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venerdì 31 maggio 2024

Giacomo e i misteri delle origini del mondo


Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa fantascientifica e di articoli storici, culturali e scientifici, è da sempre affascinato dalla storia del mondo e del genere umano, con una predilezione per l’ evo antico e i numerosi misteri circa le origini e lo sviluppo dei più remoti popoli della Terra. Una passione che lo ha portato ad avvicinarsi all’ archeologia misteriosa, e che ha ispirato le sue opere di narrativa.


Lei è da sempre un grande appassionato di storia e archeologia, interessanti discipline che ha unito alla sua disposizione per la narrativa.


«Verissimo, la storia mi appassiona fin da quando ero in terza elementare. Ricordo molto bene le lezioni di paleontologia tenute dalla mia maestra di storia e geografia, l’ indimenticata signora Cinzia Bossi, che ci descrisse la teoria del Big Bang e, in seguito, la graduale evoluzione della vita sulla Terra, per poi passare alla Preistoria e ai primi popoli come Sumeri ed Egizi. Quando ci parlò delle piramidi egizie, in particolare, rimasi davvero colpito da questa grande realizzazione di architettura e ingegneria che tuttora sfida con forza scienza e tempo. La fantascienza, poi, è un genere letterario che scoprì circa un anno dopo, leggendo un racconto sull’ antologia di lettere, non trattato durante le lezioni, che narrava di un bambino tenuto in stasi per lungo tempo in una sorta di camera di metallo e vetro simile ad un letto e che si risvegliava in una città del futuro, in cui vide che molte cose erano cambiate dai suoi tempi benché le dinamiche fondamentali della vita quotidiana e della mentalità delle persone fossero rimaste più o meno le stesse: questo mi fece pensare molto al concetto di modernità e continuità con il passato. Crescendo, quando iniziai a scrivere intorno ai dodici anni, unì spontaneamente tra loro storia e fantascienza: non solo perché ero personalmente animato da queste due grandi passioni, ma anche perché la fantascienza di per sé è il genere ideale con cui esplorare tematiche scientifiche e di riflessione su tutto ciò che riguarda l’ umanità e le sue infinite possibilità, da concetti sociali a quelli culturali, senza tralasciare quelli psicologici e persino religiosi. Più in generale, la letteratura è un riflesso della storia e quindi della società.».


L’ archeologia misteriosa è un’ altra disciplina che molto la coinvolge.

La Sfinge e la piramide di Chefren, a Giza;


«La scoprì a quattordici anni, leggendo ‘Ufo e alieni - Entra nel mondo del mistero’, un libro di Colin Wilson, un noto autore britannico. L’ archeologia misteriosa prende in considerazione teorie particolari, spesso non suffragate da prove e di conseguenza non accettate dalla comunità scientifica convenzionale, come l’ esistenza di antiche civiltà scomparse sviluppatesi in continenti perduti come Atlantide o Mu, contatti diretti tra popoli stanziati in luoghi opposti del mondo, come Egizi e Maya, o un contatto tra popoli extraterrestri e le antiche civiltà umane, influenzandole e spesso venendo adorati come divinità perché in possesso di conoscenze scientifiche e tecnologiche di cui i nostri antenati erano ancora all’ oscuro. La maggioranza degli scienziati rigetta le teorie sostenute dall’ archeologia misteriosa, classificandole come fantasiose dissertazioni, prive di qualsiasi fondamento scientifico e architettate per vendere libri in proposito piuttosto che per confermare ipotesi, mentre gli studiosi di archeologia del mistero affermano che conservando la massima apertura mentale si può evitare di escludere a priori determinate ipotesi che in seguito ad indagini approfondite possono risultare fondate, e che spesso la dottrina tradizionale fa fatica ad accettare nuove teorie che mal si inseriscono nel sistema di conoscenze acquisite, soprattutto se le nuove ipotesi comportano una ridefinizione di concetti tradizionali. Io sono sempre stato interessato a ogni possibile spiegazione di un qualsivoglia mistero, e da anni ripeto che tutto è possibile fino a prova contraria benché al tempo stesso sia necessario dimostrare una qualunque ipotesi con indizi e prove ragionevoli.».


Che cosa pensa sulle origini più antiche del mondo e del genere umano?

Rappresentazione artistica di antiche e misteriose rovine;

«E’ un dato di fatto che più il passato è lontano e più il ricordo si fa vago e indefinito. Succede anche a noi, nella nostra vita: rammentiamo più facilmente gli eventi vissuti cinque o dieci anni fa, mentre i nostri primi ricordi d’ infanzia si fanno molto più essenziali e imprecisi. Il pianeta Terra ha un’ età pari a circa quattro miliardi e mezzo di anni, mentre gli ominidi da cui discendiamo apparvero tra i sette e i cinque milioni di anni fa, parliamo quindi di un periodo di tempo molto lungo, che la nostra mente a malapena comprende con un certo sforzo e di cui quindi sappiamo poco o niente. La stessa storia antica presenta vari misteri perché disponiamo di poche fonti, molte testimonianze sono andate perdute un po’ per lo scorrere del tempo e un po’ per i disastri ambientali, le guerre e le censure umane. E la religione per lungo tempo ha imposto la propria versione della storia, scoraggiando la ricerca perché vista come una maledizione e un’ eresia che avrebbe allontanato dall’ entità divina di riferimento. Io penso che ci manchino molte conoscenze di base, che il passato sia in larga parte da scoprire ancora oggi e che sia più complesso, ampio e sfaccettato di quanto crediamo e di come lo studiamo a scuola. Io dico sempre che sono molte le conoscenze fin qui acquisite che dovrebbero essere riviste e studiate con la massima attenzione e un atteggiamento equanime, libero da preconcetti.».


Per esempio?


«L’ evoluzione stessa della vita sulla Terra poggia su elementi che solo in parte sono stati spiegati. L’ influenza ambientale è solamente uno dei tanti fattori che la determina. E l’ evoluzione umana in particolare è per ovvie ragioni il mistero su cui la ricerca si è concentrata con maggiore attenzione. Tra l’ estinzione dei dinosauri, sessantacinque milioni di anni fa, e l’ apparizione degli ominidi è trascorso un periodo sufficientemente lungo per consentire l’ evoluzione di almeno una civiltà preumana, ipotesi che per il momento è reputata inverosimile. Gli Egizi e i Sumeri realizzarono piramidi e ziqqurat, opere dinnanzi alle quali noi tuttora impallidiamo pur avendo una scienza architettonica e ingegneristica superiore, e avevano conoscenze astronomiche davvero notevoli in un’ epoca in cui i telescopi e tecnologie simili non esistevano. Peraltro, i Dogon, una piccola etnia del Mali che conta circa duecentoquarantamila individui, negli Anni Trenta destarono a loro volta stupore in Occidente per le loro impressionanti conoscenze astronomiche, sulle cui origini sono sorte animate discussioni. Lo yoga, i cui benefici psicofisici oggi sono una realtà comprovata in sede scientifica, ha origini che affondano nella leggenda. Molti popoli, dall’ Europa al sudest asiatico, parlano di continenti e civiltà perdute, e quasi tutte le civiltà antiche avevano la propria versione del Diluvio universale, scatenato da una o più divinità. Esistono poi antiche raffigurazioni rupestri e oggetti in svariati luoghi del mondo che, secondo gli ufologi moderni, sarebbero indizi relativi ad antichi visitatori alieni giunti sulla Terra…».


Nell’ ottobre 2022 lei ha dedicato il suo sito, «Due passi nel mistero», a questo genere di argomentazione.

«Oh sì. L’ ho voluto proprio per esplorare queste tematiche, che se affrontate con ragionevolezza possono portare a considerazioni davvero molto interessanti. Negli articoli pubblicati finora ho parlato della possibilità dell’ esistenza di almeno una civiltà preumana, della teoria secondo cui antichi visitatori alieni entrarono in contatto con i primi popoli terrestri, dell’ ipotesi di civiltà perdute e del mistero dei giganti, esseri umani dalle dimensioni notevoli, prevalentemente guerrieri e costruttori, descritti in numerose mitologie come uomini speciali o precursori del genere umano creati dagli dei oppure figli di angeli e donne mortali. In questi testi valuto tanto gli indizi a supporto di queste tesi quanto le opinioni contrarie, in modo tale da realizzare un’ argomentazione analitica e opportunamente ragionata.».


Oggi, 1 giugno, è la Giornata Mondiale del Genitore, celebrazione internazionale istituita nel 2012 dall’ Assemblea delle Nazioni Unite per sottolineare l’ importanza della figura genitoriale nella vita dei bambini di tutto il pianeta.


«Porgo i miei auguri a tutti i genitori, e colgo l’ occasione per omaggiare i miei. Devo molto di ciò che sono diventato e buona parte dei miei interessi a mio padre e mia madre, entrambi persone straordinarie, fuori dal comune, che hanno sostenuto e condiviso l’ importanza della cultura e delle buone maniere, insegnandomi peraltro il valore della consapevolezza e dell’ equanimità, oltre che un atteggiamento libero dagli schemi e dai dogmi preconcetti.».


La ringraziamo molto.


«Grazie infinite a voi, è sempre un vero piacere per me.».

lunedì 8 maggio 2023

La stima di Giacomo per il professor Barbero

Giacomo Ramella e il prof. Barbero;


Giacomo Ramella Pralungo, autore di romanzi di narrativa fantascientifica e di articoli di storia, cultura e scienza, in virtù della sua antica passione per la storia che lo porta a definirsi «storico dilettante», è un ammiratore del professor Alessandro Barbero, docente di Storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale di Vercelli. Dopo alcuni contatti via posta elettronica, i due si sono personalmente incontrati sabato 29 aprile 2023 alla Libreria Giovannacci di Biella, la città di Giacomo, in occasione della presentazione di «Brick for stone», romanzo in cui il popolare insegnante racconta l’ 11 settembre 2001 mischiando realtà storica e invenzione letteraria.

La seguente pubblicazione è ricavata da una conversazione che Giacomo ha avuto alcuni giorni dopo in proposito, nella quale ha commentato la figura rappresentata da questo grande studioso, che negli ultimi anni ha acquisito una notevole popolarità su Internet grazie all’ abilità divulgativa in una serie di conferenze e lezioni trasmesse su YouTube, che hanno guadagnato centinaia di migliaia di visualizzazioni.



In una civiltà alla rovescia come questa, come mia madre la definì poco prima di morire con la raccomandazione di non stupirmi più di tanto di ciò che avrei visto, in cui più una persona è scombinata e volgare e più gode di stima e visibilità, è bello constatare che qualcuno che ancora disponga di intelligenza e preparazione riesca a farsi notare e a godere di un certo peso e successo. Il professor Barbero è una persona veramente notevole, dotato di una grandissima conoscenza e abilità comunicativa, potrebbe infatti parlare per una vita intera di argomenti vasti e sfaccettati in modo semplice e diretto, molto coinvolgente e con vivo entusiasmo, che riesce a trasmettere in chi lo ascolta. Non avevo mai visto un insegnante e un conferenziere simile, prima di lui. Si trova perfettamente a suo agio nel raccontare la storia in un’ aula universitaria esattamente come in televisione, nei convegni che diventano episodi di contenuti audio diffusi via informatica, e anche scrivendo, come se la storia non fosse altro che un grande romanzo. Come lui stesso ha affermato: «L’ unica differenza tra noi storici e i romanzieri è che loro possono inventare.». Il dubbio che i libri di storia siano scritti in forma opportunamente ritoccata, come nel contesto narrativo, è ragionevole e anche piuttosto antico, si pensi al detto secondo cui la storia viene scritta dal vincitore. Anche in tempi più recenti, grandi storici del Novecento come Marc Bloch non hanno mai avuto paura di una scrittura non accademica, soggettiva. In narrativa, gli autori sono assolutamente liberi, ma chi si occupa di storia si gioca tutto in tema di verificabilità. Oggi siamo nell’ epoca della propaganda politica, che si ripercuote anche nella trasmissione della memoria storica, e delle notizie fasulle, delle pseudonotizie e del negazionismo e revisionismo, e le sue lezioni sono una delle poche certezze di cui disponiamo: in questo momento abbiamo più che mai bisogno di sapere le cose così come sono andate, e lui resta saldamente ancorato al fondamento della verificabilità, la possibile verità sui fatti. Il professore è uno che fa ipotesi, tenta di seguire vie coerenti escludendo quelle che paiono improbabili ed evidenziando ciò che alla fine è il lavoro dello storico, il processo della sua scrittura: sebbene non esatta come la matematica, la storia resta una scienza, e come tale si basa sulla deduzione data dall’ osservazione degli elementi a disposizione, in una continua analisi in cui le conclusioni possono continuamente essere confermate oppure smentite e superate da ulteriori scoperte, mettendo a confronto le voci e le idee di quelli che hanno provato, prima di lui, a interpretare il passato, nel tentativo di capire dove possa nascondersi la verità dei fatti. Il dovere dello storico è comunicare al lettore questo principio. E’ illuminante per noi avere ben chiaro di quanto viviamo in mezzo a ipotesi, valutazioni e interpretazioni, anche soggettive.

Fin da bambino sono sempre stato un grande ammiratore di Piero Angela e, mentre vivevo in Ghana, dal 2009 in poi ogni venerdì sera in agosto seguivo su Rai Internazionale il programma «Superquark», in cui vidi il professore per la prima volta. La sua personalità e il suo stile mi impressionarono dal primo momento, essendo così familiari, spontanei e cordiali. Ascoltandolo, dopo appena pochi istanti si ha la sensazione di comprendere a fondo ciò che spiega, riflettendo su che cosa sia veramente la storia e come ne venga trasmesso il ricordo. Dal 2014 in poi ho avuto l’ occasione di scrivergli via posta elettronica per domandargli aiuto in alcune ricerche, che in seguito sono state alla base di alcuni miei libri e articoli, e mi è stato veramente utile. Mi ha sempre risposto in breve tempo e con molta gentilezza, oltre che con la proverbiale chiarezza e piacevolezza. Nel 2017, poi, assistetti alla presentazione di «Caporetto», di cui acquistai una copia sebbene in quell’ occasione non mi fu possibile restare fino alla fine richiedendogli una dedica. Solo ora ci sono riuscito, dopo oltre cinque anni! Fu comunque un gran piacere sentirlo mentre descriveva lo scenario in cui maturò la famigerata disfatta italiana durante la Grande Guerra, in cui combattemmo contro un Impero antico e multietnico ormai sulla via del crepuscolo: l’ Italia era ancora un Paese arretrato e contadino, e i limiti delle forze armate combaciavano con quelli della stessa nazione, la distanza sociale tra soldati e ufficiali era notevole, e si preferiva affidare il comando dei reparti a giovani diciannovenni di classe borghese piuttosto che promuovere i sergenti, contadini e operai che avevano imparato il mestiere sul campo. Tra ufficiali e soldati non vi era peraltro una comunicazione, con tutti i limiti pratici che ne derivavano. I nostri ragazzi in trincea erano un esercito in cui nessuno voleva prendersi responsabilità, e si aveva paura dell’ iniziativa personale tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con i telefoni interrotti dal bombardamento nemico, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza avere ricevuto l’ ordine dai piani alti. Eravamo un Paese retto da una classe dirigente di linguacciuti da cui erano scaturiti generali che emanavano circolari in cui esortavano i soldati a battersi fino alla morte, credendo di aver risolto in tal modo tutti i problemi. Personalmente, io temo che noi oggi non siamo cambiati mica tanto! La scorsa estate 2022 mi ha visto impegnato nella Passione di Sordevolo come comparsa e come attore, ero infatti soldato del Tempio di Gerusalemme e Marsaglia, il fabbro ferraio che inchioda Gesù alla croce. Quando avevo i due ruoli insieme avevo giusto il tempo di cambiarmi dietro le quinte. La sera in cui venne ad assistere allo spettacolo, dopo aver visitato il museo in paese nel pomeriggio, io ero impegnato in entrambi i ruoli, ed è stato un vero privilegio per me, un bel regalo che la vita mi ha fatto.

Nei giorni scorsi, con la presentazione di «Brick for stone», ho finalmente avuto la possibilità di presentarmi di persona e di ringraziarlo per l’ aiuto che mi ha prestato alcuni anni fa, e di esprimergli apprezzamento e stima per la sua preparazione e capacità espositiva. Persone come lui sono veramente speciali, e hanno bisogno di sapere che ciò che fanno a nostro beneficio viene positivamente recepito da noi tutti. Trovo molto importante che sentano la conferma che il loro impegno dia i suoi frutti.



Una delle cose per cui maggiormente apprezzo il professor Barbero è l’ attenzione che presta al tema delle false notizie. Lui dice sempre che esistono fin dall’ inizio della nostra storia, solo noi siamo convinti che siano una novità dei tempi moderni. A suo dire, si trattano soltanto di una versione attuale delle antiche leggende: se da una parte c’ erano quelle che nascevano in maniera spontanea, come le storie su dei, orchi, streghe e personaggi fantastici, dall’ altra c’ erano quelle costruite pezzo dopo pezzo per uno scopo ben preciso. La propaganda politica era una tecnica comprovata già nell’ antica Roma: inventare un episodio o ritoccarlo a seconda dei propri interessi o della parte di popolo che si voleva convincere, specie in occasione delle votazioni, era una pratica abituale. Spesso noi non sappiamo affatto come sia andata la storia. Chiunque, già in quarta elementare, ha studiato che Costantino fu quel particolare imperatore che cristianizzò l’ Impero, ponendo fine alla crudeltà delle persecuzioni e aprendo la strada a venti secoli di storia durante i quali Stato e Chiesa sono andati avanti in armonia a seguito della famosa battaglia di Ponte Milvio, che vide Costantino sconfiggere Massenzio: si racconta che durante lo scontro in cielo apparve la croce e la scritta «In hoc signo vinces», ossia «Sotto questo segno vincerai». Chiaramente, questo particolare è una validissima aggiunta propagandistica, per quanto fantasiosa. Se dopo la battaglia avesse deciso di rimanere pagano, quasi certamente in tutto il mondo si sarebbe detto di come l’ imperatore fosse stato aiutato dagli dei anziché dalla strana e misteriosa divinità ebraico cristiana. Costantino ha regnato sia sui cristiani che sui pagani e non è stato affatto intollerante con questi ultimi, retaggio della precedente religiosità classica: ci sono tracce di discorsi pubblici dell’ epoca stessa in cui i non cristiani imputavano il risultato all’ intervento delle loro divinità. Insomma, chi costruisce le pseudonotizie oggi ha soltanto imparato la lezione dei maestri del passato, non abbiamo inventato nulla di nuovo, c’ è solo una grande differenza: mentre noi le affidiamo a Twitter o ai giornali, per poi vederle passare dopo un giorno, una settimana, un mese o un anno per poi dimenticarle, gli architetti delle bufale dei tempi andati pensavano in termini più lunghi, a come fare affinché venissero ricordate per secoli e secoli nel futuro, e furono in grado di far arrivare i loro falsi miti fino a noi, e con conseguenze non da poco, soprattutto se consideriamo agli strumenti che avevano allora!


Il modo di porsi pacato del professor Barbero, da solo, non basta a spiegare la sua popolarità. All’ interno delle sue conferenze, infatti, non si limita a raccontare la storia. Presenta agli spettatori le fonti, interpretandole e dando loro anche un tocco di teatralità in modo da renderle apprezzabili anche agli occhi di chi non ha mai affrontato la storiografia fuori dalle mura scolastiche. Un livello di narrazione che non dimentica il lavoro e la fatica compiuta dallo storico, ma che anzi sceglie di introdurla al grande pubblico. La fonte, quindi, rimane centrale nella sua narrazione quanto nella scienza storica tradizionale. L’ interpretazione della fonte può essere visto in maniera differente, tra quella dello storico, che contestualizza il documento e ne comprende le sue finalità e la sua origine, e quella del divulgatore, che non esita mettere un po’ di teatro nell’ esporre una testimonianza del passato. Ricorda che il presente non è altro che una continuità con il passato, e consegna dignità al ruolo dello storico e al suo lavoro, mostrando come la nostra stessa vita, gli eventi che viviamo tutti i giorni, siano parte di qualcosa di più grande. Ed è proprio qui che ha luogo il grande merito di questo singolare e geniale divulgatore: rende la storia e i suoi mezzi di ricerca qualcosa di presente, di attuale. Viviamo in un mondo dove le voci corrono incontrollate e diventa sempre più difficile per le persone come noi distinguere una notizia vera da una falsa. Il «popolo della rete» sembra non essere più capace di riconoscere il vero dal falso e spesso accetta passivamente questa diffusione incontrollata delle false notizie. In un simile contesto la figura di questo professore assume una notevole importanza: quella di una persona dotata del sapere necessario per indagare una fonte. Non solo quella storica, ma anche quella attuale. Un esercizio che dona nuova importanza alla disciplina storiografica, quindi.

In questo, l’ operato del professor Barbero ci porta in una dimensione nuova della storia, un mezzo che ci permette di acquisire competenze anche per la vita di tutti i giorni. Tocca di conseguenza a noi utilizzarla secondo la nostra coscienza, allo scopo di riportare i fatti non solo al centro della narrazione storica, ma anche della vita quotidiana. Ogni volta che sentiamo qualcosa, ad esempio, anche un semplice pettegolezzo, dovremmo imparare a chiedere: «Ma tu come l’ hai saputo?».



L’ atteggiamento pratico e veritiero del professore mi riporta al Buddhismo, particolare filosofia orientale che molta importanza ha avuto nella mia vita e che tuttora continua ad affascinarmi. Gli insegnamenti alla base di tutte le scuole vengono trasmessi per mezzo di ciò che viene chiamato lignaggio, che equivale ad una precisa linea di diffusione basata sul passaggio da maestro a discepolo e atta proprio a certificarne la provenienza e la validità, dimostrata dalla realizzazione incarnata dal maestro saggio. Al tempo stesso, nel Nobile Ottuplice Sentiero, la via spirituale basata su un’ esistenza virtuosa che conduce alla cessazione della sofferenza esposta nel Discorso di Benares, il Buddha Śākyamuni stesso parlò di «retta parola», cioè l’ assunzione di responsabilità di ciò che diciamo, ponendo attenzione nella scelta delle singole parole e di come le esprimiamo, in modo da non far del male a nessuno e di conseguenza a noi stessi. Sulla base di questo principio si deve parlare per essere veritieri e non menzogneri, per favorire la chiarezza anziché la confusione e le opinioni errate. Durante i suoi quarantacinque anni trascorsi insegnando, il Risvegliato aggiunse: «Non credere a niente perché ne hanno parlato e chiacchierato in molti. Non credere semplicemente perché vengono mostrate le dichiarazioni scritte di qualche vecchio saggio. Non credere alle congetture. Non credere come una verità ciò a cui ti sei legato per abitudine. Non credere semplicemente all’autorità dei tuoi maestri e degli anziani. Dopo l’ osservazione e l’ analisi, quando concorda con la ragione e conduce al bene e al beneficio di tutti e di ciascuno, solo allora accettalo, e vivi secondo i suoi principi.». Un proverbio Zen, similmente, recita: «Una buona parola tiene un asino inchiodato a un palo per cento anni.». A tutto ciò, Lama Paljn, guida spirituale del centro buddhista tibetano Samten Ling di Graglia, con cui ho un rapporto personale di stima e amicizia, spiega che il concetto di «retta parola» insiste sull’ evitare bugie, maldicenza, zizzania, offese e pettegolezzo, e aggiunge che le parole non esistono di per sé, ma servono a intendere l’ infinito e aiutano a favorire la «retta comprensione», ossia vedere le cose nella loro vera natura, così come sono senza il filtro delle opinioni soggettive. La parola non deve nuocere, perché comunicare ci rende più umani in quanto siamo animali sociali che vivono in gruppo. La comunicazione è uno strumento di civiltà da usare per fini consapevolezza e di liberazione sia personale che altrui.

L’ impiego pratico, semplice e diretto della parola al fine di esprimere idee precise e fondate e verificabili avvalorato dal Buddha Śākyamuni nell’ India settentrionale di duemilacinquecento anni fa è molto vivo nel professor Barbero, come ho personalmente constatato. In un’ epoca in cui l’ informazione, e quindi la parola, è pilotata per influire sull’ opinione pubblica a vantaggio di discutibili interessi settari, noi oggi abbiamo la fortuna di beneficiare di un uomo che invece la usa per indicarci qualcosa di tangibile, logico e pienamente confermabile. E’ davvero un bene che in mezzo a tante figure oggi alla moda soprattutto tra i più giovani, tra opinionisti televisivi dediti ad un linguaggio sempre più volgare come Luciana Littizzetto e celebrità di Internet non vincolate da alcun valore etico fondamentale vi sia invece chi, come lui, tiene un basso profilo e si esprime con classe e dignità parlando di ciò che ha convenientemente valutato e compreso. E sono veramente fortunato ad avergli stretto la mano in amicizia e rispetto! Lo reputo in tutta sincerità un esempio formidabile da cui ho molto da apprendere.

martedì 24 gennaio 2017

Intervista all’ inventore di storie

Giacomo Ramella Pralungo
Giacomo Ramella Pralungo è uno scrittore di fantascienza, e un articolista dedito a pezzi sulla storia di Biella, di cui è originario, sulla testata «Il Biellese». Ama definirsi «inventore di storie».
Ricambia il saluto con grande cordialità e un pronto sorriso, appare in gran forma e siede parlando con scioltezza e amabilità. Il suo umore è eccellente, tipico di un uomo sereno, in pace.

Che significato ha per lei la scrittura?

«Fin da ragazzino, scrivere mi è sempre piaciuto molto. La parola scritta ha sempre avuto molta importanza per me, e negli anni ho compreso che i testi scritti hanno un enorme potere, tanto da influire sul pensiero della gente e permettere alle informazioni di essere ricordate per un periodo di tempo molto lungo. Pensiamo ad esempio ai geroglifici egizi, alle tavolette mesopotamiche e ai codici medievali, senza tralasciare i Veda, i Sūtra buddhisti, la Bibbia e il Corano: la nostra conoscenza della storia dipende in larga parte dalle fonti scritte, e il pensiero dei grandi saggi del passato è giunto sino a noi proprio grazie ad esse.».


E la fantascienza?

«La fantascienza è un genere letterario e cinematografico che mi ha sempre affascinato moltissimo. Oggi non riesco proprio a immaginarmi senza (risata)! Ricordo quando da piccolo vedevo film ambientati su mondi lontanissimi, o in cui apparivano alieni molto diversi da noi che venivano sul nostro pianeta, con le intenzioni più diverse. Mia madre stessa mi raccontò più volte di aver letto grandi autori come Giulio Verne, e di aver visto al cinema i primi film del genere: quello che si vedeva veniva quasi sempre ritenuto pura fantasia, come il viaggio degli uomini sulla luna. Poi, nel 1969, le cose cambiarono: l’ uomo vi andò trionfalmente, e in seguito apparvero nel mondo computer dal potere sempre maggiore, per non parlare dei primi prototipi di robot e di intelligenza artificiale.».

Insomma, secondo lei si tratta di un genere basato sull’ anticipazione… 

«Esatto, un genere basato proprio sull’ anticipazione. Il fascino che la fantascienza ha su di me si fonda proprio su questo principio. In appena vent’ anni abbiamo sviluppato un sacco di tecnologie che un tempo sarebbero state bollate come fantasiose, ma che oggi sono di uso quotidiano. O fantascientifiche, tanto per usare un termine appropriato…(risata)».

Quali libri ha scritto?

«Ne ho firmati quattro: ‘Cuore di droide’, ‘Per i sentieri del tempo’, ‘L’ angelo custode’ e ‘Al confine della realtà’. Sono reperibili su www.lulu.com.
Sono tutti romanzi di fantascienza, nei quali parlo di determinati concetti molto importanti per me. In ‘Cuore di droide’, ad esempio, affronto il tema del significato più autentico della natura umana e della tecnologia, che genera conseguenze positive fintanto che la controlliamo come strumento nelle nostre mani e non la usiamo per fini distruttivi. In ‘Per i sentieri del tempo’, invece, affronto il tema della follia degli armamenti atomici, dell’ importanza di aver cura dell’ ambiente in cui viviamo e l’ oscurità delle società segrete. In ‘L’ angelo custode’ affronto il tema della morte e del contatto che rimane tra noi e le persone care che superano questo poco lieto passaggio della vita, mentre in ‘Al confine della realtà’ espongo le spregevoli macchinazioni della politica e le profonde ingiustizie tipiche di un regime feudale e teocratico.».

Quindi, per lei scrivere è anche comunicare.

«Certamente. Non intendo solo raccontare storie, ma basare tali vicende su idee e concetti particolari sulle quali mi piace ragionare e trarre considerazioni basate sull esperienza. Credo che il bello della narrativa sia proprio questo. Inoltre presto molta attenzione alla cura dei testi, evitando rigorosamente di trattare sconcezze e di ricorrere a un linguaggio volgare. La magnifica Sandra Mondaini, un giorno, disse qualcosa di simile a proposito dell’ esperienza professionale sua, di suo marito Raimondo Vianello ed altri eminenti artisti televisivi: ‘Siamo di quella generazione in cui l’ attore sapeva di entrare nelle case senza suonare il campanello, e quindi ci entrava con la cravatta e con garbo.’. Parole bellissime che mi hanno ricordato il grande valore dell’ educazione e dell’ importanza della sostanza.».

Lei si interessa anche di storia, e ha trovato il modo di collimarla con la narrativa.

«La storia è una delle mie passioni più grandi, e ho notato che la letteratura e la narrativa ne sono il riflesso. Molti dei concetti che inserisco nei miei racconti provengono dai miei studi in campo storico, particolare materia che ci aiuta a comprendere meglio il tempo in cui viviamo oggi.».

Lei sostiene di rifarsi ad alcuni grandi autori del passato.

«Assolutamente sì, giganti quali Herbert George Wells, Frank Herbert, Michael Crichton, Antonio Spinosa e Valerio Massimo Manfredi, il cui genio mi ha profondamente ispirato. Ad eccezione di Spinosa, autore di pregevoli saggi storici, ognuno di questi scrittori pubblicò grandi classici di fantascienza da cui vennero tratti grandi film come ‘La macchina del tempo’, ‘La guerra dei mondi’, ‘Dune’ e ‘Jurassic Park’.».

Che cosa può dirci del suo interesse per la spiritualità?

«La spiritualità mi affascina molto, ben più della religione. Sembra strano a dirsi, ma tra queste due istanze c’ è una bella differenza: la religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è la cura dello spirito. Religione e spiritualità non coincidono sempre, e tutti abbiamo uno spirito che curiamo ciascuno a modo proprio. Per me, ad esempio, passeggiare nei boschi, andare in montagna e stare con i miei cani e gli amici è spiritualità ad altissimo livello.
A vent’ anni abbandonai il Cristianesimo di scuola cattolica, la religione a cui appartenevo, e a ventidue aderì al più antico Buddhismo, particolare filosofia di cui scoprì la meditazione, esercizio in parte di rilassamento e in parte di comprensione profonda della realtà: medito ogni giorno da molti anni, e anche questo è per me una degna forma di spiritualità.».

Lei si interessa di politica?

«Dipende da quello che si intende con il termine. La politica mi affascina molto se viene intesa come arte del buon governo, in accordo al significato originario della parola, di provenienza greca, ma se ci si riferisce alla lotta tra i partiti o all’ adesione a un’ ideologia temo proprio che perda tutto quanto il suo ascendente su di me. Io non aderisco ad alcun partito o principio ideologico.».

Qual è il suo personaggio storico preferito?

«Il Mahatma Gandhi e Lawrence d’ Arabia, due personalità tra loro infinitamente diverse, accomunate da un grande attaccamento a un sogno, a un principio a cui dedicarono sé stessi senza mai risparmiarsi.».

Chi ammira di più nel mondo contemporaneo?

«Mi piace molto il XIV Dalai Lama. Non parlo affatto da buddhista, ma come persona: la massima guida spirituale e politica del Tibet ha più volte dimostrato di essere un valido ponte tra l’ antica tradizione orientale e la modernità occidentale. Peraltro, benché negli Anni Cinquanta la Cina abbia invaso il suo Paese, ha sempre tentato di risolvere il problema con la diplomazia, senza mai scagliarsi contro i ‘perfidi cinesi’, meritandosi addirittura il Premio Nobel per la Pace nel 1989.».

E ora passiamo a una domanda più personale: come vive la sua condizione di italiano all’ estero?

«Come tutti gli espatriati sento molto la mancanza del mio Paese natio, e ogni volta che vi torno trovo un valore aggiunto che altrove non scorgo mai. Ma alcuni anni fa sentì una persona dire che noi espatriati mostriamo meglio di tutti al resto del mondo il valore e la sostanza della nostra nazione, che siamo ‘i veri ambasciatori del nostro Paese oltre i suoi confini’, e che si tratta senz’ altro di una bella responsabilità!».

Grazie per il tempo concesso.

«Grazie infinite.».

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacom...