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lunedì 8 giugno 2026

Per un pugno di libri

Giacomo Ramella Pralungo


I libri e i luoghi in cui sono custoditi, le biblioteche, sono qualcosa di grande interesse sia culturale che sociale. Costituiscono un patrimonio vivo e immenso che in nazioni come la nostra toccano livelli di notevole importanza sia collettiva che individuale. Qualcosa di cui Giacomo Ramella Pralungo, scrittore e volontario alla biblioteca comunale di Occhieppo Superiore, fa esperienza nella vita di ogni giorno e quindi difende con convinzione e piacere.


Seduto in riflessione in un bel salotto, non molto lontano da una libreria, Giacomo Ramella Pralungo parla in modo semplice e chiaro sull’ importanza che dà al libro: «Trovo fondamentale esprimermi su cose di cui ho fatto io stesso esperienza, perché solo così si può essere certi di sapere ciò che si dice e si appare credibili agli altri. I libri mi accompagnano fin dai giorni delle scuole medie, da quando avevo dodici anni sento il bisogno di esercitare la scrittura in una costante evoluzione e dai quindici sono un lettore abituale. Vero, è nato tutto da una passione personale, nulla che mi sia stato imposto dall’ esterno, ma ho tratto molti benefici tangibili: leggendo e studiando ho appreso molte cose che prima ignoravo e scrivendo ho imparato a esprimermi in modo appropriato, dando importanza persino alla scelta delle singole parole. La costanza e la metodicità mi sono state di grande aiuto lungo la via.». Se nella vita ha avuto poche relazioni con le altre persone, per contro ha trovato una magnifica compagnia nei libri, alimentata da una grande curiosità di sapere sempre cose nuove e dal desiderio di ragionarci sopra: «Ma l’ importanza del libro non riguarda solo me, va molto oltre. La scrittura è stata fondamentale nella storia della nostra civiltà, poiché ci ha permesso di registrare le informazioni in modo durevole. Un testo scritto può sopravvivere per un tempo molto lungo, e così come è stato trascritto, mentre la trasmissione orale è ben più insicura: un messaggio tramandato a voce soltanto può mutare a seconda di fraintendimenti oppure manomissioni volontarie, perdendo in ogni caso l’ iniziale significato. E’ esattamente ciò che accade con i pettegolezzi di paese, anche se in questo caso le falsificazioni intenzionali sono costanti e sempre credute, e più della verità (risata)!».

Scrittore di fantascienza a sfondo sociale e articolista dedito a storia e cultura, per lui l’ idea stessa di libro è qualcosa di infinitamente prezioso: «Se la vita umana è breve, gli scritti restano e si conservano per secoli. Molto del sapere antico e del ricordo dei primi popoli della Terra può essere studiato ancora oggi soltanto perché tramandati per iscritto, dai geroglifici sui papiri in Egitto ai codici medievali degli amanuensi nei monasteri cristiani. Tante cose insegnate dai filosofi greci, dalle figure spirituali come il Buddha Śākyamuni e i pionieri della Rivoluzione scientifica nell’ Europa del Cinquecento sono sopravvissute nel tempo proprio perché sono state messe per iscritto. Vennero assicurate, diremmo noi oggi (risata)! I romanzi di narrativa spesso sono veicoli di queste stesse conoscenze, trasmesse in modo piacevole per mezzo di storie inventate ma connesse a determinati saperi: pensiamo ai romanzi storici che ci descrivono le grandi epoche del passato, oppure alla fantascienza che ragiona sull’ impatto probabile di una scoperta o tecnologia sul singolo o l’ intera società. Le biblioteche di oggi sono luoghi preziosi perché depositarie di questi patrimoni di conoscenza.».


L’ importanza di un libro è incalcolabile per ragioni culturali e comunicative, ma per contro si basa innanzitutto sull’ atteggiamento di chi scrive, non solo sulle sue capacità: «Dietro ad ogni cosa vi è sempre la persona. La scrittura è molto particolare, perché si basa sulla capacità di argomentare, di rendere un’ idea. Chi scrive esercita una grande influenza sulla società, ha il potere di influire sul pensiero altrui e quindi di causare in un modo o in un altro il bene o il male di milioni di persone, e non solo. Esistono testi che si sono rivelati molto utili per la nostra formazione culturale, mi vengono in mente i testi scientifici o i commentari di storici illuminati come il professor Alessandro Barbero, senza dimenticare i romanzi di Charles Dickens che descrissero molto bene i bassifondi del Regno Unito di epoca vittoriana, epoca di rivoluzioni tecniche, scientifiche e industriali, ma purtroppo ce ne sono altri che invece sono stati all’ origine di grandi sofferenze, come la Bibbia e il Corano, e altri ancora che hanno diffuso concezioni estreme quali l’ ideologia comunista e nazista. Io dico sempre che anche chi legge ha le proprie responsabilità: deve ragionare su ciò che legge, cercando di riconoscerne i punti di forza e i difetti. Mai pendere dalla penna di nessuno, neppure la mia!». L’ autore aggiunge di pensare che, soprattutto nelle nazioni democratiche, il potere di chi scrive sull’ opinione pubblica e le relative responsabilità siano immensi: «Sono fermamente convinto che una delle funzioni più utili di noi che lavoriamo nella comunicazione sia il combattere la falsità: si deve firmare un testo basato su informazioni e concetti autentici, ben ragionato, dettagliato, onesto e imparziale. E deve essere utile. Ciò che scriviamo viene letto, vi è un rapporto diretto e potente tra noi e i lettori. Ciò che facciamo leggere viene da noi, chi ci legge ci conosce per quello che scriviamo, ecco perché ho spesso affermato che noi scrittori siamo tra coloro che entrano in casa d’ altri senza bussare, quindi dobbiamo farlo con compostezza e buona sostanza.». Un buon libro è tale quando l’ autore non pensa di dover far trionfare per forza il proprio punto di vista, ma concetti saggi e logici, incontrovertibili e universali: «Se siamo autori, siamo coscienti di questa necessità e assumiamoci le nostre responsabilità. Anziché passare il tempo a scrivere di cronaca nera o mondana, dovremmo valutare temi utili e affascinanti con onestà e conoscenza: i lettori capiranno e ci apprezzeranno per questo.». Un punto fermo della sua attività, aggiunge, è il fatto di aver scelto di evitare di trattare questioni politiche nella sua attività autoriale: «La politica che intendo io è una cosa rara, viene dal concetto di arte del buon governo e valida per tutto il popolo di cui parlavano gli antichi greci, mentre quella moderna si basa sulla lotta tra partiti e dottrine che sono condivise da alcuni ma non da altri. E’ qualcosa che divide ed è intrappolata nella polemica. La cultura invece è molto più unificante, supera gli esclusivismi perché si rivolge alle persone. Tocca ognuno di noi. In Italia abbiamo già una lunga tradizione di autori schierati politicamente, il che non è un male ma trovo che sia spesso un limite. Il mio metro invece si basa su valori culturali, scientifici e sociali. In tal modo posso rivolgermi a tutti, senza impormi a nessuno, ed essere valutato più con la logica che con un’ idea preconcetta.».


Un libro è una cosa molto importante. Nella nostra Italia, secondo recenti statistiche, si evince che gli italiani non sono un popolo di grandi lettori, nonostante la parte notevole di letteratura mondiale nata nel nostro Paese: «E’ un dato di fatto che leggere ci faccia bene in svariati modi, per esempio aiuta lo sviluppo e il perfezionamento del linguaggio: una persona che legge migliora il proprio modo di parlare. Oltre che relazionarsi in modo più positivo con le persone, raffina il modo di scrivere migliorandone l’ ortografia e arricchendo il proprio vocabolario.». Leggere è anche una forma di sfogo, che permette di esprimere meglio i propri pensieri e ideali: «E lo so bene io, che leggo e scrivo moltissimo. La lettura può risvegliare interessi su un determinato argomento facendoci quindi appassionare, sviluppando lo spirito critico e facendo suscitare in noi domande sempre nuove. E’ una porta aperta che ci può portare in tutti i posti che vogliamo, ogni libro infatti è a sé, leggendo possiamo viaggiare senza nemmeno muoverci fisicamente.».


E le biblioteche sono a loro volta luoghi molto importanti, e non solo per motivi strettamente culturali. Un’ altra cosa che Giacomo è contento di poter personalmente confermare: «Dai primi mesi del 2023 frequento la biblioteca di Pollone e quella centrale di Biella, mentre dal settembre 2024 ho il piacere di essere volontario in quella di Occhieppo Superiore, il mio paese. Ho a che fare con un gruppo di persone in cui mi trovo bene. Noi di solito pensiamo che l’ importanza di una biblioteca si debba ai libri che custodisce, e che più ne ha e più è importante, ma da quando porto avanti questa collaborazione ho capito quanto sia legata anche ad un punto di vista sociale: è un luogo in cui viene gente, si interagisce e si fanno conoscenze. Ha una valenza non da poco nei rapporti tra persone, in cui si parla e ci si scambia idee su questioni interessanti, allontanandosi dai soliti temi relativi alle difficoltà della vita quotidiana e dai pettegolezzi vani di paese. Una biblioteca può anche essere piccola e avere pochi libri, ma abbastanza buoni da attirare qualcuno che abbia voglia di cultura e aprirsi le porte a interessi particolari che spesso condivide con gli altri. Io apprezzo molto questo aspetto.». E spiega che lui stesso ha beneficiato di questo fenomeno relazionale da quando è operativo: «Quando avevo undici anni i miei rapporti con il mio paese, Occhieppo Superiore, si disciolsero come neve al sole, perché andai a vivere in una frazione un po’ isolata e scarsamente popolata, soprattutto da anziani. Proprio in quel periodo iniziai ad andare alle scuole medie e quindi persi le mie poche amicizie degli anni precedenti, essenzialmente i miei compagni di classe alle elementari. Mi dedicavo alla scuola, mia madre era malata e infine morì poco tempo dopo, poi feci molto volontariato nel vicino paese di Sordevolo e infine ho vissuto molti anni all’ estero, in Africa occidentale. Al mio ritorno nel 2021 ero praticamente un estraneo per Occhieppo Superiore, e per me il paese era una realtà ignota. Ma da quando sono tra i volontari in biblioteca rivedo persone della mia infanzia e ne ho conosciute di nuove, e quasi tutte sanno della mia attività di scrittore, anche sui giornali e i miei siti. Parliamo abitualmente e con piacere di cultura, storia e letteratura, spesso mi si chiede che cosa sto scrivendo. Non potrei chiedere di più (risata)!».

giovedì 23 aprile 2026

Le parole sono veicolo di un significato

Giacomo Ramella Pralungo;

In un mondo sempre più propenso a esprimersi ma senza il giusto spirito di riflessione, Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa fantascientifica e articolista a sfondo storico e culturale, pensa che sia importante soffermarsi a ricordare l’ importanza delle parole e del silenzio dando maggiore spazio al messaggio di cui ogni forma di espressione è conseguenza e veicolo: «Una persona intelligente deve sempre sapere tutto quello che dice, e quando è bene tacere.».


Giacomo Ramella Pralungo sfoglia un giornale locale e tiene da una parte un libro di Alessandro Barbero, «San Francesco», che il celebre professore gli ha firmato con dedica durante una recente lezione sul celebre santo tenuta al Duomo di Biella in occasione degli ottocento anni dalla morte: «E’ sempre un grande privilegio per me incontrarlo e parlargli. Molti anni fa gli scrivevo all’ indirizzo di posta elettronica della cattedra universitaria di Vercelli presso cui insegnava, e mi rispondeva sempre. Mi fu molto utile per alcune ricerche, e oltre che per la sua conoscenza l’ ho sempre molto stimato per i manierismi gentili e disponibili. Credo che la sua capacità di esprimersi in modo semplice e diretto sia la chiave della sua notorietà e popolarità. E’ un esempio.».


L’ autore biellese riflette per un po’ e afferma di essere colpito dal fatto che nel mondo contemporaneo sia diventato molto facile per tutti accedere all’ informazione e addirittura immetterla: «La libertà di espressione è tra i diritti più importanti della persona, ed è riconosciuta legalmente e costituzionalmente insieme a quella di informazione. Siamo davvero molto fortunati, ne sono fermamente convinto. E’ una buona cosa. Siamo diventati più colti e capaci di riflettere, quindi di argomentare. Oggi si legge il giornale ed è possibile inviare un proprio intervento alla redazione, che lo manda in stampa, e con Internet c’ è stato un grande salto grazie a blog e reti sociali: basta premere un pulsante e i nostri pensieri sono leggibili in ogni parte del mondo. Però, come ogni altro diritto, comporta un dovere.». Gli chiediamo quale sia, e lui senza incertezze risponde: «L’ obbligo di riflettere su ciò che vogliamo dire. Noi lo facciamo sempre di meno. E’ un’ abitudine della nostra vita quotidiana. Viviamo in un mondo in cui si parla sempre, spesso anche solo per circostanza o addirittura senza che ve ne sia davvero bisogno, e chi parla poco viene guardato in modo strano e sospetto, come se volesse tenere le distanze dal prossimo.». E ora, con Internet, la parola vana ha conosciuto una diffusione esponenziale: «Parliamo e scriviamo molto, ma ormai ben poco di ciò che esprimiamo è veramente utile e sensato. Siamo liberi di esprimerci, ma abbiamo l’ obbligo di farlo con saggezza.».

Giacomo Ramella e Lama Paljin Rinpoche;


Giacomo indica una raffigurazione del Buddha Śākyamuni, un personaggio storico che, al di là delle costruzioni mitologiche e religiose da cui si tiene distante stima profondamente e da cui sente di aver imparato molto studiandone da vent’ anni il messaggio: «Come in seguito avrebbe fatto Gesù, non scrisse mai nulla ma molto insegnò. Si espresse più volte sull’ importanza della parola: le parole sono veicolo di un significato. Nel Buddhismo si ricorda una sua affermazione in particolare che mi ha colpito: ‘Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire’. Secondo me è meraviglioso, dovremmo ricordarci queste parole almeno una volta al giorno!». Negli anni ha visitato vari centri buddhisti tibetani, come il Samten Ling di Graglia e il Centro Mandala di Milano, retti da Lama Paljin Rinpoche con cui ha un rapporto cordiale e di stima, nonché l’ Istituto Lama Tzong Khapa di Santa Luce e il Bukkaidojo di Vercelli, appartenente alla scuola Sōtō-shū dello Zen giapponese: «Amo moltissimo l’ atmosfera di questi luoghi, in cui si parla poco e a voce bassa con la consapevolezza di quanto siano vane le parole inutili. Lama Paljin, durante uno dei nostri primi incontri, mi disse che le parole non esistono di per sé ma la mente le concepisce per intendere l’ infinito.». In essi, spiega, si rispetta il terzo valore essenziale del Nobile Ottuplice Sentiero, l’ insieme di otto principi che modellano un comportamento basato sulla rettitudine insegnato dal Buddha nel suo primo insegnamento, il Discorso di Benares: «La retta parola, ossia l’ assunzione della responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che non facciano male agli altri e di conseguenza a noi stessi. Anche il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso. In altre parole: pensare ciò che si dice, dire ciò che si pensa, parlare con gentilezza, non mentire, evitare il pettegolezzo vano e non parlare a vuoto.».


Come persona e scrittore, dedito alla fantascienza a sfondo sociale e ad articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, reperibili in larga parte su Internet, Giacomo afferma di aver avuto piena conferma di quanto sia importante ricordare quanto le parole siano uno strumento di comunicazione preciso, da cui peraltro dipende la percezione che gli altri hanno di noi: «Ciò che esprimiamo è una manifestazione diretta e chiara di noi, di quello che siamo. Hanno il potere di fare chiarezza oppure di confondere le idee, a seconda di ciò che vogliamo noi. Come persona, evito parole volgari e aspre, nonché gli argomenti di basso profilo, dalle chiacchiere mondane di paese a quelle delle riviste relative alle persone famose. Preferisco nettamente argomenti ben più utili legati a questioni pratiche e culturali. Come scrittore, quest’ abitudine mi è profondamente di aiuto, perché nei miei libri devo valutare argomenti di interesse generale e con un linguaggio appropriato, comprensibile ed essenziale. E i grandi scrittori che ho preso come esempio, da H. G. Wells a Frank Herbert, da Michael Crichton ad Antonio Spinosa, senza dimenticare Charles Dickens, Valerio Massimo Manfredi e il professor Barbero, mi sono stati di grande aiuto. Il professor Barbero specialmente mi ha dato una lezione chiara e preziosa: quando scegli di dire qualcosa, riferisci sempre le tue fonti o gli elementi che ti hanno portato a sviluppare il ragionamento. Come a suo tempo il Buddha, che ripeteva l’ importanza di limitarsi a parlare di ciò di cui abbiamo fatto esperienza diretta e debitamente compreso.». Chiediamo allo scrittore se la letteratura può aiutare a guarire il mondo, e lo vediamo pensare per un po’ prima di parlare: «Sì, se chi scrive e chi legge pone attenzione al messaggio e alla sua forma. Gli scrittori denunciano, auspicano, propongono, cercano di trasmettere valori. Di recente una missione astronautica frutto della collaborazione tra Stati Uniti, Europa, Canada, Giappone, Corea e altre nazioni ha girato attorno alla luna, e sembrava lontana anniluce dal mondo di oggi che corre spedito verso la frantumazione, e che sembra riconoscere solo la ragione del più forte, del più violento, del più bullo e persino del più villano.». Gli scrittori, dice, hanno sempre firmato testi con un certo valore sociale, denunciando le storture della loro società o, con il genere ad esempio della distopia, cercando di mettere in guardia da tendenze pericolose mentre gli utopisti hanno voluto enfatizzare proposte più costruttive: «Eppure il mondo sembra una palla troppo grossa e con un peso troppo grande perché si possa cambiare il suo senso di rotazione con le semplici parole. Io sono fermamente convinto che per migliorare le cose si debba lavorare innanzitutto sulla mente delle persone, perché è la nostra mente a costruire il mondo. Dipende solo da noi: non da un Dio o dal suo Spirito Santo, e nemmeno dal fato. L’ origine di tutto viene dalla nostra mente e la parola scritta può avere un peso enorme nell’ influenzare il pensiero individuale e collettivo. E’ certamente possibile, ma sia chi scrive che chi legge deve prestare attenzione al messaggio.».

Giacomo Ramella Pralungo ricorda il professor Robert Thurman

Prof. Robert Thurman; Autore di narrativa fantascientifica a sfondo sociale e articolista dedito a temi storici, scientifici, di mistero e ...