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lunedì 8 giugno 2026

Per un pugno di libri

Giacomo Ramella Pralungo


I libri e i luoghi in cui sono custoditi, le biblioteche, sono qualcosa di grande interesse sia culturale che sociale. Costituiscono un patrimonio vivo e immenso che in nazioni come la nostra toccano livelli di notevole importanza sia collettiva che individuale. Qualcosa di cui Giacomo Ramella Pralungo, scrittore e volontario alla biblioteca comunale di Occhieppo Superiore, fa esperienza nella vita di ogni giorno e quindi difende con convinzione e piacere.


Seduto in riflessione in un bel salotto, non molto lontano da una libreria, Giacomo Ramella Pralungo parla in modo semplice e chiaro sull’ importanza che dà al libro: «Trovo fondamentale esprimermi su cose di cui ho fatto io stesso esperienza, perché solo così si può essere certi di sapere ciò che si dice e si appare credibili agli altri. I libri mi accompagnano fin dai giorni delle scuole medie, da quando avevo dodici anni sento il bisogno di esercitare la scrittura in una costante evoluzione e dai quindici sono un lettore abituale. Vero, è nato tutto da una passione personale, nulla che mi sia stato imposto dall’ esterno, ma ho tratto molti benefici tangibili: leggendo e studiando ho appreso molte cose che prima ignoravo e scrivendo ho imparato a esprimermi in modo appropriato, dando importanza persino alla scelta delle singole parole. La costanza e la metodicità mi sono state di grande aiuto lungo la via.». Se nella vita ha avuto poche relazioni con le altre persone, per contro ha trovato una magnifica compagnia nei libri, alimentata da una grande curiosità di sapere sempre cose nuove e dal desiderio di ragionarci sopra: «Ma l’ importanza del libro non riguarda solo me, va molto oltre. La scrittura è stata fondamentale nella storia della nostra civiltà, poiché ci ha permesso di registrare le informazioni in modo durevole. Un testo scritto può sopravvivere per un tempo molto lungo, e così come è stato trascritto, mentre la trasmissione orale è ben più insicura: un messaggio tramandato a voce soltanto può mutare a seconda di fraintendimenti oppure manomissioni volontarie, perdendo in ogni caso l’ iniziale significato. E’ esattamente ciò che accade con i pettegolezzi di paese, anche se in questo caso le falsificazioni intenzionali sono costanti e sempre credute, e più della verità (risata)!».

Scrittore di fantascienza a sfondo sociale e articolista dedito a storia e cultura, per lui l’ idea stessa di libro è qualcosa di infinitamente prezioso: «Se la vita umana è breve, gli scritti restano e si conservano per secoli. Molto del sapere antico e del ricordo dei primi popoli della Terra può essere studiato ancora oggi soltanto perché tramandati per iscritto, dai geroglifici sui papiri in Egitto ai codici medievali degli amanuensi nei monasteri cristiani. Tante cose insegnate dai filosofi greci, dalle figure spirituali come il Buddha Śākyamuni e i pionieri della Rivoluzione scientifica nell’ Europa del Cinquecento sono sopravvissute nel tempo proprio perché sono state messe per iscritto. Vennero assicurate, diremmo noi oggi (risata)! I romanzi di narrativa spesso sono veicoli di queste stesse conoscenze, trasmesse in modo piacevole per mezzo di storie inventate ma connesse a determinati saperi: pensiamo ai romanzi storici che ci descrivono le grandi epoche del passato, oppure alla fantascienza che ragiona sull’ impatto probabile di una scoperta o tecnologia sul singolo o l’ intera società. Le biblioteche di oggi sono luoghi preziosi perché depositarie di questi patrimoni di conoscenza.».


L’ importanza di un libro è incalcolabile per ragioni culturali e comunicative, ma per contro si basa innanzitutto sull’ atteggiamento di chi scrive, non solo sulle sue capacità: «Dietro ad ogni cosa vi è sempre la persona. La scrittura è molto particolare, perché si basa sulla capacità di argomentare, di rendere un’ idea. Chi scrive esercita una grande influenza sulla società, ha il potere di influire sul pensiero altrui e quindi di causare in un modo o in un altro il bene o il male di milioni di persone, e non solo. Esistono testi che si sono rivelati molto utili per la nostra formazione culturale, mi vengono in mente i testi scientifici o i commentari di storici illuminati come il professor Alessandro Barbero, senza dimenticare i romanzi di Charles Dickens che descrissero molto bene i bassifondi del Regno Unito di epoca vittoriana, epoca di rivoluzioni tecniche, scientifiche e industriali, ma purtroppo ce ne sono altri che invece sono stati all’ origine di grandi sofferenze, come la Bibbia e il Corano, e altri ancora che hanno diffuso concezioni estreme quali l’ ideologia comunista e nazista. Io dico sempre che anche chi legge ha le proprie responsabilità: deve ragionare su ciò che legge, cercando di riconoscerne i punti di forza e i difetti. Mai pendere dalla penna di nessuno, neppure la mia!». L’ autore aggiunge di pensare che, soprattutto nelle nazioni democratiche, il potere di chi scrive sull’ opinione pubblica e le relative responsabilità siano immensi: «Sono fermamente convinto che una delle funzioni più utili di noi che lavoriamo nella comunicazione sia il combattere la falsità: si deve firmare un testo basato su informazioni e concetti autentici, ben ragionato, dettagliato, onesto e imparziale. E deve essere utile. Ciò che scriviamo viene letto, vi è un rapporto diretto e potente tra noi e i lettori. Ciò che facciamo leggere viene da noi, chi ci legge ci conosce per quello che scriviamo, ecco perché ho spesso affermato che noi scrittori siamo tra coloro che entrano in casa d’ altri senza bussare, quindi dobbiamo farlo con compostezza e buona sostanza.». Un buon libro è tale quando l’ autore non pensa di dover far trionfare per forza il proprio punto di vista, ma concetti saggi e logici, incontrovertibili e universali: «Se siamo autori, siamo coscienti di questa necessità e assumiamoci le nostre responsabilità. Anziché passare il tempo a scrivere di cronaca nera o mondana, dovremmo valutare temi utili e affascinanti con onestà e conoscenza: i lettori capiranno e ci apprezzeranno per questo.». Un punto fermo della sua attività, aggiunge, è il fatto di aver scelto di evitare di trattare questioni politiche nella sua attività autoriale: «La politica che intendo io è una cosa rara, viene dal concetto di arte del buon governo e valida per tutto il popolo di cui parlavano gli antichi greci, mentre quella moderna si basa sulla lotta tra partiti e dottrine che sono condivise da alcuni ma non da altri. E’ qualcosa che divide ed è intrappolata nella polemica. La cultura invece è molto più unificante, supera gli esclusivismi perché si rivolge alle persone. Tocca ognuno di noi. In Italia abbiamo già una lunga tradizione di autori schierati politicamente, il che non è un male ma trovo che sia spesso un limite. Il mio metro invece si basa su valori culturali, scientifici e sociali. In tal modo posso rivolgermi a tutti, senza impormi a nessuno, ed essere valutato più con la logica che con un’ idea preconcetta.».


Un libro è una cosa molto importante. Nella nostra Italia, secondo recenti statistiche, si evince che gli italiani non sono un popolo di grandi lettori, nonostante la parte notevole di letteratura mondiale nata nel nostro Paese: «E’ un dato di fatto che leggere ci faccia bene in svariati modi, per esempio aiuta lo sviluppo e il perfezionamento del linguaggio: una persona che legge migliora il proprio modo di parlare. Oltre che relazionarsi in modo più positivo con le persone, raffina il modo di scrivere migliorandone l’ ortografia e arricchendo il proprio vocabolario.». Leggere è anche una forma di sfogo, che permette di esprimere meglio i propri pensieri e ideali: «E lo so bene io, che leggo e scrivo moltissimo. La lettura può risvegliare interessi su un determinato argomento facendoci quindi appassionare, sviluppando lo spirito critico e facendo suscitare in noi domande sempre nuove. E’ una porta aperta che ci può portare in tutti i posti che vogliamo, ogni libro infatti è a sé, leggendo possiamo viaggiare senza nemmeno muoverci fisicamente.».


E le biblioteche sono a loro volta luoghi molto importanti, e non solo per motivi strettamente culturali. Un’ altra cosa che Giacomo è contento di poter personalmente confermare: «Dai primi mesi del 2023 frequento la biblioteca di Pollone e quella centrale di Biella, mentre dal settembre 2024 ho il piacere di essere volontario in quella di Occhieppo Superiore, il mio paese. Ho a che fare con un gruppo di persone in cui mi trovo bene. Noi di solito pensiamo che l’ importanza di una biblioteca si debba ai libri che custodisce, e che più ne ha e più è importante, ma da quando porto avanti questa collaborazione ho capito quanto sia legata anche ad un punto di vista sociale: è un luogo in cui viene gente, si interagisce e si fanno conoscenze. Ha una valenza non da poco nei rapporti tra persone, in cui si parla e ci si scambia idee su questioni interessanti, allontanandosi dai soliti temi relativi alle difficoltà della vita quotidiana e dai pettegolezzi vani di paese. Una biblioteca può anche essere piccola e avere pochi libri, ma abbastanza buoni da attirare qualcuno che abbia voglia di cultura e aprirsi le porte a interessi particolari che spesso condivide con gli altri. Io apprezzo molto questo aspetto.». E spiega che lui stesso ha beneficiato di questo fenomeno relazionale da quando è operativo: «Quando avevo undici anni i miei rapporti con il mio paese, Occhieppo Superiore, si disciolsero come neve al sole, perché andai a vivere in una frazione un po’ isolata e scarsamente popolata, soprattutto da anziani. Proprio in quel periodo iniziai ad andare alle scuole medie e quindi persi le mie poche amicizie degli anni precedenti, essenzialmente i miei compagni di classe alle elementari. Mi dedicavo alla scuola, mia madre era malata e infine morì poco tempo dopo, poi feci molto volontariato nel vicino paese di Sordevolo e infine ho vissuto molti anni all’ estero, in Africa occidentale. Al mio ritorno nel 2021 ero praticamente un estraneo per Occhieppo Superiore, e per me il paese era una realtà ignota. Ma da quando sono tra i volontari in biblioteca rivedo persone della mia infanzia e ne ho conosciute di nuove, e quasi tutte sanno della mia attività di scrittore, anche sui giornali e i miei siti. Parliamo abitualmente e con piacere di cultura, storia e letteratura, spesso mi si chiede che cosa sto scrivendo. Non potrei chiedere di più (risata)!».

giovedì 23 aprile 2026

Le parole sono veicolo di un significato

Giacomo Ramella Pralungo;

In un mondo sempre più propenso a esprimersi ma senza il giusto spirito di riflessione, Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa fantascientifica e articolista a sfondo storico e culturale, pensa che sia importante soffermarsi a ricordare l’ importanza delle parole e del silenzio dando maggiore spazio al messaggio di cui ogni forma di espressione è conseguenza e veicolo: «Una persona intelligente deve sempre sapere tutto quello che dice, e quando è bene tacere.».


Giacomo Ramella Pralungo sfoglia un giornale locale e tiene da una parte un libro di Alessandro Barbero, «San Francesco», che il celebre professore gli ha firmato con dedica durante una recente lezione sul celebre santo tenuta al Duomo di Biella in occasione degli ottocento anni dalla morte: «E’ sempre un grande privilegio per me incontrarlo e parlargli. Molti anni fa gli scrivevo all’ indirizzo di posta elettronica della cattedra universitaria di Vercelli presso cui insegnava, e mi rispondeva sempre. Mi fu molto utile per alcune ricerche, e oltre che per la sua conoscenza l’ ho sempre molto stimato per i manierismi gentili e disponibili. Credo che la sua capacità di esprimersi in modo semplice e diretto sia la chiave della sua notorietà e popolarità. E’ un esempio.».


L’ autore biellese riflette per un po’ e afferma di essere colpito dal fatto che nel mondo contemporaneo sia diventato molto facile per tutti accedere all’ informazione e addirittura immetterla: «La libertà di espressione è tra i diritti più importanti della persona, ed è riconosciuta legalmente e costituzionalmente insieme a quella di informazione. Siamo davvero molto fortunati, ne sono fermamente convinto. E’ una buona cosa. Siamo diventati più colti e capaci di riflettere, quindi di argomentare. Oggi si legge il giornale ed è possibile inviare un proprio intervento alla redazione, che lo manda in stampa, e con Internet c’ è stato un grande salto grazie a blog e reti sociali: basta premere un pulsante e i nostri pensieri sono leggibili in ogni parte del mondo. Però, come ogni altro diritto, comporta un dovere.». Gli chiediamo quale sia, e lui senza incertezze risponde: «L’ obbligo di riflettere su ciò che vogliamo dire. Noi lo facciamo sempre di meno. E’ un’ abitudine della nostra vita quotidiana. Viviamo in un mondo in cui si parla sempre, spesso anche solo per circostanza o addirittura senza che ve ne sia davvero bisogno, e chi parla poco viene guardato in modo strano e sospetto, come se volesse tenere le distanze dal prossimo.». E ora, con Internet, la parola vana ha conosciuto una diffusione esponenziale: «Parliamo e scriviamo molto, ma ormai ben poco di ciò che esprimiamo è veramente utile e sensato. Siamo liberi di esprimerci, ma abbiamo l’ obbligo di farlo con saggezza.».

Giacomo Ramella e Lama Paljin Rinpoche;


Giacomo indica una raffigurazione del Buddha Śākyamuni, un personaggio storico che, al di là delle costruzioni mitologiche e religiose da cui si tiene distante stima profondamente e da cui sente di aver imparato molto studiandone da vent’ anni il messaggio: «Come in seguito avrebbe fatto Gesù, non scrisse mai nulla ma molto insegnò. Si espresse più volte sull’ importanza della parola: le parole sono veicolo di un significato. Nel Buddhismo si ricorda una sua affermazione in particolare che mi ha colpito: ‘Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire’. Secondo me è meraviglioso, dovremmo ricordarci queste parole almeno una volta al giorno!». Negli anni ha visitato vari centri buddhisti tibetani, come il Samten Ling di Graglia e il Centro Mandala di Milano, retti da Lama Paljin Rinpoche con cui ha un rapporto cordiale e di stima, nonché l’ Istituto Lama Tzong Khapa di Santa Luce e il Bukkaidojo di Vercelli, appartenente alla scuola Sōtō-shū dello Zen giapponese: «Amo moltissimo l’ atmosfera di questi luoghi, in cui si parla poco e a voce bassa con la consapevolezza di quanto siano vane le parole inutili. Lama Paljin, durante uno dei nostri primi incontri, mi disse che le parole non esistono di per sé ma la mente le concepisce per intendere l’ infinito.». In essi, spiega, si rispetta il terzo valore essenziale del Nobile Ottuplice Sentiero, l’ insieme di otto principi che modellano un comportamento basato sulla rettitudine insegnato dal Buddha nel suo primo insegnamento, il Discorso di Benares: «La retta parola, ossia l’ assunzione della responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che non facciano male agli altri e di conseguenza a noi stessi. Anche il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso. In altre parole: pensare ciò che si dice, dire ciò che si pensa, parlare con gentilezza, non mentire, evitare il pettegolezzo vano e non parlare a vuoto.».


Come persona e scrittore, dedito alla fantascienza a sfondo sociale e ad articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, reperibili in larga parte su Internet, Giacomo afferma di aver avuto piena conferma di quanto sia importante ricordare quanto le parole siano uno strumento di comunicazione preciso, da cui peraltro dipende la percezione che gli altri hanno di noi: «Ciò che esprimiamo è una manifestazione diretta e chiara di noi, di quello che siamo. Hanno il potere di fare chiarezza oppure di confondere le idee, a seconda di ciò che vogliamo noi. Come persona, evito parole volgari e aspre, nonché gli argomenti di basso profilo, dalle chiacchiere mondane di paese a quelle delle riviste relative alle persone famose. Preferisco nettamente argomenti ben più utili legati a questioni pratiche e culturali. Come scrittore, quest’ abitudine mi è profondamente di aiuto, perché nei miei libri devo valutare argomenti di interesse generale e con un linguaggio appropriato, comprensibile ed essenziale. E i grandi scrittori che ho preso come esempio, da H. G. Wells a Frank Herbert, da Michael Crichton ad Antonio Spinosa, senza dimenticare Charles Dickens, Valerio Massimo Manfredi e il professor Barbero, mi sono stati di grande aiuto. Il professor Barbero specialmente mi ha dato una lezione chiara e preziosa: quando scegli di dire qualcosa, riferisci sempre le tue fonti o gli elementi che ti hanno portato a sviluppare il ragionamento. Come a suo tempo il Buddha, che ripeteva l’ importanza di limitarsi a parlare di ciò di cui abbiamo fatto esperienza diretta e debitamente compreso.». Chiediamo allo scrittore se la letteratura può aiutare a guarire il mondo, e lo vediamo pensare per un po’ prima di parlare: «Sì, se chi scrive e chi legge pone attenzione al messaggio e alla sua forma. Gli scrittori denunciano, auspicano, propongono, cercano di trasmettere valori. Di recente una missione astronautica frutto della collaborazione tra Stati Uniti, Europa, Canada, Giappone, Corea e altre nazioni ha girato attorno alla luna, e sembrava lontana anniluce dal mondo di oggi che corre spedito verso la frantumazione, e che sembra riconoscere solo la ragione del più forte, del più violento, del più bullo e persino del più villano.». Gli scrittori, dice, hanno sempre firmato testi con un certo valore sociale, denunciando le storture della loro società o, con il genere ad esempio della distopia, cercando di mettere in guardia da tendenze pericolose mentre gli utopisti hanno voluto enfatizzare proposte più costruttive: «Eppure il mondo sembra una palla troppo grossa e con un peso troppo grande perché si possa cambiare il suo senso di rotazione con le semplici parole. Io sono fermamente convinto che per migliorare le cose si debba lavorare innanzitutto sulla mente delle persone, perché è la nostra mente a costruire il mondo. Dipende solo da noi: non da un Dio o dal suo Spirito Santo, e nemmeno dal fato. L’ origine di tutto viene dalla nostra mente e la parola scritta può avere un peso enorme nell’ influenzare il pensiero individuale e collettivo. E’ certamente possibile, ma sia chi scrive che chi legge deve prestare attenzione al messaggio.».

giovedì 4 maggio 2023

Giacomo Ramella Pralungo e la fantascienza, un legame strettamente personale



Giacomo Ramella Pralungo, autore di romanzi di narrativa fantascientifica e articoli a sfondo culturale, storico e scientifico, spiega il rapporto che lo unisce al grande genere della fantascienza, una vera e propria affinità che risale all’ infanzia, se non addirittura oltre…


Seduto dando le spalle al camino e sfogliando un volume, Giacomo inizia spiegando che quando iniziò a sentire l’ esigenza di dedicarsi alla scrittura gli era chiaro che si sarebbe occupato innanzitutto di romanzi di fantascienza: «E’ un genere a cui mi sono avvicinato ad otto anni. Ero in aula, in terza elementare, quando per caso lessi durante una pausa un breve racconto sull’ antologia usata per la materia di italiano. Era una vicenda che aveva per protagonista un bambino che viveva in una città del futuro. Nella mia mente immaginai questo bambino in un ambiente del genere, proprio in un’ epoca in cui ancora si credeva che l’ ormai vicino XXI secolo avrebbe visto avverarsi una simile scenografia: in quel preciso momento mi sentì conquistato dalla fantascienza.».

Da allora, questo genere divenne una costante nella sua vita. Iniziò a guardare i primi film in televisione, da «Ritorno al futuro» a «Star Trek», per poi passare attraverso grandi generi come «Dune» e «Guerre stellari». A quindici anni lesse le opere di Herbert George Wells, a diciassette l’ esalogia di «Dune» di Frank Herbert, e a ventiquattro la serie di «Jurassic Park» di Michael Crichton: «Tra i romanzi e racconti di fantascienza si trovano alcuni tra i migliori esempi di narrativa immaginaria eppure saldamente ancorata alla realtà. Benché infatti le storie parlino di viaggi attraverso lo spazio e il tempo, tra pianeti e Galassie estremamente lontani e passati e futuri alternativi, utopici o addirittura distopici, la fantascienza non manca mai di ispirare riflessioni sul genere umano, sulla società e sulla storia, inseparabili da ciò che ci circonda nel mondo vero in cui noi tutti viviamo.». Si tratta di un genere narrativo molto ampio che si è diffuso non solo tramite libri, ma anche grazie a fumetti, cinema, serie televisive, radiodrammi, podcast, e molte altre forme d’ arte. Non è facile definirne i confini, o un preciso punto di inizio: «Il suo grande successo si rende evidente alla fine dell’ Ottocento, e da allora continua ad appassionare i suoi estimatori e guadagnarne di nuovi. Ormai, concetti complessi come vita extraterrestre, linee di tempo, intelligenze artificiali, multiversi, linee temporali, gallerie gravitazionali e teletrasporto sono scientificamente ammessi e così comuni ai lettori da non richiedere più premesse e spiegazioni affinché la trama sia chiara, e gli autori si muovono sempre più abilmente tra più generi, rendendo difficile tracciare una linea netta tra romanzi di fantascienza e ucronie, distopie, utopie, narrazioni postapocalittiche. Non mancano poi i casi in cui la fantascienza si fonde al fantastico e all’ orrorifico, benché quest’ ultimo intreccio in particolare non mi abbia mai entusiasmato...».

Il secondo romanzo di Giacomo;


Il giovane autore iniziò a scrivere intorno ai dodici anni, ma fu a partire dai quindici che si interessò più a fondo a sviluppare idee e metodo: «Era proprio il periodo in cui iniziai a leggere per passione, e il mio primo autore è stato il professor Herbert George Wells, che insieme a Jules Verne fu il pioniere della fantascienza. Il cuore fondamentale di questo genere narrativo mi parve chiaro fin da subito: la critica sociale e politica, talvolta mossa da sottile ironia, l’ anticipazione di possibili agitazioni sociali o conseguenze a catastrofi tecnologiche o naturali, le riflessioni sulla natura della realtà, del presente e della vita umana. Certo, la componente tecnica e scientifica, legata alla valutazione dell’ impatto che una scoperta o tecnologia potrebbe avere sulla società o un singolo, è molto forte, ma nella mia esperienza posso dire che è molto sbagliato identificare la fantascienza come un genere legato prettamente alla sfera scientifica e tecnologica del sapere, perché altrettanto importante è la sua componente umanistica.». Dai ventun anni ha passato molto tempo a buttare giù le idee che, anno dopo anno, avrebbero definito la sua direzione: «Dal 2015 a oggi ho pubblicato nove libri, sette dei quali di fantascienza. In essi ho voluto approfondire tematiche a me molto care come i viaggi nel tempo, le realtà alternative, le intelligenze artificiali, la vita aliena e l’ osservazione antropologica, le religioni ufolofiche e la religione nel mondo moderno. Nei testi che ho in previsione intendo invece trattare temi altrettanto notevoli come il ruolo dell’ interdipendenza in natura, con una certa attenzione al ruolo delle specie parassitarie, la predestinazione, il matriarcato, il significato dell’ essere umani e la perdita di umanità a seguito di uno sviluppo materiale incontrollato, e la possibilità di una civiltà intelligente apparsa sulla Terra prima di quella umana. Davvero molte idee, una più intrigante dell’ altra!».

L’ ultimo romanzo;


I sette libri di fantascienza di Giacomo sono stati tutti «entusiasmanti e impegnativi dalla progettazione al completamento». In essi non ha voluto lasciare nulla al caso, «ponendo attenzione ai dettagli e alla scelta delle singole parole»: «‘Cuore di droide’ e ‘Per i sentieri del tempo’ sono i primi due testi in assoluto a cui ho lavorato, pur pubblicandoli in ordine inverso. In essi ho affrontato temi tradizionali della fantascienza come le intelligenze artificiali, i viaggi nel tempo, l’ ecologia e il disastro nucleare, e li ho utilizzati come riflessione del significato dell’ umanità: essere umani è un modo di essere e sentire, si basa sulla libertà di essere sé stessi, senza imbrigliamenti, e tutto ciò che facciamo ha una precisa influenza sull’ ambiente che ci circonda e sul futuro. Lo sviluppo materiale deve essere costantemente al nostro servizio, e risultare sempre utile anziché superfluo: le macchine vanno bene purché mantengano una netta dipendenza nei nostri riguardi, quindi nessuna intelligenza artificiale! A ‘Per i sentieri del tempo’ in particolare ho dato due seguiti, ‘Al confine della realtà’ e ‘Percorsi di ascesa’, in cui rispettivamente tratto i temi del multiverso, un vero e proprio insieme di universi alternativi in cui coesistono infinite versioni diverse della storia, e del feudalesimo, un sistema oppressivo e macchinoso tenuto in piedi da intrighi e inganni intricati e pericolosi nei quali il raggiungimento di un sempre maggior potere è l’ apice dell’ ambizione, a danno del bene comune. Nel terzo e ultimo testo in particolare tocco i temi del transumanesimo postumanista, movimento culturale atto a liberare il genere umano da esperienze sgradevoli quali la malattia, la vecchiaia e la morte per mezzo della scienza e della tecnologia, non escludendo la trasformazione sia fisica che mentale delle persone in esseri non umani, per esempio organismi cibernetici, e della spiritualità, la continua ricerca atta a conoscere e approfondire l’ essenza del proprio spirito per mezzo di una costante attenzione e pratica meditativa. In ‘L’ angelo custode’ ho invece trattato il tema della morte e del ricordo delle persone care, a noi umani molto caro e valutato da alcuni esploratori alieni appartenenti ad una civiltà così antica ed avanzata per la quale si tratta di un tema assodato da lungo tempo, e vissuto senza più turbamenti. La conclusione che porto avanti in questa breve ma intensa narrazione è che quando qualcuno di importante ci lascia abbiamo il compito di ricordarlo fino alla fine dei nostri giorni. Tutti coloro che incontriamo, in quanto persone, sono realtà uniche e irripetibili, con pregi e difetti, che ci lasciano qualcosa da cui traiamo qualcosa di buono: genitori, nonni, amici e così via sono persone preziose la cui presenza ci cambia e neppure la morte può annullarne l’ influenza su di noi. Ricordarli con la mente e con il cuore è davvero una bella responsabilità!».

In tutta quest’ intensa produzione, due libri in particolare lo hanno coinvolto per impegno sia concettuale che emotivo: «Stiamo parlando di ‘Fantasma del passato’ e ‘Sotto il cielo della Porta divina’. La prima storia si basa sul celeberrimo e misterioso incidente di Roswell, avvenuto nel luglio 1947 e presto finito al centro di un animato dibattito ufologico e complottistico per il veloce e perentorio intervento da parte dei militari, che vi imposero un rigoroso segreto. Ne venni a conoscenza nel 1994, a dieci anni. Quel fatto mi colpì così tanto che per lungo tempo considerai l’ idea di trattarlo in ambito narrativo. Sostanzialmente in queste pagine parlo del tema dell’ antropologia, ossia lo studio di una cultura e dei limiti dell’ osservazione, che spesso altera ciò che si studia e quindi costringe ad agire di nascosto, del primo contatto con un genere alieno e anche delle religioni ufologiche, che dagli Anni Cinquanta ad oggi hanno raggiunto un peso sociale e culturale notevole in alternativa ai culti tradizionali con l’ aumento degli avvistamenti di UFO e di dichiarazioni di incontri ravvicinati nei quali si parla degli alieni come di figure spirituali elevate e venute a condividere con noi una nuova era spirituale. In ‘Sotto il cielo della Porta divina’, attualmente il mio ultimo romanzo, ho invece affrontato il tema della teocrazia e del lato dogmatico della religione. Da anni ripeto che con la rivoluzione scientifica iniziata nel Seicento la fede è entrata sempre più in crisi, in quanto i suoi dogmi dal Creazionismo alle vicende dell’ antico popolo ebraico così come sono riferiti nella Bibbia sono sempre più autorevolmente contestati dall’ analisi paleontologica e archeologica, ragion per cui oggi ciò che noi definiamo religione è sopravvissuto più che altro come tradizione, con un ordine sacerdotale che per secoli ha acquisito la custodia di un sistema di potere che per ovvie ragioni non vuole perdere.».

Insomma, per Giacomo la fantascienza è un genere molto potente con cui toccare l’ essenza dell’ umanità per mezzo di ciò che vive in un’ ambientazione quale lo spazio e il tempo, e che inventa, come la tecnologia e le scoperte scientifiche: «E’ uno dei generi più affascinanti e addirittura classici di sempre, perché i suoi concetti fondamentali poggiano su argomenti concreti come la nostra centralità e civiltà, e perché fin dall’ Ottocento ha costantemente saputo rimanere attuale, con una certa facilità.».

Gabriella Rosada, madre di Giacomo;


Ad un certo punto, però, ammette che il legame con la fantascienza ha anche un che di molto personale, di origine famigliare: «Quando ero ragazzino, mia madre, classe 1943, mi raccontò di quando durante gli Anni Cinquanta lei e mio zio, suo fratello maggiore di tre anni, andavano al cinema per vedere i primi film di fantascienza, ovviamente di produzione statunitense. In quel tempo vennero proiettate pellicole divenute classiche, e che io stesso a diciotto anni ho avuto la preziosa opportunità di vedere e apprezzare. Entrambi erano rimasti affascinati dall’ idea di viaggi nello spazio e nel tempo, alieni, futuri lontanissimi, androidi, vestigia di antiche civiltà perdute e così via discorrendo.». Sulle prime, come il resto del pubblico, i due giovani fratelli uscivano dalla sala cinematografica convinti che quanto visto sullo schermo fosse pura fantasia, destinato a rimanere tale: «In un film in particolare si parlava di un viaggio sulla luna, tema peraltro già toccato da Verne in uno dei suoi romanzi più noti. Tutti erano certissimi che fosse qualcosa di così irrealizzabile da non prendere sul serio l’ idea. Più tardi, però, vi fu la missione Apollo 11, che portò realmente i primi uomini sulla luna. In seguito si parlò di Marte ed esplorazione oltre i confini del nostro sistema solare, e mia madre non sottovalutò più il potere della narrativa fantascientifica.». Lei stessa era un personaggio fuori del comune, quando una cosa la colpiva riusciva a trasmettere la propria partecipazione. Era una persona molto singolare, che non amava essere imbrigliata negli schemi e combinava in sé il fascino che provava per la storia e le cose di una volta con la curiosità verso la modernità: si direbbe che la fantascienza fece presa su di lei perché vi riconosceva tutte queste cose. Mentre il suo interesse per la fantascienza aumentava, Giacomo stesso ha sempre posto una certa attenzione alle idee che negli anni si sono avverate dopo essere state anticipate dai romanzi e dai film: «Verne, Wells e Crichton, con le loro storie, e Gene Roddenberry con Star Trek, hanno anticipato indubbiamente molto di ciò che noi oggi diamo per scontato. Direi peraltro che hanno varato una forma diversa di dibattito, forse addirittura più coinvolgente ed entusiasmante di quello in forma abituale. La fantascienza si rivolge direttamente all’ essere umano, al tempo stesso suo protagonista e destinatario. Offre trame di interesse sia propriamente scientifico che sociale, scriverle e leggerle rappresenta un eccellente e interessante esercizio di riflessione. Ecco perché è fondamentale sapere di storia, scienza, costume e società ed attualità. Si può anche trattare di religione, come nel caso delle opere di ‘Dune’ di Frank Herbert, e io stesso l’ ho fatto con due testi.». Ma per lo scrittore vi è dell’ altro:

«La fantascienza è un genere che mi appassiona personalmente e che ho compreso alle basi e nelle sue ramificazioni fondamentali, o non avrei potuto dedicarmici attivamente in prima persona come autore. Al tempo stesso, è un modo per me di sentire ancora la presenza di mia madre, e l’ influsso che ha avuto sulla mia personalità e la mia preparazione culturale. Se quella lettura che feci a otto anni sulla mia antologia alle elementari mi colpì intellettivamente, l’ esperienza che mia madre in seguito divise con me fu il compimento più propriamente emotivo. Ecco perché dico sempre che la fantascienza è il mio genere del cuore: da un lato perché il legame che mi ci lega ha un’ origine vissuta nella mia casa, e dall’ altro perché è un genere che mi consente piena libertà e profondità di trattare tematiche umane vaste e concrete con cui noi tutti facciamo abitualmente i conti.».

mercoledì 18 marzo 2020

Scrivendo con Giacomo…


Godendosi la vista dalla veranda, Giacomo finisce di sorseggiare una tazza di tè Earl Grey: «Sia pur senza un movente necessariamente critico, sono sempre stato un tipo controcorrente: tra dieci italiani che durante il giorno impazziscono per il caffè, io sono quello che sceglie il tè. Il caffè mi basta una sola volta al mattino, con il latte.». Alla domanda sul motivo per cui ami tanto la celebre bevanda importata dal subcontinente indiano, accenna ad un sorriso: «Ovviamente me ne piace molto il sapore, e mi affascina il cerimoniale che lo circonda. Trovo che svolga una bella funzione sociale, come avviene in Gran Bretagna e nei Paesi nordici. In Oriente, poi, equivale ad un momento estetico, e ha anche una grande valenza religiosa, come dimostrato dalla cerimonia del tè in Giappone e dal fatto che sia in tale Paese che in Cina venga servito silenziosamente nei monasteri Zen e Chán come parte della pratica spirituale buddhista, in quanto ritenuto in grado di favorire la concentrazione dei monaci, impegnati in lunghe ore di meditazione.».
La stessa tazza in cui beve, aggiunge, ha un suo particolare significato essendo un dono del suo insegnante di lettere e storia alle superiori, attualmente suo buon amico, che l’ acquistò appositamente in occasione di una raccolta fondi internazionale a favore del Villaggio dei Bambini Tibetani di Dharamsala, gestito da Jetsun Pema, sorella minore del XIV Dalai Lama: «Il bello della vita è che anche una cosa tanto semplice come bere un po’ di tè può divenire qualcosa di significativo.».

I suoi libri e articoli partono sempre da argomenti e idee ben precisi.

«Certamente. Nel caso di un romanzo di fantascienza vi è per prima cosa un particolare tema che cattura il mio interesse, intorno al quale invento la trama. In ‘Cuore di droide’, ad esempio, ragiono sul rapporto tra umanità e tecnologia, mentre in ‘L’ angelo custode’ parlo di incontri ravvicinati con una specie aliena e dell’ amore che continuiamo a provare per le persone care che passano ad altra vita tramite le vicende di un ufficiale della RAF britannica, e in ‘Sotto il cielo della Porta divina’ tratteggio il lato oscuro e autoritario della religione attraverso un accidentale viaggio nel futuro di un astronauta britannico, che sbarca in una Terra soggetta ad una severa teocrazia in cui peccare o addirittura dubitare della parola del clero equivale ad una condanna a morte.
Nel caso dei miei articoli storici, invece, parto da un particolare argomento che mi spinge a fare ricerche approfondendo la mia personale conoscenza in proposito, e prima di incominciare mi domando il motivo per cui ai lettori dovrebbe tanto interessare questo stesso soggetto: il che mi porta a fare una serie di considerazioni, e ogni volta do risalto ad un particolare aspetto che spesso non notiamo o che fraintendiamo.».

Lei si serve sempre di un linguaggio semplice e diretto, discorsivo.

«Oh, sì. E’ un aspetto che trovo molto importante. Spesso, infatti, le introduzioni ai romanzi, le note sugli autori o le presentazioni sui siti di associazioni culturali o religiose hanno un linguaggio molto bello e raffinato ma poco chiaro, e chi legge ha spesso la sgradevole sensazione di non aver afferrato gran che. Se non lo direte a nessuno, confesso che alle volte capita persino a me (risata)! Leggendo con attenzione i testi dei miei autori di riferimento, come ad Antonio Spinosa, Valerio Massimo Manfredi, il XIV Dalai Lama, Herbert George Wells e Michael Crichton, ho individuato le basi da cui ho sviluppato un linguaggio chiaro e di facile comprensione con cui trasmettere i concetti che intendo evidenziare.».

Come costruisce i suoi testi?

«Essenzialmente, nel caso dei romanzi mi baso sullo schema tradizionale: imposto la trama fondamentale, che sviluppo in maniera logica e ordinata tenendo conto dei personaggi e degli elementi utili alla sua comprensione. Non credo che un testo di narrativa debba essere necessariamente lungo come un romanzo, alle volte la brevità del racconto può essere più utile. Dipende dalle circostanze. Nel caso di un articolo, invece, incomincio con un’ introduzione, espongo il tema e concludo con determinate considerazioni personali.».

Preferisce dedicarsi a romanzi o ad articoli?

«Ritengo molto soddisfacenti ed importanti entrambe le forme, che scelgo a seconda dello scopo specifico.».

Come vengono accolti i suoi testi?

«Chi legge i miei romanzi mi ha fatto sapere che ho molta fantasia, e che i concetti che espongo con la trama sono molto interessanti, fanno pensare. Recentemente, ad esempio, una signora mia concittadina ha letto ‘L’ angelo custode’, e mi ha fatto sapere di averlo letto con grande interesse e partecipazione, aggiungendo che solo chi ha sofferto determinati eventi tristi della vita può capirne appieno le pagine. Una lode che mi ha profondamente commosso e incoraggiato. Peraltro, una mia conoscente di Livorno ha letto la mia autobiografia, ‘Io sono Giacomo’, e mi ha scritto di aver apprezzato molto lo spirito coraggioso con cui ho parlato di me stesso, e di aver letto cose che non tutti avrebbero osato riportare. Si è complimentata dicendomi che ho l’ animo del guerriero, e che non mi sono spezzato di fronte a certe prove poco piacevoli che la vita mi ha imposto. In molti, infine, leggono i miei articoli sul blog apposito e quelli di storia locale su ‘Il Biellese’ e ‘News Biella’, e con infinito piacere vengo spesso fermato per le strade di Occhieppo Superiore, il mio paesello, ma talvolta anche mentre mi trovo in città, a Biella, da gente che si congratula dicendo di rimanere colpita e interessata dalle mie pubblicazioni, chiedendomi che cosa ho in programma per la volta dopo. Spesso, mi scrivono anche sulle reti sociali.».

A volte, però, è stato anche criticato…

«Verissimo. Come chiunque altro, sono stato sia complimentato che criticato in quello che faccio. Ho ricevuto determinate critiche costruttive e altre invece ben più malevole. Io ho sempre incoraggiato la gente a darmi un parere sincero su quello che scrivo, nella convinzione che una lode senza spirito critico non faccia bene a nessuno. Tra le critiche costruttive ricordo con piacere quella di un amico, che ora purtroppo è morto, secondo il quale avrei dovuto inserire un po’ di ironia nelle mie opere di narrativa: un suggerimento che ho molto apprezzato e che sto mettendo in atto ora che sono alle prese con una raccolta di racconti su di un agente segreto dell’ MI6 britannico alle prese con alcune minacce aliene. Il mio insegnante di diritto alle superiori, invece, mi ha fatto notare un errore di impostazione del discorso in ‘Cuore di droide’. Tra le critiche malevole, invece, con un certo dispiacere ho avuto a che fare con il parere ostile di alcuni amici di famiglia, peraltro miei concittadini occhieppesi, secondo i quali faccio un’ attività insensata, priva di qualsivoglia utilità. In un’ occasione mi hanno persino detto che io non sono nessuno, in un’ altra che rincorro argomenti politici e discutibili verso cui nessuno ha il benché minimo interesse.».

E che cosa risponde a questi pareri così poco amichevoli?

«Questi gentiluomini sono talmente criticoni e pettegoli che se si prendessero la briga di scrivere qualcosa diverrebbero paparazzi di grande levatura. Peraltro, hanno la fortuna di essere in pensione, quindi hanno molto tempo a disposizione per sfidarmi. Dicono che ne uccida più la penna che la spada, per cui staremo a vedere (risata)…».

Lei ha spesso affermato che gli esempi sono molto importanti, e che leggendo ha individuato quelli che lei definisce i suoi «maestri letterari», di cui poco fa ha parlato.

«Assolutamente sì, nella vita di tutti i giorni gli esempi sono fondamentali nello sviluppo della nostra personalità e delle nostre capacità. Rappresentano il punto di partenza da cui noi costruiamo la nostra realtà. Nel caso specifico della mia realtà letteraria, ho innanzitutto incominciato a leggere, e grazie a questo ho gradualmente sviluppato il mio stile personale. Devo molto di quel che so fare all’ esempio di Charles Dickens, Herbert George Wells, Frank Herbert, Thich Nhat Hanh, il XIV Dalai Lama, Michael Crichton, Antonio Spinosa e Valerio Massimo Manfredi.».


Quindi, se dovesse dare un suggerimento ad un aspirante scrittore gli direbbe di incominciare a leggere?

«Sì, senz’ altro. E’ una cosa assolutamente inevitabile. Madre Natura dona a ciascuno di noi una precisa capacità che poi dobbiamo affinare con la tecnica. Ma la lettura resta qualcosa di estremamente utile anche per chi non è portato alla scrittura, perché rappresenta un modo con cui recepire dati e informazioni estremamente benefico per lo sviluppo della mente, della conoscenza e della consapevolezza.».

Un’ altra cosa su cui spesso si esprime è il «retto linguaggio».

«E’ una virtù che, purtroppo, stiamo dimenticando sempre di più. Per retto linguaggio io intendo l’ esprimersi preferibilmente su ciò che abbiamo correttamente compreso, oltre che l’ evitare argomenti e termini volgari e sconci, le menzogne, i pettegolezzi, le maldicenze, le diffamazioni e, cosa altrettanto importante, il miscuglio tra la nostra lingua con le parole straniere. In questo caso particolare ho sempre dato ragione a Benito Mussolini, che il 23 luglio 1929 bandì l’ uso di parole straniere da ogni comunicazione scritta e orale in lingua italiana.».

Lei ha sempre precisato di essere antifascista, fa quindi effetto sentirla sostenere il Duce.

«Il Fascismo fu animato fin dall’ inizio da ideali politici quali il nazionalismo estremo, l’ autoritarismo, lo squadrismo, il partito unico e la soppressione delle libertà costituzionali in nome della sicurezza che ovviamente mi vedono scettico. Tuttavia, avendo avuto modo di analizzare il relativo periodo storico, non nego che alcune iniziative che promosse, soprattutto le riforme sociali e infrastrutturali, furono effettivamente utili allo sviluppo di un’ Italia che per molti aspetti pareva ancora un Paese medievale, come molti storici di professione hanno spesso sottolineato. Furono provvedimenti molto buoni, anche se purtroppo animati da un preciso movente politico che garantì una buona immagine pubblica al regime. Oggi servirebbero molte altre disposizioni del genere, ma per il bene del Paese e non per la carriera di qualche politico. Quello relativo alle sole parole italiane mi pare uno dei migliori provvedimenti promossi direttamente da Mussolini.».

Per scrivere bisogna avere immaginazione, conoscenza e chiarezza espositiva. Occorre anche una mente operosa, e la sua pare sempre in funzione.

«(Risata) Oh, sì! E’ sempre in movimento… Lo considero senz’ altro un bene, perché fin da quando ero piccolo mi è sempre stato detto che un cervello correttamente funzionante è importante. Cerco sempre di recepire e analizzare positivamente i dati che l’ ambiente esterno mi trasmette, che sia seguendo i notiziari televisivi, leggendo i giornali e i libri della mia biblioteca o anche solo conversando con la gente. A volte però trovo un po’ stancante avere una mente come la mia, perché a forza di tenerla in movimento e assecondarla ci sono occasioni in cui mi è difficile darle un freno. Molto spesso, poi, mi concentro come un laser sulla questione di turno, e siccome fin da quando ero molto piccolo ho sempre avuto problemi a fare più di una cosa per volta ci sono occasioni in cui perdo la calma quando semplicemente mi si chiama e si cerca di farmi parlare: è il guaio di quando vengo distratto (risata)! Il più delle volte risolvo il problema dei grandi ritmi del mio cervello facendo una passeggiata con i miei cani nei boschi, respirando un po’ di aria fresca: il contatto con i miei amici a quattro zampe e con la natura rappresenta ciò che io ho sempre indicato come l’ essenza stessa della spiritualità, l’ immergersi nella natura vera della vita. E’ estremamente rilassante.».

In questi giorni dominano la scena le notizie riguardanti il Coronavirus. Lei che cosa pensa di questa grave crisi?

«E’ un’ emergenza tutta particolare, dovuta principalmente al fatto che si tratta di una malattia nuova, scatenata da un agente patogeno dalle origini poco limpide, molto probabilmente manipolato in laboratorio dalla mano dell’ uomo. Sono molto preoccupato e dispiaciuto sia per la diffusione del contagio, quindi per tutte le persone ammalate e le vittime finora contate, quanto per il clima di paura e le penose difficoltà imposte dalle esigenze della quarantena alla società, perché hanno precise conseguenze psicologiche sul singolo individuo e la massa. In queste settimane, peraltro, stanno girando voci inquietanti sui presunti retroscena politici di questa vicenda, in base alle quali il Coronavirus sarebbe l’ arma privilegiata di una guerra batteriologica mossa dall’ Occidente contro la Cina, la superpotenza politica, diplomatica e commerciale del momento. Il guaio è che purtroppo non sono teorie da escludere a priori, perché dalla venuta di Adolf Hitler, con tutte le sue folli teorie eugenetiche e genocide, vi è da aspettarsi di tutto, soprattutto ora che abbiamo a disposizione armi più sofisticate in confronto a ottant’ anni fa. Comunque sia cominciata, io spero che questo evento rappresenti una lezione per tutti noi: le leggi di natura non dovrebbero essere sfidate tanto incautamente, perché il più delle volte ci si imbatte in conseguenze imprevedibili e molto difficili da risolvere…».

Si direbbe un argomento molto interessante da approfondire, magari in un nuovo articolo…

«Sì, certo. E’ veramente un tema interessante. Dopo aver affrontato questioni particolari come il panorama politico ed ecclesiastico in cui nel 2013 venne eletto papa Francesco, le sottili e poco note dinamiche dell’ autorità sia politica che spirituale del XIV Dalai Lama e il coinvolgimento di Gangchen Rinpoche in intrighi a doppio taglio tra Cina e Tibet credo proprio che un’ analisi del Coronavirus e i suoi discussi fatti dietro le quinte sarebbe una bella sfida per me come autore.».


Tante grazie per la disponibilità.

«Grazie infinite.».

martedì 24 settembre 2019

I benefici della lettura e della scrittura: due passi nel mondo di Giacomo


La lettura e la scrittura rappresentano valori di grande importanza per Giacomo Ramella Pralungo, scrittore di fantascienza e articolista storico che afferma di dovere molto soprattutto come persona a queste due grandi conquiste del genere umano, sottolineando spesso che andrebbero vissute con maggiore coscienza, come ogni altra tappa fondamentale della nostra esistenza personale: «Sono l’ occhio destro e sinistro della civiltà, ci hanno permesso di custodire molti ricordi della nostra storia passata e i segreti delle scoperte scientifiche e culturali, ma il più delle volte le guardiamo con noia, aspettando di poter passare rapidamente ad altro. Eppure, gli scienziati hanno dimostrato che sia leggere che scrivere hanno benefici infiniti come il cielo, e più in generale si può affermare che rappresentano un passatempo molto gradevole e, soprattutto, una fonte unica di miglioramento personale e persino una terapia.».

Mostrandoci alcuni pipistrelli dormienti a testa in giù in un angolo della terrazza coperta, poco prima di entrare in salotto, l’ «inventore di storie» afferma di aver sempre trovato simpatico ed interessante questo particolare animale, benché generalmente descritto come macabro e sinistro, tanto che nei secoli è stato indelebilmente abbinato a determinate pratiche di magia nera e stregoneria. Ridacchiando in modo composto si concede una battuta: «Il solo problema è che questi piccoli esemplari somigliano alle galline per la tendenza a fare ovunque e in abbondanza i loro bisogni, ma se penso che sono grandi divoratori di zanzare non mi lamento, anzi, grazie a loro non devo ricorrere agli spray o agli zampironi…».
Poco dopo, mentre sfoglia l’ immancabile libro con accanto alcune pagine di appunti che recano quelli che lui chiama ironicamente «i suoi scarabocchi», spiega che verso gli otto anni si è appassionato alla fantascienza, a dieci alla storia e alla mitologia, a dodici alla scrittura e alla lettura regolare a quindici. Nel corso del tempo, lo studio in generale, e la lettura e la scrittura in particolare sono stati elementi fondamentali per lui: «Ho avuto determinati problemi personali, come la morte di un genitore, la sofferenza dell’ altro, il fatto di essere figlio unico e la mancanza di relazioni amicali stabili, soprattutto con i miei coetanei, a cui in particolare ho trovato una bella alternativa nel rapporto con i miei cani e nelle mie escursioni nei boschi e tra colline e monti. Ho passato molto tempo da solo e ho sofferto di depressione, ma sono riuscito a stare meglio proprio grazie alla lettura e alla scrittura, che hanno assunto per me una grande funzione di guarigione e comprensione, in grado di aiutarmi a superare il confine tra stabilità e squilibrio mentale, serenità e perturbazione. In un certo modo si sono rivelate un bel modo per compensare quel che da bambino e ragazzino mi mancava.».
Peraltro, varie personalità del mondo sia scientifico che accademico hanno spesso evidenziato precisi benefici della pratica sia della lettura che della scrittura, che Giacomo sente di poter fermamente confermare tanto come persona che come autore. Lui stesso dedica molto tempo alla lettura, soprattutto di libri e articoli, di cui esamina forma e contenuti, e ovviamente alla scrittura, e sostiene che entrambe queste attività presentano una quantità così elevata di benefici che sarebbe impossibile elencarli tutti: «Nel contesto della lettura, da cui bisogna necessariamente cominciare prima di passare direttamente alla scrittura, i più importanti sono dieci: stimola la mente, riduce lo stress, favorisce la tranquillità, migliora la conoscenza, espande il vocabolario, migliora la memoria, rende più forte la capacità analitica del pensiero, migliora il livello di attenzione e di concentrazione, e, infine affina le abilità di scrittura.».
Come tutti gli altri muscoli del corpo, spiega lo scrittore, anche il cervello ha bisogno di fare esercizio per restare in forma, ragion per cui il detto «o lo usi o lo perdi» è particolarmente adatto in riferimento alla mente, e la lettura è un mezzo privilegiato per stimolarla aiutando a prevenire o rallentare lo sviluppo di malattie come la sindrome di Alzheimer e le altre forme di demenza senile. Quando si è immersi in un testo ci si ritrova in un’ altra dimensione, una sorta di mondo parallelo in cui ci dimentica dei problemi, facendo vivere il presente, lasciando al di fuori le tensioni e concedendo un po’ di rilassamento. Qualsiasi cosa si legga, questa si va ad aggiungere al proprio bagaglio culturale, ampliandolo e tornando utile quando meno ce lo aspettiamo. Più conoscenze si hanno, più si sarà pronti ad affrontare le sfide che la vita presenta, peraltro nutrendo il pensiero. Le parole nuove inoltre si andranno ad aggiungere a quelle che costituiscono il proprio vocabolario quotidiano, esprimersi bene e in modo articolato è infatti importante anche in ambito lavorativo, e sapere che si sa parlare con sicurezza davanti ad una persona importante può essere stimolante anche per la propria autostima. Per quanto la memoria abbia un limite, il cervello è qualcosa di meraviglioso e può ricordare moltissime cose con una certa disinvoltura. E’ quindi straordinario come le dinamiche della memoria che si innescano nel lettore rinforzino le sinapsi, influendo in modo importante anche sull’ umore. Quando si legge un libro, tutta l’ attenzione si riversa sul testo, il resto del mondo rimane fuori e ci si ritrova immersi in ogni dettaglio: la stessa abilità utilizzata per analizzare i dettagli ritornerà utile per criticare il contenuto, determinando se è stato scritto un brano accettabile, se gli argomenti sono stati sviluppati in modo appropriato, se la forma è scorrevole e così via.
«Soprattutto, leggere molto aiuta a scrivere bene.» precisa ad un certo punto Giacomo «Solo i grandi scrittori possono essere veri maestri, e io stesso ho stabilito un preciso rapporto, una sorta di lignaggio tra maestro e discepolo, con nomi leggendari quali Charles Dickens, Herbert George Wells, Frank Herbert, Thich Nhat Hanh, Tenzin Gyatso, Michael Crichton, Antonio Spinosa e Valerio Massimo Manfredi.».
Scrivere non è affatto facile, aggiunge, ma si può imparare a farlo bene soprattutto attraverso l’ esperienza pratica, non vi sono infatti tirocini, diplomi o qualifiche. Non significa solo rispettare le regole grammaticali, usare in modo appropriato i segni di punteggiatura e conoscere le tecniche di scrittura. Sono certamente tutte cose importanti, ma non è tutto: «Io non posso mostrare un certificato, non esistono specializzazioni per questo. Tutto quello che so viene dall’ esperienza, e tutto quello che ho scritto è stato una grande esperienza. Pertanto, io tendo a diffidare di chi si vanta di essere uno scrittore professionista solo perché ha un attestato, anche bello a vedersi, ricavato al termine di un corso di scrittura creativa. Il solo modo per migliorare la propria scrittura, qualunque siano i nostri scopi, è leggere, leggere e ancora leggere! Solo sfogliando i grandi maestri possiamo provare ad essere buoni scrittori. Come dice Stephen King, se non hai tempo per leggere, non ce l’ hai neppure per scrivere.».
Quindi la lettura costante, anche di giornali e riviste, è il veicolo privilegiato per migliorare il proprio scrivere, perché rende sensibili alle tematiche attuali e al linguaggio a cui la gente è probabilmente abituata. Quanto alla scrittura, Giacomo afferma da subito che come la lettura presenta inesauribili benefici, il più importante dei quali è la capacità di stimolare un pensiero chiaro e l’ abilità di argomentare: «Scrivendo con parole proprie, si assimila e si consolida la conoscenza appena acquisita. Si migliora il livello di attenzione, focalizzandola più lucidamente sui pensieri. Ci aiuta a comunicare bene, e come la lettura aiuta a eliminare lo stress poiché è un modo per sfogarsi. Peraltro, favorisce la produttività: scrivendo si attivano i neuroni e ci si prepara a superare tutte le sfide, imparando a comprendere sé stessi, guardando le proprie riflessioni dall’ esterno, quindi imparando a prendere le decisioni migliori.». Grazie alla scrittura, prosegue, si riescono a superare momenti difficili in modo più veloce, perché scrivendo in proposito aiuta a metabolizzare le sofferenze e il dolore voltando pagina più facilmente.

Ad un certo punto, il narratore solleva una questione che gli sta molto a cuore, ossia l’ importanza di salvaguardare la scrittura manuale: «Questa è l’ era dell’ informatica e degli apparecchi elettronici. Battere i testi al computer e comunicare tramite posta elettronica sono cose certamente utili e vantaggiose, io stesso lo faccio, ma sono assolutamente convinto che non si debba abbandonare la scrittura manuale per nessun motivo al mondo: piuttosto, occorre salvarla!». La società in cui viviamo, spiega, ci permette di velocizzare i tempi, grazie ad una forma di scrittura multimediale più veloce e immediata, soprattutto grazie a cellulari e computer. WhatsApp, Messenger e le conversazioni sulle reti sociali come Facebook, che rifiuta categoricamente di chiamare con i termini «chat» e «social networks» non volendo mischiare l’ italiano con l’ inglese, ci permettono di scrivere in maniera più immediata, semplice e diretta, rischiando però di farci disimparare le regole grammaticali e le basi stesse della lingua italiana. Se è vero che vivere nella società odierna permette di avere un linguaggio istantaneo, non possiamo correre il rischio di dimenticare l’ importanza della scrittura manuale: «La scrittura a mano va riscoperta e salvata dall’ estinzione, e non soltanto per motivi estetici, per quanto la calligrafia di una persona rimanga ovviamente più bella dei caratteri stampati tipici di una qualsivoglia tecnologia. Questo tipo di scrittura ci permette di memorizzare le cose più facilmente, rispetto a quelli che scrivono al computer: scrivere a mano ci aiuta a memorizzare più in fretta, in questo modo possiamo immagazzinare i dati più in fretta nella nostra memoria. Come spiega la professoressa Gabriella Bottini, docente di neuropsicologia all’ Università di Pavia, scrivere a mano può essere vantaggioso per l’ attenzione, la cognizione e la memoria. La stessa insegnante sottolinea che il computer e i cellulari hanno il correttore automatico, che non permette di riconoscere gli sbagli, rischiando di commetterli nuovamente senza neppure rendersene conto. La difesa della scrittura manuale quindi non diventa solo un sostegno a beneficio della tradizione, ma rappresenta un aiuto che facciamo a noi stessi.».

Rispetto allo scrivere al computer, insiste Giacomo, la scrittura manuale attiva aree del cervello che sono coinvolte nella comprensione del linguaggio e nella memoria. Inoltre, scrivendo si stimola il reticolare attivatore ascendentale che permette di selezionare i dati più importanti e stimola l’ attenzione. Gli scienziati, inoltre, concordano tutti nell’ affermare che rispetto alla testiera la scrittura manuale fa imparare meglio e di più, concentrandosi più facilmente e ricordando per più tempo. Scrivere con la penna aiuta a ricordare e coinvolge persino i muscoli della mano in un’ attività che richiede attenzione e precisione, come confermato dal professor Daniel Oppenheimer, docente di psicologia all’ Università della California: «Quando prendiamo appunti a mano durante una lezione, la lentezza dell’ atto ci obbliga a selezionare molto. E questo è fondamentale per fare propria la lezione.». Alla domanda su quanto tempo dedichi alla scrittura manuale, Giacomo non nasconde una punta di soddisfazione: «Preferisco sporcarmi le mani con l’ inchiostro, assolutamente! Scrivo sempre volentieri a mano tutto quello che posso, soprattutto le dediche sui libri e i biglietti di auguri o di accompagnamento di un dono, in occasione di qualche festa o di un compleanno. Per quanto riguarda i miei dati e appunti, ad un certo punto inevitabilmente arriva il momento della trascrizione sul computer. Scrivo molto, ma purtroppo per la mia maestra elementare sono rimasto zampe di gallina come quando avevo sei anni (risata)…».

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacom...