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lunedì 24 agosto 2026

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo


Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacomo Ramella Pralungo esprime la propria opinione circa la politica e il suo orientamento personale, sottolineando la propria estraneità da questo ambito nel desiderio di rimanere indipendente, e soprattutto di non sostenere idee politiche nei suoi testi.


«Non ho mai fatto politica in vita mia, e non credo che cambierò idea tanto presto.» sostiene con fermezza, prima di concedersi una battuta «Ma se qualcuno mi offrisse un seggio da parlamentare, con tutti quei privilegi e vitalizi accetterei subito (risata)!».

Giacomo Ramella Pralungo ha idee precise in tema di politica, sebbene sia qualcosa a cui si è sempre sentito del tutto estraneo: «Il termine politica viene dal greco antico politikḗ, ossia ‘ciò che attiene alla polis’, la città-Stato. Secondo l’ antica definizione cinese si tratta dell’ arte di governare, mentre gli antichi greci avevano varie definizioni tra cui spiccava quella di Pericle, secondo cui sarebbe ‘l’ arte di vivere insieme’. Questo è molto bello, per me è il vero significato della politica, un’ attività nobile che dovrebbe essere affidata a persone capaci, sagge e oneste, incaricate di sedersi e discutere dei bisogni e dei problemi di una nazione o un municipio e mettere in pratica soluzioni condivise e concrete, indipendentemente dai punti di vista personali e dagli interessi personali.». Tuttavia, aggiunge, la realtà è piena di soggetti ambiziosi e avidi che si servono della politica per assicurarsi una carriera: «La politica consente di mettersi in mostra, il potere seduce. Molti vogliono diventare ricchi e famosi, illudendosi che una carica come quella di sindaco, presidente di regione, deputato o ministro dia potere, eppure il potere dà responsabilità, non può essere usato liberamente. E nel mondo di oggi il sistema politico è talmente complesso che un qualunque funzionario è sempre responsabile dinnanzi a qualcuno.».

L' incontro con Aimone di Savoia Aosta


Alla domanda sul suo orientamento politico, lo scrittore afferma di riconoscersi nel liberalismo e nel monarchismo: «Da tempo affermo di avere simpatie monarchiche, credo infatti che saremmo un’ ottima Monarchia parlamentare e che Sua Altezza Reale il Duca Aimone di Savoia Aosta, che incontrai nel giugno 2022, sarebbe uno splendido Re. Lo stesso concetto di aristocrazia, oggi forse assai meno attuale in confronto al secolo scorso, viene dal greco antico aristokratíā ed equivale a ‘governo dei migliori’, persone adeguatamente preparate sia a governare che a incarnare i valori della società al fine di dare l’ esempio. Ma la Monarchia tocca la forma istituzionale dello Stato e quindi non è un partito. Credo che se ci fosse ancora, oggi voterei il Partito Liberale, basato sull’ impostazione liberale, liberista e laica dello Stato. Si dissolse nel 1994, dopo aver rappresentato per settant’ anni la tradizione moderata del nostro Risorgimento in quanto erede della Destra storica che aveva avuto nel Conte Camillo Benso di Cavour il massimo rappresentante.». Il romanziere e articolista si riconosce da sempre in un pensiero democratico, antifascista e anticomunista e del tutto laico, un pensiero che era proprio dei liberali: «L’ unico partito ad aver sostenuto davvero la laicità dello Stato in un Paese che da sempre subisce l’ influenza del Cattolicesimo. Non mi infastidisce l’ idea che la maggioranza degli italiani sia cattolica, ci mancherebbe, ma politica e religione dovrebbero rimanere distanti tra loro. Io peraltro sostengo la necessità di togliere il Crocifisso dai luoghi pubblici, che sono dello Stato, proprio per questo principio: i simboli religiosi dovrebbero apparire nei templi e nelle case dei credenti. Lo Stato non è un ordine sacerdotale. E nei luoghi pubblici dobbiamo riconoscerci tutti noi in quanto italiani, cattolici e non. Lo stesso Cavour parlava sempre di libera Chiesa in libero Stato.». Ha mai pensato di fare politica? Lo vediamo assumere un’ aria seria, indecifrabile, come se si stesse toccando un tema molto delicato: «Molti scrittori fanno politica, o firmano testi di chiaro orientamento politico. Per me non è così. Io non mi sento portato per la politica, e non prevedo un intervento attivo sul campo data la mia educazione e personalità. Non mi vedo in un’ aula intento a litigare con quelli di fronte a me esponendo la linea di un partito. Ma posso garbatamente esporre la mia opinione personale, se la situazione lo permette. Sono stato tentato dalla politica quando avevo vent’ anni, però: era il 2004, gli anni in cui facevo volontariato a Sordevolo, paese vicino al mio, e nel giugno di quell’ anno ricaddero le elezioni comunali. Vidi le associazioni che aiutavo, tra Passione di Cristo, Pro Loco e Alpina, costituire ciascuna una lista civica e scontrarsi tra loro a suon di polemiche, pettegolezzi e persino scorrettezze. All’ inizio ero rimasto affascinato dalla loro voglia di fare qualcosa per il paese, ma il clima litigioso e scorretto per me fu troppo, compresi che la politica era vissuta come uno scontro tra gruppi, partiti e ideologie in cui si voleva solo arrivare per primi davanti all’ elettorato. Da allora mi tengo ben lontano dalla politica. E poi, con tanti schieramenti, non saprei nemmeno a quale aderire (risata)...».


Una delle critiche che Giacomo muove maggiormente verso gli italiani è di essere eccessivamente guidati dall’ ideologia, cosa che impedisce di parlare liberamente di politica e di lasciarsi guidare dalla realtà pratica dei fatti: «Siamo peraltro di mentalità antiquata, se ancora oggi ci insultiamo dandoci del fascista oppure del comunista. Il 1945 e il 1989 sono passati da un pezzo! Un atteggiamento assurdo che ci fa perdere di vista le cose vere e importanti della politica: il soddisfacimento dei bisogni e la soluzione dei problemi della cittadinanza e della nazione. Inoltre una volta che abbiamo votato un governo o una municipalità torniamo alla nostra vita quotidiana senza più curarci della politica, questo è sbagliato. Ricordo che nei primi Anni Duemila Michail Gorbaciov venne in Italia e fu intervistato in un programma della Rai, dicendo che in una democrazia votare non è sufficiente, perché dopo bisogna verificare in ogni momento l’ operato dei politici delegati a governare lo Stato. Un pensiero molto bello.».

Immagine satirica sul caos della politica


Di orientamento liberale e monarchico eppure non impegnato in politica, ambito in cui tace come scrittore, Giacomo apprezza i valori fondamentali della politica e ne biasima la faziosità: «Come persona mi sono sempre rifiutato di aderire ad un partito, perché in tal caso sarei costretto ad accettarne tutto il pensiero e il programma. Per me è fondamentale ragionare con la mia testa e parlare liberamente. Di sicuro troverei qualcosa che mi lascerebbe scettico in ogni partito di cui ho sentito parlare. Trovo più spontaneo condividere un’ idea dopo averla valutata dal mio punto di vista. Tra gli stessi liberali, ad esempio, se condivido il principio di libertà individuale, il liberismo economico, così come la laicità dello Stato e la democrazia costituzionale, sono scettico dinnanzi all’ Atlantismo appoggiato dall’ ormai estinto Partito Liberale, poiché credo che gli Stati Uniti seguano tuttora una discutibile politica militarista e imperialista, ormai obsoleta. E come scrittore mi sono sempre sentito attratto dalla cultura vera e propria anziché dalla politica, che mai ho trattato nei miei testi: uno può credere in tutto quello che vuole basta che lo tenga fuori da questa attività, capace come poche altre di influire sull’ altrui pensiero. Credo che in Italia, e non solo, ci siano già abbastanza penne schierate politicamente. La cultura è un campo affascinante di suo e anche sicuro perché super partes: arriva a tutti senza esclusivismi.».

A questo aggiunge divertito un aneddoto che per lui, come afferma, ben illustra la mentalità della gente comune soprattutto se in qualche modo c’ è di mezzo la politica: «Dal 2009 un mio parente è sindaco di Occhieppo Superiore, il mio paese, e da quando sono tornato dall’ Africa nel 2021 alcuni concittadini pettegoli vociferano che mi approfitterei di questa parentela per i miei interessi, e una volta una persona mi ha addirittura detto di ‘godermela finché rimane in carica’. Dal settembre 2024, poi, sono volontario alla biblioteca del paese, che è comunale, e qualcun altro mi ha chiesto se ‘mi ci ha mandato questo mio parente per rimettere le cose a posto’. A Occhieppo Superiore purtroppo il mio cognome viene percepito molto in relazione all’ attività politica di questo parente, che io non ho mai commentato in alcun modo un po’ per distacco dalla politica, in questo caso locale, e un po’ perché le mie parole verrebbero interpretate sulla base dei rapporti con questo parente. Non frequento Occhieppo Superiore e i suoi abitanti da quando avevo undici anni, quando mi trasferì in una frazione lontana, e oggi le maldicenze sono il motivo che mi hanno convinto a non riprendere alcun rapporto (risata)!».

mercoledì 18 aprile 2018

«Niente politica nei miei testi, sono Giacomo Ramella Pralungo!»



Giacomo Ramella Pralungo si definisce un apolitico convinto, e ha una visione della politica che, con una certa tristezza, reputa «destinata a rimanere soltanto un’ idea astratta, per quanto si rifaccia direttamente allo stesso ideale originario di politica». Soprattutto, è determinato a non scrivere mai alcun testo dettato dal minimo criterio politico: «Proprio come le religioni, sento che le ideologie politiche non mi appartengono, in quanto la mia mente ha il potere di ragionare per conto proprio, senza pendere dal pensiero altrui. Peraltro, le ideologie stesse hanno clamorosamente fallito la propria missione in qualsivoglia angolo di questo mondo: ho motivi assolutamente validi per coltivare una scrittura autonoma e autentica sotto tutti gli aspetti.».

Da ormai molti anni lei è notoriamente lontano dalla politica.

«Sì, da quando avevo vent’ anni. Fino ad allora ne subivo il fascino, e, detto tra noi, per qualche tempo sono anche stato tentato dal prendervi parte in qualche modo. Poi, però, me ne allontanai con una certa delusione.».

Come ha maturato la sua avversione per la politica?

«Nel 2004 ero parte di alcune associazioni di volontariato di Sordevolo, e in quel periodo alcuni membri delle due principali erano scesi in campo per le elezioni municipali. Venni a sapere di reciproci sgarbi e pettegolezzi, anche piuttosto gravi, e sentì parlare di tattiche e amicizie influenti che sarebbero state letteralmente di aiuto, quando invece in un sistema democratico bisogna convincere la cittadinanza votante con la chiarezza, la sincerità e la validità dei programmi elettorali, e rispettare ogni schieramento presente. Maturai quindi un profondo disgusto per la politica e i suoi falsi teatrini, e rinnegai con forza il desiderio di intraprenderne la via.».

Lei fa una distinzione tra quella che definisce la politica vera e propria e l’ affare degenerato che è tuttora, potrebbe spiegarsi?

«Il termine politica deriva dal termine greco antico politikḗ, ossia ‘che attiene alla pόlis’, e indica l’ arte di governare il territorio: questa è la natura vera della politica, in cui io credo tuttora. Oggi, invece, con il termine ci si riferisce alla lotta tra partiti, la degenerazione da cui io ho preso le distanze. La politikḗ era assolutamente estranea da ideologie e partiti, e benché già nei tempi antichi fosse gestita da persone ambiziose e avide di potere che fecero della democrazia un concetto più apparente che reale, era molto più indirizzata al bene comune e alla risposta pratica alle necessità della gente.».

Quindi, lei non ha un orientamento politico?

«Assolutamente no. Che si parli di religione o di politica, aderire ad un’ ideologia significa perdere la propria libertà e pensare che il proprio credo sia l’ unico giusto, guardando gli altri con disapprovazione. Sono fermamente consapevole del fatto che non serva affatto essere di destra o di sinistra per essere bravi politici, ma avere buone capacità amministrative, costanza nell’ impegno e onestà delle intenzioni. Ecco quindi il motivo per cui ho sempre detto che le ideologie politiche sono adatte soltanto alle disquisizioni astratte, e che lasciano il tempo che trovano: politica vuol dire pratica, pratica e ancora pratica!».

Peraltro, lei critica apertamente anche la presenza ormai ingombrante della politica nei mezzi di comunicazione di massa, soprattutto giornali e anche taluni romanzi.

«Quello tra la vita politica e i mezzi di comunicazione di massa, giornalismo in particolare, è un intreccio sempre più contestato, che crea più problemi di quanti ne risolva. E’ un bombardamento di informazioni sempre più menzognere. Giornali e persino determinati romanzi sono falsi e faziosi, trasmettendo notizie inzuppate di ideologia e prive di obiettività, nell’ interesse esclusivo degli schieramenti e a scapito della bravura del singolo autore. Peraltro, la rete telematica internazionale si è fatta sempre più selvaggia e scottante, rendendo lecito ogni gesto seppur vandalico e disumano. E’ tutto così rivoltante, soprattutto tenendo conto del fatto che il potere della stampa può influire sui comportamenti della gente e produrre mutamenti sociali: in un contesto del genere l’ intossicazione dei cervelli è un ovvio dato di fatto.».

Quindi, lei rifiuta fermamente di parlare di politica nei suoi testi?

«Oh, sì! Niente politica nei miei testi, sono Giacomo Ramella Pralungo (risata)! Uno come me, che si rifiuta di far politica e persino di prendere una tessera di partito, molto difficilmente potrà adeguare la propria scrittura a fini politici. Andrebbe assolutamente contro i miei principi. In quest’ era colma di favoritismi e punti di vista del tutto parziali la politica si è introdotta come un virus nella letteratura giornalistica e persino nella narrativa, uccidendo inesorabilmente tutta la nobiltà della vera informazione e degli spunti per una riflessione coerente e costruttiva, in cui io credo vivamente. Se dovessi pubblicare qualcosa di sbagliato, cosa effettivamente possibile perché come semplice essere umano sono talvolta soggetto a fraintendimenti, sarà un errore mio, non attribuibile ad una manipolazione esterna della mia mente.».

C’ è qualcosa che desidera dire rivolgendosi ai suoi colleghi scrittori?

«Quando si impugna la penna o si incomincia a dattilografare sulla tastiera si deve sempre pensare al fatto che il messaggio che ci si prepara a scrivere arriverà agli altri, dunque è bene scrivere sia con la mente che con il cuore, con passione e serietà. Bisogna trasmettere idee e principi in piena rettitudine di coscienza, non con l’ intento di favorire uno schieramento e danneggiarne un altro. Questo è il modo migliore per rendere onore ad una delle attività più belle e antiche al mondo.».

La ringraziamo molto.

«Tante grazie a tutti voi».

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacom...