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martedì 16 gennaio 2018

Il messaggio ecologico dell’ inventore di storie


Giacomo Ramella Pralungo subisce da molti anni il fascino della natura, e ama trascorrere tempo passeggiando per boschi, prati e monti. Accennando a un sorriso ammette che la sua vita non si limita a libri e ad articoli: «Mi compiaccio di vivere in campagna, a diretto contatto con la terra, perché in tal modo ho compreso con una certa chiarezza il nostro rapporto con essa e con tutte le altre forme di vita e le cose inanimate. Dobbiamo avere cura del mondo in cui viviamo e dei suoi altri abitanti se vogliamo vivere bene.». Per l’ inventore di storie l’ ecologia è un concetto molto importante, da vivere consapevolmente nella vita di tutti i giorni, a beneficio sia nostro che di chi verrà dopo di noi: «Una generazione succede a un’ altra e a un’ altra ancora, ma il nostro mondo rimarrà in eterno.».

Lei è un grande amante della natura. Come è nato questo suo particolare sentimento?

«Sono nato e vissuto in un paese di provincia, e a undici anni mi trasferì in campagna, nella casa appartenuta ai miei nonni paterni. Fin da bambino, mio padre e mia nonna mi portavano a passeggiare per i boschi e per i prati, e spesso trascorrevo del tempo a contatto con gli animali nella vicina fattoria dei nostri cugini. In particolare, ricordo di quando andavo con mio padre a raccogliere fragole, mirtilli e crescione selvatici, e delle volte in cui invece ci rifornivamo di acqua presso una fontana in piena selva. Ho quindi avuto un contatto diretto con la natura fin dai miei primi anni di vita, e non ho tardato ad apprezzarne le meraviglie, la purezza e la grande importanza.».

Che cosa le viene in mente passeggiando in campagna o nei boschi?

«Durante le mie passeggiate non penso affatto, anzi avverto sempre una gran quiete e felicità. Sento spesso il bisogno di fare due passi nella natura, soprattutto quando voglio trovare la pace, e avanzando per prati o addentrandomi in qualche bosco spontaneamente mi immergo in una dimensione al di fuori del tempo e delle questioni che animano la vita quotidiana. Peraltro sento chiaramente quanto tutto sia collegato a tutto: non si tratta di una riflessione intenzionale, io non sono mai stato un filosofo, ma di una chiara percezione ricavata dall’ aria che respiro, dall’ odore della terra che sento, dal rumore dei ruscelli che odo insieme alle campane delle mucche e delle caprette nei dintorni, dal suolo che calpesto. Tutto è veramente uno, e noi siamo figli di questa natura di cui, purtroppo, ci ostiniamo assurdamente a ritenerci sia padroni che entità separate. Sì, la natura per me è sempre estremamente benefica...».

Come definirebbe il legame tra uomo e natura?

«Lo trovo veramente pessimo. Noi umani siamo divenuti il genere dominante sul pianeta, e sfruttiamo la natura per soddisfare i nostri bisogni ben oltre le sue capacità e senza alcuna preoccupazione, non pensando ai gravi danni che le stiamo procurando. Nella nostra arroganza abbiamo persino modellato le religioni affinché giustificassero le nostre tendenze egocentriche: nella Bibbia, ad esempio, si legge che Dio invita Adamo ed Eva a riempire la terra, a soggiogarla e dominare i pesci del mare, gli uccelli del cielo e ogni essere vivente che striscia sulla terra. Veramente una grande assurdità! Penso proprio che dovremmo prendere esempio dagli animali, che sfruttano la natura per sopravvivere senza però danneggiarla e neppure esaurirla.».

A proposito di animali, lei si è più volte definito animalista: ritiene che la caccia possa avere effetti nocivi in ambito ecologico?

«Sì, ma dipende da come viene esercitata. Un conto è cacciare per fame, limitandosi a poche prede che in seguito vengono tutte mangiate, proprio come fanno gli animali: io comprendo questo tipo di caccia, e lo accetto. Un altro discorso è invece cacciare intensivamente, per passatempo o per sport, come fanno ad esempio i nobili, che un tempo addirittura cacciavano per prepararsi alla guerra: questa è una forma di caccia superflua su cui proprio non transigo. Altre forme di caccia, come ad esempio quella delle balene o delle foche, stanno spingendo queste specie animali al limite dell’ estinzione, e procurano loro immense sofferenze del tutto inutili. Ogni genere animale e singolo essere vivente ha un posto ben preciso nel grande ordine dell’ ecosistema, e svolge una particolare funzione: quando un’ intera specie viene fatta estinguere, gli equilibri naturali subiscono per forza importanti cambiamenti. Quando ero piccolo, mia nonna mi diceva sempre che persino che persino ortiche e zanzare hanno una loro utilità.».

Che cosa pensa del vegetarianismo?

«E’ una scelta molto particolare che alcune persone adottano per amore e rispetto per gli animali. Io stesso sono stato vegetariano per tre anni, dal 2009 al 2012, dopo aver visto uccidere una gallina nel mio giardino, e il pensiero che gli animali venissero uccisi per poi essere serviti a tavola si era fatto particolarmente triste per me. Iniziai a nutrirmi esclusivamente di pasta, riso, insalata, uova, legumi e verdure varie. Ma poi compresi che anche i vegetariani si nutrono di vita, perché anche i vegetali sono forme viventi, quindi oggi ritengo accettabile nutrirmi sia di carne che di vegetali ma senza abusarne, nel pieno rispetto di entrambe queste forme di vita.».

Il rispetto per l’ ambiente e gli animali è una delle cause per cui si è avvicinato al Buddhismo?

«Certamente. Le filosofie orientali in generale hanno un atteggiamento assai più onnicomprensivo di quello delle religioni abramitiche, e affermano da sempre che ogni cosa è connessa a tutte le altre. Il Buddhismo in particolare parla di interdipendenza, importante principio secondo cui nulla esiste come entità propria: tutto è Uno.».

Peraltro, lei una volta disse che il famoso «Dune» di Frank Herbert le è stato di grandissima ispirazione.

«E’ assolutamente vero, ho cominciato a riflettere sull’ importanza delle tematiche ambientali in maniera più vasta e approfondita proprio leggendo questo magnifico romanzo di fantascienza, che ha avuto cinque seguiti. Nessuno ha mai esaltato l’ ambientalismo come Herbert in questo grande classico della narrativa statunitense del Novecento. Il pianeta Arrakis, chiamato ‘Dune’ dai nativi Fremen, viene descritto con una sorprendente abbondanza di dettagli, senza i quali risulterebbe praticamente impossibile immaginare le sfaccettate e molteplici vicende di questa affascinante serie letteraria. Tramite il sogno delle tribù dei Fremen, che da migliaia di anni vivono nelle grotte di questo mondo completamente deserto, facendo un uso estremamente ritualizzato dell’ acqua in attesa di averne un giorno a sufficienza per renderlo verdeggiante, l’ autore esalta sia l’ importanza fondamentale di questo elemento che l’ esigenza di avere cura delle risorse a nostra disposizione, nonché dell’ ambiente in cui noi tutti viviamo.».

Solitamente lei parla del tema ambientale nei suoi libri?

«L’ ho fatto soprattutto in ‘Per i sentieri del tempo’, in cui ho descritto le gravissime devastazioni ecologiche causate dalla guerra atomica. Purtroppo il pericolo di provocare danni incontrollabili al nostro ecosistema con le armi, oltre che con altre forme di tecnologia, si sta accentuando sempre di più. Anche nel precedente ‘Cuore di droide’ ho affrontato il tema della natura, seppure in termini più marginali, con i due protagonisti che al termine delle loro vicende si danno alla cura dei fiori e all’ agricoltura, trovando pace e conforto. Ho intenzione di approfondire questo importante argomento in altre narrazioni che avrò il piacere di pubblicare.».

La ringraziamo molto.

«Tante grazie a voi, come sempre è stato un grandissimo piacere.».

martedì 3 ottobre 2017

Io scrivo in rispetto della tradizione


Giacomo Ramella Pralungo ama molto riflettere sul valore della tradizione e di quello dell’ innovazione in ogni contesto della vita, non solo nella quotidianità ma anche nella sua attività di autore di fantascienza: «Forse è proprio per questo che mi sento particolarmente attratto dal genere fantascientifico: tramite le sue storie si esplora in modo particolarmente approfondito il concetto di evoluzione, e si ragiona su quanto del nostro passato sia bene conservare in mescolanza con le esigenze del nostro presente, realizzando un pratico e positivo modo di pensare e di vivere che assicuri un futuro positivo sia a noi stessi che alle generazioni future.».
L’ inventore di storie, abituato a esprimersi soprattutto in base alla propria esperienza personale, indica la tradizione come qualcosa di molto importante, un valore da cui ricava una sensazione confortevole e significativa, e sostiene che soprattutto nel mondo di oggi debba essere adattabile in quanto principio costruttivo rivolto al bene delle persone: «Certamente sembra una contraddizione bella e buona, ma in Oriente si pensa che l’ armonia poggi sull’ equilibrio tra gli opposti. Pertanto ho compreso che tradizione e innovazione possano facilmente tendersi la mano: basta solo che la tradizione non sia rigida, e che l’ innovazione non irrompa a passo di carica.».

Lei è notoriamente affascinato dal passato, dalle cose vecchie e dalle persone anziane, peraltro è uno studioso appassionato di storia. Il suo legame con la tradizione rientra in questo contesto? 

«Non ci ho mai veramente ragionato sopra, ma penso proprio che vi sia un nesso tra la mia passione per la storia e il legame che riconosco alla tradizione. Se un calcolo va fatto, noi uomini e donne viviamo in un mondo in cui il tempo scorre continuamente, quindi un giorno segue l’ altro, in una ruota che gira senza fine. Il tempo passa, e noi nasciamo e invecchiamo vivendo costantemente con il pensiero che la nostra esistenza un giorno finirà. Per cui direi che sentiamo il bisogno di mantenere un legame con il nostro passato, cercando una continuità con cui dare uno scopo e un senso alla nostra vita.».

In determinate occasioni lei ha sostenuto il valore e la sostanza della tradizione pur riconoscendo la necessità del progresso. Questo principio rientra anche nella sua attività di autore?

«Assolutamente sì. Come persona affermo che esistono determinati principi che dovrebbero rimanere sempre gli stessi, come l’ uguaglianza, la pace, il bene sia individuale che collettivo, ma ogni epoca non è mai uguale alle altre, quindi è bene adeguarsi costantemente ai tempi che corrono. Come autore di fantascienza, invece, affermo che la scienza sia un bene fondamentale, orientato al nostro progresso, sia interiore che materiale, e che il suo impiego, buono o cattivo che sia, dipende solo da noi: questo è il valore fondamentale di tale genere narrativo, di cui ho compreso la validità aderendovi con entusiasmo. Come vede io scrivo in rispetto della tradizione (risata)!».

Lei vive la sua vita secondo i valori classici a cui è stato educato?

«Questo è l’ esempio migliore con cui esprimere l’ importanza che ha per me la tradizione. Sono stato educato al rispetto, ad evitare la volgarità, a confrontarmi con il prossimo discutendo e scambiando di idee, a rispettare anziani, donne e bambini, ad impegnarmi coscienziosamente in tutto quello che faccio. Ho avuto un’ educazione classica di cui negli hanno ho imparato a riconoscere il valore, e l’ ho preservata nonostante intorno a me molti princìpi venissero gradualmente messi da parte. Ad esempio, noto che molti giovani di oggi, tra cui vari miei coetanei, non si rivolgono più agli anziani dando del lei, mentre a tavola si fa un po’ come si vuole, e quando si telefona a qualcuno non ci si presenta più perché si dà per scontato di essere riconosciuti dalla voce. Per non parlare dell’ abbigliamento colorito e bizzarro con cui certuni escono di casa (risata)! Io stesso sono stato più volte preso in giro e descritto come uno che sa di vecchio, mentre in altri casi sono stato apostrofato come una vera e propria reliquia proveniente da un passato ormai estinto, e probabilmente è davvero così, ma quello che mi è stato insegnato e che ho imparato fin dalla nascita rappresenta qualcosa di molto importante per me, concetti che danno un senso alla mia vita, e aiutano a darle serenità. Dopo tutto, tradizione non significa soltanto compiere determinate azioni di tanto in tanto, rievocando i tempi perduti, direi piuttosto che rappresenta qualcosa che ci aiuta lungo il nostro percorso in questo piccolo grande mondo.».

Leggendo i suoi libri si nota una totale mancanza di volgarità, tanto nel linguaggio, privo di parole sconce, quanto negli argomenti che affronta, mai imbarazzanti. Lei pare proprio una rarità in questi tempi in cui la volgarità e la mancanza di compostezza sono ormai comuni in casa, per radio e per televisione. Peraltro evita rigorosamente le parole inglesi.

«E’ vero, purtroppo oggi vige la legge del più volgare e del più indecente. Le buone maniere vengono viste come un segnale di debolezza, legate ad un passato in cui vigevano il bigottismo, il perbenismo e l’ arretratezza. Essere educati non vuole dire solo evitare le parole sconce, ma imparare a distinguere ciò di cui si può parlare da ciò che invece è meglio tenere per sé. Radio, televisione, cinema e persino determinati giornali ci hanno invece abituati ad un linguaggio sempre più volgare, ai pettegolezzi su strani amori e infedeltà, alla pornografia e a scene di sesso inguardabili. Io non sono affatto un bigotto, anzi, da ormai tredici anni non sono neppure un credente, per cui sono convinto che si possa parlare di molte cose, tra cui la nudità e il sesso, ma con tatto e garbo. Nei miei libri, quindi, evito volontariamente il linguaggio volgare, il pettegolezzo vano e le questioni intime con intenti scandalosi o di semplice intrattenimento. Sento infatti un certo senso di responsabilità con i miei lettori, voglio essere ricordato come uno che si esprime in modo pulito e che affronta cose serie. E’ uno dei modi più importanti con cui mi attengo alla tradizione e all’ educazione che mi è stata gentilmente trasmessa. Per quanto riguarda le parole inglesi, io sono sempre stato categoricamente contrario alla mescolanza dell’ italiano con l’ inglese: in questo periodo conoscere l’ inglese è fondamentale se non si vuole rimanere tagliati fuori dal mondo, ma mischiare la nostra lingua con questa o qualunque altra non ha alcun senso. E non è un caso che in Gran Bretagna, un tempo centro di un impero che comprendeva un quarto della popolazione mondiale, nessuno mischi l’ inglese con qualsivoglia altro idioma. Ecco un altro importante esempio di tradizione da curare.».

Insomma, forma e sostanza per lei devono muoversi di pari passo, essere entrambe curate con attenzione.

«Proprio così: l’ una deve accompagnare necessariamente l’ altra, solo se vengono accomunate hanno senso. La sostanza rappresenta un valore irrinunciabile, ma se viene presentata con la forma sbagliata finisce per fare più male che bene, così come una forma senza sostanza serve solo a perdere inutilmente il nostro tempo.».

Il fatto che lei pubblichi i suoi libri in formato sia cartaceo che elettronico rientra nel suo legame con la tradizione?

«Certo. Il genere umano impiega la carta da tempo immemorabile, dopo il tempo dei papiri e delle pergamene. Oggi, nell’ era della tecnologia, i libri elettronici hanno trovato una certa applicazione, ma il libro di carta rimane in vantaggio. Io stesso riconosco che i libri elettronici hanno il vantaggio di memorizzare al proprio interno il contenuto di una libreria sterminata, ma il libro cartaceo fa parte della storia dell’ umanità ormai da secoli, e tutti siamo cresciuti con questa bella realizzazione. Ecco un altro esempio di tradizione che ho compreso e che intendo contribuire a perpetuare.».

Si dice che lei preferisca scrivere a mano che battere un testo al computer.

«Scrivere a mano mi è senz’ altro di aiuto, perché fin da bambino ero l’ incubo dei miei insegnanti di scuola per via della mia pessima calligrafia (risata)! Scrivere le cose a mano mi piace moltissimo, è un’ abitudine a cui non intendo rinunciare, ma non nego i vantaggi del computer e della rete informatica: una lettera elettronica arriva a destinazione nel giro di un istante, anche nel caso in cui mittente e ricevente si trovano su differenti continenti. A volte mi capita di scrivere lettere a mano, che invio tramite la posta: si tratta di un esercizio che mi affascina, non soltanto perché devo curare la calligrafia, ma anche perché una lettera va impostata secondo un galateo preciso con cui trovo utile e persino gradevole confrontarmi.».

Anche le idee su cui poggiano le sue storie, che lei ovviamente sviluppa a modo suo, si fondano sui principi fondamentali della fantascienza.

«Da bambino e da ragazzino sono entrato in contatto con la fantascienza degli Anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, praticamente quello che sia in narrativa che al cinema è riconosciuto come il suo miglior periodo, in cui i temi essenziali erano viaggi nel tempo, invasioni e infiltrazioni aliene, rapimenti da parte degli extraterrestri, robot minacciosi e così avanti. Ho quindi avuto il mio apprendimento di base proprio dalla fase aurea di questo genere, la mia mente si ispira proprio ai concetti tipici di quegli anni, e sviluppa le idee in modo nuovo, attuale e personale.».

Lei afferma di credere in una continuità in un contesto di innovazione.

«Si, certamente: ci sono principi classici che è bene preservare nel tempo senza però rifiutare le novità. Anche l’ applicazione della tradizione deve adeguarsi ai tempi moderni, perché il mondo di oggi non è più quello di vent’ anni fa. Quindi credo che dovremmo sforzarci di tenere un occhio verso il passato e l’ altro verso il futuro, così da non ripetere gli errori già compiuti e perfezionarci al meglio delle nostre possibilità.».

Grazie per il suo intervento.

«Grazie a lei, è stato un vero piacere.».

venerdì 17 febbraio 2017

Le turpitudini della Mafia raccontate in «Il signore del crimine»


Giacomo Ramella Pralungo mostra «Il signore del crimine», edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico, un libro dalla copertina inquietante che illustra un uomo dal volto tetro, ben vestito e armato di pistola su di uno sfondo nero. Il titolo e il nome dell’ autore sono riportati in rosso: «Nero e rosso non sono una scelta casuale: rappresentano la morte e il sangue, elementi della vita quotidiana di ogni mafioso.».
L’ inventore di storie sostiene di aver puntato molto su questo nuovo romanzo, che ha rappresentato una vera sfida per lui.

Questo è il suo primo romanzo non di fantascienza. Che cosa l’ ha spinta a scriverlo?

«Provo un certo fascino per il genere malavitoso. Da bambino e da ragazzino non l’ ho mai considerato molto, ma leggendo i giornali o seguendo i telegiornali rimanevo colpito dall’ argomento, e guardando alcuni film e telefilm la presenza di personaggi legati a Cosa Nostra mi impressionava. Percepivo i mafiosi reali e immaginari come individui potenti e temibili, avvolti da un che di misterioso. Solo nel 2005, quando vidi per la prima volta ‘Il padrino’, tratto dall’ omonimo romanzo del 1969 e interpretato dal magnifico Marlon Brando, mi interessai veramente al genere e considerai l’ idea di occuparmene.».
Versione cartacea del libro;

Quali sono i concetti fondamentali di ‘Il signore del crimine’?

«Volevo essere il più veritiero possibile, senza inventare o alterare nulla. Intendevo divulgare l’ argomento con lo strumento narrativo, per quanto sapessi di non essere il primo a farlo. Eppure, trovo che la maggior parte delle opere di narrativa, come lo stesso ‘Il padrino’ di Mario Puzo, abbiano contribuito per esigenze narrative a tinteggiare un certo alone di leggenda e romanticismo intorno ai personaggi, rendendoli affascinanti fuorilegge alla Robin Hood. Intendevo quindi presentare una storia che mostrasse i mafiosi per quello che sono, ossia delinquenti e affaristi del crimine disposti a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi.».

Desidera parlarci della trama?

«Nel 1938, Carmelo Sferrazza è un giovane contadino di Castrofilippo, in provincia di Agrigento, legato alla cosca mafiosa locale. Viene scelto personalmente da don Peppe Sedita, il capomafia, per un delitto eccellente, al cui termine scappa a New York, dove entra a far parte del potente e paventato clan degli Zambito, in cui nel corso degli anni fa carriera diventandone addirittura il capo alla barbara uccisione di don Pietro Sivero. Come nuovo capo dovrà presto affrontare continui e spietati regolamenti di conti, riuscendo infine a sconfiggere un potente gruppo ostile. Poco tempo dopo, però, viene ricattato da un poliziotto corrotto, problema che risolverà drasticamente, e contattato da un alto membro della CIA, con cui stringe un oscuro patto di sangue.
Nel 2002, però, quando è ormai vecchio e stanco e tutto sembra ormai risolto e in pace, le forze dell’ ordine newyorkesi e alcuni vecchi nemici marciano contro di lui e la sua famiglia, chiedendogli il conto del suo ignobile passato. Inizia pertanto una tenace caccia all’ obiettivo: la polizia e il tribunale lo vogliono vivo, gli altri invece desiderano danzare sul suo cadavere.».

Nel definire le vicende di Carmelo Sferrazza ha ripreso molti episodi realmente avvenuti nella storia della Mafia.
Versione elettronica del libro;

«Oh sì. Nelle mie ricerche ho analizzato molto la storia di Cosa Nostra, partendo dalla Sicilia dell’ Ottocento e giungendo alla New York di fine Novecento. Pensavo che se avessi intrecciato le vicende di don Carmelo con quelle di mafiosi realmente esistiti e preso in prestito alcuni eccidi mafiosi realmente avvenuti avrei dato a ‘Il signore del crimine’ un alto livello di verosimiglianza e attinenza alla realtà. Nel libro pertanto appaiono i noti Bugsy Siegel e Meyer Lansky, e un agguato ispirato alla strage di Duisburg.
In generale, nei miei libri amo citare un fatto storico realmente accaduto o un personaggio esistito veramente, perché da un lato contribuisco alla loro conoscenza, e dall’ altro la cosa arricchisce positivamente la mia narrazione.».

In questo libro si affronta anche il sorprendente tema della religiosità dei mafiosi.

«Confesso che si tratta di uno dei tratti della loro personalità che più mi hanno incuriosito. I mafiosi vivono la religione per regolare sé stessi: sanno benissimo di violare ripetutamente il volere di Dio, ma sostengono di essere costretti a farlo dalle circostanze, e pregano continuamente per ottenere il suo perdono.
Nella loro devozione, che io trovo del tutto manipolata, si sentono come Gesù, che secondo la tradizione portò sulle proprie spalle le colpe di tutto il mondo. Ma il vero abominio sta nel fatto che ritengono la Madonna protettrice delle loro iniziative, perché come madre e donna infinitamente buona è la sola persona capace di indurre Gesù a capire le ragioni dei loro peccati e quindi a perdonarli...».

Si assiste anche alla descrizione di alcuni significativi momenti di vita familiare, soprattutto il rapporto di Carmelo Sferrazza con la moglie e i figli.

«E’ vero. Volevo che il lettore sviluppasse un certo interesse per il personaggio non solo come mafioso, ma anche come uomo, marito e padre. In ogni istante della sua vita questo molteplice impegno non viene mai meno: ama la moglie pur senza rinunciare alla propria autorità, educa i due figli maschi perché sviluppino carattere e maniere forti e insegna alle due figlie femmine ad essere ‘brave donne e mogli’. Pertanto, Sferrazza personifica tante cose nello stesso istante.».

In queste pagine, peraltro, si affronta il tema dei legami tra CIA e Cosa Nostra.

«E’ uno degli argomenti più intriganti e discussi che ho voluto inserire nella narrazione. Corre voce che negli Anni Sessanta la Central Intelligence Agency, l’ agenzia di spionaggio statunitense, volesse servirsi di alcuni esponenti mafiosi per eliminare Fidel Castro signore del comunismo il cui dominio si trovava ad appena cinquecentotrentasei chilometri da Miami. Cosa Nostra aveva a sua volta seri motivi per vendicarsi del ‘Condottiero Supremo’, che al termine della Rivoluzione cubana aveva sottratto Cuba ai vertiginosi investimenti statunitensi: Cosa Nostra possedeva infatti alberghi di lusso con casinò e giri d’ affari milionari che si sciolsero come neve al sole. Sembra peraltro che Sam Giancana e John Roselli fossero coinvolti a vario titolo, sempre in combutta con la CIA, nelle morti di John e Robert Kennedy, e in quella di Marilyn Monroe: entrambi vennero barbaramente assassinati in circostanze mai chiarite, forse dopo aver accettato di testimoniare in sede legale circa i loro rapporti con gli 007 di Langley.».

Lei crede che un giorno Cosa Nostra verrà sconfitta?

«Come sostenne il grande Giovanni Falcone, Cosa Nostra è un fenomeno umano, e come tale ha un inizio e un’ evoluzione, e un giorno avrà anche una fine. Non è neppure una malattia sorta per caso, ma un malessere sociale sviluppatosi in precise circostanze favorevoli. Pertanto, io sono nettamente convinto che un giorno cesserà di esistere, ma temo che non sia scontato che governi e istituzioni legali abbiano seriamente l’ intenzione di combatterla e tanto meno di sconfiggerla: Cosa Nostra dispone di numerose e ricche risorse, ed essa stessa rappresenta una risorsa estremamente utile a molti in varie circostanze. Peraltro, un giorno mi colpirono molto le parole di Pietro Grasso, ex magistrato e attuale Presidente del Senato, grande esperto di Cosa Nostra, che in un’ inchiesta della RAI affermò che essa rappresenta un notevole danno alla legittima economia nazionale, e il modo più adatto per danneggiarla è colpire i suoi mercati, i suoi profitti milionari, e farle perdere i ‘clienti’: dal momento che Cosa Nostra è un’ impresa, arrestare i mafiosi e condannarli al carcere a vita in isolamento totale è solo una modesta parte della soluzione al suo problema. In passato abbiamo assistito ad arresti eccellenti e confische milionarie, ma ho il sospetto che si trattassero soltanto di obiettivi mirati, di meri colpi strategici. Ma non voglio essere pessimista a priori, mi auguro che un giorno si manifesti un governo illuminato che assicuri la giustizia e migliori la nostra società, evitando la comparsa di gente come i mafiosi.».

Grazie.


«Grazie infinite a voi per la vostra attenzione, mi fa sempre molto piacere.».

mercoledì 15 febbraio 2017

Presentando «Al confine della realtà»


Giacomo Ramella Pralungo esibisce una copia di «Al confine della realtà», disponibile su www.lulu.com in versione sia cartacea che elettronica, sostenendo che lavorare a un seguito è una cosa impegnativa, da non sottovalutare: «Con ‘Per i sentieri del tempo’ instaurai determinati equilibri narrativi, ed era mia intenzione evolverli senza però stravolgerli. Dovevo stare attento, ma ho anche potuto affrontare in maniera nuova e interessante le basi gettate con il primo libro della serie.».

Che cosa l’ ha portata a dare un seguito a «Per i sentieri del tempo»?

La versione cartacea del libro;

«Scrivere ‘Per i sentieri del tempo’ è stato assai stimolante, e avendogli dato un finale aperto avevo la possibilità di raccontare cose nuove, mostrando l’ avvenire della Terra ora che aveva scampato la distruzione, nonché il destino dei personaggi.».

Quali sono i concetti che ha usato come base di questa narrazione?

«Questa volta ho scelto di basarmi sul tema delle realtà alternative, una delle più note teorie della meccanica quantistica e ondulatoria, secondo cui esistono infiniti universi, tra cui il nostro, tutti separati tra loro e coesistenti, ognuno all’ interno di uno specifico continuum spaziotemporale e contraddistinto da una particolare versione della storia. Ho voluto peraltro parlare  dell’ invasione planetaria, del primo contatto con una popolazione aliena e del feudalesimo.».

Che cosa succede in questo libro?

«Nel 2097, Alexander Tralus, ora generale e comandante in capo delle forze armate della Repubblica Planetaria Terrestre, organizza il primo viaggio spaziale per mezzo di un velivolo appositamente modificato. Frattanto, però, viene scoperto un antichissimo dispositivo di cui non si comprendono i meccanismi e le funzioni. Tralus stesso ne rimane inavvertitamente vittima, e scopre di essere finito in una realtà alternativa in cui i Rete regnano su di un impero assoluto e teocratico che comprende l’ intero sistema solare.
Mentre tenta di tornare indietro viene a sapere che l’ imperatore Filippo IX intende occupare il suo mondo per impiantarvi un sofisticato centro di ricerca di tecnologie belliche proibite, con cui vuole sgominare il Senato Imperiale fomentandone nascostamente i vari casati di appartenenza in una lotta reciproca. Ma il sovrano e i suoi due figli maschi soccombono in un complotto ordito dal loro cugino, Antinos, duca di Atene, terzo nella linea di successione al trono, e la Lega del Nuovo Mondo si infiltra sempre più nella cospirazione interna alla famiglia reale al fine di abbattere l’ Impero Terrestre. Non potendo distruggere la porta tra le due realtà, Tralus prepara una disperata difesa avvalendosi dell’ aiuto di Edward, alter ego del proprio fratello, morto da molti anni.
Lo scontro sarà durissimo.».

Come ha vissuto l’ idea di scrivere un seguito?

«Mi è piaciuto molto, ma sapevo di non dover affrontare con leggerezza la questione, non volevo deformare e impoverire le cose. Mi chiedevo cosa sarebbe successo se i Rete avessero vinto, e le teorie della fisica di cui abbiamo parlato mi hanno permesso di rispondere e sbizzarrirmi. Generalmente affermo che le serie sia letterarie che cinematografiche funzionano meglio quando si parte fin dall’ inizio con l’ idea di realizzare più puntate. Dapprincipio non pensavo di dare un seguito a ‘Per i sentieri del tempo’, ma il suo finale aperto mi ha presto portato a chiedermi che cosa sarebbe accaduto alla Terra e a Tralus ora che la fine del mondo era stata evitata. Ho avuto l’ idea singolare di un’ invasione da parte di un mondo speculare, di un’ umanità rovesciata rispetto alla Terra del primo libro, qualcosa che si è precedentemente corso il rischio di diventare. E al termine di ‘Al confine della realtà’ sapevo che avrei lavorato a una conclusione.».

E’ curioso, leggendo il libro, ritrovare determinati personaggi presentati in una veste del tutto nuova…

«(Risata) E’ uno dei punti di forza di questa narrazione. Secondo il principio delle realtà alternative, esiste una quantità infinita di universi, ognuno contenente uno specifico corso degli eventi storici: alcuni sono molto simili, altri più diversi. Quindi la vita e le vicende dei rispettivi abitanti mutano a seconda dell’ universo in questione. Questa volta Alexander Tralus è alle prese con una Terra alternativa alla sua, in cui i Rete hanno raggiunto il passato, l’ anno 476, fondandovi un Impero, una monarchia di tipo assoluto, feudale e teocratico che nel corso dei secoli ha perfino colonizzato l’ intero sistema feudale. Molti dei personaggi già visti in ‘Per i sentieri del tempo’ ritornano in versioni nettamente diverse, come il vecchio Aldus, che ora è il conte Ruben Hotrey, aristocratico di elevato lignaggio, subdolo e raffinato, nonché presidente delle Industrie Hotrey, potente colosso industriale, e addirittura guida spirituale della Lega del Nuovo Mondo. C’ è anche un grande colpo di scena per quanto riguarda l’ Alexander Tralus alternativo.».

Il reame che i Rete instaurano in questo mondo alternativo, l’ Impero Terrestre, appare come una società o piuttosto macabra. Molti suoi cenni rimandano al Celeste Impero cinese e al medioevo…
Il formato elettronico del libro;
«E’ vero. Con l’ Impero Terrestre ho voluto affrontare i temi delle ingiustizie sociali, dell’ abuso egoistico del potere e della superstizione. Non è esattamente la società ideale in cui io stesso vorrei vivere (risata)! Al vertice vi è un imperatore dotato di poteri assoluti in quanto discendente degli dei, come il faraone in Egitto o l’ imperatore della Cina, che addirittura viveva in un complesso di palazzi noto come Città Proibita, accuratamente progettato affinché simboleggiasse la maestà del potere imperiale e riflettesse precisi principi filosofici, religiosi. Tale potere, però, negli ultimi secoli è stato notevolmente ridotto e bilanciato dal Senato Imperiale, un’ assemblea i cui membri sono aristocratici a casati di varia influenza e ricchezza.
Il reame dei Rete poggia su criteri feudali, i nove mondi che comprende sono affidati ciascuno per via ereditaria a una famiglia nobile, affiancata secondo rigidi principi da altri aristocratici. Il popolo serve nell’ esercizio delle professioni e nell’ esercito. Ovunque è diffusa una profonda superstizione, stimolata da una significativa interazione fra legge civile e religiosa, dalla fede nella divinità dell’ imperatore e nei poteri oracolari e medianici di Prajñāpala, il suo millenario consigliere. Perfino alcune famiglie nobili sono ritenute discendenti dagli dei o da alcuni eroi delle antiche mitologie, come avveniva alle gentes patrizie dell’ antica Roma.».

Questa volta la Terra stabilirà un primo contatto con un popolo alieno.

«Certamente, e insieme al tema delle realtà alternative rappresenta un notevole punto di forza della trama. Peraltro avremo l’ opportunità di vederlo avvenire in due modi differenti. Sia l’ Impero che la Repubblica Planetaria stabiliranno infatti un contatto con il remoto pianeta Oxerin. Il tema dei rapporti con questo nuovo mondo sarà fondamentale nel prossimo libro, che chiuderà la serie.».

Grazie.


«Grazie infinite, spero che questo nuovo libro vi piaccia come gli altri.».

martedì 14 febbraio 2017

Giacomo e «L’ angelo custode»



Sfogliando le pagine di «L’ angelo custode», disponibile su www.lulu.com, l’ inventore di storie Giacomo Ramella Pralungo sostiene che con questa narrazione ha voluto ideare qualcosa di nuovo pur restando nel tradizionale reame della rappresentazione fantascientifica: «La fantascienza è soprattutto analisi e riflessione su quello che riguarda la persona e il mondo in cui vive, prima ancora di affrontare la realtà scientifica, che ne è una semplice conseguenza. E’ esplorazione di un magnifico potenziale, quindi perché non considerare le infinite dimensioni dello spirito umano o una sfera più propriamente emotiva?».

In questa breve storia non assisteremo ad invasioni, epiche battaglie spaziali o feroci bombardamenti atomici?

«No, questa volta ho voluto allontanarmi un po’ da quanto già visto in ‘Cuore di droide’ e ‘Per i sentieri del tempo’, oltre che nei grandi classici del genere fantascientifico. Ero alla ricerca di qualcosa con cui affrontare le ragioni dello spirito, dell’ amore e della speranza tipicamente umana della vita oltre la morte.».

Come è nato «L’ angelo custode»?
La versione cartacea del libro;

«Dopo il primo fallimentare tentativo, volli partecipare all’ edizione del 2013 del Premio Robot di Milano. Intendevo affrontare il tema delle intelligenze artificiali anche questa volta, ma in modo molto diverso da quanto avvenuto nei due racconti divenuti il fondamento di ‘Cuore di droide’. Presentai ‘L’ angelo custode’, ma anche questa volta non ebbi il privilegio di vincere, e volli comunque pubblicare il mio lavoro.».

Come ha avuto l’ idea alla base di questo libro, di appena ventiquattro pagine?

«Da bambino vidi il film ‘Navigator’, di Randal Kleiser, che mostrava le conseguenze del paradosso dei gemelli, una delle più note implicazioni della teoria della relatività di Einstein. Peraltro, in ‘Primo contatto’, episodio della quarta stagione della serie televisiva ‘Star Trek: The Next Generation’, rimasi colpito dai metodi di osservazione occulta che la Flotta Stellare della Federazione Unita dei Pianeti metteva in pratica allo scopo di studiare popolazioni aliene con cui ancora non era entrata in contatto senza che se ne accorgessero. Infine rimasi colpito da ‘Impianto’, episodio della terza stagione di ‘Stargate SG-1’, in cui il colonnello Jack O’Neill e la sua squadra tornano dall’ esplorazione di un pianeta senza alcun ricordo di quanto hanno visto e vissuto. Sono partito da questi principi.».

Il paradosso dei gemelli, il primo contatto e l’ osservazione occulta sono senza dubbio temi classici del genere di cui lei si occupa, a differenza invece dell’ angelo custode…

«(Risata) Si, questa è proprio la grande novità!».

Lei si è notoriamente dissociato dalla religione e da temi come quello dell’ angelo custode, stupisce molto il fatto che l’ abbia ripreso e introdotto in una narrazione fantascientifica.
«Anche quando ero cristiano ricordo di non aver mai considerato il tema degli angeli custodi come uno dei principali punti della fede religiosa, comunicavo direttamente con Dio durante la mia preghiera serale. Eppure mi affascinava molto, e sotto un certo aspetto mi piaceva l’ idea di avere qualcuno che mi seguisse e aiutasse, ma pensavo che fosse un sovrappiù. Ho sempre avuto idee piuttosto personali anche sul tema dei santi: per me è santo chi agisce per il bene degli altri nella vita di tutti i giorni, senza aspettarsi nulla in cambio o vantarsi. Altro che quelli che leggono e recitano i passi della Bibbia o che vanno regolarmente a messa (risata)! Per me i veri santi non sono affatto quelli raffigurati con l’ aureola e le mani giunte nei raffinati dipinti in chiesa, ma gente come Giorgio Perlasca, che nel corso della Seconda Guerra Mondiale salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista e alla Shoah fingendosi Console generale spagnolo, tornando poi alla propria vita senza raccontare nulla a nessuno, nemmeno alla famiglia.
Quanto agli angeli custodi, ritengo più probabile che siano le persone a noi care che, al momento della morte, anziché cessare di esistere assumono questa speciale funzione per noi. Da questa parte del ponte, noi abbiamo l’ importante compito di ricordare loro e quello che hanno fatto di buono nei nostri riguardi.».
Il formato elettronico del libro;

E’ davvero un pensiero magnifico, che è riuscito a introdurre in una storia di fantascienza. Non sembra proprio una cosa scontata.

«Come dicevo prima, la fantascienza è essenzialmente rivolta all’ essere umano e ai suoi infiniti traguardi. Quindi ho pensato di ridurre l’ inevitabile discorso della tecnologia e della scienza al minimo indispensabile per concentrarmi prevalentemente sulla persona e i suoi sentimenti.».

Può svelarci qualcosa sulla trama?

«Certamente. La vicenda inizia durante la Seconda Guerra Mondiale. Edwin Oldfield è un ufficiale della RAF britannica che soffre tremendamente per la morte in guerra di Ian Gough, suo grande amico e compagno d’ armi, e in seguito per quella della moglie Arianna, avvenuta durante un difficile parto. Durante i bombardamenti di Foggia del 1943 viene misteriosamente catapultato nel futuro, nel 1962, senza però essere invecchiato di un giorno. Come se non bastasse assiste alle apparizioni dello spirito di Arianna, che si presenta come il suo angelo custode. I suoi mai placati tormenti interiori impennano bruscamente, e percorrendo un doloroso sentiero intuisce che l’ amore attraversa indenne la morte, che quel che si custodisce nel proprio animo è meraviglioso, al punto da aver incuriosito gli abitanti delle stelle. La morte è parte naturale della vita, ma coloro che muoiono continuano a vivere nei loro cari: finché ci si ricorda dei propri defunti, essi non moriranno mai veramente.».

Il profondo legame tra gli innamorati pare davvero un argomento azzeccato alla giornata di oggi…

«Me ne ero proprio scordato (risata)! Oggi è la festa di san Valentino, dedicata agli innamorati e celebrata in gran parte del mondo! Colgo l’ occasione per porgere i miei migliori auguri a tutti gli innamorati che leggeranno questa intervista: possano i loro cuori unirsi in questo giorno così speciale e battere forte per mantenere il ritmo del loro amore. In casa mia aveva anche un altro significato, in quanto mia madre nacque proprio il 14 febbraio, e la cosa non le piaceva affatto perché avrebbe tanto voluto festeggiare separatamente i due importanti avvenimenti (risata)! Ovunque sia, chissà che sia divenuta un angelo custode per me, una specie di Arianna!».

Grazie.

«Grazie a voi, e buon San Valentino a tutti.».

lunedì 6 febbraio 2017

A proposito di «Per i sentieri del tempo»


Giacomo Ramella Pralungo mostra una copia di «Per i sentieri del tempo», anch’ esso disponibile su www.lulu.com, con emozione molto sentita: «E’ il compimento di qualcosa di molto speciale per me. Tutto ha avuto inizio con queste pagine.». Scrivere libri e articoli è sempre un’ esperienza unica e irripetibile per l’ inventore di storie, ma la realizzazione di questo libro è stata qualcosa di particolare, che non si è mai ripetuta firmando le opere successive.

Che cosa significa «Per i sentieri del tempo» per lei?

«Si tratta in assoluto della prima storia che ho scritto. E’ qualcosa di veramente straordinario. La stesi nel 2005 e la ritoccai più e più volte fino alla forma attuale. Concepì la narrazione originaria proprio mentre uscivo da una forte depressione, dovuta a una serie di varie esperienze assai spiacevoli affrontate in poco tempo, e le idee di quello che sarebbe stato questo libro mi aiutarono molto nel proseguire lungo la via del mio risanamento.».

Di che cosa parla, in questo libro?

«Trattandosi della mia prima storia, volevo toccare il più possibile argomenti a me cari come i viaggi nel tempo e la teoria del paradosso del nonno, la mostruosità e la follia delle guerre atomiche, l’ importanza dell’ ambiente, i pericoli di un uso improprio delle scienze e il nefasto potere delle sette segrete.».

Che cosa l’ ha ispirata nella definizione della trama?

«Sono partito dalla serie cinematografica di ‘Terminator’ per la parte dei viaggi nel tempo e dell’ olocausto nucleare, e da quella letteraria di ‘Dune’ di Frank Herbert per il tema ecologico. Le ricerche sui ninja, i samurai e la P2 furono fondamentali invece per la definizione della Lega del Nuovo Mondo.».

Colpisce molto il fatto che lungo la narrazione avvengano una miriade di avvenimenti altamente drammatici, primo tra tutti un bombardamento atomico su vasta scala, per poi chiudere con un lieto fine.
Edizione italiana di «Dune»;

«(Risata) Già, dovevo dare un tratto distintivo alla storia! All’ inizio avevo un’ idea più pessimista sul finale, volevo infatti chiuderla con la distruzione della Terra del futuro nonostante gli strenui sforzi di Alexander Tralus, il protagonista, di salvarla. Ma poi ci ripensai e scelsi di concludere il libro con la fine del mondo evitata per un soffio.».

Il libro si conclude con un finale aperto. Prevede dei seguiti?

«Si, due. Subito dopo aver scelto di salvare la Terra alla fine pensai di rendere ‘Per i sentieri del tempo’ il primo capitolo di una trilogia. Considerai che soprattutto con il primo seguito avrei potuto affrontare la storia approfondendone determinati risvolti.».

Vuole anticiparci qualcosa sulla trama?

«Nel 2088, a quasi un secolo dalla Terza Guerra Mondiale, i servizi segreti della Repubblica Planetaria Terrestre indagano su di una misteriosa setta di provenienza asiatica, la Lega del Nuovo Mondo, animata da pericolosi intenti sovversivi. Mentre si scopre con sgomento che in conseguenza dei bombardamenti atomici di fine Novecento il nucleo della Terra esploderà, il generale Mario Rete, comandante in capo dell’ esercito, impazzisce e tenta di prendere il potere con un colpo di Stato, finendo inavvertitamente nel passato, nel 1996, poco prima che inizi il conflitto atomico. Tenta così di cambiare la storia, con l’ apparente aiuto della Lega, che intende manovrarlo per le proprie cospirazioni. Ma dal futuro giunge anche il capitano Alexander Tralus, nel tentativo disperato di fermare Rete e impedire il disastro.».
Il Terminator, protagonista dell’ omonima serie cinematografica;

Ha detto che scrivere questa storia l’ aiutata a stare bene in un periodo doloroso.

«Oh, sì! Lavorare a questa storia mi ha profondamente beneficiato, e da allora scrivere rappresenta qualcosa di fondamentale nella mia vita. Compresi con chiarezza che ogni cosa che concepisco e metto per iscritto è qualcosa di me che divido con gli altri e per cui un giorno verrò ricordato. Io sento molto questo principio, e credo che si possa paragonare soltanto alla generazione di un figlio. Il mio bisogno di inventare e scrivere non è molto lontano da quello che induce un pittore a dipingere o un pugile a combattere: tra le sue pagine ‘Per i sentieri del tempo’ racchiude molto di me.».

Grazie.


«Grazie a voi.».

Giacomo Ramella Pralungo ricorda il professor Robert Thurman

Prof. Robert Thurman; Autore di narrativa fantascientifica a sfondo sociale e articolista dedito a temi storici, scientifici, di mistero e ...