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giovedì 2 gennaio 2025

«La fantascienza mi accompagna con grande passione»


Il 2 gennaio si celebra la Giornata nazionale della fantascienza, una data scelta in ricordo del compleanno di Isaac Asimov, figura di grande rilievo di questo genere letterario. Una giornata che Giacomo Ramella Pralungo, autore di questo genere narrativo che ama fin dall’ infanzia, sente con vivo entusiasmo.


Che cosa rappresenta per lei la fantascienza?


«Non è facile rispondere, ma ci provo. La fantascienza è un genere letterario e cinematografico molto profondo e affascinante, che meglio di tutti parla dell’ essere umano a cui si rivolge. Come suggerisce il suo nome, valuta lo sviluppo e le conseguenze che una scienza o tecnologia può avere sull’ individuo immaginando appositamente determinate trame, e gode di una certa libertà narrativa poiché la vicenda si può ambientare nel futuro, in un altro pianeta o addirittura in una realtà alternativa. Quindi, per me la fantascienza è un genere veramente notevole, in grado di esplorare meglio di tutti il nostro infinito potenziale di esseri umani e ricordarci l’ esigenza di esercitarlo per fini positivi, per il bene di tutti anziché per un interesse personale.».


Come l’ ha scoperta?


«Ero bambino, avevo otto anni, quando lessi un racconto sull’ antologia di scuola un racconto breve su di un bambino che si risvegliava dall’ ibernazione in una città del futuro. Questa storia non era compresa nel nostro programma di studi, la notai per caso. Mi colpì molto l’ illustrazione, che raffigurava una metropoli di palazzi di ferro e vetro, con mezzi volanti, e questo bambino in una sorta di letto isolato dall’ esterno da un vetro, nel quale dormiva serenamente. Cominciai a fantasticare e interrogarmi su come saremmo diventati in futuro e che cosa avrei visto io crescendo. Mia madre, poi, mi raccontò di come nella sua gioventù vide uscire al cinema i più grandi film di questo genere: una vera fortuna per cui l’ ho sempre invidiata molto, dato che negli Anni Cinquanta e Sessanta la fantascienza era al suo apice! Mi disse più volte che quando vide un film che narrava di uno sbarco di astronauti sulla luna, lei e tutti gli altri spettatori erano poi usciti dalla sala sicurissimi che fosse praticamente impossibile che un’ idea del genere potesse avverarsi: poi, nel 1969… Quando avevo dodici anni, vidi ‘Stargate’, film che parla di un alieno che nell’ 8000 prima di Cristo raggiunge la Terra e viene venerato come una divinità egizia, il famoso Ra, per il semplice fatto che dispone di tecnologia e conoscenze scientifiche che i primitivi umani invece ignorano. Poco dopo mi imbattei in ‘Star Trek’, serie ambientata nel XIII secolo e incentrata sull’ esplorazione pacifica, e infine in ‘Guerre stellari’, basata sulla spiritualità, le antiche leggende terrestri e l’ eterna lotta tra bene e male. La fantascienza mi entrò nel cuore, e da allora mi accompagna con grande passione!».


Quali sono i suoi autori di fantascienza e relativi testi preferiti?


«Herbert George Wells, Frank Herbert e Michael Crichton. Il primo scrisse ‘La macchina del tempo’, ‘La guerra dei mondi’, ‘L’ isola del dottor Moreau’ e ‘L’ uomo invisibile’. Il secondo invece fu autore del leggendario ciclo di ‘Dune’ e l’ altro dei due romanzi di ‘Jurassic Park’.».


Lei afferma abitualmente di essere «allievo» di queste grandi figure.


«Certamente, questi tre grandissimi autori per me sono veri e propri maestri dinnanzi ai quali chino il capo umilmente. Senza di loro sarei cieco, sordo e muto. Wells, autore britannico nato in epoca vittoriana, periodo di per sé ricchissimo di eventi fondamentali, fu pioniere del genere di analisi sociale, con le sue opere affrontò i problemi della società in cui viveva per mezzo di viaggi nel tempo, invasioni aliene e scienziati spregiudicati. Parlò con grande abilità di lotta di classe, sfruttamento operaio, vanagloria dell’ umanità e impiego amorale della scienza. Herbert invece fece molte riflessioni in tema di politica, religione, abuso di potere, sviluppo e regresso culturale, fanatismo e mentalità di gregge e, soprattutto, ecologia. Fu un vero genio da cui sono rimasto sinceramente impressionato. Crichton, invece, si occupò di un filone più scientifico, e valutò quanto l’ impiego di una scienza, come l’ ingegneria genetica, sia in grado di procurare danni preoccupanti soprattutto se usata per superficiali fini commerciali e di consumo anziché per migliorare le condizioni della gente stimolando la ricerca contro le malattie o le imperfezioni. Grazie alla loro guida, ho compreso quanto vasta e complessa sia la fantascienza, quanto abbia da offrire a noi tutti. Dopo molti anni devo confessare che mi rimane ancora da apprendere.».


Quanti libri ha scritto? E quali temi affronta nei suoi libri?


«Finora ho scritto nove libri, sette dei quali di fantascienza. In essi ho parlato di ambiente, guerra, paradossi temporali, incontri ravvicinati e rapimenti alieni, sette ufologiche e teocrazia. Ho parlato anche dell’ incidente di Roswell, il misterioso incidente, presumibilmente di natura ufologica, avvenuto nel 1947 nel Nuovo Messico, e di quello avvenuto a Berwyn Mountain, in Galles, nel 1974. Ogni volta che rimango toccato da un tema penso ad una storia con cui affrontarlo, e nell’ insieme parlo sempre dell’ essere umano.».


Molte cose descritte nella fantascienza sono divenute reali, e altre lo diverranno in un futuro non molto lontano.


«E’ vero, senza l’ immaginazione degli scrittori di fantascienza, le tecnologie digitali come i telefoni cellulari, le videochiamate, i droni e altro ancora non esisterebbero. Anche cose come le carte di credito, le stampanti 3D, i tablet, gli arti protesici, la tecnologia biometrica, gli antidepressivi e Internet sono state ispirate dalla fantascienza. Si ritiene infatti che molte storie degli Anni Cinquanta e Sessanta abbiano ispirato gli scienziati della NASA a partecipare alla corsa allo spazio! Per mezzo di film distopici o quelli che ritraggono il potenziale della tecnologia, come la criopreservazione, la fantascienza ha preso in considerazione molte possibilità. Il mondo è molto cambiato nel corso dei secoli grazie all’ evoluzione della tecnologia, e nel Novecento abbiamo fatto passi giganteschi! In base alle premesse oggi in corso, chi può sapere dove saranno i nostri pronipoti alla fine di questo secolo? A volte spero, grazie alle procedure di criopreservazione, di essere ancora vivo per vederlo (risata)!».


Per lei, scrivere è una cosa davvero importante.


«Assolutamente sì, e lo è per molte ragioni. Non solo perché ne ho la passione, ma anche e soprattutto in quanto Madre Natura mi ha predisposto verso la conoscenza e la comunicazione, quindi sento il preciso bisogno di esercitare la mia mente in questa direzione: se passo del tempo senza leggere, accumulando conoscenza e scrivere, mi sento inutile. E’ una questione di conformazione personale, come nel caso di un muscolo che si atrofizza se non viene mai usato. E’ qualcosa di cui sento il richiamo, non un banale capriccio. Inoltre, l’ applicazione stessa della scrittura mi permette di mettermi alla prova in molti campi diversi, dalla scelta degli argomenti alla preparazione della trama e del testo. Direi che parlare e scrivere siano solo l’ atto finale: prima occorre avere ben presente che cosa dire, e come. Un vaso serve infatti a contenere un fiore, ma se rimane vuoto diventa inutile (risata)! Scrivere un racconto o un romanzo significa inventare una storia, del tutto oppure ispirandosi a qualcosa di vero, e raccontarla in modo chiaro, preciso, dettagliato, sensato e interessante. Occorre inoltre evitare ripetizioni e contraddizioni. Quindi, scrivere per me è importante perché costituisce la mia capacità fondamentale, e mi permette di imparare sempre cose nuove e tenere in esercizio la mia mente su più fronti diversi. E cerco di eccellere in ogni fase della preparazione di un testo ricordandomi ogni volta che questo alla fine verrà letto dal pubblico, con cui come autore stabilisco un preciso legame.».


Lei come si percepisce? Come si descriverebbe a qualcuno che le chiedesse chi è?


«Mi sento una persona indipendente, non conformista, portato a pensare e agire a modo mio. Sono molto curioso e avido di conoscenza e comprensione, socievole, cordiale, ironico, garbato e al tempo stesso so essere un po’ riservato e solitario. Pur amando la compagnia non ho il particolare bisogno di appartenere ad un gruppo. Ascoltare la mia coscienza e vivere secondo la mia esperienza, senza lasciarmi mai influenzare dagli altri, fosse anche la persona più dotta e saggia al mondo, è per me il valore più importante in assoluto. Non ho amicizie strette, ma riconosco il valore dell’ amicizia. So per esperienza diretta che è fondamentale non aderire agli schemi e alle convenzioni da cui siamo circondati, ma applicare ciò che impariamo in base a ciò che siamo. Metto in pratica l’ insegnamento ricevuto dai miei genitori, e ricordo l’ esempio di mia madre, persona particolare dai fermi principi e spontanea ed elegante nei manierismi che sempre tendeva a fare a modo proprio.».


La ringraziamo, e le auguriamo una buona Giornata nazionale della fantascienza.


«Grazie a voi, e altrettanto a tutti!».

giovedì 4 maggio 2023

Giacomo Ramella Pralungo e la fantascienza, un legame strettamente personale



Giacomo Ramella Pralungo, autore di romanzi di narrativa fantascientifica e articoli a sfondo culturale, storico e scientifico, spiega il rapporto che lo unisce al grande genere della fantascienza, una vera e propria affinità che risale all’ infanzia, se non addirittura oltre…


Seduto dando le spalle al camino e sfogliando un volume, Giacomo inizia spiegando che quando iniziò a sentire l’ esigenza di dedicarsi alla scrittura gli era chiaro che si sarebbe occupato innanzitutto di romanzi di fantascienza: «E’ un genere a cui mi sono avvicinato ad otto anni. Ero in aula, in terza elementare, quando per caso lessi durante una pausa un breve racconto sull’ antologia usata per la materia di italiano. Era una vicenda che aveva per protagonista un bambino che viveva in una città del futuro. Nella mia mente immaginai questo bambino in un ambiente del genere, proprio in un’ epoca in cui ancora si credeva che l’ ormai vicino XXI secolo avrebbe visto avverarsi una simile scenografia: in quel preciso momento mi sentì conquistato dalla fantascienza.».

Da allora, questo genere divenne una costante nella sua vita. Iniziò a guardare i primi film in televisione, da «Ritorno al futuro» a «Star Trek», per poi passare attraverso grandi generi come «Dune» e «Guerre stellari». A quindici anni lesse le opere di Herbert George Wells, a diciassette l’ esalogia di «Dune» di Frank Herbert, e a ventiquattro la serie di «Jurassic Park» di Michael Crichton: «Tra i romanzi e racconti di fantascienza si trovano alcuni tra i migliori esempi di narrativa immaginaria eppure saldamente ancorata alla realtà. Benché infatti le storie parlino di viaggi attraverso lo spazio e il tempo, tra pianeti e Galassie estremamente lontani e passati e futuri alternativi, utopici o addirittura distopici, la fantascienza non manca mai di ispirare riflessioni sul genere umano, sulla società e sulla storia, inseparabili da ciò che ci circonda nel mondo vero in cui noi tutti viviamo.». Si tratta di un genere narrativo molto ampio che si è diffuso non solo tramite libri, ma anche grazie a fumetti, cinema, serie televisive, radiodrammi, podcast, e molte altre forme d’ arte. Non è facile definirne i confini, o un preciso punto di inizio: «Il suo grande successo si rende evidente alla fine dell’ Ottocento, e da allora continua ad appassionare i suoi estimatori e guadagnarne di nuovi. Ormai, concetti complessi come vita extraterrestre, linee di tempo, intelligenze artificiali, multiversi, linee temporali, gallerie gravitazionali e teletrasporto sono scientificamente ammessi e così comuni ai lettori da non richiedere più premesse e spiegazioni affinché la trama sia chiara, e gli autori si muovono sempre più abilmente tra più generi, rendendo difficile tracciare una linea netta tra romanzi di fantascienza e ucronie, distopie, utopie, narrazioni postapocalittiche. Non mancano poi i casi in cui la fantascienza si fonde al fantastico e all’ orrorifico, benché quest’ ultimo intreccio in particolare non mi abbia mai entusiasmato...».

Il secondo romanzo di Giacomo;


Il giovane autore iniziò a scrivere intorno ai dodici anni, ma fu a partire dai quindici che si interessò più a fondo a sviluppare idee e metodo: «Era proprio il periodo in cui iniziai a leggere per passione, e il mio primo autore è stato il professor Herbert George Wells, che insieme a Jules Verne fu il pioniere della fantascienza. Il cuore fondamentale di questo genere narrativo mi parve chiaro fin da subito: la critica sociale e politica, talvolta mossa da sottile ironia, l’ anticipazione di possibili agitazioni sociali o conseguenze a catastrofi tecnologiche o naturali, le riflessioni sulla natura della realtà, del presente e della vita umana. Certo, la componente tecnica e scientifica, legata alla valutazione dell’ impatto che una scoperta o tecnologia potrebbe avere sulla società o un singolo, è molto forte, ma nella mia esperienza posso dire che è molto sbagliato identificare la fantascienza come un genere legato prettamente alla sfera scientifica e tecnologica del sapere, perché altrettanto importante è la sua componente umanistica.». Dai ventun anni ha passato molto tempo a buttare giù le idee che, anno dopo anno, avrebbero definito la sua direzione: «Dal 2015 a oggi ho pubblicato nove libri, sette dei quali di fantascienza. In essi ho voluto approfondire tematiche a me molto care come i viaggi nel tempo, le realtà alternative, le intelligenze artificiali, la vita aliena e l’ osservazione antropologica, le religioni ufolofiche e la religione nel mondo moderno. Nei testi che ho in previsione intendo invece trattare temi altrettanto notevoli come il ruolo dell’ interdipendenza in natura, con una certa attenzione al ruolo delle specie parassitarie, la predestinazione, il matriarcato, il significato dell’ essere umani e la perdita di umanità a seguito di uno sviluppo materiale incontrollato, e la possibilità di una civiltà intelligente apparsa sulla Terra prima di quella umana. Davvero molte idee, una più intrigante dell’ altra!».

L’ ultimo romanzo;


I sette libri di fantascienza di Giacomo sono stati tutti «entusiasmanti e impegnativi dalla progettazione al completamento». In essi non ha voluto lasciare nulla al caso, «ponendo attenzione ai dettagli e alla scelta delle singole parole»: «‘Cuore di droide’ e ‘Per i sentieri del tempo’ sono i primi due testi in assoluto a cui ho lavorato, pur pubblicandoli in ordine inverso. In essi ho affrontato temi tradizionali della fantascienza come le intelligenze artificiali, i viaggi nel tempo, l’ ecologia e il disastro nucleare, e li ho utilizzati come riflessione del significato dell’ umanità: essere umani è un modo di essere e sentire, si basa sulla libertà di essere sé stessi, senza imbrigliamenti, e tutto ciò che facciamo ha una precisa influenza sull’ ambiente che ci circonda e sul futuro. Lo sviluppo materiale deve essere costantemente al nostro servizio, e risultare sempre utile anziché superfluo: le macchine vanno bene purché mantengano una netta dipendenza nei nostri riguardi, quindi nessuna intelligenza artificiale! A ‘Per i sentieri del tempo’ in particolare ho dato due seguiti, ‘Al confine della realtà’ e ‘Percorsi di ascesa’, in cui rispettivamente tratto i temi del multiverso, un vero e proprio insieme di universi alternativi in cui coesistono infinite versioni diverse della storia, e del feudalesimo, un sistema oppressivo e macchinoso tenuto in piedi da intrighi e inganni intricati e pericolosi nei quali il raggiungimento di un sempre maggior potere è l’ apice dell’ ambizione, a danno del bene comune. Nel terzo e ultimo testo in particolare tocco i temi del transumanesimo postumanista, movimento culturale atto a liberare il genere umano da esperienze sgradevoli quali la malattia, la vecchiaia e la morte per mezzo della scienza e della tecnologia, non escludendo la trasformazione sia fisica che mentale delle persone in esseri non umani, per esempio organismi cibernetici, e della spiritualità, la continua ricerca atta a conoscere e approfondire l’ essenza del proprio spirito per mezzo di una costante attenzione e pratica meditativa. In ‘L’ angelo custode’ ho invece trattato il tema della morte e del ricordo delle persone care, a noi umani molto caro e valutato da alcuni esploratori alieni appartenenti ad una civiltà così antica ed avanzata per la quale si tratta di un tema assodato da lungo tempo, e vissuto senza più turbamenti. La conclusione che porto avanti in questa breve ma intensa narrazione è che quando qualcuno di importante ci lascia abbiamo il compito di ricordarlo fino alla fine dei nostri giorni. Tutti coloro che incontriamo, in quanto persone, sono realtà uniche e irripetibili, con pregi e difetti, che ci lasciano qualcosa da cui traiamo qualcosa di buono: genitori, nonni, amici e così via sono persone preziose la cui presenza ci cambia e neppure la morte può annullarne l’ influenza su di noi. Ricordarli con la mente e con il cuore è davvero una bella responsabilità!».

In tutta quest’ intensa produzione, due libri in particolare lo hanno coinvolto per impegno sia concettuale che emotivo: «Stiamo parlando di ‘Fantasma del passato’ e ‘Sotto il cielo della Porta divina’. La prima storia si basa sul celeberrimo e misterioso incidente di Roswell, avvenuto nel luglio 1947 e presto finito al centro di un animato dibattito ufologico e complottistico per il veloce e perentorio intervento da parte dei militari, che vi imposero un rigoroso segreto. Ne venni a conoscenza nel 1994, a dieci anni. Quel fatto mi colpì così tanto che per lungo tempo considerai l’ idea di trattarlo in ambito narrativo. Sostanzialmente in queste pagine parlo del tema dell’ antropologia, ossia lo studio di una cultura e dei limiti dell’ osservazione, che spesso altera ciò che si studia e quindi costringe ad agire di nascosto, del primo contatto con un genere alieno e anche delle religioni ufologiche, che dagli Anni Cinquanta ad oggi hanno raggiunto un peso sociale e culturale notevole in alternativa ai culti tradizionali con l’ aumento degli avvistamenti di UFO e di dichiarazioni di incontri ravvicinati nei quali si parla degli alieni come di figure spirituali elevate e venute a condividere con noi una nuova era spirituale. In ‘Sotto il cielo della Porta divina’, attualmente il mio ultimo romanzo, ho invece affrontato il tema della teocrazia e del lato dogmatico della religione. Da anni ripeto che con la rivoluzione scientifica iniziata nel Seicento la fede è entrata sempre più in crisi, in quanto i suoi dogmi dal Creazionismo alle vicende dell’ antico popolo ebraico così come sono riferiti nella Bibbia sono sempre più autorevolmente contestati dall’ analisi paleontologica e archeologica, ragion per cui oggi ciò che noi definiamo religione è sopravvissuto più che altro come tradizione, con un ordine sacerdotale che per secoli ha acquisito la custodia di un sistema di potere che per ovvie ragioni non vuole perdere.».

Insomma, per Giacomo la fantascienza è un genere molto potente con cui toccare l’ essenza dell’ umanità per mezzo di ciò che vive in un’ ambientazione quale lo spazio e il tempo, e che inventa, come la tecnologia e le scoperte scientifiche: «E’ uno dei generi più affascinanti e addirittura classici di sempre, perché i suoi concetti fondamentali poggiano su argomenti concreti come la nostra centralità e civiltà, e perché fin dall’ Ottocento ha costantemente saputo rimanere attuale, con una certa facilità.».

Gabriella Rosada, madre di Giacomo;


Ad un certo punto, però, ammette che il legame con la fantascienza ha anche un che di molto personale, di origine famigliare: «Quando ero ragazzino, mia madre, classe 1943, mi raccontò di quando durante gli Anni Cinquanta lei e mio zio, suo fratello maggiore di tre anni, andavano al cinema per vedere i primi film di fantascienza, ovviamente di produzione statunitense. In quel tempo vennero proiettate pellicole divenute classiche, e che io stesso a diciotto anni ho avuto la preziosa opportunità di vedere e apprezzare. Entrambi erano rimasti affascinati dall’ idea di viaggi nello spazio e nel tempo, alieni, futuri lontanissimi, androidi, vestigia di antiche civiltà perdute e così via discorrendo.». Sulle prime, come il resto del pubblico, i due giovani fratelli uscivano dalla sala cinematografica convinti che quanto visto sullo schermo fosse pura fantasia, destinato a rimanere tale: «In un film in particolare si parlava di un viaggio sulla luna, tema peraltro già toccato da Verne in uno dei suoi romanzi più noti. Tutti erano certissimi che fosse qualcosa di così irrealizzabile da non prendere sul serio l’ idea. Più tardi, però, vi fu la missione Apollo 11, che portò realmente i primi uomini sulla luna. In seguito si parlò di Marte ed esplorazione oltre i confini del nostro sistema solare, e mia madre non sottovalutò più il potere della narrativa fantascientifica.». Lei stessa era un personaggio fuori del comune, quando una cosa la colpiva riusciva a trasmettere la propria partecipazione. Era una persona molto singolare, che non amava essere imbrigliata negli schemi e combinava in sé il fascino che provava per la storia e le cose di una volta con la curiosità verso la modernità: si direbbe che la fantascienza fece presa su di lei perché vi riconosceva tutte queste cose. Mentre il suo interesse per la fantascienza aumentava, Giacomo stesso ha sempre posto una certa attenzione alle idee che negli anni si sono avverate dopo essere state anticipate dai romanzi e dai film: «Verne, Wells e Crichton, con le loro storie, e Gene Roddenberry con Star Trek, hanno anticipato indubbiamente molto di ciò che noi oggi diamo per scontato. Direi peraltro che hanno varato una forma diversa di dibattito, forse addirittura più coinvolgente ed entusiasmante di quello in forma abituale. La fantascienza si rivolge direttamente all’ essere umano, al tempo stesso suo protagonista e destinatario. Offre trame di interesse sia propriamente scientifico che sociale, scriverle e leggerle rappresenta un eccellente e interessante esercizio di riflessione. Ecco perché è fondamentale sapere di storia, scienza, costume e società ed attualità. Si può anche trattare di religione, come nel caso delle opere di ‘Dune’ di Frank Herbert, e io stesso l’ ho fatto con due testi.». Ma per lo scrittore vi è dell’ altro:

«La fantascienza è un genere che mi appassiona personalmente e che ho compreso alle basi e nelle sue ramificazioni fondamentali, o non avrei potuto dedicarmici attivamente in prima persona come autore. Al tempo stesso, è un modo per me di sentire ancora la presenza di mia madre, e l’ influsso che ha avuto sulla mia personalità e la mia preparazione culturale. Se quella lettura che feci a otto anni sulla mia antologia alle elementari mi colpì intellettivamente, l’ esperienza che mia madre in seguito divise con me fu il compimento più propriamente emotivo. Ecco perché dico sempre che la fantascienza è il mio genere del cuore: da un lato perché il legame che mi ci lega ha un’ origine vissuta nella mia casa, e dall’ altro perché è un genere che mi consente piena libertà e profondità di trattare tematiche umane vaste e concrete con cui noi tutti facciamo abitualmente i conti.».

mercoledì 13 aprile 2022

Giacomo tra religione e fantascienza


Un insolito e affascinante connubio tra la fede e il più razionalista dei generi letterari, da cui non può che venire fuori qualcosa di assai intrigante. La fantascienza è infatti la categoria della scrittura letteraria più razionalista per eccellenza, in cui si specula sulla scienza, si lavora sulla logica, sulla coerenza, sulle cause e gli effetti dei fenomeni. Eppure, strano ma vero, spesso e volentieri la fantascienza ha toccato l’ argomento religioso scaturendo opere di livello altissimo. Sorseggiando una tazza dell’ amato caffè addolcito con miele e corretto con Amaro Montenegro, la celebre bevanda spiritosa a base di quaranta erbe aromatiche selezionate che nel 1896 venne dedicata alla principessa reale Elena Petrović-Njegoš, della famiglia reale montenegrina e futura Regina d’ Italia in quanto moglie di Re Vittorio Emanuele III, Giacomo Ramella Pralungo, romanziere e articolista, scherza sulle sue simpatie monarchiche: «Perfino da una tazza di caffè trapela il mio orientamento.». Ci mostra una copia di «Fantasma del passato» e «Sotto il cielo della Porta divina», suoi ultimi romanzi di fantascienza, affermando che si tratta di produzioni molto importanti per lui: «Può sembrare contraddittorio data la natura razionale della fantascienza, ma la religione è uno dei temi maggiormente trattati e persino apprezzati in questo genere letterario e cinematografico, e sotto quasi tutti gli aspetti. I punti di vista discordanti tra fede e ragione rappresentano solamente la base di un dibattito che il genere a cui mi dedico ha ampiamente contribuito ad alimentare, e senza spirito di polemica.».

Conoscendo la sua posizione in tema di religione e la sua predilezione per le metafore sociali, abbiamo approfittato della ricorrenza pasquale di quest’ anno per conversare con sul legame tra religione e fantascienza e il suo modo personale di trattarlo.


Innanzitutto, possiamo chiederle di ricordare la sua posizione in tema di religione?


«Per i primi vent’ anni della mia vita sono stato cattolico credente. Ero assolutamente convinto che esistesse un Dio infinitamente buono e onnipotente. Nel 2004, però, dopo alcuni eventi molto dolorosi della mia esistenza mi allontanai dalla fede e tra il 2006 e il 2017 ho seguito il Buddhismo, dapprima quello tibetano e poi lo Zen. Alla fine mi allontanai anche da quel celebre credo, avendo riscontrato più o meno le stesse contraddizioni che avevo notato già nel Cristianesimo. Ora mi sono definitivamente allontanato dalla religione, che mi pare essenzialmente un sistema tradizionale di credenze, rituali e preghiere fortemente legato alla mentalità di un popolo in una certa epoca, da cui è influenzato. Ora sono legato più propriamente alla spiritualità. Nel 2015 feci persino annullare il mio battesimo.».


Lei fa sempre una distinzione tra religione e spiritualità.


«Esatto. Come ho detto, la religione è un insieme di idee e valori a cui l individuo deve adeguarsi senza accertarsi della loro veridicità, mentre la spiritualità è la cura del nostro spirito. Tutti possono essere spirituali, perfino un ateo come me. La mia spiritualità si basa su ciò che mi rende felice, come stare in compagnia di un amico, scrivere, passeggiare nella natura, fare una mezz’ ora circa di meditazione ogni mattina, astenersi dal male, fare il bene e imparare dalle mie esperienze.

Io dico sempre che si può fare a meno della religione ma non della spiritualità.».


Per lei la religione da una parte è positiva perché dà tuttora conforto a milioni di persone al mondo, ma dall’ altra reca in sé un aspetto più negativo.


«Direi che si tratta di uno dei suoi aspetti più curiosi in assoluto. Conosco molte persone che traggono conforto e beneficio dalla convinzione che YHWH, Dio, Allāh, con i suoi angeli e profeti sia sempre con loro tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Eppure, al tempo stesso io noto tre problemi fondamentali: la fede, il settarismo e la teodipendenza. La fede porta a credere a princìpi che non possono e non devono mai essere messi in discussione, nemmeno nel caso in cui urtano con la nostra coscienza. Il settarismo rende il credente orgoglioso di vivere e praticare la sola realtà concepibile al mondo, quindi ritiene gli altri una massa di infedeli. La teodipendenza, da parte sua, induce il devoto ad affidarsi totalmente alla sua entità spirituale di riferimento, che supplica per ricevere aiuto e protezione, domandandosi che cosa essa possa fare per lui anziché credere in sé stesso e nelle proprie capacità interiori.».


Per contro, lei ha sempre subito il fascino della scienza e del suo metodo, nonché del suo fine ultimo, ossia la ricerca della verità.


«Come diceva sempre mia madre, la religione afferma mentre la scienza dimostra. Il metodo scientifico si basa sulla logica, che combina osservazione, deduzione e, spesso, abduzione o sillogismo, ossia il ragionamento concatenato di tipo dimostrativo teorizzato per la prima volta dal filosofo e scienziato Aristotele per arrivare invariabilmente alla comprensione della verità per via sperimentale oltre ogni ragionevole dubbio e opinione soggettiva. Quest’ analisi non finisce mai, perché la ricerca scientifica procede costantemente e ogni scoperta può essere confermata oppure superata da una nuova intuizione comprovata dai fatti. I dogmi religiosi invece funzionano in maniera opposta, più ristagnante, quindi io credo che la realtà della scienza sia più profonda e adatta alle esigenze umane, in continua evoluzione.».


Lei è appassionato di fantascienza fin da bambino, e molto di questa attrazione viene da sua madre e suo zio.

Finto Dio in «Star Trek V»;


«Oh, sì! Mia madre, classe 1943, era estimatrice di Jules Verne, e insieme a suo fratello maggiore vide uscire al cinema quando ancora erano ragazzini i grandi classici della fantascienza degli Anni Cinquanta. Me ne parlava con grande coinvolgimento come film che la colpirono molto e che le stimolarono l’ immaginazione. La cosa che più la impressionò fu il fatto che molti dei concetti visti in quelle produzioni sarebbero state ammesse dalla scienza, soprattutto la vita su altri mondi e i viaggi nello spazio. Credo che nessun genere al mondo sappia offrire altrettanto al suo pubblico.».


La sua forma mentis come autore deve molto a scrittori quali Herbert George Wells e Michael Crichton, oltre che a registi e produttori come George Lucas e Gene Roddenberry.


«La fantascienza è soprattutto analisi sociale e umana. Vuole ipotizzare le conseguenze che una scoperta scientifica o tecnologica può avere sulla società o il singolo individuo. Io sono fermamente convinto che la migliore fantascienza passi attraverso questi quattro grandi nomi. Wells, ad esempio, parlava di viaggi nel tempo e invasioni aliene per criticare la società vittoriana in cui nacque e si acculturò, un mondo i cui abitanti, infinitamente soddisfatti di sé stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro faccenduole, tranquilli nella loro sicurezza di essere padroni della materia. Una società divisa in due classi, i borghesi e gli operai, destinate a degenerare fino a perdere ogni barlume di umanità. Crichton, invece denunciava i rischi dell’ impiego per ragioni commerciali e ricreative di grandi discipline scientifiche come la genetica, che reputava in grado di fare più danni della bomba atomica. George Lucas immaginava l’ antica ed eterna lotta tra bene e male e tra democrazia e oppressione sulla base di antichi valori epici e cavallereschi amalgamati a una visione mistica, mentre Gene Roddenberry sognava un futuro di pace, uguaglianza, sviluppo tecnico e culturale, e di intercultura.

La fantascienza si rivolge direttamente all’ essere umano, di cui parla. Curiosamente, l’ elemento scientifico e tecnologico rappresenta semplicemente uno strumento per riflettere sulla meravigliosa esperienza umana.».


Come le è venuto in mente di argomentare a proposito di religione nei suoi libri di fantascienza?


«Il tema della religione in realtà non è una novità nella fantascienza, tutt’ altro. E’ stato trattato in determinati episodi delle varie serie di ‘Star Trek’ e soprattutto in quelle di ‘Guerre stellari’, ‘Stargate’ e ‘Dune’. Per non dimenticare quella di ‘Il pianeta delle scimmie’. Buona parte dei queste produzioni risalgono agli Anni Sessanta e Settanta. Io stesso, avendo avuto trascorsi molto intensi con la religione, ho pensato di trattarla a modo mio, indicandola come formidabile strumento di potere, magari supportata da determinati trucchi tecnologici particolarmente avanzati. Con ‘Fantasma del passato’ tratto il tema delle sette e delle religioni ufologiche, in quanto uno dei personaggi è un alieno che ha assunto sembianze umane facendosi passare per una divinità sfoggiando poteri particolari che derivano dai progressi tecnici del suo mondo, mentre in ‘Sotto il cielo della Porta divina’ mi cimento con quello della teocrazia, impostasi nella Terra del futuro, popolata dai discendenti di una stirpe di ibridi umano-alieni i cui alti dignitari politici e religiosi architettano con grande cura un mito religioso relativo alle origini del mondo capace di mascherare la realtà storica.

Fantascienza e religione sono più conciliabili di quanto si creda a una prima occhiata: tra pianeti lontani, altri universi, viaggi nel tempo, futuro prossimo o remoto, è molto facile chiedersi che cosa accadrebbe se, o anche cosa sarebbe accaduto se. La fantascienza è il genere migliore per divertirsi, fare corse sfrenate nell’ immaginazione ma anche, se vogliamo, soffermarsi a pensare…».


Non si può non tenere conto dell’ influenza che Frank Herbert ha avuto su di lei, con l’ imprescindibile serie di «Dune».

Frank Herbert;


«E’ vero, io devo moltissimo a quel grande genio che fu Frank Herbert con l’ esalogia di ‘Dune’, nella quale ha tratteggiato uno degli universi immaginari più complessi, coerenti e dettagliati di tutta la fantascienza, affrontando temi articolati quali la sopravvivenza umana, l’ evoluzione, l’ ecologia e naturalmente la commistione di religione, politica e potere in generale. Leggendo questa preziosa produzione letteraria mi si è aperto un mondo, e credo proprio di non esagerare quando dico che senza questo magnifico esempio oggi come autore sarei cieco, sordo, e muto.».


Inoltre, lei ha sempre evidenziato il potere della scienza e della tecnologia e il loro impatto sulle culture più primitive.


«Assolutamente sì. Chiunque abbia tra le mani la tecnologia ha il controllo del mondo. Gli antichi romani dominarono un Impero perché costruivano strade, mentre i mongoli avevano l’ arco e la freccia, i britannici vantavano le navi, Stati Uniti e Unione Sovietica la bomba atomica, e così via discorrendo. Agli occhi di una popolazione più primitiva, una tecnologia avanzata e sconosciuta rappresenta necessariamente qualcosa di mistico, di magico. E Arthur C. Clarke affermò che la magia è una scienza che ancora non abbiamo compreso.».


E’ vero che lei ritiene verosimile la teoria del paleocontatto?


«Sì, credo che non sia da rigettare a priori. A partire dalla metà del Novecento si sono diffuse varie teorie che ipotizzano un contatto tra civiltà aliene e gli antichi popoli della Terra, come sumeri, egizi, indiani e precolombiani. E’ possibile che questi ipotetici antichi astronauti alieni siano stati venerati come divinità dai nostri antenati, perché dotati di un potere tecnologico e scientifico che sulla Terra era del tutto ignoto. Il tema calza a pennello con il connubio tra fantascienza e religione, a ben pensare.».


Tratterà ancora il tema della religione nei suoi libri?


«Sicuramente in uno, di cui ho buttato giù qualche appunto nei mesi scorsi. A grandi linee posso dire che racconterò di un mondo di umani discendenti di alcuni antichi terrestri portati da un’ aliena il cui genere visitò la Terra migliaia di anni fa ispirando il culto della Grande Madre, la celebre divinità femminile primordiale, rinvenibile in forme molto diversificate in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree del mondo a partire dalla Preistoria. In questo mondo, scoperto per caso da un gruppo di astronauti terrestri, vige una società matriarcale tuttora legato al culto della Grande Madre, che in realtà è l’ ultima esponente della sua razza, impegnata nella sua ripopolazione e che ha assunto caratteristiche analoghe al Custode visto nell’ episodio pilota di ‘Star Trek: Voyager’.

Ma credo che potrei sviluppare il tema anche in qualche altra narrazione, perché no?».


Domenica 17 aprile ci si appresta a celebrare la Pasqua cristiana. E’ vero che questa è una delle tante festività dalle origini pagane?


«Certamente, anche per il periodo in cui ricade e non solo per il suo valore dottrinario. La data di morte di Gesù non è determinabile con precisione, in quanto le indicazioni presenti nei documenti a disposizione, a cominciare dai Vangeli, sono insufficienti e persino in reciproca contraddizione. Sono concordi nel collocarla di venerdì, ma mentre per i tre sinottici questo giorno coincideva con la Pasqua ebraica, ossia il 15 Nisan, per Giovanni si trattava della vigilia di Pasqua, il 14 Nisan. Tra il 26 e 36 dopo Cristo, gli anni del mandato di Ponzio Pilato come Procurator Augusti in Giudea, vi sono solo tre date in cui il 14 Nisan è caduto di venerdì, ossia il 22 marzo 26, il 3 aprile 33 e il 30 marzo 36 secondo il calendario giuliano, che nell’ attuale calendario gregoriano corrispondono al 20 marzo, al 1º aprile e al 28 marzo. Ma per gli alti dignitari della Chiesa cristiana la deduzione del giorno esatto non è mai parso un problema urgente, e ne fecero una ricorrenza mobile.

La domenica di Pasqua è una festa celebrata da milioni di persone in tutto il mondo che onorano la Resurrezione di Gesù dalla morte, a tre giorni dalla sua Crocifissione sul Gòlgota.  La sua data viene calcolata di anno in anno per corrispondere alla prima domenica successiva alla luna piena dopo l’ equinozio di marzo, e si verifica in date diverse in tutto il mondo poiché le Chiese occidentali usano il calendario gregoriano, mentre quelle orientali usano il calendario giuliano. La maggior parte degli storici, compresi gli studiosi della Bibbia, concorda sul fatto che la Pasqua cristiana era in origine una festa pagana, non legata a Pesach, la festa che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall’ Egitto dei faraoni e il suo esodo verso la Terra Promessa e viene erroneamente detta Pasqua ebraica. Una teoria sostiene che la storia pasquale della Crocifissione e della Resurrezione sia un simbolo di rinascita e rinnovamento e racconta il ciclo delle stagioni, la morte e il ritorno del sole. Sarebbe in tono con la celebrazione di Eastra, dea germanica della primavera, che ricadeva all’ equinozio di primavera, il 21 marzo, giorno in cui la luce è uguale all’ oscurità e continuerà a crescere. Come il portatore di luce, dopo un lungo inverno buio, la divinità era spesso raffigurata insieme con la lepre, un animale che rappresentava l’ arrivo della primavera e la fertilità della stagione.

Secondo il dizionario biblico di New Unger’s, la parola Pasqua è di origine sassone, e deriverebbe proprio dal nome di Eastra. Nell’ VIII secolo gli anglosassoni avrebbero adottato questo nome per designare la celebrazione della Resurrezione di Gesù quale Figlio di Dio.».


A proposito, lei quest’ anno sarà coinvolto nella nuova edizione della Passione di Cristo, a Sordevolo…


«Sì, certamente. Si tratta di una rappresentazione di teatro popolare che dal 1815 viene allestita con cadenza quinquennale dalla popolazione del paese di Sordevolo, a pochi chilometri a da casa mia. E’ un evento a cui mi sento legato da ben ventidue anni. Questa sarà la mia terza edizione, dopo quelle del 2000 e del 2005. Come nel 2000 sarò impegnato come comparsa, nei panni di un legionario del presidio romano. E’ un ruolo che ho sempre molto amato. Nel 2005 invece interpretavo Malco, personaggio citato nei Vangeli come servo del Gran sacerdote Caifa, che accompagna Giuda Iscariota insieme ad altri uomini quando vanno ad arrestare Gesù nel giardino del Getsemani. Non ditelo a nessuno, ma durante l’ interrogatorio da parte dei sacerdoti del Tempio di Gerusalemme ero proprio quel personaggio che dava uno schiaffo a Gesù per come osava rispondere ai saggi del Sinedrio (risata)!».


Si sente di dire qualcosa a chi è rimasto cristiano credente?


«Auguro una buona Pasqua a tutti, e spero che dopo due anni infernali, se non più di due, si possa finalmente scorgere la luce alla fine del tunnel. Rivolgo inoltre un pensiero alla tragedia della guerra in Ucraina. Esorto i governi di Russia e Ucraina alla comprensione reciproca, quello degli Stati Uniti a cessare la sua politica antirussa in Europa orientale e più in generale quelli occidentali a interrompere i rifornimenti di armi, chiara mossa a sostegno della lotta armata, in favore di un serio negoziato diplomatico, che per ovvie ragioni è l’ unica vera soluzione a questo disastro.».


La ringraziamo.


«Grazie a voi, è sempre un grande piacere.».

venerdì 5 luglio 2019

I dubbi di Giacomo sulla religione espressi in «Sotto il cielo della Porta divina»



Giacomo Ramella Pralungo tiene tra le mani una copia della Bibbia cristiana e una del Corano islamico, che sfoglia in determinati passaggi sostenendo apertamente che entrambi i libri sono zeppi di atrocità e incitano alla violenza: «Pronunciandosi in materia di tolleranza religiosa, il 20 dicembre 2015 papa Francesco sostenne che non vi è alcuna differenza fra Bibbia e Corano, e che per secoli il sangue è stato versato inutilmente a causa del desiderio di separare le rispettive fedi. Bibbia e Corano sarebbero pertanto due facce di una stessa medaglia, di una sola divinità: se il Santo Padre dice che nessuno può uccidere in nome di Dio e gli imam affermano che l’ Islam è la religione della pace e non della violenza, chi come me ha letto questi testi può tranquillamente replicare che Yahweh, Dio e Allah hanno raccomandato proprio l’ opposto, che il cosiddetto Verbo si è fatto sangue…».
L’ «inventore di storie», che nei giorni scorsi ha pubblicato in formato sia cartaceo che elettronico su www.lulu.com un nuovo libro di fantascienza, «Sotto il cielo della Porta divina», improntato sul tema della religione e del suo lato oscuro ed oppressivo, motivo per cui ne abbiamo approfittato per intervistarlo, afferma che per lui la religione non è mai stata compresa come si deve dalla maggioranza, soprattutto dai credenti, praticanti o no che siano: «Io stesso, da credente, avevo l’ abitudine di leggere i testi sacri della mia tradizione, il Cattolicesimo, senza però il necessario intendimento, ma da quando sono divenuto irreligioso mi sento rabbrividire ogni volta che penso alla notevole durezza espressa nei testi sacri, i quali altro non sono che documenti lasciati da determinati uomini in precise epoche e culture secondo la propria mentalità. ‘Sotto il cielo della Porta divina’ nasce proprio dalla mia personale esigenza di evidenziare il lato oscuro di questo importante fondamento della nostra civiltà.».

Dunque, in questo nuovo libro lei affronta il tema della religione e della teocrazia. Lei è notoriamente lontano dalla religione.

«Oh sì! Sono davvero molto lontano dalla religione e dai suoi valori fondamentali. Io dico sempre che la religione aveva un senso nei tempi più antichi, quando l’ umanità si interrogava sulle origini della vita ma ancora non disponeva della scienza per arrivare ad una risposta, quindi le varie civiltà elaborarono attraverso i secoli complessi pantheon di dei, spiriti, angeli e demoni. Era qualcosa di nobile e ammirevole, certamente adatto a quei tempi. Oggi, invece, viviamo nell’ era scientifica, e per quanto le varie discipline del sapere abbiano ancora i loro limiti siamo giunti a scoprire moltissime cose di grande importanza che una persona colta è tenuta assolutamente a sapere, dal Big Bang all’ evoluzionismo illustrato da Charles Darwin, dalle dinamiche delle nostre capacità fisiologiche di guarigione a quelle del regno della natura, e così via discorrendo. Non vi è nulla di divino o celestiale in tutto ciò. La religione ha quindi fatto il suo tempo, come una zattera nel momento in cui si è giunti sull’ altra sponda di un fiume, e com’ era ovvio che fosse ha perduto molto seguito di fronte alle conferme empiriche della scienza. Peraltro, laddove ancora sussiste viene vissuta in modo molto diverso da quanto avveniva al tempo dei nostri nonni e bisnonni: direi che buona parte dei credenti di oggi ha una visione assai meno rigida di un tempo, ed è più aperta a mettersi in discussione. Questo è senz’ altro un bene.».

A che cosa si è ispirato per lo sviluppo della trama di questo nuovo libro?
Il formato cartaceo del libro;

«Sono partito dal lato più oscuro della religione, ossia la fede, il settarismo e la teodipendenza. Per sua natura, la religione è un elemento antidemocratico, che non permette all’ individuo la coltivazione di un pensiero autonomo in quanto gli impone di attenersi ai dogmi previsti in modo tale da assicurare un’ ortodossia sempre uguale a sé stessa nei secoli. Dall’ adozione di determinate verità indiscutibili, che non possono e non devono mai essere messe in dubbio, neppure quando urtano con la nostra coscienza, nasce la fede, e da questa sboccia il settarismo, ossia l’ orgoglio di possedere l’ unica realtà ammissibile, quindi la teodipendenza, vale a dire la propensione ad affidarsi completamente ad un’ entità spirituale di varia natura e potenza da propiziare in cambio di favori, cessando in tal modo di essere padroni di sé stessi: le guide spirituali assumono quindi un potere assoluto di noi. Ho poi voluto trattare il tema della teocrazia, lo Stato religioso, nel quale i precetti spirituali fungono anche da leggi civili, quindi ogni trasgressione equivale ad un peccato da castigare con punizioni corporali o spirituali, se non addirittura entrambe, mentre l’ autorità viene ritenuta sacra e inviolabile, sancita dal diritto divino. Nella descrizione della teocrazia che presento in questa narrazione mi sono basato sull’ antico Regno di Israele, sullo Stato del Vaticano, sull’ Arabia Saudita e, in piccola parte, sul vecchio Tibet. Ho anche voluto introdurre alcuni elementi presi in prestito dalla cultura persiana, come i termini ārya e magioi nomi di persona, la figura degli ulema e il fenomeno degli eunuchi. Dal sumero ho invece adottato il nome Kadingirra, usato per indicare la città di Babilonia.».

Ha anche affermato di aver tenuto conto di vari punti espressi nella serie di «Il pianeta delle scimmie», soprattutto nel film del 1968 e in quello del 2001, rispettivamente con Charlton Heston e Mark Wahlberg, nei panni degli astronauti George Taylor e Leo Davidson.

«La serie cinematografica di ‘Il pianeta delle scimmie’ è una delle mie preferite in assoluto, e infatti il mio libro deve moltissimo ad essa. Quando nel 1999 vidi per la prima volta il film originario, con l’ ineguagliabile Charlton Heston, rimasi molto colpito dal fatto che una popolazione di scimmie intelligenti e parlanti venerassero un Dio che, a loro dire, le aveva create a sua immagine e somiglianza, fornendole di un’ anima, separandole dagli altri animali e rendendole signore del mondo. E’ proprio quello che dicono di noi Bibbia e Corano (risata)! Avevo quindici anni, e fu proprio allora che cominciai a chiedermi seriamente se il buon Dio avesse creato l’ umanità a propria immagine o se non fosse stata invece l’ umanità a crearsi un Dio in accordo con le proprie sembianze, in quanto è un dato di fatto che nella nostra arroganza non riusciamo mai ad immaginare nulla di più bello di noi stessi (risata)… E’ altrettanto vero che abbiamo sempre avuto la tendenza a modellare fenomeni culturali importanti come la religione per giustificare le nostre pretese di superiorità nei riguardi sia del mondo che delle altre forme di vita, oltre che per fomentare divisioni tra di noi: da quando esiste un unico vero Dio abbiamo sempre perseguitato e ucciso nel suo nome il nostro prossimo.».

Come è nata la sua esigenza di scrivere questa storia?

«Desideravo presentare una storia che cercasse di evidenziare il lato più rigido e severo della religione, oltre che quello più esule dalla logica e dall’ empirismo, affinché il lettore comprendesse quanto siamo paradossalmente influenzati da un fenomeno che in realtà abbiamo creato noi stessi spacciandolo per una realtà rivelata proveniente dal cielo. Il dibattito sulla religione è infatti molto antico, e dal Settecento in poi, grazie agli illuministi sia francesi che tedeschi, è entrato in una fase sempre più vasta e complessa, di pari passo con l’ evoluzione della nostra mentalità e società. Nemmeno la narrativa, riflesso della storia, è rimasta immune da questa discussione tutt’ altro che banale. Persino la fantascienza, che si occupa dell’ individuo e dell’ impatto delle scoperte sulla società e lo stesso singolo, se ne è molto occupata, come dimostrato dalla leggendaria serie di ‘Dune’ di Frank Herbert, che a sua volta molto mi appassiona fin da quando ero adolescente. Io mi sono dissociato dalla religione nel 2004, quando avevo vent’ anni, e dal giorno in cui ho iniziato a svolgere ricerche storiche in proposito sono rimasto molto colpito dalla sua evoluzione sul piano storico, dottrinario e culturale. Come ho detto prima, penso che la religione non sia compiutamente compresa da chi la segue, fatto logico perché ci viene praticamente imposta fin da neonati, quando cioè siamo ancora privi della possibilità di valutare e decidere per conto nostro, e quasi tutti coloro che sostengono di credere in realtà rispondono ad un riflesso condizionato dalle semplici convenzioni sociali, e non da una personale convinzione.».

Leggendo le centoquarantotto pagine di «Sotto il cielo della Porta divina» si deduce il suo profondo scetticismo in ambito religioso. Eppure, lei un tempo era credente.
Il formato digitale del libro;

«Sì, nel corso delle mie prime venti primavere sono stato credente come tutti, in tono con l’ educazione ricevuta nel mio contesto sociale e temporale. Ma nell’ estate 2004 vissi determinati avvenimenti tristi che, unitamente a quanto avevo già precedentemente affrontato, mi portarono ad intuire che Dio non esiste affatto, quindi viene impiegato soprattutto come strumento atto a giustificare ciò che tuttora non siamo capaci di spiegare, oltre che i molti e notevoli privilegi dell’ ordine sacerdotale, che spesso io definisco una vera e propria casta. Tuttavia, non credo di dire nulla di nuovo quando affermo che i testi religiosi furono scritti da uomini, e pertanto vennero influenzati dalla mentalità di un certo popolo in una data epoca. Per esempio, la Bibbia sarebbe certamente assai diversa da quella che noi tutti conosciamo se fosse stata scritta nel Trecento, piuttosto che nel Seicento o addirittura nel Novecento. A conferma di questo principio basta soltanto leggere l’ Antico e il Nuovo Testamento per cogliere le reciproche differenze, che non sono poche. Quindi l’ idea di un Dio onnipotente e benevolo che tace davanti alla sofferenza del mondo che lui ha creato, oltre al fatto di aver scelto di non lasciare alcun indizio utile a comprovare la propria esistenza, oggi è sempre più dibattuta e contestata. Una religione, se vera, dovrebbe rimanere invariata e dal pensiero unitario, e tutti avrebbero la spontanea propensione a seguirla. Invece, in questo mondo sono fiorite moltissime religioni che nel tempo sono mutate fino a suddividersi in infinite scuole di pensiero. Più in generale, io affermo che quanto sappiamo a proposito di Dio ci viene unicamente dai mistici e dai sacerdoti, le cui affermazioni non confermabili empiricamente sono ovviamente destinate a far presa su tutte quelle menti disposte a credere già in partenza.».

Nondimeno, lei riconosce che molta gente trae tuttora un certo beneficio e conforto dalla religione.

«Certamente, perché le persone sono molto diverse tra loro, quindi hanno differenti reazioni di fronte ad uno stesso fenomeno. Io stesso ho amici che mi hanno detto di sentire Dio e Gesù oppure una particolare persona santa molto vicini a loro, e di sentirsi rincuorati ogni volta che pregano e vanno in chiesa. Ho sentito sincerità nelle loro parole, quindi ho espresso la mia contentezza in proposito raccomandandomi affinché ascoltassero sempre la propria coscienza, senza mai pendere dalle labbra del sacerdote di turno o di una guida spirituale di qualsivoglia preparazione e provenienza. Negli stessi Vangeli, che io ho personalmente letto, si riferisce che lo stesso Gesù mise in guardia i propri discepoli dai falsi profeti, che avrebbero fatto di tutto per confonderli e allontanarli dalla retta via: insomma, che si segua una religione oppure no ognuno deve rimanere il maestro di sé stesso!».

In questo libro lei riprende il tema della distopia, molto comune nella fantascienza e singolarmente adatto nel fare riflessioni di carattere sociale.

«E’ vero. La distopia è una società indesiderabile sotto tutti gli aspetti possibili, contrariamente all’ utopia, la società perfetta. Nella fantascienza sia la distopia che l’ utopia sono molto sfruttate, e si possono ambientare nel futuro, su un altro mondo oppure in una realtà alternativa alla nostra. Nel caso di questo libro ho scelto di ambientare la mia distopia nel futuro di questo pianeta, e di fondarla su concetti quali bigottismo, teocrazia, dittatura, ristagno culturale e antiprogressismo. In buona sostanza, una distopia è un espediente narrativo estremamente utile perché si fonda su determinati concetti reali e presenti del nostro mondo, che non dovremmo affatto sottovalutare. Credo che la distopia abbia avuto e abbia tuttora molta importanza nella fantascienza perché continua ad aiutarci a cogliere il lato meno nobile del mondo che noi stessi abbiamo costruito, sia pur pensando che venga chissà come dal cielo (risata)!».

Inoltre, lei ha introdotto tra i personaggi del libro la leggendaria figura del professor Stephen Hawking, per cui ha talvolta affermato di provare molta stima.

«Oh sì! Il professor Hawking è stato un titano, una figura ineguagliabile per cui ho sempre provato grande apprezzamento e ammirazione. Fin dall’ inizio coltivo l’ abitudine di citare nei miei libri un fatto storico realmente accaduto oppure un personaggio realmente vissuto. Quando iniziai a lavorare alla trama di questo libro, pensavo ad un collegamento con l’ incidente di Berwyn Mountain, un fatto misterioso realmente avvenuto in Gran Bretagna, per la precisione in Galles, nel 1974, e da subito indicato come presunto incidente ufologico, simile ai precedenti fatti di Roswell, avvenuti nel 1947. Inoltre, desideravo citare la base segreta AL/499 e il Progetto Mannequin, su cui molto si dibatte da lungo tempo. Peraltro il professor Hawking era morto da poche settimane, e per un curioso caso del destino il fatto che fosse stato un astrofisico di fama mondiale ben lo faceva adattare alle esigenze della mia narrazione: lo adottai quindi come pioniere della teoria dell’ iperspazio e progettatore della prima forma di iperpropulsore della storia umana. Era un grande pioniere della scienza e della nostra conoscenza del cosmo, nonché una persona eccezionale che seppe sopravvivere per tanti decenni ad una penosa malattia che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto farlo morire in pochissimo tempo. Per certi versi mi ricordava mia madre, anche lei molto malata e, secondo i medici, destinata a morire entro breve tempo: seppe superare ampiamente la speranza di vita, destando un certo stupore nei medici che la seguivano. Forse fu proprio il grave problema fisico che lo aveva colpito a spingerlo a stimolare al massimo il potere della sua mente. Purtroppo, individui geniali come lui si manifestano solo uno per volta!».

Possiamo domandarle di raccontarci qualcosa sulla trama?

«Con piacere. Nel 1974 ha luogo il misterioso incidente di Berwyn Mountain, a seguito del quale l’ MI6, la celebre agenzia di spionaggio britannica, rinviene un’ astronave e un cadavere alieni, che invia prontamente alla base segreta AL/499, nel Berkshire, con lo scopo di ricavare armi e tecnologie potenti atte a rafforzare la posizione strategica della Gran Bretagna nel mondo. Negli anni vengono sviluppati alcuni ibridi umano-alieni da mandare come coloni su altri mondi, una linea di organismi cibernetici da usare come supersoldati e speciali unità operaie e uno space shuttle in grado di viaggiare nell’ iperspazio, particolare tecnologia realizzata con la consulenza di Stephen Hawking, pioniere della teoria dell’ iperspazio. In seguito, nel 1989, il sergente James Charles Billington, appartenente alla RAF e distaccato al Progetto Mannequin, viene scelto come pilota per il viaggio inaugurale dello space shuttle, chiamato Ulysses, ma durante la procedura per il salto nell’ iperspazio ha luogo un’ avaria che lo manda nel futuro, nel 3529, ove scopre che il disastro in cui è rimasto coinvolto ha involontariamente provocato una serie di eventi che hanno portato all’ estinzione dell’ umanità e alla rivolta degli ibridi umano-alieni, che nei secoli si sono organizzati nel Regno di Kadingirra, una severa teocrazia retta da un sovrano assoluto assistito dal potente ordine sacerdotale dei magi. Ritenuto un demone dal terribile potere, l’ astronauta britannico viene esorcizzato e imprigionato dai magi, dai quali è presto destinato al rogo rituale, ma addentrandosi nella società del popolo ārya entra in contatto con i dissidenti, che ormai da anni chiedono più libertà venendo tuttavia perseguitati dalle autorità sia temporali che spirituali con l’ accusa di apostasia ed eresia. Una volta liberato, si vede coinvolto in una ribellione destinata a mutare per sempre il volto di Kadingirra e a scardinare le credenze tradizionali, sempre più viste come semplici miti e leggende con cui mascherare le vere origini di questo incredibile mondo di stampo medievale. Billington desidera tornare nel 1989 e mutare il corso degli eventi futuri, per cui approfitta dell’ aiuto dei dissidenti per tornare all’ Ulysses, incappando peraltro nei discendenti degli organismi cibernetici creati secoli prima all’ AL/499…».

La vicenda si ambienta in un lontano futuro, nel 3529, eppure colpisce la totale mancanza di tecnologia, e più in generale l’ avversione che il popolo ārya nutre istintivamente verso la scienza a causa di un particolare amore per la tradizione.

«E’ vero (risata), ma occorre tenere presente che questa è la caratteristica tipica delle società fondamentaliste e teocratiche, nelle quali l’ ideale religioso viene vissuto ed ingigantito ogni oltre ragionevole limite. Per certi versi mi sono ispirato all’ universo descritto dal grande Herbert in ‘Dune’, nella cui esalogia siamo di fronte ad una società feudale retta da una profonda religiosità sorta a seguito della ribellione umana contro le intelligenze artificiali che per secoli avevano avuto il predominio. Si tratta in effetti di un universo molto diverso dalla famosa Galassia lontana lontana descritta da George Lucas in ‘Guerre stellari’. Eppure, è qualcosa di suggestivo, che fa pensare. Ho ripreso questo tema perché si lega molto a quello della religione e noi tutti siamo al corrente dell’ antico e proverbiale contrasto tra fede e scienza, sacro e profano, tradizione e innovazione. E’ un tema universale, perché viene dalla nostra realtà, e penso che sia salutare rifletterci sopra adeguatamente perché non dovremmo mai dare nulla per scontato, vista l’ influenza profonda che ha nella nostra vita quotidiana. Noi italiani in particolare siamo toccati molto da vicino da una simile questione, in parte per ragioni storiche e in parte per motivi politici: in un angolo di Roma, la capitale del nostro Stato, abbiamo il Vaticano, città santa della cristianità e a sua volta Stato autonomo e indipendente con leggi proprie. I problemi nascono dal fatto che buona parte dei nostri politici è di fede cattolica, pertanto riconoscono nel papa e nella Chiesa la propria guida spirituale e morale. Il conflitto di interesse che ne nasce ci pone di fronte a molte divergenze a livello politico, sociale e religioso, oltre che in tema di tradizione e modernità. Tali controversie ci tengono evidentemente separati dagli Stati moderni, anche in contesto europeo. Io ovviamente penso che la vita sia sacra, pertanto l’ individuo dovrebbe avere un ruolo assolutamente centrale nell’ esistenza e nel mondo, inoltre mi sento legato tanto alla tradizione quanto alla modernità e allo sviluppo tecnico, scientifico e sociale, perché è bene che certi valori utili e benefici restino classici, per quanto sia bene adattare la loro applicazione alle necessità dei tempi in cui viviamo, perché il tempo ha l’ abitudine di scorrere senza sosta e di portarci costantemente i semi del cambiamento e dell’ evoluzione. In parole povere, credo nella via di mezzo tra tradizione e modernità, ad un loro connubio. Tutto ciò che la impedisce si presenta come un peso, una fonte di problemi inutili.».

La ringraziamo per questa bella intervista.

«Grazie a voi, è sempre un grande piacere.».

mercoledì 28 marzo 2018

Lo sfruttamento commerciale della fantascienza



Giacomo Ramella Pralungo è un appassionato di fantascienza fin dall’ infanzia, e da quando ha cominciato ad interessarsi di letture e a scrivere lui stesso ne segue le principali opere con una grande attenzione: «Quando guardo un film non è raro che lo valuti con un’ ottica da autore, domandandomi come avrei impostato io stesso la storia, e quando leggo un libro cerco sempre di farne miei gli aspetti positivi e di comprendere l’ influenza che l’ epoca in cui esso è stato scritto ha avuto sul suo sviluppo.». Eppure, negli ultimi anni ha identificato una particolare tendenza, soprattutto da parte del cinema, a sfruttare questo particolare genere essenzialmente per ragioni di lucro, realizzando pellicole dalla trama di qualità mediocre o povere di messaggi saldi. Una propensione che intende biasimare con la pubblicazione di oggi, e da cui dichiara di volersi mantenere lontano come scrittore impegnato nel genere.

La fantascienza ha da sempre un immenso valore per me. Ho trascorso molti dei miei momenti più lieti leggendo libri oppure guardando film legati a questo genere, e con il tempo ho imparato a seguirne le trame prestando cura ai particolari e riflettendo sullo spirito fondamentale. Ho sempre sostenuto che il lato vincente della fantascienza non fosse soltanto il suo lato fantastico in quanto tale, che effettivamente ha il potere di incantare il pubblico, quanto i concetti che essa affronta per mezzo di storie immaginarie. La prima fantascienza aveva una forte base avventurosa ed era caratterizzata dalla meraviglia per i progressi della scienza, e ben presto, soprattutto intorno agli Anni Quaranta del secolo trascorso, si occupò molto delle ripercussioni del progresso scientifico. A partire dagli Anni Cinquanta, invece, con l’ avvento della corsa agli armamenti si instaurò nei confronti della scienza un atteggiamento molto più angosciato: la guerra fredda, il consumismo, la paura del diverso, la società di massa dominata da pubblicità e televisione divennero temi basilare della «fantascienza sociologica».
Dire che la fantascienza ha uno spirito, un’ anima, una sua forma di saggezza non è che la verità: che cosa sarebbero «La macchina del tempo» e «La guerra dei mondi» di Herbert George Wells senza la critica di fondo al genere umano, notoriamente abituato a rifiutarsi polemicamente di riconoscere forze più elevate delle proprie, e ai penosi sistemi sociali di sua creazione? Sarebbe mai esistito un telefilm chiamato «Star Trek», grande opera di Gene Roddenberry, senza l’ analisi di quanto avveniva negli Anni Sessanta, epoca scossa da razzismo, sessismo, bigottismo, pudori ormai arcaici, e dall’ avanzamento di una cultura diversa, più orientata alla modernità e alla scienza? George Lucas avrebbe mai concepito la serie cinematografica di «Guerre stellari» se non avessimo mai avuto un pantheon mitologico o un vasto e multiforme concetto di bene e male?
A grande dispetto dell’ apparenza fantastica e avventurosa, la fantascienza vanta un solidissimo fondamento sia logico che morale, e io dico sempre che proprio per questo è particolarmente adatta ad affrontare l’ antichissimo tema del bene e del male.

Con l’ andare del tempo, la fantascienza divenne sempre più familiare in grado di affascinare un grande pubblico di lettori e spettatori, generando serie letterarie, televisive e cinematografiche di grande pregio, di cui io stesso subisco il fascino fin da ragazzino: a dodici anni rimasi impressionato da «Independence Day», a tredici scoprì «Guerre stellari», a quindici lessi per la prima volta le opere di Wells, e nello stesso periodo entravo in contatto con «Star Trek», a sedici mi interessai approfonditamente alla serie di «Terminator», a ventuno a quella di «Jurassic Park», di cui a ventiquattro lessi i libri del magnifico Michael Crichton. Eppure, tanto come spettatore quanto come autore non posso fare a meno di notare quanto la maggior parte di queste produzioni classiche oggi sia finita nel mirino di superficiali e aridi interessi commerciali che, di fatto, ne hanno stravolto l’ ideale originario portando alla realizzazione di storie e pellicole dallo scarso valore narrativo. In una certa misura, ma nettamente inferiore, ciò avviene anche nella narrativa, dando vita a seguiti mediocri, poveri di idee a differenza del primo episodio, quasi regolarmente destinato a divenire punto di origine di una lunga soap opera atta a stabilire una forte fidelizzazione da parte del pubblico.
Personalmente, io non credo affatto che la vendita di opere, letterarie o cinematografiche che siano, rappresenti un fattore necessariamente negativo, eppure sono assolutamente convinto che non debba costituire l’ obiettivo primario: piuttosto, scopi fondamentali di un’ opera dovrebbero essere lo stimolo a riflettere, affascinare e intrattenere. Il semplice desiderio di profitto porta inevitabilmente a dar vita a prodotti privi di anima e dunque di vera attrattiva. Questo è vero soprattutto per la fantascienza, e a conferma di questo principio ho notato quanto a Hollywood e dintorni uno stuolo di produttori avidi abbiano riesumato determinate classiche dando vita a seguiti o a veri e propri riavvii che, di fatto, non hanno saputo mantenere il livello narrativo, comunicativo e qualitativo del passato.

Tra gli esempi principali di quest’ intervento erodente che posso citare spiccano i nuovi film di «Star Trek», «Jurassic Park», «Guerre stellari», «Terminator» e «Independence Day», generi innegabilmente sfruttati in modo particolarmente inadeguato per una mera questione commerciale. Nel caso di «Star Trek» e in quello di «Guerre stellari», epopee entrambe riprese dal regista, sceneggiatore e produttore J. J. Abrams, siamo di fronte ad uno sviamento dello sviluppo della trama e dei singoli personaggi: gli ammiratori storici e più attenti fanno veramente fatica ad accettare un giovane Spock che piange e ride, sebbene sia metà umano, e addirittura fidanzato con Nyota Uhura, oppure un anziano Luke Skywalker che, affranto dai suoi fallimenti come maestro Jedi, abbandona la Galassia in balia del Primo Ordine e di Kylo Ren, suo nipote ed ex allievo ora succube di Snoke, misterioso individuo che padroneggia il lato oscuro della Forza, arrivando persino a gettare via la sua vecchia spada laser tesagli dalla giovane Rey e ad affermare che è giunto il tempo della fine dell’ ordine degli Jedi. Peraltro, il fatto che non sia stato dato un epilogo alle vicende dell’ equipaggio dell’ USS Enterprise E, comandata dal capitano Jean-Luc Picard in favore di un viaggio nel passato con cui si è creata una realtà alternativa ai tempi di James T. Kirk, condita da numerose inesattezze, e il ridimensionamento del ruolo di personaggi quali Luke, Han Solo, Chewbacca e Leila Organa, relegati a destini inadeguati a quanto avrebbero anziché potuto compiere dopo la sconfitta dell’ Impero Galattico, dimostra quanto la produzione non abbia compreso la storia e il significato essenziale di queste due serie.
«Jurassic Park», recentemente tornato in auge con la trilogia di «Jurassic World», per quanto rappresenti una storia tutto sommato accettabile e gradevole rimane destinata a lasciare interdetti gli ammiratori della prima ora, dal momento che dopo quattordici anni propone l’ apertura di un nuovo parco dei dinosauri, con un nome differente e un gruppo di personaggi alternativi, ad eccezione del dottor Henry Wu, subdolo e geniale genetista alla guida della squadra di clonatori che ha riportato in vita le più spettacolari specie di dinosauri. Neanche a dirlo, questo secondo parco subisce la stessa fine del primo, con l’ evasione degli inarrestabili dinosauri dai loro recinti, liberi di fare una strage di persone inermi. A proposito di «Terminator», infine, il quinto e ultimo film di questa leggendaria serie ideata da James Cameron nei primi Anni Ottanta mostra una storia pasticciata e senza senso, colma di errori e insensatezze e povera della robustezza narrativa che invece ha caratterizzato la trilogia originaria, soprattutto i primi due episodi diretti da Cameron, mentre per il seguito di «Independence Day», diretto da Roland Emmerich, vale il principio secondo cui un’ epopea cinematografica può avere successo solo se si parte proprio con l’ idea di realizzare una serie: il primo film si chiudeva infatti con la sconfitta e lo sterminio degli alieni che intendevano invadere e decimare la Terra, e visti gli ottimi incassi si decise di realizzare due seguiti, ma occorre tenere presente che dopo vent’ anni è estremamente difficile proseguire la storia con la stessa qualità narrativa.

Dalla valutazione dei seguiti e dei riavvii di tutte queste serie, che per me rappresentano tuttora la base della mia fantascienza, mi è del tutto chiaro che lo sfruttamento della fantascienza a fini commerciali rappresenta un fenomeno negativo, destinato ad impoverire inutilmente un genere narrativo meraviglioso e particolarmente ricco di contenuti e sfaccettature. Tanto come estimatore di tale genere, sia nella sua forma letteraria che cinematografica oppure televisiva, quanto come autore mi definisco assolutamente contrario al fenomeno. Ogni volta che penso ad una storia da cui poi ricavo un libro, è mia abitudine inserire idee e messaggi narrativi ben precisi e addirittura citare un fatto storico realmente accaduto, o un personaggio davvero vissuto, perché credo fermamente che la vera narrativa sia soprattutto uno strumento di comunicazione, non soltanto di intrattenimento. Non vi è nulla di male nel guadagnare qualche soldo, intendiamoci, ma è imperativo che un libro o un film di fantascienza debba avere un’ anima, un’ idea di fondo. Io stesso non voglio essere ricordato come un autore che scrive tanto per fare, ma come uno che crede in quello che fa, che ragiona sulla realtà che lo circonda e che trasmette le proprie impressioni nelle sue pagine. Per me, scrivere e pubblicare sono un mezzo potente con cui entro nelle case altrui senza bussare alla porta, dunque trovo molto importante farlo bene e con sostanza.

Giacomo Ramella Pralungo

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacom...