

«In parte, sicuramente sì. Sento di essermi evoluto, alcuni miei aspetti negativi si sono effettivamente alleggeriti e non essendo ancora morto ho ancora molto lavoro da fare (risata)!».

Che cosa le è risultato più difficile raccontare, e cosa invece è stato più semplice?

«I fatti relativi all’ anno 2004, periodo che non ricordo affatto con piacere, sono stati i più difficili da raccontare, soprattutto senza lasciarmi coinvolgere soggettivamente. Quelli legati all’ infanzia e alla mia formazione culturale sono stati invece i più semplici. In ogni caso ho reputato importante mantenere un atteggiamento da cronista.».
La versione elettronica del libro;

Prima lei ha citato la sua passione per la storia, e leggendo il suo libro si ha effettivamente l’ impressione che lei dia importanza agli eventi passati, anche quelli che potrebbero apparire meno importanti.

«E’ vero. Tutto influisce sul risultato e nulla si ripete mai: il contesto in cui viviamo agisce molto su di noi e sulla nostra evoluzione, ma è anche vero che ognuno di noi è unico e in continuo mutamento, dunque reagiamo costantemente agli stimoli a modo nostro e impariamo sempre cose nuove, influendo su quello stesso contesto in cui viviamo. Tutti noi abbiamo qualche rimpianto ripensando ai nostri trascorsi, ma se si tornasse nel passato con la macchina del tempo di H. G. Wells per tirare un filo allentato finiremmo per disfare la trama della nostra esistenza provocando conseguenze imprevedibili. Mai sottovalutare il potere dei dettagli.».

Qual’ è la lezione più importante che sente di aver imparato nella vita, e che ha trasmesso nel suo libro?

«Nella vita occorre tanta pazienza, e soprattutto non bisogna mai rinunciare ad essere sé stessi e a pensare a modo proprio. Noi siamo quello che siamo e dobbiamo migliorarci sempre per il bene nostro e degli altri, ma a modo nostro, liberi da tutti quei condizionamenti che la società ci inocula nella mente come un indottrinamento per fare di noi individui pubblicamente accettabili, riducendo la nostra libertà di essere e agire. Essere umani vuol dire proprio questo, se si vuole un automa è meglio rivolgersi ad una fabbrica cibernetica (risata)!».

Tante grazie, e auguri.

«Grazie infinite.».

martedì 13 marzo 2018

Giacomo ci parla di «Fantasma del passato»



Nel 1947 lo sperduto paesello di Roswell, nel Nuovo Messico, balzò agli onori della cronaca per il ritrovamento di uno strano relitto collegato ad un misterioso incidente, e in seguito all’ intervento delle autorità militari locali si parlò nientemeno che di un disco volante con tanto di tre cadaveri alieni. Dopo essere stato velocemente coperto da una cortina di riserbo, l’ incidente di Roswell non tardò a passare comunque alla storia, soprattutto a seguito di determinate indiscrezioni sensazionali da parte di alcune persone direttamente coinvolte, venendo poi inevitabilmente ripreso infinite volte dalla narrativa, dal cinema e dalla televisione, anche a scopo satirico. Giacomo Ramella Pralungo, appassionato autore di fantascienza, se ne è a sua volta servito come base per il suo nuovo libro, ‘Fantasma del passato’,edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico. Avanzando in un grande prato spoglio accanto ad una strada asfaltata e a una semplice casa in stile campagnolo, afferma osservando il cielo nitido: «E’ un mistero che mi ha sempre profondamente affascinato, fin da quando avevo appena dieci anni. Non ho davvero resistito alla tentazione di ricavarne una storia tutta mia, e scriverne ogni singola riga mi ha enormemente entusiasmato…».

Come ha saputo dell’ incidente di Roswell?

«Era l’ estate 1994. Avevo dieci anni, e stavo trascorrendo un periodo a casa di una mia prozia e del suo convivente, con il quale amavo parlare di storia antica e misteri vari, mentre la sera guardavamo i documentari della RAI, che poi commentavamo con grande interesse. Una sera seguimmo una puntata di ‘Misteri’, un programma di divulgazione pseudoscientifica condotto da Lorenza Foschini, che trasmise per la prima volta in Italia un filmato diffuso da Ray Santilli, un musicista e produttore cinematografico britannico, in cui si mostrava l’ autopsia di un cadavere alieno legato ai fatti di Roswell. Nel resto del mondo tale filmato era stato pubblicato già nel 1991, ma in un secondo momento Santilli ammise che si trattava di un falso girato con un amico, pur sostenendo che ne esisteva un originale, deterioratosi notevolmente nel tempo. Dopo quarantasette anni, Roswell riusciva ancora a catturare notevolmente l’ interesse della gente.».


Da come ne parla sembra proprio che questo sia un tema a lei molto caro.

«Oh, sì, davvero molto caro. Quando ero bambino preferivo enormemente i giochi di fantasia, e quando non frequentavo gli amici trascorrevo il tempo immaginando storie di alieni e battaglie interplanetarie, ricavando armi e scudi da tutto ciò che avevo a disposizione. Una storia particolare come quella di Roswell, fin dall’ inizio attribuita agli alieni e di cui venni a sapere proprio durante la mia infanzia, non poteva non suscitare il mio interesse. Cominciai a riflettere sull’ effettiva possibilità dell’ esistenza degli alieni proprio in tale occasione.».

E infine ha deciso di scrivere un libro sull’ argomento.

«Esatto. La narrativa, la televisione e il cinema avevano già ampiamente ripreso il tema di questo incidente, e io stesso ho a lungo e attentamente valutato la possibilità di firmare un libro in proposito. Così mi sono venute alcune idee interessanti, e ho scelto di intraprendere questa via.».


Come lei stesso ha appena detto, i fatti di Roswell non sono affatto una novità nel campo della fantascienza, quindi a che cosa voleva dare risalto con ‘Fantasma del passato’?

«Volevo evitare fin dall’ inizio i temi classici dello spionaggio alieno e delle avanguardie in previsione di un’ invasione da parte di potenze superiori alla nostra. Intendevo piuttosto approfondire argomenti più ampi quali rivoluzioni, intrighi politici interplanetari, interferenze e manipolazioni sociali e culturali, nonché quello del fuggitivo. Tutte cose che appassionano il lettore, e che nella fantascienza trovano ampio risalto in quanto hanno un’ ambientazione particolarmente vasta che abbraccia lo spazio, non solo una singola nazione o la sola Terra.».

Come si sente al pensiero di aver dedicato una sua opera a questo celebre e misterioso avvenimento?

«E’ stato davvero entusiasmante per me, e anche a costo di sembrare ridicolo confesso che mi è sembrato di tornare bambino. In più, dal momento che volevo presentare qualcosa di unico in mezzo a tante opere già diffuse prima della mia, ho dovuto muovermi con grande cura. Nei miei libri cerco sempre di inserire un evento realmente accaduto o un personaggio storico davvero vissuto, e in ‘Fantasma del passato’ il principio assume un’ importanza notevole, quindi anche per questo mi sento particolarmente legato a tale narrazione.».

Secondo lei che cosa accadde veramente nel luglio 1947 in Nuovo Messico?

«Tanto per cominciare bisogna tenere conto dell’ elevato livello di segretezza a cui l’ incidente fu sottoposto da parte dello Stato Maggiore dell’ aeronautica militare degli Stati Uniti, nonostante le dichiarazioni degli ufficiali della base locale di Roswell, che parlarono apertamente di un disco volante con tre alieni morti. In mancanza di dati ed elementi sicuri è possibile che l’ aviazione o magari i servizi segreti sperimentassero qualche nuova tecnologia di cui non volevano parlare apertamente. Dopo tutto, la Seconda Guerra Mondiale era finita da appena due anni, e Stati Uniti e Unione Sovietica si preparavano ad uno scontro senza esclusione di colpi con cui imporre sulla scena internazionale un nuovo ordine politico, militare ed economico.».

Quindi lei non sostiene davvero la pista aliena, nonostante sia alla base della sua narrazione?

«Io sono assolutamente convinto che nello spazio esista vita aliena, in quanto sarebbe illogico partire dal presupposto che la Terra sia il solo pianeta abitabile dell’ universo. Ma per quanto riguarda Roswell non sappiamo che cosa sia realmente accaduto, e forse non lo sapremo mai. Peraltro occorre ricordare che le voci riguardanti gli alieni non sono ancora state dimostrate. Tutto può essere. Con il mio libro volevo solo presentare un’ opera di fantasia.».

Quello di Roswell fu il primo incidente ufologico della storia, ma nessuno di quelli avvenuti in seguito divenne altrettanto famoso: perché, secondo lei?

«Forse per la particolare epoca in cui ebbe luogo, ossia la fine degli Anni Quaranta, e perché in quello stesso periodo venivano avvistati in più occasioni oggetti volanti non identificati e strani bagliori in molti luoghi diversi. Peraltro, in quel tempo Roswell era una tranquilla cittadina ai margini del mondo, popolata da gente semplice e da qualche vecchio cowboy non troppo diverso da quelli visti nei film western, e l’ idea di un velivolo alieno precipitato proprio da quelle parti rappresenta di per sé qualcosa di sensazionale. Gli eclatanti annunci presentati nel giro di poco tempo dalle autorità locali e il silenzio prontamente imposto dalle alte sfere contribuirono alla nascita di una leggenda tuttora vivente e appassionante.».

Lei ha basato la trama di ‘Fantasma del passato’ sul tema della religione, delle religioni ufologiche e delle sette.

«Sì, è vero. Volevo dare alla mia storia su Roswell qualcosa di particolare, e svolgendo alcune ricerche ho approfondito la mia conoscenza sulla questione delle religioni ufologiche, che negli ultimi decenni sono cresciute a dismisura per numero, influenza sociale e potere finanziario. Si pensi ad esempio al Movimento raeliano. Il contattismo e le religioni ufologiche nacquero proprio a seguito degli avvistamenti del 1947, contribuendo ampiamente a far entrare i dischi volanti nell’ immaginazione collettiva di tutto il mondo, e trovavo interessante l’ idea delle false religioni e delle sette, quindi l’ ho usata come base insieme a quella di un pericoloso intrigo politico e militare interplanetario.».

Vuole raccontarci qualcosa sulla trama?

«A Roswell, nel podere di un contadino, precipita un misterioso disco volante alieno abbattuto per errore durante un esame missilistico, e i militari, subito dopo averlo requisito insieme ai tre cadaveri umanoidi in esso rinvenuti, pubblicano la notizia suscitando molto clamore. Ma il Pentagono, lo Stato Maggiore della Difesa e l’ FBI, sostenuti dalla Casa Bianca, mettono tutto a tacere sostenendo che si è trattato di un semplice pallone sonda con manichini usato a fini meteorologici, e minacciano con durezza i testimoni oculari affinché si attengano alla versione ufficiale. Quasi cinquant’ anni dopo, nel 1994, il generale Ralph Lubic, ufficiale al comando dell’ Area 51, la base militare più segreta al mondo in cui vengono collaudate le tecnologie tratte dal disco volante di Roswell, viene contattato dal capitano Sorhd Kevolon Vaerdobiux, proveniente dal pianeta Bandror, luogo di origine del disco volante e dei tre umanoidi defunti, domandandogli aiuto nella ricerca di un loro pericoloso criminale, il commodoro Xiank Dur Kaofin, evaso dalla sua prigione mentale a seguito dell’ incidente di Roswell, e ora in grado di assumere sembianze umane. Comincia quindi un’ accurata e incessante ricerca tra le sette religiose dedite al culto degli alieni, e una corsa contro il tempo tesa a prevenire un pericoloso complotto che potrebbe determinare seri problemi in buona parte della Galassia.».

Un dettaglio che colpisce è la precisa descrizione che lei fa degli alieni, i bandroriani, un popolo potente, civile e assai progredito eppure non ancora esente da cospirazioni, rivoluzioni e delitti politici.

«Volevo fare una descrizione ampia e verosimile, evitando lo stereotipo ormai comune del popolo alieno totalmente buono oppure totalmente cattivo. Per definire i bandroriani e la loro civiltà mi sono basato molto sui kryptoniani di Superman e i Goa’ uld di ‘Stargate SG1’, due razze cosmiche molto diverse tra loro ma con caratteristiche molto interessanti. Soprattutto, volevo evidenziare il passato e la tradizione politica, sociale e religiosa di questo popolo, e per questo ho trovato una valida ispirazione nella storia romana, più precisamente nel periodo in cui si abbatté la monarchia in favore della Repubblica, nonché nell’ ordinamento dello Stato britannico, il più noto esempio di monarchia parlamentare, e nel Confucianesimo, la celebre tradizione filosofica, religiosa e morale cinese improntata sulla rettitudine. Sento quindi di aver descritto i bandroriani in modo esauriente e credibile.».


Ha avuto qualche difficoltà nello scrivere la storia?

«Ammetto di sì, in quanto ho dovuto prestare una certa attenzione ai particolari. Volevo incominciare tutto dall’ inizio, proprio con l’ incidente del 1947, e poi spostarmi al 1994, anno in cui venni a sapere di questo evento, come abbiamo detto prima. Era quindi importante trovare una spiegazione efficace per uno stacco di ben quarantasette anni dallo schianto del disco volante nel podere di Roswell al momento in cui la parte principale della storia avrebbe avuto luogo, definire la pericolosità dell’ alieno nascosto tra la nostra gente e il motivo per cui il suo popolo non si sarebbe mostrato pubblicamente al genere umano. La definizione dei dettagli mi ha richiesto tempo, e ho persino dovuto svolgere qualche ricerca nel mondo militare e in quello delle teorie del complotto, ma dopo attente riflessioni ho ricavato alcune idee che mi hanno convinto e soddisfatto.».

Scriverà altre storie tratte da questo misterioso incidente?

«Non lo escludo. Anzi, lo ritengo piuttosto probabile.».

Grazie.

«Grazie a voi, è sempre un vero piacere.».

giovedì 14 settembre 2017

«Percorsi di ascesa», la conclusione di una trilogia


Giacomo Ramella Pralungo mostra sorridendo il suo ultimo libro, «Percorsi di ascesa», edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico, la cui copertina, piuttosto suggestiva, si ispira ad un noto affresco di Michelangelo, la Creazione di Adamo: su di uno sfondo spoglio e celeste, una mano umana e una meccanica stanno per stringersi. Come lui stesso ci spiega: «Nel mondo ebraico, cristiano e musulmano l’ unione con Dio rappresenta per i mortali un’ elevazione verso qualcosa di puro e totale. Oggi, nell’ era della scienza e della tecnica, l’ unione tra uomo e tecnologia ha l’ intento di migliorare la vita, rendendola più comoda e superandone i problemi fondamentali. E’ un bell’ obiettivo, ma talvolta viene deviato da grandi malintesi che portano a intuizioni e invenzioni che lo stravolgono provocando degenerazioni estremamente pericolose.».

Con questo nuovo libro ha finalmente dato una conclusione alla trilogia di «Per i sentieri del tempo».

«Sì, finalmente. Non è stato molto semplice, perché fin dall’ inizio pensavo di fare qualcosa di diverso da quanto già affrontato nel corso dei due precedenti capitoli. Volevo che il terzo e ultimo rappresentasse uno stacco dalla consueta ambientazione, ma che ne rimanesse pur sempre conseguente. Reputavo necessario allontanarmi dalla lotta contro i Rete, che si era lungamente consumata tra viaggi nel tempo e realtà alternative, e dedicarmi a qualcosa di differente ma altrettanto importante: i legami diplomatici e culturali con Oxerin mi sono parsi un’ ottima novità da approfondire.».
Il formato cartaceo del libro;

«Percorsi di ascesa» è il seguito diretto di «Al confine della realtà», ma con Alexander Tralus morto e la vicenda che si ambienta una trentina di anni dopo il tentativo di invasione da parte dell’ Impero Terrestre rappresenta qualcosa di leggermente slegato, sicuramente più di quanto il secondo episodio fosse nei riguardi del primo.

«Certamente. Volevo assolutamente che Alexander Tralus morisse eroicamente per salvare la Terra, e pensavo che la mia trilogia non dovesse semplicemente affrontare la guerra tra lui e i Rete, quindi ho avuto l’ idea di farlo morire e di sconfiggere definitivamente gli avversari nel secondo libro, in modo tale che il figlio Benjamin potesse un giorno raccogliere la sua eredità e fungere da eroe salvatore in un diverso contesto. In ‘Al confine della realtà’ il padre promuove il primo viaggio nello spazio, a seguito del quale gli umani incontrano gli oxeriniani, di cui diventeranno alleati. La sua azione va a beneficio del popolo di Oxerin, rientra in pieno nel sogno di suo padre, quindi è vero, in questo libro l’ ambientazione è più slegata ma pur sempre connessa agli avvenimenti e al finale del capitolo precedente.».

Quanto di ciò che ha introdotto nei primi due libri è rimasto in quest’ ultimo, e quanto invece rappresenta l’ innovazione?

«Tra gli elementi fondamentali, comuni a tutti i romanzi della mia trilogia, direi di aver preservato con una certa attenzione lo spirito di ottimismo a proposito del futuro dell’ umanità, e non solo. Un tempo gli umani lottavano per sopravvivere ai penosi disastri provocati dalla guerra atomica tra la fine del XX e l’ inizio del XIX secolo, ma poi sono tornati a vivere liberamente nell’ ambiente ormai purificato del pianeta, segno che la vita procede trovando sempre una via di risanamento. Ora hanno la possibilità di viaggiare nello spazio, aprendosi a nuovi orizzonti così vasti da poterli comprendere a stento.
Per quanto riguarda l’ innovazione direi che una buona parte del libro riguarda la spiritualità e l’ ambientazione aliena. Ho voluto dare un certo risalto alle tematiche spirituali, pressoché assenti in ‘Per i sentieri del tempo’ e in ‘Al confine della realtà’, e ho colto l’ occasione per descrivere la civiltà oxeriniana direttamente sul campo.».

Per descrivere Oxerin si è molto ispirato al Tibet, sia come ambiente fisico che come civiltà.

«Esatto. Il Buddhismo tibetano è stato in assoluto la prima forma dell’ insegnamento del Buddha che ho incontrato, prima di concentrami sullo Zen giapponese. Ma il Tibet e la sua particolare scuola buddhista continuano tuttora ad affascinarmi, ecco perché ho pensato di modellare Oxerin sulle basi della geografia e della civiltà tibetane. Il Buddhismo tibetano deriva dalla fusione tra il Bön, l’ antica religione tibetana diffusa anche in certe zone del Nepal, legata allo sciamanesimo e all’ animismo, e il Buddhismo Vajrayāna, sorto a sua volta dal sincretismo tra le dottrine tantriche dell’ Induismo, fondate su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahāyāna, insieme di scuole dal contenuto filosofico e metafisico che lascia spazio al misticismo. L’ ambiente di Oxerin si rifà all’ ambiente montano del Tibet e a quello stepposo della Mongolia, altro Paese in cui è fortemente diffuso il Buddhismo dei lama, mentre la religione oxeriniana trae la sua ispirazione dalle antichissime dottrine Bön.».

Quali sono i principi su cui ha impostato la sua storia?

«Questa volta ho scelto di parlare di transumanesimo, una delle tematiche più note e variopinte della fantascienza da ormai molti anni. Fin dall’ inizio pensavo di approfondire il legame tra uomo e macchina, senza però perdermi in ovvietà e neppure ripetere inutilmente quanto già visto nella serie di ‘Terminator’ oppure con i Borg di ‘Star Trek: The Next Generation’, quindi il transumanesimo, celebre movimento culturale occidentale che sostiene l’ impiego delle scoperte scientifiche e tecnologiche per rinforzare le abilità fisiche e mentali umane, peraltro rimuovendo aspetti indesiderabili della condizione umana come malattia, invecchiamento e persino morte, mi è parso un ottimo punto di partenza. Il riferimento del titolo è relativo all’ opinione che l’ antagonista di questa vicenda ha nei riguardi del transumanesimo: un vero e proprio percorso di ascesa. L’ altro principio fondamentale della storia è, come abbiamo detto poco fa, la spiritualità: trovavo infatti interessante confrontare due entità così diverse tra loro eppure orientate allo stesso obiettivo, ossia il miglioramento dell’ individuo.
Io stesso ritengo che la scienza e la tecnologia abbiano portato vantaggi immensi nella nostra vita, e ne sono un convinto estimatore finché noi uomini e donne manterremo un ruolo centrale nella nostra stessa esistenza, senza diventarne dipendenti. Una particolare corrente transumanista, quella postumanista, sostiene che l’ informatica e le biotecnologie un giorno trasformeranno l’ uomo in qualcosa di diverso e infinitamente superiore sia fisicamente che mentalmente, rendendolo un vero e proprio essere postumano: io mi oppongo nettamente a questa visione, nella convinzione che per quanto sia giusto semplificarsi la vita con la scienza e la tecnica si debba pur sempre permettere alla natura di compiere il suo corso, senza stravolgerla. La natura ha infatti impiegato milioni di anni per renderci quello che siamo oggi, instaurando equilibri delicati e ben precisi: cambiare le carte in tavola da un giorno all’ altro non potrà che condurci a situazioni del tutto incontrollabili.».

Potrebbe raccontarci qualcosa sulla trama?

«Nel 2119 gli umani e gli oxeriniani hanno ormai solidi legami di amicizia, tanto che i rispettivi governi hanno predisposto una propria ambasciata sull’ altro mondo. In questo periodo, il maggiore Wulf Steinmann, importante ufficiale appartenente a una divisione segreta dei servizi segreti, estremamente potente ma anche spregiudicata e dalla dubbia moralità, rinviene nei sotterranei di Taly City, la capitale della Repubblica Planetaria Terrestre, un’ antica installazione ove Duncan Rete lasciò i prototipi di una nuova e potente tecnologia cibernetica. Otto anni dopo, nel 2127, i tentativi di attivare il secondo Ersdakom in Egitto provocano un disastro che scatena una scossa sismica in tutto il mondo. Benjamin Tralus, figlio di Alexander e ora sergente delle forze speciali dell’ esercito, perde la madre Kate durante una missione di salvataggio, e, sconvolto, abbandona tutto per andare in ritiro spirituale su Oxerin, sotto la guida di uno dei più rispettati maestri oxeriniani viventi. Durante una serie di meditazioni guidate ha una premonizione riguardante un disastro che sta per abbattersi molto presto su Oxerin, e non appena questa viene confermata come autentica dai presagi, dagli oracoli e dalle massime guide spirituali planetarie si mette in movimento per arrivare al responsabile, in modo da tale da prevenire la morte di milioni di innocenti. Frattanto, Steinmann, ora colonnello, scopre di soffrire di una malattia incurabile e comprende che la sua sola salvezza sta nella tecnologia cibernetica sperimentale di Duncan Rete scoperta otto anni prima.».

Ha detto che realizzare questa storia è stato difficile per lei. Come mai?

«Per molte ragioni. Tanto per cominciare, Alexander Tralus, protagonista dei primi due capitoli, era morto e quindi dovevo sostituirlo con un personaggio particolare. Fin da subito ho pensato a suo figlio, ma perché fosse in grado di compiere un’ impresa particolare dovevo necessariamente ambientare il terzo libro alcuni decenni dopo il tentativo di invasione da parte dell’ Impero Terrestre. Un’ epoca in cui molte cose sarebbero ovviamente state diverse. E poi perché, come ho già affermato, volevo andare oltre l’ eterna lotta contro i Rete. Insomma volevo introdurre qualche cambiamento tutt’ altro che scontato, ma per fortuna i temi della civiltà oxeriniana, della spiritualità e del transumanesimo postumanista mi sono ampiamente venuti in aiuto.».

Non pensa di tornare a lavorare su questa serie, magari con qualche episodio che si possa collocare tra un libro e l’ altro, o che possa fare da cornice?

«Come ‘Rogue One: A Star Wars Story’ o il prossimo film su Han Solo nel contesto della serie di ‘Guerre stellari’? Sarebbe certamente un piacevole esperimento, ma penso di aver già raccontato tutto quello che era necessario con ‘Per i sentieri del tempo’, ‘Al confine della realtà’ e ‘Percorsi di ascesa’.».
Il formato elettronico del libro;

Lei ha affermato che «Per i sentieri del tempo» è stata in assoluto la prima opera a cui si è dedicato, sebbene sia stata pubblicata dopo «Cuore di droide». Che effetto le fa sapere che la sua trilogia ora è compiuta?

«Da una parte mi dà un senso di completezza, in quanto ogni viaggio ha un inizio e una fine, ma dall’ altro provo un senso di congedo, come quando si saluta un vecchio amico che si sa di non rivedere mai più.».

Grazie per il suo intervento.


«Grazie a lei, sono sempre molto onorato.».

venerdì 17 febbraio 2017

Le turpitudini della Mafia raccontate in «Il signore del crimine»


Giacomo Ramella Pralungo mostra «Il signore del crimine», edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico, un libro dalla copertina inquietante che illustra un uomo dal volto tetro, ben vestito e armato di pistola su di uno sfondo nero. Il titolo e il nome dell’ autore sono riportati in rosso: «Nero e rosso non sono una scelta casuale: rappresentano la morte e il sangue, elementi della vita quotidiana di ogni mafioso.».
L’ inventore di storie sostiene di aver puntato molto su questo nuovo romanzo, che ha rappresentato una vera sfida per lui.

Questo è il suo primo romanzo non di fantascienza. Che cosa l’ ha spinta a scriverlo?

«Provo un certo fascino per il genere malavitoso. Da bambino e da ragazzino non l’ ho mai considerato molto, ma leggendo i giornali o seguendo i telegiornali rimanevo colpito dall’ argomento, e guardando alcuni film e telefilm la presenza di personaggi legati a Cosa Nostra mi impressionava. Percepivo i mafiosi reali e immaginari come individui potenti e temibili, avvolti da un che di misterioso. Solo nel 2005, quando vidi per la prima volta ‘Il padrino’, tratto dall’ omonimo romanzo del 1969 e interpretato dal magnifico Marlon Brando, mi interessai veramente al genere e considerai l’ idea di occuparmene.».
Versione cartacea del libro;

Quali sono i concetti fondamentali di ‘Il signore del crimine’?

«Volevo essere il più veritiero possibile, senza inventare o alterare nulla. Intendevo divulgare l’ argomento con lo strumento narrativo, per quanto sapessi di non essere il primo a farlo. Eppure, trovo che la maggior parte delle opere di narrativa, come lo stesso ‘Il padrino’ di Mario Puzo, abbiano contribuito per esigenze narrative a tinteggiare un certo alone di leggenda e romanticismo intorno ai personaggi, rendendoli affascinanti fuorilegge alla Robin Hood. Intendevo quindi presentare una storia che mostrasse i mafiosi per quello che sono, ossia delinquenti e affaristi del crimine disposti a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi.».

Desidera parlarci della trama?

«Nel 1938, Carmelo Sferrazza è un giovane contadino di Castrofilippo, in provincia di Agrigento, legato alla cosca mafiosa locale. Viene scelto personalmente da don Peppe Sedita, il capomafia, per un delitto eccellente, al cui termine scappa a New York, dove entra a far parte del potente e paventato clan degli Zambito, in cui nel corso degli anni fa carriera diventandone addirittura il capo alla barbara uccisione di don Pietro Sivero. Come nuovo capo dovrà presto affrontare continui e spietati regolamenti di conti, riuscendo infine a sconfiggere un potente gruppo ostile. Poco tempo dopo, però, viene ricattato da un poliziotto corrotto, problema che risolverà drasticamente, e contattato da un alto membro della CIA, con cui stringe un oscuro patto di sangue.
Nel 2002, però, quando è ormai vecchio e stanco e tutto sembra ormai risolto e in pace, le forze dell’ ordine newyorkesi e alcuni vecchi nemici marciano contro di lui e la sua famiglia, chiedendogli il conto del suo ignobile passato. Inizia pertanto una tenace caccia all’ obiettivo: la polizia e il tribunale lo vogliono vivo, gli altri invece desiderano danzare sul suo cadavere.».

Nel definire le vicende di Carmelo Sferrazza ha ripreso molti episodi realmente avvenuti nella storia della Mafia.
Versione elettronica del libro;

«Oh sì. Nelle mie ricerche ho analizzato molto la storia di Cosa Nostra, partendo dalla Sicilia dell’ Ottocento e giungendo alla New York di fine Novecento. Pensavo che se avessi intrecciato le vicende di don Carmelo con quelle di mafiosi realmente esistiti e preso in prestito alcuni eccidi mafiosi realmente avvenuti avrei dato a ‘Il signore del crimine’ un alto livello di verosimiglianza e attinenza alla realtà. Nel libro pertanto appaiono i noti Bugsy Siegel e Meyer Lansky, e un agguato ispirato alla strage di Duisburg.
In generale, nei miei libri amo citare un fatto storico realmente accaduto o un personaggio esistito veramente, perché da un lato contribuisco alla loro conoscenza, e dall’ altro la cosa arricchisce positivamente la mia narrazione.».

In questo libro si affronta anche il sorprendente tema della religiosità dei mafiosi.

«Confesso che si tratta di uno dei tratti della loro personalità che più mi hanno incuriosito. I mafiosi vivono la religione per regolare sé stessi: sanno benissimo di violare ripetutamente il volere di Dio, ma sostengono di essere costretti a farlo dalle circostanze, e pregano continuamente per ottenere il suo perdono.
Nella loro devozione, che io trovo del tutto manipolata, si sentono come Gesù, che secondo la tradizione portò sulle proprie spalle le colpe di tutto il mondo. Ma il vero abominio sta nel fatto che ritengono la Madonna protettrice delle loro iniziative, perché come madre e donna infinitamente buona è la sola persona capace di indurre Gesù a capire le ragioni dei loro peccati e quindi a perdonarli...».

Si assiste anche alla descrizione di alcuni significativi momenti di vita familiare, soprattutto il rapporto di Carmelo Sferrazza con la moglie e i figli.

«E’ vero. Volevo che il lettore sviluppasse un certo interesse per il personaggio non solo come mafioso, ma anche come uomo, marito e padre. In ogni istante della sua vita questo molteplice impegno non viene mai meno: ama la moglie pur senza rinunciare alla propria autorità, educa i due figli maschi perché sviluppino carattere e maniere forti e insegna alle due figlie femmine ad essere ‘brave donne e mogli’. Pertanto, Sferrazza personifica tante cose nello stesso istante.».

In queste pagine, peraltro, si affronta il tema dei legami tra CIA e Cosa Nostra.

«E’ uno degli argomenti più intriganti e discussi che ho voluto inserire nella narrazione. Corre voce che negli Anni Sessanta la Central Intelligence Agency, l’ agenzia di spionaggio statunitense, volesse servirsi di alcuni esponenti mafiosi per eliminare Fidel Castro signore del comunismo il cui dominio si trovava ad appena cinquecentotrentasei chilometri da Miami. Cosa Nostra aveva a sua volta seri motivi per vendicarsi del ‘Condottiero Supremo’, che al termine della Rivoluzione cubana aveva sottratto Cuba ai vertiginosi investimenti statunitensi: Cosa Nostra possedeva infatti alberghi di lusso con casinò e giri d’ affari milionari che si sciolsero come neve al sole. Sembra peraltro che Sam Giancana e John Roselli fossero coinvolti a vario titolo, sempre in combutta con la CIA, nelle morti di John e Robert Kennedy, e in quella di Marilyn Monroe: entrambi vennero barbaramente assassinati in circostanze mai chiarite, forse dopo aver accettato di testimoniare in sede legale circa i loro rapporti con gli 007 di Langley.».

Lei crede che un giorno Cosa Nostra verrà sconfitta?

«Come sostenne il grande Giovanni Falcone, Cosa Nostra è un fenomeno umano, e come tale ha un inizio e un’ evoluzione, e un giorno avrà anche una fine. Non è neppure una malattia sorta per caso, ma un malessere sociale sviluppatosi in precise circostanze favorevoli. Pertanto, io sono nettamente convinto che un giorno cesserà di esistere, ma temo che non sia scontato che governi e istituzioni legali abbiano seriamente l’ intenzione di combatterla e tanto meno di sconfiggerla: Cosa Nostra dispone di numerose e ricche risorse, ed essa stessa rappresenta una risorsa estremamente utile a molti in varie circostanze. Peraltro, un giorno mi colpirono molto le parole di Pietro Grasso, ex magistrato e attuale Presidente del Senato, grande esperto di Cosa Nostra, che in un’ inchiesta della RAI affermò che essa rappresenta un notevole danno alla legittima economia nazionale, e il modo più adatto per danneggiarla è colpire i suoi mercati, i suoi profitti milionari, e farle perdere i ‘clienti’: dal momento che Cosa Nostra è un’ impresa, arrestare i mafiosi e condannarli al carcere a vita in isolamento totale è solo una modesta parte della soluzione al suo problema. In passato abbiamo assistito ad arresti eccellenti e confische milionarie, ma ho il sospetto che si trattassero soltanto di obiettivi mirati, di meri colpi strategici. Ma non voglio essere pessimista a priori, mi auguro che un giorno si manifesti un governo illuminato che assicuri la giustizia e migliori la nostra società, evitando la comparsa di gente come i mafiosi.».

Grazie.


«Grazie infinite a voi per la vostra attenzione, mi fa sempre molto piacere.».

mercoledì 15 febbraio 2017

Presentando «Al confine della realtà»


Giacomo Ramella Pralungo esibisce una copia di «Al confine della realtà», disponibile su www.lulu.com in versione sia cartacea che elettronica, sostenendo che lavorare a un seguito è una cosa impegnativa, da non sottovalutare: «Con ‘Per i sentieri del tempo’ instaurai determinati equilibri narrativi, ed era mia intenzione evolverli senza però stravolgerli. Dovevo stare attento, ma ho anche potuto affrontare in maniera nuova e interessante le basi gettate con il primo libro della serie.».

Che cosa l’ ha portata a dare un seguito a «Per i sentieri del tempo»?

La versione cartacea del libro;

«Scrivere ‘Per i sentieri del tempo’ è stato assai stimolante, e avendogli dato un finale aperto avevo la possibilità di raccontare cose nuove, mostrando l’ avvenire della Terra ora che aveva scampato la distruzione, nonché il destino dei personaggi.».

Quali sono i concetti che ha usato come base di questa narrazione?

«Questa volta ho scelto di basarmi sul tema delle realtà alternative, una delle più note teorie della meccanica quantistica e ondulatoria, secondo cui esistono infiniti universi, tra cui il nostro, tutti separati tra loro e coesistenti, ognuno all’ interno di uno specifico continuum spaziotemporale e contraddistinto da una particolare versione della storia. Ho voluto peraltro parlare  dell’ invasione planetaria, del primo contatto con una popolazione aliena e del feudalesimo.».

Che cosa succede in questo libro?

«Nel 2097, Alexander Tralus, ora generale e comandante in capo delle forze armate della Repubblica Planetaria Terrestre, organizza il primo viaggio spaziale per mezzo di un velivolo appositamente modificato. Frattanto, però, viene scoperto un antichissimo dispositivo di cui non si comprendono i meccanismi e le funzioni. Tralus stesso ne rimane inavvertitamente vittima, e scopre di essere finito in una realtà alternativa in cui i Rete regnano su di un impero assoluto e teocratico che comprende l’ intero sistema solare.
Mentre tenta di tornare indietro viene a sapere che l’ imperatore Filippo IX intende occupare il suo mondo per impiantarvi un sofisticato centro di ricerca di tecnologie belliche proibite, con cui vuole sgominare il Senato Imperiale fomentandone nascostamente i vari casati di appartenenza in una lotta reciproca. Ma il sovrano e i suoi due figli maschi soccombono in un complotto ordito dal loro cugino, Antinos, duca di Atene, terzo nella linea di successione al trono, e la Lega del Nuovo Mondo si infiltra sempre più nella cospirazione interna alla famiglia reale al fine di abbattere l’ Impero Terrestre. Non potendo distruggere la porta tra le due realtà, Tralus prepara una disperata difesa avvalendosi dell’ aiuto di Edward, alter ego del proprio fratello, morto da molti anni.
Lo scontro sarà durissimo.».

Come ha vissuto l’ idea di scrivere un seguito?

«Mi è piaciuto molto, ma sapevo di non dover affrontare con leggerezza la questione, non volevo deformare e impoverire le cose. Mi chiedevo cosa sarebbe successo se i Rete avessero vinto, e le teorie della fisica di cui abbiamo parlato mi hanno permesso di rispondere e sbizzarrirmi. Generalmente affermo che le serie sia letterarie che cinematografiche funzionano meglio quando si parte fin dall’ inizio con l’ idea di realizzare più puntate. Dapprincipio non pensavo di dare un seguito a ‘Per i sentieri del tempo’, ma il suo finale aperto mi ha presto portato a chiedermi che cosa sarebbe accaduto alla Terra e a Tralus ora che la fine del mondo era stata evitata. Ho avuto l’ idea singolare di un’ invasione da parte di un mondo speculare, di un’ umanità rovesciata rispetto alla Terra del primo libro, qualcosa che si è precedentemente corso il rischio di diventare. E al termine di ‘Al confine della realtà’ sapevo che avrei lavorato a una conclusione.».

E’ curioso, leggendo il libro, ritrovare determinati personaggi presentati in una veste del tutto nuova…

«(Risata) E’ uno dei punti di forza di questa narrazione. Secondo il principio delle realtà alternative, esiste una quantità infinita di universi, ognuno contenente uno specifico corso degli eventi storici: alcuni sono molto simili, altri più diversi. Quindi la vita e le vicende dei rispettivi abitanti mutano a seconda dell’ universo in questione. Questa volta Alexander Tralus è alle prese con una Terra alternativa alla sua, in cui i Rete hanno raggiunto il passato, l’ anno 476, fondandovi un Impero, una monarchia di tipo assoluto, feudale e teocratico che nel corso dei secoli ha perfino colonizzato l’ intero sistema feudale. Molti dei personaggi già visti in ‘Per i sentieri del tempo’ ritornano in versioni nettamente diverse, come il vecchio Aldus, che ora è il conte Ruben Hotrey, aristocratico di elevato lignaggio, subdolo e raffinato, nonché presidente delle Industrie Hotrey, potente colosso industriale, e addirittura guida spirituale della Lega del Nuovo Mondo. C’ è anche un grande colpo di scena per quanto riguarda l’ Alexander Tralus alternativo.».

Il reame che i Rete instaurano in questo mondo alternativo, l’ Impero Terrestre, appare come una società o piuttosto macabra. Molti suoi cenni rimandano al Celeste Impero cinese e al medioevo…
Il formato elettronico del libro;
«E’ vero. Con l’ Impero Terrestre ho voluto affrontare i temi delle ingiustizie sociali, dell’ abuso egoistico del potere e della superstizione. Non è esattamente la società ideale in cui io stesso vorrei vivere (risata)! Al vertice vi è un imperatore dotato di poteri assoluti in quanto discendente degli dei, come il faraone in Egitto o l’ imperatore della Cina, che addirittura viveva in un complesso di palazzi noto come Città Proibita, accuratamente progettato affinché simboleggiasse la maestà del potere imperiale e riflettesse precisi principi filosofici, religiosi. Tale potere, però, negli ultimi secoli è stato notevolmente ridotto e bilanciato dal Senato Imperiale, un’ assemblea i cui membri sono aristocratici a casati di varia influenza e ricchezza.
Il reame dei Rete poggia su criteri feudali, i nove mondi che comprende sono affidati ciascuno per via ereditaria a una famiglia nobile, affiancata secondo rigidi principi da altri aristocratici. Il popolo serve nell’ esercizio delle professioni e nell’ esercito. Ovunque è diffusa una profonda superstizione, stimolata da una significativa interazione fra legge civile e religiosa, dalla fede nella divinità dell’ imperatore e nei poteri oracolari e medianici di Prajñāpala, il suo millenario consigliere. Perfino alcune famiglie nobili sono ritenute discendenti dagli dei o da alcuni eroi delle antiche mitologie, come avveniva alle gentes patrizie dell’ antica Roma.».

Questa volta la Terra stabilirà un primo contatto con un popolo alieno.

«Certamente, e insieme al tema delle realtà alternative rappresenta un notevole punto di forza della trama. Peraltro avremo l’ opportunità di vederlo avvenire in due modi differenti. Sia l’ Impero che la Repubblica Planetaria stabiliranno infatti un contatto con il remoto pianeta Oxerin. Il tema dei rapporti con questo nuovo mondo sarà fondamentale nel prossimo libro, che chiuderà la serie.».

Grazie.


«Grazie infinite, spero che questo nuovo libro vi piaccia come gli altri.».

Giacomo Ramella Pralungo ricorda il professor Robert Thurman

Prof. Robert Thurman; Autore di narrativa fantascientifica a sfondo sociale e articolista dedito a temi storici, scientifici, di mistero e ...