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martedì 14 marzo 2017

La posizione di Giacomo sulla Resistenza italiana



Fin dall’ infanzia ho sempre avuto una grande passione per la storia, oltre che per la narrativa e la fantascienza. Ricordo che il passato mi ha sempre molto incuriosito, che mi sono sempre chiesto come fossimo arrivati a realizzare un mondo esattamente come questo, e quanto rimanesse oggi dei grandi fatti e delle grandi scoperte dei tempi passati. L’ importanza che ho imparato a dare alla continuità del tempo trovò un’ importante conferma quando iniziai le scuole superiori, ove i miei insegnanti mi dissero che conoscere la storia è fondamentale per capire al meglio il mondo di oggi e perfino noi stessi. Peraltro, più di recente qualcuno mi ha detto che se non si conosce la storia si è come una foglia che non sa di essere parte di un albero: tutte queste affermazioni mi hanno profondamente colpito, e le ho fatte mie, tuttavia nel corso dei miei studi ho presto dovuto confrontarmi con un’ altra verità, piuttosto triste, secondo cui, tanto per citare un noto proverbio, la storia è scritta dai vincitori. Quanto di quel che sappiamo del nostro passato corrisponde effettivamente al vero e non a un’ operazione di riscrittura atta a coprire il lato rovescio e meno roseo di determinati avvenimenti fondamentali, o a esaltare il lato buono di personaggi discutibili resisi colpevoli di colpe inammissibili?
Partigiani in azione sui monti biellesi

Contemporaneamente alla mia attività di romanziere, nel mese di novembre dell’ anno 2015 iniziai per puro caso a pubblicare su «Il Biellese», nota testata giornalistica della provincia di Biella, di cui sono originario, alcuni articoli di storia e personaggi locali, mentre su www.neteditor.it presi a pubblicarne altri di storia e cultura più generale: in entrambi i casi compresi fin dall’ inizio quanto fosse importante attenersi rigorosamente ai fatti, senza travisarli facendo prevalere una tesi a scapito di un’ altra. Lo scorso 21 febbraio, un martedì, dopo una lunga riflessione e attente considerazioni ho deciso di pubblicare su «Il Biellese» un articolo dalle implicazioni piuttosto delicate, «Gli eccessi oscurati dell’ azione partigiana», in cui mi sono concentrato sul lato rovescio Resistenza italiana, che dall’ 8 settembre 1943 ai primi giorni del maggio 1945 si opposero al Nazifascismo.

Negli ultimi settant’ anni si è dichiarato e scritto molto sui valori e l’ azione dei partigiani, lodandone grandemente il coraggio e il valore. Io stesso sono convinto che tutto il popolo italiano sia debitore nei loro riguardi, avendo contribuito al ristabilimento della democrazia perduta in Italia, e sono molto fiero di poter affermare che molti parenti materni furono partigiani. Eppure, come studioso di storia, credo che sia imperativo rammentare che alcuni partigiani commisero certi errori. A tal proposito ricordo molto bene le parole di mia madre, secondo cui non tutti i fascisti furono cattivi e non tutti i partigiani furono buoni, e molte persone anziane di mia conoscenza hanno spesso confermato che i partigiani ebbero ampie occasioni per portare avanti vendette, eccidi e calcoli politici che la storiografia dei vincitori occultò abilmente con una spessa cortina di silenzio. In quei giorni penosi non vi fu alcuno schieramento composto da cavalieri senza macchia, e fino a oggi la Resistenza è stata quasi sempre solo lodata. Tuttavia troppe lodi prive di senso critico non giovano mai a nessuno.
«Gli eccessi oscurati dell’ azione partigiana»

Tra le righe di «Gli eccessi oscurati dell’ azione partigiana» ho voluto affrontare il clima di accanimento e furore che alcuni partigiani perpetrarono inquinando la nobiltà dell’ ideale originario, principalmente scagliandosi contro fascisti veri o presunti, ma anche contro antifascisti di ideale non comunista. Secondo certe fonti, tanta violenza era atta a sostenere l’ imposizione del Bolscevismo in territorio italiano. Pur precisando che tali brutalità ebbero luogo in tutto il territorio della Repubblica di Salò, ho dovuto concentrarmi sui fatti avvenuti nella sola terra biellese, adeguandomi alla realtà locale di «Il Biellese», ma i risultati della mia ricerca hanno avuto esiti ugualmente interessanti, permettendomi ad esempio di scoprire che al valico del Bocchetto di Sessera, situato tra la valle dello Strona di Mosso e la Val Sessera, vennero trucidate decine di fascisti, tra cui molte donne che prima vennero brutalizzate e stuprate, i cui cadaveri probabilmente giacciono tuttora sepolti nel bosco sottostante. In seguito, Graglia fu teatro il 27 aprile 1945 dell’ uccisione di trentatré ufficiali del Raggruppamento Allievi Ufficiali catturati a Cigliano e delle mogli di due di questi, una delle quali addirittura incinta, da parte di una formazione di partigiani comunisti, e a Sordevolo, appena due giorni dopo, ebbe luogo la fucilazione da parte dei garibaldini della 2º Brigata di dieci militi del presidio di Cossato, fra cui un sacerdote salesiano.

Il 28 febbraio scorso, ad una settimana dall’ uscita del mio articolo, il Comitato biellese dell’ ANPI, l’ Associazione Nazionale Partigiani d’ Italia, ha pubblicato su «Il Biellese», una dura risposta in cui mi si accusa di avere una consapevolezza della storia piuttosto lacunosa e di sostenere libere interpretazioni e affermazioni inaccettabili in quanto mosse da intenti revisionisti. Avrei peraltro intenti incoerenti e ipocriti, come dimostrerebbe una frase presente nel mio pezzo: «Nessuno intende disonorare il ricordo e la maestà della Resistenza partigiana.».
Dopo una scrupolosa lettura di quanto mi è stato rivolto ho ritenuto doveroso inviare al giornale la mia risposta agli amici dell’ ANPI, e in attesa della sua pubblicazione vorrei che fosse chiaro a tutti i miei lettori che ho sempre preso molto sul serio tutte le mie pubblicazioni, arrivando persino a scegliere con cura le singole parole, nella consapevolezza di essere soggetto all’ opinione pubblica, e che non avendo mai aderito a un’ ideologia e a un partito politico io sono assolutamente il tipo meno adatto ad occuparmi di revisionismo. Temo piuttosto di avere il sospetto che l’ ANPI stessa nutra un preciso orientamento politico, questo almeno spiegherebbe i toni severi e la prontezza della sua risposta al mio articolo, e a tal proposito mi permetto di affermare che questo nuoce seriamente alla tutela e alla valorizzazione della memoria e dei valori della Resistenza di cui si è assunta l’ impegno: la trasmissione della conoscenza della storia e la politica sono da sempre due cose inconciliabili, mosse da esigenze assai diverse tra loro.
La replica dell’ ANPI 

Noi apparteniamo ad una generazione diversa da quella che visse e subì il conflitto di Hitler e la guerra civile italiana, in cui agirono i partigiani, pertanto credo che dopo settant’ anni dovremmo cominciare a smettere di affrontare il tema della Resistenza solo in base ai rigidi e ormai obsoleti dettami della propaganda secondo cui i fascisti furono tutti cattivi e i partigiani tutti buoni: denunciare le mele marce nel cesto non significa affermare che il grande albero della Resistenza fosse malato e in attesa di essere abbattuto, ma contribuire a mantenere un ricordo più appropriato e preciso della storia. Io non ho fatto assolutamente di tutta un’ erba un fascio, ho sempre sostenuto che vi furono partigiani buoni esattamente quanto vi furono partigiani cattivi, e credo che si possa comprendere facilmente con una lettura imparziale del mio articolo.
Vorrei concludere sostenendo che se l’ ANPI riconoscesse gli errori compiuti dalle pecore nere della grande famiglia dei partigiani, sull’ esempio dei principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia in occasione del loro rientro in Italia alla fine del 2002, quando presero le distanze dagli errori e dalle manchevolezze del loro antenato Vittorio Emanuele III, assumerebbe una maggiore credibilità.


Giacomo Ramella Pralungo

martedì 14 febbraio 2017

Giacomo e «L’ angelo custode»



Sfogliando le pagine di «L’ angelo custode», disponibile su www.lulu.com, l’ inventore di storie Giacomo Ramella Pralungo sostiene che con questa narrazione ha voluto ideare qualcosa di nuovo pur restando nel tradizionale reame della rappresentazione fantascientifica: «La fantascienza è soprattutto analisi e riflessione su quello che riguarda la persona e il mondo in cui vive, prima ancora di affrontare la realtà scientifica, che ne è una semplice conseguenza. E’ esplorazione di un magnifico potenziale, quindi perché non considerare le infinite dimensioni dello spirito umano o una sfera più propriamente emotiva?».

In questa breve storia non assisteremo ad invasioni, epiche battaglie spaziali o feroci bombardamenti atomici?

«No, questa volta ho voluto allontanarmi un po’ da quanto già visto in ‘Cuore di droide’ e ‘Per i sentieri del tempo’, oltre che nei grandi classici del genere fantascientifico. Ero alla ricerca di qualcosa con cui affrontare le ragioni dello spirito, dell’ amore e della speranza tipicamente umana della vita oltre la morte.».

Come è nato «L’ angelo custode»?
La versione cartacea del libro;

«Dopo il primo fallimentare tentativo, volli partecipare all’ edizione del 2013 del Premio Robot di Milano. Intendevo affrontare il tema delle intelligenze artificiali anche questa volta, ma in modo molto diverso da quanto avvenuto nei due racconti divenuti il fondamento di ‘Cuore di droide’. Presentai ‘L’ angelo custode’, ma anche questa volta non ebbi il privilegio di vincere, e volli comunque pubblicare il mio lavoro.».

Come ha avuto l’ idea alla base di questo libro, di appena ventiquattro pagine?

«Da bambino vidi il film ‘Navigator’, di Randal Kleiser, che mostrava le conseguenze del paradosso dei gemelli, una delle più note implicazioni della teoria della relatività di Einstein. Peraltro, in ‘Primo contatto’, episodio della quarta stagione della serie televisiva ‘Star Trek: The Next Generation’, rimasi colpito dai metodi di osservazione occulta che la Flotta Stellare della Federazione Unita dei Pianeti metteva in pratica allo scopo di studiare popolazioni aliene con cui ancora non era entrata in contatto senza che se ne accorgessero. Infine rimasi colpito da ‘Impianto’, episodio della terza stagione di ‘Stargate SG-1’, in cui il colonnello Jack O’Neill e la sua squadra tornano dall’ esplorazione di un pianeta senza alcun ricordo di quanto hanno visto e vissuto. Sono partito da questi principi.».

Il paradosso dei gemelli, il primo contatto e l’ osservazione occulta sono senza dubbio temi classici del genere di cui lei si occupa, a differenza invece dell’ angelo custode…

«(Risata) Si, questa è proprio la grande novità!».

Lei si è notoriamente dissociato dalla religione e da temi come quello dell’ angelo custode, stupisce molto il fatto che l’ abbia ripreso e introdotto in una narrazione fantascientifica.
«Anche quando ero cristiano ricordo di non aver mai considerato il tema degli angeli custodi come uno dei principali punti della fede religiosa, comunicavo direttamente con Dio durante la mia preghiera serale. Eppure mi affascinava molto, e sotto un certo aspetto mi piaceva l’ idea di avere qualcuno che mi seguisse e aiutasse, ma pensavo che fosse un sovrappiù. Ho sempre avuto idee piuttosto personali anche sul tema dei santi: per me è santo chi agisce per il bene degli altri nella vita di tutti i giorni, senza aspettarsi nulla in cambio o vantarsi. Altro che quelli che leggono e recitano i passi della Bibbia o che vanno regolarmente a messa (risata)! Per me i veri santi non sono affatto quelli raffigurati con l’ aureola e le mani giunte nei raffinati dipinti in chiesa, ma gente come Giorgio Perlasca, che nel corso della Seconda Guerra Mondiale salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista e alla Shoah fingendosi Console generale spagnolo, tornando poi alla propria vita senza raccontare nulla a nessuno, nemmeno alla famiglia.
Quanto agli angeli custodi, ritengo più probabile che siano le persone a noi care che, al momento della morte, anziché cessare di esistere assumono questa speciale funzione per noi. Da questa parte del ponte, noi abbiamo l’ importante compito di ricordare loro e quello che hanno fatto di buono nei nostri riguardi.».
Il formato elettronico del libro;

E’ davvero un pensiero magnifico, che è riuscito a introdurre in una storia di fantascienza. Non sembra proprio una cosa scontata.

«Come dicevo prima, la fantascienza è essenzialmente rivolta all’ essere umano e ai suoi infiniti traguardi. Quindi ho pensato di ridurre l’ inevitabile discorso della tecnologia e della scienza al minimo indispensabile per concentrarmi prevalentemente sulla persona e i suoi sentimenti.».

Può svelarci qualcosa sulla trama?

«Certamente. La vicenda inizia durante la Seconda Guerra Mondiale. Edwin Oldfield è un ufficiale della RAF britannica che soffre tremendamente per la morte in guerra di Ian Gough, suo grande amico e compagno d’ armi, e in seguito per quella della moglie Arianna, avvenuta durante un difficile parto. Durante i bombardamenti di Foggia del 1943 viene misteriosamente catapultato nel futuro, nel 1962, senza però essere invecchiato di un giorno. Come se non bastasse assiste alle apparizioni dello spirito di Arianna, che si presenta come il suo angelo custode. I suoi mai placati tormenti interiori impennano bruscamente, e percorrendo un doloroso sentiero intuisce che l’ amore attraversa indenne la morte, che quel che si custodisce nel proprio animo è meraviglioso, al punto da aver incuriosito gli abitanti delle stelle. La morte è parte naturale della vita, ma coloro che muoiono continuano a vivere nei loro cari: finché ci si ricorda dei propri defunti, essi non moriranno mai veramente.».

Il profondo legame tra gli innamorati pare davvero un argomento azzeccato alla giornata di oggi…

«Me ne ero proprio scordato (risata)! Oggi è la festa di san Valentino, dedicata agli innamorati e celebrata in gran parte del mondo! Colgo l’ occasione per porgere i miei migliori auguri a tutti gli innamorati che leggeranno questa intervista: possano i loro cuori unirsi in questo giorno così speciale e battere forte per mantenere il ritmo del loro amore. In casa mia aveva anche un altro significato, in quanto mia madre nacque proprio il 14 febbraio, e la cosa non le piaceva affatto perché avrebbe tanto voluto festeggiare separatamente i due importanti avvenimenti (risata)! Ovunque sia, chissà che sia divenuta un angelo custode per me, una specie di Arianna!».

Grazie.

«Grazie a voi, e buon San Valentino a tutti.».

Giacomo Ramella Pralungo ricorda il professor Robert Thurman

Prof. Robert Thurman; Autore di narrativa fantascientifica a sfondo sociale e articolista dedito a temi storici, scientifici, di mistero e ...