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mercoledì 25 dicembre 2024

Si può fare a meno della religione ma non della spiritualità

Giacomo Ramella Pralungo;


Nella giornata del Natale, Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa e articolista a sfondo storico e culturale, ex cristiano cattolico ed ex buddhista prima di scuola tibetana e poi Zen giapponese, oggi irreligioso, trasmette le proprie considerazioni in tema di religione e spiritualità.


Oggi si festeggia il Natale cristiano. Lei un tempo era credente, ora non più. Che cosa percepisce maggiormente in questi giorni di festa?


«Quando vengono viste dal di fuori, da una posizione equanime, le cose di solito vengono percepite con una maggiore chiarezza. Con l’ andare del tempo, guardandomi intorno, ho notato che appena si fa l’ ora di celebrare le ricorrenze religiose vi è una grande cura per l’ apparenza, tra addobbi, scambi di auguri e regali, pranzi e cenoni. Ben poche persone festeggiano con la giusta consapevolezza la ricorrenza del giorno, la maggioranza si limita infatti a portare avanti le consuetudini. Si dice che è sempre stato così (risata), a che serve ragionarci su? Io invece ho sempre pensato che se qualcuno segue una fede religiosa, qualunque essa sia, dovrebbe sapere con esattezza tutto ciò che fa e perché. Purtroppo, però, esistono persone che credono a tutto quanto ciò che viene loro detto, dicendo che ‘così dicono le scritture e insegnano i sacerdoti’, e altre che invece festeggiano senza mai pensare in alcun modo alla religione, solo perché tutti lo fanno da sempre. Sono atteggiamenti molto comuni, ma altrettanto sbagliati!».


Un tempo lei era credente ma poi si è allontanato dalla fede.


«Vero, sono stato cristiano cattolico ma smisi di credere quando avevo vent’ anni. Era l’ estate 2004. In realtà avevo qualche dubbio che mi portavo dietro da qualche anno sull’ invisibilità di Dio nel mondo e la presenza del dolore benché scritture e ordine sacerdotale lo descrivano come buono e onnipotente. Ricordo che cercai di capire studiando e discutendo con un amico parroco, ma alla fine mi resi conto che la religione non fa al caso mio. Nel 2015 richiesi e ottenni addirittura l’ annullamento del mio battesimo. Dal 2006 al 2016 circa sono stato buddhista, ma pur essendomi allontanato anche da quest’ altra fede, che per molti aspetti si basa sulle tipiche dinamiche di tutte le altre, sento che per molti altri ha fatto sue determinate idee profonde e concrete.».


Ora dice spesso che si può fare a meno della religione ma non della spiritualità.


«Sì, esattissimo. Può sembrare una contraddizione, ma in realtà è un concetto molto logico. La religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è la cura dello spirito, che tutti noi abbiamo e va oltre le religioni. Anche molti atei sono dediti a forme di spiritualità. Io vedo qualcosa di spirituale in varie cose della vita quotidiana, forse addirittura tutte: cucinare, mangiare, andare per i boschi, accudire gli animali, scrivere, leggere. Tutto ciò che facciamo può essere spiritualità ad altissimo livello, e senza bisogno di ricorrere a entità spirituali divine o angeliche.».


Lei dice anche che se venisse confermata l’ esistenza di un Dio, la cosa non avrebbe la minima importanza per l’ umanità.


«E’ proprio così. Noi siamo esseri completi, nella nostra caducità. Siamo dotati di mente e cuore, quindi siamo padroni di noi stessi. Che cosa potrebbe conseguire la presenza di una qualsivoglia divinità? Si può anche partire dal principio di un Dio creatore e di un angelo custode, ma anche così la sofferenza e le difficoltà rimangono una realtà che neppure loro hanno saputo evitare. Non esiste altro che la nostra lotta contro il dolore, che ognuno di noi porta avanti da solo e con mezzi umani. Tutti noi abbiamo a disposizione la nostra intelligenza per trovare una via che ci porti oltre il dolore. Solo noi possiamo liberare noi stessi, con la forza del nostro spirito e l’ esercizio costante: solo così la nostra essenza, legata all’ essenza del tutto, emerge con chiarezza. Io penso che la vita consista nell’ opportunità di evolvere in qualcosa di meglio, e di conoscerci. Abbiamo già tutto ciò che occorre dentro noi stessi, questioni come la presenza o meno di una divinità non fa differenza.».


Il tema della religione rappresenta un argomento di grande interesse storico e culturale per lei, tanto che ne ha parlato in due suoi romanzi.


«Assolutamente sì, è un tema che nelle mie ricerche mi ha portato a considerazioni poco ovvie che ho espresso in ‘Fantasma del passato’ e ‘Sotto il cielo della Porta divina’. La religione è un prodotto umano che ci accompagna da sempre, e da un lato ha sicuramente portato all’ avvento di sistemi tradizionali custoditi dagli ordini sacerdotali, che spesso si sono occupati anche di politica, come la Chiesa cattolica al tempo dello Stato Pontificio, del lamaismo buddhista in Tibet e Mongolia o dell’ Iran degli ayatollah piuttosto che dell’ Afghanistan dei talebani. Dall’ altro, è anche vero che dà rifugio e conforto a molte persone che affrontano svariate difficoltà esistenziali. Il discorso è davvero molto ampio, come è tipico dei prodotti umani.».


Su che cosa si fonda la sua spiritualità?


«La mia spiritualità si fonda sulla mia esperienza personale e quotidiana. Faccio una ventina di minuti di meditazione ogni mattina, e in ogni cosa che faccio giornalmente cerco sempre di essere attento e consapevole, scoprendo cose nuove laddove mi è possibile. Credo di avere una spiritualità semplice e diretta, molto concreta (risata)!».


Che cosa pensa della religione nel mondo di oggi?


«Credo che oggi abbia i presupposti per vivere una rivoluzione, dato che siamo nell’ era delle informazioni. La gente di oggi è più colta, perché può accedere più facilmente alle notizie e addirittura immetterne, stimolando la discussione. La religione stessa, quindi, ha l’ opportunità di cambiare ed evolversi per adattarsi ai tempi come ogni altra cosa di questo mondo costantemente mutevole, svecchiandosi e facendo a meno del superfluo.».


Che cosa si sente di dire a chi è religioso?


«Se qualcuno si trova bene seguendo una religione, allora la segua con diligenza, e senza mai dimenticare di ragionare con la propria testa e con il proprio cuore. Non si commetta mai l’ errore di seguire un valore solo perché lo seguono tutti o perché viene insegnato da un maestro famoso e affascinante: ognuno di noi ha infatti una mente e un cuore che per nessun motivo deve mai tralasciare! C’ è un passo del Kalama Sutta, un famoso e apprezzato testo buddhista, in cui il Buddha Śākyamuni dice una cosa molto bella: ‘Non fatevi guidare da dicerie, tradizioni o dal sentito dire. Non fatevi guidare dall’ autorità delle sacre scritture né solo dalla logica o dall’ inferenza né dalla considerazione delle apparenze né dal piacere della speculazione né dalla verosimiglianza né dalla considerazione: ‘Il monaco è il nostro maestro’. Ma quando capite da voi stessi: ‘Queste cose non sono salutari, ma sono sbagliate e cattive, bandite dai saggi’, allora abbandonatele... e quando capite da voi stessi: ‘Queste cose sono salutari e buone, portano beneficio e felicità’ allora accettatele e seguitele.’.».

 

La ringraziamo per il bel tema affrontato con noi.


«Grazie a voi, è sempre un grande piacere. E buon Natale a tutti.».

mercoledì 13 aprile 2022

Giacomo tra religione e fantascienza


Un insolito e affascinante connubio tra la fede e il più razionalista dei generi letterari, da cui non può che venire fuori qualcosa di assai intrigante. La fantascienza è infatti la categoria della scrittura letteraria più razionalista per eccellenza, in cui si specula sulla scienza, si lavora sulla logica, sulla coerenza, sulle cause e gli effetti dei fenomeni. Eppure, strano ma vero, spesso e volentieri la fantascienza ha toccato l’ argomento religioso scaturendo opere di livello altissimo. Sorseggiando una tazza dell’ amato caffè addolcito con miele e corretto con Amaro Montenegro, la celebre bevanda spiritosa a base di quaranta erbe aromatiche selezionate che nel 1896 venne dedicata alla principessa reale Elena Petrović-Njegoš, della famiglia reale montenegrina e futura Regina d’ Italia in quanto moglie di Re Vittorio Emanuele III, Giacomo Ramella Pralungo, romanziere e articolista, scherza sulle sue simpatie monarchiche: «Perfino da una tazza di caffè trapela il mio orientamento.». Ci mostra una copia di «Fantasma del passato» e «Sotto il cielo della Porta divina», suoi ultimi romanzi di fantascienza, affermando che si tratta di produzioni molto importanti per lui: «Può sembrare contraddittorio data la natura razionale della fantascienza, ma la religione è uno dei temi maggiormente trattati e persino apprezzati in questo genere letterario e cinematografico, e sotto quasi tutti gli aspetti. I punti di vista discordanti tra fede e ragione rappresentano solamente la base di un dibattito che il genere a cui mi dedico ha ampiamente contribuito ad alimentare, e senza spirito di polemica.».

Conoscendo la sua posizione in tema di religione e la sua predilezione per le metafore sociali, abbiamo approfittato della ricorrenza pasquale di quest’ anno per conversare con sul legame tra religione e fantascienza e il suo modo personale di trattarlo.


Innanzitutto, possiamo chiederle di ricordare la sua posizione in tema di religione?


«Per i primi vent’ anni della mia vita sono stato cattolico credente. Ero assolutamente convinto che esistesse un Dio infinitamente buono e onnipotente. Nel 2004, però, dopo alcuni eventi molto dolorosi della mia esistenza mi allontanai dalla fede e tra il 2006 e il 2017 ho seguito il Buddhismo, dapprima quello tibetano e poi lo Zen. Alla fine mi allontanai anche da quel celebre credo, avendo riscontrato più o meno le stesse contraddizioni che avevo notato già nel Cristianesimo. Ora mi sono definitivamente allontanato dalla religione, che mi pare essenzialmente un sistema tradizionale di credenze, rituali e preghiere fortemente legato alla mentalità di un popolo in una certa epoca, da cui è influenzato. Ora sono legato più propriamente alla spiritualità. Nel 2015 feci persino annullare il mio battesimo.».


Lei fa sempre una distinzione tra religione e spiritualità.


«Esatto. Come ho detto, la religione è un insieme di idee e valori a cui l individuo deve adeguarsi senza accertarsi della loro veridicità, mentre la spiritualità è la cura del nostro spirito. Tutti possono essere spirituali, perfino un ateo come me. La mia spiritualità si basa su ciò che mi rende felice, come stare in compagnia di un amico, scrivere, passeggiare nella natura, fare una mezz’ ora circa di meditazione ogni mattina, astenersi dal male, fare il bene e imparare dalle mie esperienze.

Io dico sempre che si può fare a meno della religione ma non della spiritualità.».


Per lei la religione da una parte è positiva perché dà tuttora conforto a milioni di persone al mondo, ma dall’ altra reca in sé un aspetto più negativo.


«Direi che si tratta di uno dei suoi aspetti più curiosi in assoluto. Conosco molte persone che traggono conforto e beneficio dalla convinzione che YHWH, Dio, Allāh, con i suoi angeli e profeti sia sempre con loro tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Eppure, al tempo stesso io noto tre problemi fondamentali: la fede, il settarismo e la teodipendenza. La fede porta a credere a princìpi che non possono e non devono mai essere messi in discussione, nemmeno nel caso in cui urtano con la nostra coscienza. Il settarismo rende il credente orgoglioso di vivere e praticare la sola realtà concepibile al mondo, quindi ritiene gli altri una massa di infedeli. La teodipendenza, da parte sua, induce il devoto ad affidarsi totalmente alla sua entità spirituale di riferimento, che supplica per ricevere aiuto e protezione, domandandosi che cosa essa possa fare per lui anziché credere in sé stesso e nelle proprie capacità interiori.».


Per contro, lei ha sempre subito il fascino della scienza e del suo metodo, nonché del suo fine ultimo, ossia la ricerca della verità.


«Come diceva sempre mia madre, la religione afferma mentre la scienza dimostra. Il metodo scientifico si basa sulla logica, che combina osservazione, deduzione e, spesso, abduzione o sillogismo, ossia il ragionamento concatenato di tipo dimostrativo teorizzato per la prima volta dal filosofo e scienziato Aristotele per arrivare invariabilmente alla comprensione della verità per via sperimentale oltre ogni ragionevole dubbio e opinione soggettiva. Quest’ analisi non finisce mai, perché la ricerca scientifica procede costantemente e ogni scoperta può essere confermata oppure superata da una nuova intuizione comprovata dai fatti. I dogmi religiosi invece funzionano in maniera opposta, più ristagnante, quindi io credo che la realtà della scienza sia più profonda e adatta alle esigenze umane, in continua evoluzione.».


Lei è appassionato di fantascienza fin da bambino, e molto di questa attrazione viene da sua madre e suo zio.

Finto Dio in «Star Trek V»;


«Oh, sì! Mia madre, classe 1943, era estimatrice di Jules Verne, e insieme a suo fratello maggiore vide uscire al cinema quando ancora erano ragazzini i grandi classici della fantascienza degli Anni Cinquanta. Me ne parlava con grande coinvolgimento come film che la colpirono molto e che le stimolarono l’ immaginazione. La cosa che più la impressionò fu il fatto che molti dei concetti visti in quelle produzioni sarebbero state ammesse dalla scienza, soprattutto la vita su altri mondi e i viaggi nello spazio. Credo che nessun genere al mondo sappia offrire altrettanto al suo pubblico.».


La sua forma mentis come autore deve molto a scrittori quali Herbert George Wells e Michael Crichton, oltre che a registi e produttori come George Lucas e Gene Roddenberry.


«La fantascienza è soprattutto analisi sociale e umana. Vuole ipotizzare le conseguenze che una scoperta scientifica o tecnologica può avere sulla società o il singolo individuo. Io sono fermamente convinto che la migliore fantascienza passi attraverso questi quattro grandi nomi. Wells, ad esempio, parlava di viaggi nel tempo e invasioni aliene per criticare la società vittoriana in cui nacque e si acculturò, un mondo i cui abitanti, infinitamente soddisfatti di sé stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro faccenduole, tranquilli nella loro sicurezza di essere padroni della materia. Una società divisa in due classi, i borghesi e gli operai, destinate a degenerare fino a perdere ogni barlume di umanità. Crichton, invece denunciava i rischi dell’ impiego per ragioni commerciali e ricreative di grandi discipline scientifiche come la genetica, che reputava in grado di fare più danni della bomba atomica. George Lucas immaginava l’ antica ed eterna lotta tra bene e male e tra democrazia e oppressione sulla base di antichi valori epici e cavallereschi amalgamati a una visione mistica, mentre Gene Roddenberry sognava un futuro di pace, uguaglianza, sviluppo tecnico e culturale, e di intercultura.

La fantascienza si rivolge direttamente all’ essere umano, di cui parla. Curiosamente, l’ elemento scientifico e tecnologico rappresenta semplicemente uno strumento per riflettere sulla meravigliosa esperienza umana.».


Come le è venuto in mente di argomentare a proposito di religione nei suoi libri di fantascienza?


«Il tema della religione in realtà non è una novità nella fantascienza, tutt’ altro. E’ stato trattato in determinati episodi delle varie serie di ‘Star Trek’ e soprattutto in quelle di ‘Guerre stellari’, ‘Stargate’ e ‘Dune’. Per non dimenticare quella di ‘Il pianeta delle scimmie’. Buona parte dei queste produzioni risalgono agli Anni Sessanta e Settanta. Io stesso, avendo avuto trascorsi molto intensi con la religione, ho pensato di trattarla a modo mio, indicandola come formidabile strumento di potere, magari supportata da determinati trucchi tecnologici particolarmente avanzati. Con ‘Fantasma del passato’ tratto il tema delle sette e delle religioni ufologiche, in quanto uno dei personaggi è un alieno che ha assunto sembianze umane facendosi passare per una divinità sfoggiando poteri particolari che derivano dai progressi tecnici del suo mondo, mentre in ‘Sotto il cielo della Porta divina’ mi cimento con quello della teocrazia, impostasi nella Terra del futuro, popolata dai discendenti di una stirpe di ibridi umano-alieni i cui alti dignitari politici e religiosi architettano con grande cura un mito religioso relativo alle origini del mondo capace di mascherare la realtà storica.

Fantascienza e religione sono più conciliabili di quanto si creda a una prima occhiata: tra pianeti lontani, altri universi, viaggi nel tempo, futuro prossimo o remoto, è molto facile chiedersi che cosa accadrebbe se, o anche cosa sarebbe accaduto se. La fantascienza è il genere migliore per divertirsi, fare corse sfrenate nell’ immaginazione ma anche, se vogliamo, soffermarsi a pensare…».


Non si può non tenere conto dell’ influenza che Frank Herbert ha avuto su di lei, con l’ imprescindibile serie di «Dune».

Frank Herbert;


«E’ vero, io devo moltissimo a quel grande genio che fu Frank Herbert con l’ esalogia di ‘Dune’, nella quale ha tratteggiato uno degli universi immaginari più complessi, coerenti e dettagliati di tutta la fantascienza, affrontando temi articolati quali la sopravvivenza umana, l’ evoluzione, l’ ecologia e naturalmente la commistione di religione, politica e potere in generale. Leggendo questa preziosa produzione letteraria mi si è aperto un mondo, e credo proprio di non esagerare quando dico che senza questo magnifico esempio oggi come autore sarei cieco, sordo, e muto.».


Inoltre, lei ha sempre evidenziato il potere della scienza e della tecnologia e il loro impatto sulle culture più primitive.


«Assolutamente sì. Chiunque abbia tra le mani la tecnologia ha il controllo del mondo. Gli antichi romani dominarono un Impero perché costruivano strade, mentre i mongoli avevano l’ arco e la freccia, i britannici vantavano le navi, Stati Uniti e Unione Sovietica la bomba atomica, e così via discorrendo. Agli occhi di una popolazione più primitiva, una tecnologia avanzata e sconosciuta rappresenta necessariamente qualcosa di mistico, di magico. E Arthur C. Clarke affermò che la magia è una scienza che ancora non abbiamo compreso.».


E’ vero che lei ritiene verosimile la teoria del paleocontatto?


«Sì, credo che non sia da rigettare a priori. A partire dalla metà del Novecento si sono diffuse varie teorie che ipotizzano un contatto tra civiltà aliene e gli antichi popoli della Terra, come sumeri, egizi, indiani e precolombiani. E’ possibile che questi ipotetici antichi astronauti alieni siano stati venerati come divinità dai nostri antenati, perché dotati di un potere tecnologico e scientifico che sulla Terra era del tutto ignoto. Il tema calza a pennello con il connubio tra fantascienza e religione, a ben pensare.».


Tratterà ancora il tema della religione nei suoi libri?


«Sicuramente in uno, di cui ho buttato giù qualche appunto nei mesi scorsi. A grandi linee posso dire che racconterò di un mondo di umani discendenti di alcuni antichi terrestri portati da un’ aliena il cui genere visitò la Terra migliaia di anni fa ispirando il culto della Grande Madre, la celebre divinità femminile primordiale, rinvenibile in forme molto diversificate in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree del mondo a partire dalla Preistoria. In questo mondo, scoperto per caso da un gruppo di astronauti terrestri, vige una società matriarcale tuttora legato al culto della Grande Madre, che in realtà è l’ ultima esponente della sua razza, impegnata nella sua ripopolazione e che ha assunto caratteristiche analoghe al Custode visto nell’ episodio pilota di ‘Star Trek: Voyager’.

Ma credo che potrei sviluppare il tema anche in qualche altra narrazione, perché no?».


Domenica 17 aprile ci si appresta a celebrare la Pasqua cristiana. E’ vero che questa è una delle tante festività dalle origini pagane?


«Certamente, anche per il periodo in cui ricade e non solo per il suo valore dottrinario. La data di morte di Gesù non è determinabile con precisione, in quanto le indicazioni presenti nei documenti a disposizione, a cominciare dai Vangeli, sono insufficienti e persino in reciproca contraddizione. Sono concordi nel collocarla di venerdì, ma mentre per i tre sinottici questo giorno coincideva con la Pasqua ebraica, ossia il 15 Nisan, per Giovanni si trattava della vigilia di Pasqua, il 14 Nisan. Tra il 26 e 36 dopo Cristo, gli anni del mandato di Ponzio Pilato come Procurator Augusti in Giudea, vi sono solo tre date in cui il 14 Nisan è caduto di venerdì, ossia il 22 marzo 26, il 3 aprile 33 e il 30 marzo 36 secondo il calendario giuliano, che nell’ attuale calendario gregoriano corrispondono al 20 marzo, al 1º aprile e al 28 marzo. Ma per gli alti dignitari della Chiesa cristiana la deduzione del giorno esatto non è mai parso un problema urgente, e ne fecero una ricorrenza mobile.

La domenica di Pasqua è una festa celebrata da milioni di persone in tutto il mondo che onorano la Resurrezione di Gesù dalla morte, a tre giorni dalla sua Crocifissione sul Gòlgota.  La sua data viene calcolata di anno in anno per corrispondere alla prima domenica successiva alla luna piena dopo l’ equinozio di marzo, e si verifica in date diverse in tutto il mondo poiché le Chiese occidentali usano il calendario gregoriano, mentre quelle orientali usano il calendario giuliano. La maggior parte degli storici, compresi gli studiosi della Bibbia, concorda sul fatto che la Pasqua cristiana era in origine una festa pagana, non legata a Pesach, la festa che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall’ Egitto dei faraoni e il suo esodo verso la Terra Promessa e viene erroneamente detta Pasqua ebraica. Una teoria sostiene che la storia pasquale della Crocifissione e della Resurrezione sia un simbolo di rinascita e rinnovamento e racconta il ciclo delle stagioni, la morte e il ritorno del sole. Sarebbe in tono con la celebrazione di Eastra, dea germanica della primavera, che ricadeva all’ equinozio di primavera, il 21 marzo, giorno in cui la luce è uguale all’ oscurità e continuerà a crescere. Come il portatore di luce, dopo un lungo inverno buio, la divinità era spesso raffigurata insieme con la lepre, un animale che rappresentava l’ arrivo della primavera e la fertilità della stagione.

Secondo il dizionario biblico di New Unger’s, la parola Pasqua è di origine sassone, e deriverebbe proprio dal nome di Eastra. Nell’ VIII secolo gli anglosassoni avrebbero adottato questo nome per designare la celebrazione della Resurrezione di Gesù quale Figlio di Dio.».


A proposito, lei quest’ anno sarà coinvolto nella nuova edizione della Passione di Cristo, a Sordevolo…


«Sì, certamente. Si tratta di una rappresentazione di teatro popolare che dal 1815 viene allestita con cadenza quinquennale dalla popolazione del paese di Sordevolo, a pochi chilometri a da casa mia. E’ un evento a cui mi sento legato da ben ventidue anni. Questa sarà la mia terza edizione, dopo quelle del 2000 e del 2005. Come nel 2000 sarò impegnato come comparsa, nei panni di un legionario del presidio romano. E’ un ruolo che ho sempre molto amato. Nel 2005 invece interpretavo Malco, personaggio citato nei Vangeli come servo del Gran sacerdote Caifa, che accompagna Giuda Iscariota insieme ad altri uomini quando vanno ad arrestare Gesù nel giardino del Getsemani. Non ditelo a nessuno, ma durante l’ interrogatorio da parte dei sacerdoti del Tempio di Gerusalemme ero proprio quel personaggio che dava uno schiaffo a Gesù per come osava rispondere ai saggi del Sinedrio (risata)!».


Si sente di dire qualcosa a chi è rimasto cristiano credente?


«Auguro una buona Pasqua a tutti, e spero che dopo due anni infernali, se non più di due, si possa finalmente scorgere la luce alla fine del tunnel. Rivolgo inoltre un pensiero alla tragedia della guerra in Ucraina. Esorto i governi di Russia e Ucraina alla comprensione reciproca, quello degli Stati Uniti a cessare la sua politica antirussa in Europa orientale e più in generale quelli occidentali a interrompere i rifornimenti di armi, chiara mossa a sostegno della lotta armata, in favore di un serio negoziato diplomatico, che per ovvie ragioni è l’ unica vera soluzione a questo disastro.».


La ringraziamo.


«Grazie a voi, è sempre un grande piacere.».

venerdì 5 luglio 2019

I dubbi di Giacomo sulla religione espressi in «Sotto il cielo della Porta divina»



Giacomo Ramella Pralungo tiene tra le mani una copia della Bibbia cristiana e una del Corano islamico, che sfoglia in determinati passaggi sostenendo apertamente che entrambi i libri sono zeppi di atrocità e incitano alla violenza: «Pronunciandosi in materia di tolleranza religiosa, il 20 dicembre 2015 papa Francesco sostenne che non vi è alcuna differenza fra Bibbia e Corano, e che per secoli il sangue è stato versato inutilmente a causa del desiderio di separare le rispettive fedi. Bibbia e Corano sarebbero pertanto due facce di una stessa medaglia, di una sola divinità: se il Santo Padre dice che nessuno può uccidere in nome di Dio e gli imam affermano che l’ Islam è la religione della pace e non della violenza, chi come me ha letto questi testi può tranquillamente replicare che Yahweh, Dio e Allah hanno raccomandato proprio l’ opposto, che il cosiddetto Verbo si è fatto sangue…».
L’ «inventore di storie», che nei giorni scorsi ha pubblicato in formato sia cartaceo che elettronico su www.lulu.com un nuovo libro di fantascienza, «Sotto il cielo della Porta divina», improntato sul tema della religione e del suo lato oscuro ed oppressivo, motivo per cui ne abbiamo approfittato per intervistarlo, afferma che per lui la religione non è mai stata compresa come si deve dalla maggioranza, soprattutto dai credenti, praticanti o no che siano: «Io stesso, da credente, avevo l’ abitudine di leggere i testi sacri della mia tradizione, il Cattolicesimo, senza però il necessario intendimento, ma da quando sono divenuto irreligioso mi sento rabbrividire ogni volta che penso alla notevole durezza espressa nei testi sacri, i quali altro non sono che documenti lasciati da determinati uomini in precise epoche e culture secondo la propria mentalità. ‘Sotto il cielo della Porta divina’ nasce proprio dalla mia personale esigenza di evidenziare il lato oscuro di questo importante fondamento della nostra civiltà.».

Dunque, in questo nuovo libro lei affronta il tema della religione e della teocrazia. Lei è notoriamente lontano dalla religione.

«Oh sì! Sono davvero molto lontano dalla religione e dai suoi valori fondamentali. Io dico sempre che la religione aveva un senso nei tempi più antichi, quando l’ umanità si interrogava sulle origini della vita ma ancora non disponeva della scienza per arrivare ad una risposta, quindi le varie civiltà elaborarono attraverso i secoli complessi pantheon di dei, spiriti, angeli e demoni. Era qualcosa di nobile e ammirevole, certamente adatto a quei tempi. Oggi, invece, viviamo nell’ era scientifica, e per quanto le varie discipline del sapere abbiano ancora i loro limiti siamo giunti a scoprire moltissime cose di grande importanza che una persona colta è tenuta assolutamente a sapere, dal Big Bang all’ evoluzionismo illustrato da Charles Darwin, dalle dinamiche delle nostre capacità fisiologiche di guarigione a quelle del regno della natura, e così via discorrendo. Non vi è nulla di divino o celestiale in tutto ciò. La religione ha quindi fatto il suo tempo, come una zattera nel momento in cui si è giunti sull’ altra sponda di un fiume, e com’ era ovvio che fosse ha perduto molto seguito di fronte alle conferme empiriche della scienza. Peraltro, laddove ancora sussiste viene vissuta in modo molto diverso da quanto avveniva al tempo dei nostri nonni e bisnonni: direi che buona parte dei credenti di oggi ha una visione assai meno rigida di un tempo, ed è più aperta a mettersi in discussione. Questo è senz’ altro un bene.».

A che cosa si è ispirato per lo sviluppo della trama di questo nuovo libro?
Il formato cartaceo del libro;

«Sono partito dal lato più oscuro della religione, ossia la fede, il settarismo e la teodipendenza. Per sua natura, la religione è un elemento antidemocratico, che non permette all’ individuo la coltivazione di un pensiero autonomo in quanto gli impone di attenersi ai dogmi previsti in modo tale da assicurare un’ ortodossia sempre uguale a sé stessa nei secoli. Dall’ adozione di determinate verità indiscutibili, che non possono e non devono mai essere messe in dubbio, neppure quando urtano con la nostra coscienza, nasce la fede, e da questa sboccia il settarismo, ossia l’ orgoglio di possedere l’ unica realtà ammissibile, quindi la teodipendenza, vale a dire la propensione ad affidarsi completamente ad un’ entità spirituale di varia natura e potenza da propiziare in cambio di favori, cessando in tal modo di essere padroni di sé stessi: le guide spirituali assumono quindi un potere assoluto di noi. Ho poi voluto trattare il tema della teocrazia, lo Stato religioso, nel quale i precetti spirituali fungono anche da leggi civili, quindi ogni trasgressione equivale ad un peccato da castigare con punizioni corporali o spirituali, se non addirittura entrambe, mentre l’ autorità viene ritenuta sacra e inviolabile, sancita dal diritto divino. Nella descrizione della teocrazia che presento in questa narrazione mi sono basato sull’ antico Regno di Israele, sullo Stato del Vaticano, sull’ Arabia Saudita e, in piccola parte, sul vecchio Tibet. Ho anche voluto introdurre alcuni elementi presi in prestito dalla cultura persiana, come i termini ārya e magioi nomi di persona, la figura degli ulema e il fenomeno degli eunuchi. Dal sumero ho invece adottato il nome Kadingirra, usato per indicare la città di Babilonia.».

Ha anche affermato di aver tenuto conto di vari punti espressi nella serie di «Il pianeta delle scimmie», soprattutto nel film del 1968 e in quello del 2001, rispettivamente con Charlton Heston e Mark Wahlberg, nei panni degli astronauti George Taylor e Leo Davidson.

«La serie cinematografica di ‘Il pianeta delle scimmie’ è una delle mie preferite in assoluto, e infatti il mio libro deve moltissimo ad essa. Quando nel 1999 vidi per la prima volta il film originario, con l’ ineguagliabile Charlton Heston, rimasi molto colpito dal fatto che una popolazione di scimmie intelligenti e parlanti venerassero un Dio che, a loro dire, le aveva create a sua immagine e somiglianza, fornendole di un’ anima, separandole dagli altri animali e rendendole signore del mondo. E’ proprio quello che dicono di noi Bibbia e Corano (risata)! Avevo quindici anni, e fu proprio allora che cominciai a chiedermi seriamente se il buon Dio avesse creato l’ umanità a propria immagine o se non fosse stata invece l’ umanità a crearsi un Dio in accordo con le proprie sembianze, in quanto è un dato di fatto che nella nostra arroganza non riusciamo mai ad immaginare nulla di più bello di noi stessi (risata)… E’ altrettanto vero che abbiamo sempre avuto la tendenza a modellare fenomeni culturali importanti come la religione per giustificare le nostre pretese di superiorità nei riguardi sia del mondo che delle altre forme di vita, oltre che per fomentare divisioni tra di noi: da quando esiste un unico vero Dio abbiamo sempre perseguitato e ucciso nel suo nome il nostro prossimo.».

Come è nata la sua esigenza di scrivere questa storia?

«Desideravo presentare una storia che cercasse di evidenziare il lato più rigido e severo della religione, oltre che quello più esule dalla logica e dall’ empirismo, affinché il lettore comprendesse quanto siamo paradossalmente influenzati da un fenomeno che in realtà abbiamo creato noi stessi spacciandolo per una realtà rivelata proveniente dal cielo. Il dibattito sulla religione è infatti molto antico, e dal Settecento in poi, grazie agli illuministi sia francesi che tedeschi, è entrato in una fase sempre più vasta e complessa, di pari passo con l’ evoluzione della nostra mentalità e società. Nemmeno la narrativa, riflesso della storia, è rimasta immune da questa discussione tutt’ altro che banale. Persino la fantascienza, che si occupa dell’ individuo e dell’ impatto delle scoperte sulla società e lo stesso singolo, se ne è molto occupata, come dimostrato dalla leggendaria serie di ‘Dune’ di Frank Herbert, che a sua volta molto mi appassiona fin da quando ero adolescente. Io mi sono dissociato dalla religione nel 2004, quando avevo vent’ anni, e dal giorno in cui ho iniziato a svolgere ricerche storiche in proposito sono rimasto molto colpito dalla sua evoluzione sul piano storico, dottrinario e culturale. Come ho detto prima, penso che la religione non sia compiutamente compresa da chi la segue, fatto logico perché ci viene praticamente imposta fin da neonati, quando cioè siamo ancora privi della possibilità di valutare e decidere per conto nostro, e quasi tutti coloro che sostengono di credere in realtà rispondono ad un riflesso condizionato dalle semplici convenzioni sociali, e non da una personale convinzione.».

Leggendo le centoquarantotto pagine di «Sotto il cielo della Porta divina» si deduce il suo profondo scetticismo in ambito religioso. Eppure, lei un tempo era credente.
Il formato digitale del libro;

«Sì, nel corso delle mie prime venti primavere sono stato credente come tutti, in tono con l’ educazione ricevuta nel mio contesto sociale e temporale. Ma nell’ estate 2004 vissi determinati avvenimenti tristi che, unitamente a quanto avevo già precedentemente affrontato, mi portarono ad intuire che Dio non esiste affatto, quindi viene impiegato soprattutto come strumento atto a giustificare ciò che tuttora non siamo capaci di spiegare, oltre che i molti e notevoli privilegi dell’ ordine sacerdotale, che spesso io definisco una vera e propria casta. Tuttavia, non credo di dire nulla di nuovo quando affermo che i testi religiosi furono scritti da uomini, e pertanto vennero influenzati dalla mentalità di un certo popolo in una data epoca. Per esempio, la Bibbia sarebbe certamente assai diversa da quella che noi tutti conosciamo se fosse stata scritta nel Trecento, piuttosto che nel Seicento o addirittura nel Novecento. A conferma di questo principio basta soltanto leggere l’ Antico e il Nuovo Testamento per cogliere le reciproche differenze, che non sono poche. Quindi l’ idea di un Dio onnipotente e benevolo che tace davanti alla sofferenza del mondo che lui ha creato, oltre al fatto di aver scelto di non lasciare alcun indizio utile a comprovare la propria esistenza, oggi è sempre più dibattuta e contestata. Una religione, se vera, dovrebbe rimanere invariata e dal pensiero unitario, e tutti avrebbero la spontanea propensione a seguirla. Invece, in questo mondo sono fiorite moltissime religioni che nel tempo sono mutate fino a suddividersi in infinite scuole di pensiero. Più in generale, io affermo che quanto sappiamo a proposito di Dio ci viene unicamente dai mistici e dai sacerdoti, le cui affermazioni non confermabili empiricamente sono ovviamente destinate a far presa su tutte quelle menti disposte a credere già in partenza.».

Nondimeno, lei riconosce che molta gente trae tuttora un certo beneficio e conforto dalla religione.

«Certamente, perché le persone sono molto diverse tra loro, quindi hanno differenti reazioni di fronte ad uno stesso fenomeno. Io stesso ho amici che mi hanno detto di sentire Dio e Gesù oppure una particolare persona santa molto vicini a loro, e di sentirsi rincuorati ogni volta che pregano e vanno in chiesa. Ho sentito sincerità nelle loro parole, quindi ho espresso la mia contentezza in proposito raccomandandomi affinché ascoltassero sempre la propria coscienza, senza mai pendere dalle labbra del sacerdote di turno o di una guida spirituale di qualsivoglia preparazione e provenienza. Negli stessi Vangeli, che io ho personalmente letto, si riferisce che lo stesso Gesù mise in guardia i propri discepoli dai falsi profeti, che avrebbero fatto di tutto per confonderli e allontanarli dalla retta via: insomma, che si segua una religione oppure no ognuno deve rimanere il maestro di sé stesso!».

In questo libro lei riprende il tema della distopia, molto comune nella fantascienza e singolarmente adatto nel fare riflessioni di carattere sociale.

«E’ vero. La distopia è una società indesiderabile sotto tutti gli aspetti possibili, contrariamente all’ utopia, la società perfetta. Nella fantascienza sia la distopia che l’ utopia sono molto sfruttate, e si possono ambientare nel futuro, su un altro mondo oppure in una realtà alternativa alla nostra. Nel caso di questo libro ho scelto di ambientare la mia distopia nel futuro di questo pianeta, e di fondarla su concetti quali bigottismo, teocrazia, dittatura, ristagno culturale e antiprogressismo. In buona sostanza, una distopia è un espediente narrativo estremamente utile perché si fonda su determinati concetti reali e presenti del nostro mondo, che non dovremmo affatto sottovalutare. Credo che la distopia abbia avuto e abbia tuttora molta importanza nella fantascienza perché continua ad aiutarci a cogliere il lato meno nobile del mondo che noi stessi abbiamo costruito, sia pur pensando che venga chissà come dal cielo (risata)!».

Inoltre, lei ha introdotto tra i personaggi del libro la leggendaria figura del professor Stephen Hawking, per cui ha talvolta affermato di provare molta stima.

«Oh sì! Il professor Hawking è stato un titano, una figura ineguagliabile per cui ho sempre provato grande apprezzamento e ammirazione. Fin dall’ inizio coltivo l’ abitudine di citare nei miei libri un fatto storico realmente accaduto oppure un personaggio realmente vissuto. Quando iniziai a lavorare alla trama di questo libro, pensavo ad un collegamento con l’ incidente di Berwyn Mountain, un fatto misterioso realmente avvenuto in Gran Bretagna, per la precisione in Galles, nel 1974, e da subito indicato come presunto incidente ufologico, simile ai precedenti fatti di Roswell, avvenuti nel 1947. Inoltre, desideravo citare la base segreta AL/499 e il Progetto Mannequin, su cui molto si dibatte da lungo tempo. Peraltro il professor Hawking era morto da poche settimane, e per un curioso caso del destino il fatto che fosse stato un astrofisico di fama mondiale ben lo faceva adattare alle esigenze della mia narrazione: lo adottai quindi come pioniere della teoria dell’ iperspazio e progettatore della prima forma di iperpropulsore della storia umana. Era un grande pioniere della scienza e della nostra conoscenza del cosmo, nonché una persona eccezionale che seppe sopravvivere per tanti decenni ad una penosa malattia che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto farlo morire in pochissimo tempo. Per certi versi mi ricordava mia madre, anche lei molto malata e, secondo i medici, destinata a morire entro breve tempo: seppe superare ampiamente la speranza di vita, destando un certo stupore nei medici che la seguivano. Forse fu proprio il grave problema fisico che lo aveva colpito a spingerlo a stimolare al massimo il potere della sua mente. Purtroppo, individui geniali come lui si manifestano solo uno per volta!».

Possiamo domandarle di raccontarci qualcosa sulla trama?

«Con piacere. Nel 1974 ha luogo il misterioso incidente di Berwyn Mountain, a seguito del quale l’ MI6, la celebre agenzia di spionaggio britannica, rinviene un’ astronave e un cadavere alieni, che invia prontamente alla base segreta AL/499, nel Berkshire, con lo scopo di ricavare armi e tecnologie potenti atte a rafforzare la posizione strategica della Gran Bretagna nel mondo. Negli anni vengono sviluppati alcuni ibridi umano-alieni da mandare come coloni su altri mondi, una linea di organismi cibernetici da usare come supersoldati e speciali unità operaie e uno space shuttle in grado di viaggiare nell’ iperspazio, particolare tecnologia realizzata con la consulenza di Stephen Hawking, pioniere della teoria dell’ iperspazio. In seguito, nel 1989, il sergente James Charles Billington, appartenente alla RAF e distaccato al Progetto Mannequin, viene scelto come pilota per il viaggio inaugurale dello space shuttle, chiamato Ulysses, ma durante la procedura per il salto nell’ iperspazio ha luogo un’ avaria che lo manda nel futuro, nel 3529, ove scopre che il disastro in cui è rimasto coinvolto ha involontariamente provocato una serie di eventi che hanno portato all’ estinzione dell’ umanità e alla rivolta degli ibridi umano-alieni, che nei secoli si sono organizzati nel Regno di Kadingirra, una severa teocrazia retta da un sovrano assoluto assistito dal potente ordine sacerdotale dei magi. Ritenuto un demone dal terribile potere, l’ astronauta britannico viene esorcizzato e imprigionato dai magi, dai quali è presto destinato al rogo rituale, ma addentrandosi nella società del popolo ārya entra in contatto con i dissidenti, che ormai da anni chiedono più libertà venendo tuttavia perseguitati dalle autorità sia temporali che spirituali con l’ accusa di apostasia ed eresia. Una volta liberato, si vede coinvolto in una ribellione destinata a mutare per sempre il volto di Kadingirra e a scardinare le credenze tradizionali, sempre più viste come semplici miti e leggende con cui mascherare le vere origini di questo incredibile mondo di stampo medievale. Billington desidera tornare nel 1989 e mutare il corso degli eventi futuri, per cui approfitta dell’ aiuto dei dissidenti per tornare all’ Ulysses, incappando peraltro nei discendenti degli organismi cibernetici creati secoli prima all’ AL/499…».

La vicenda si ambienta in un lontano futuro, nel 3529, eppure colpisce la totale mancanza di tecnologia, e più in generale l’ avversione che il popolo ārya nutre istintivamente verso la scienza a causa di un particolare amore per la tradizione.

«E’ vero (risata), ma occorre tenere presente che questa è la caratteristica tipica delle società fondamentaliste e teocratiche, nelle quali l’ ideale religioso viene vissuto ed ingigantito ogni oltre ragionevole limite. Per certi versi mi sono ispirato all’ universo descritto dal grande Herbert in ‘Dune’, nella cui esalogia siamo di fronte ad una società feudale retta da una profonda religiosità sorta a seguito della ribellione umana contro le intelligenze artificiali che per secoli avevano avuto il predominio. Si tratta in effetti di un universo molto diverso dalla famosa Galassia lontana lontana descritta da George Lucas in ‘Guerre stellari’. Eppure, è qualcosa di suggestivo, che fa pensare. Ho ripreso questo tema perché si lega molto a quello della religione e noi tutti siamo al corrente dell’ antico e proverbiale contrasto tra fede e scienza, sacro e profano, tradizione e innovazione. E’ un tema universale, perché viene dalla nostra realtà, e penso che sia salutare rifletterci sopra adeguatamente perché non dovremmo mai dare nulla per scontato, vista l’ influenza profonda che ha nella nostra vita quotidiana. Noi italiani in particolare siamo toccati molto da vicino da una simile questione, in parte per ragioni storiche e in parte per motivi politici: in un angolo di Roma, la capitale del nostro Stato, abbiamo il Vaticano, città santa della cristianità e a sua volta Stato autonomo e indipendente con leggi proprie. I problemi nascono dal fatto che buona parte dei nostri politici è di fede cattolica, pertanto riconoscono nel papa e nella Chiesa la propria guida spirituale e morale. Il conflitto di interesse che ne nasce ci pone di fronte a molte divergenze a livello politico, sociale e religioso, oltre che in tema di tradizione e modernità. Tali controversie ci tengono evidentemente separati dagli Stati moderni, anche in contesto europeo. Io ovviamente penso che la vita sia sacra, pertanto l’ individuo dovrebbe avere un ruolo assolutamente centrale nell’ esistenza e nel mondo, inoltre mi sento legato tanto alla tradizione quanto alla modernità e allo sviluppo tecnico, scientifico e sociale, perché è bene che certi valori utili e benefici restino classici, per quanto sia bene adattare la loro applicazione alle necessità dei tempi in cui viviamo, perché il tempo ha l’ abitudine di scorrere senza sosta e di portarci costantemente i semi del cambiamento e dell’ evoluzione. In parole povere, credo nella via di mezzo tra tradizione e modernità, ad un loro connubio. Tutto ciò che la impedisce si presenta come un peso, una fonte di problemi inutili.».

La ringraziamo per questa bella intervista.

«Grazie a voi, è sempre un grande piacere.».

martedì 13 marzo 2018

Giacomo ci parla di «Fantasma del passato»



Nel 1947 lo sperduto paesello di Roswell, nel Nuovo Messico, balzò agli onori della cronaca per il ritrovamento di uno strano relitto collegato ad un misterioso incidente, e in seguito all’ intervento delle autorità militari locali si parlò nientemeno che di un disco volante con tanto di tre cadaveri alieni. Dopo essere stato velocemente coperto da una cortina di riserbo, l’ incidente di Roswell non tardò a passare comunque alla storia, soprattutto a seguito di determinate indiscrezioni sensazionali da parte di alcune persone direttamente coinvolte, venendo poi inevitabilmente ripreso infinite volte dalla narrativa, dal cinema e dalla televisione, anche a scopo satirico. Giacomo Ramella Pralungo, appassionato autore di fantascienza, se ne è a sua volta servito come base per il suo nuovo libro, ‘Fantasma del passato’,edito su www.lulu.com in formato sia cartaceo che elettronico. Avanzando in un grande prato spoglio accanto ad una strada asfaltata e a una semplice casa in stile campagnolo, afferma osservando il cielo nitido: «E’ un mistero che mi ha sempre profondamente affascinato, fin da quando avevo appena dieci anni. Non ho davvero resistito alla tentazione di ricavarne una storia tutta mia, e scriverne ogni singola riga mi ha enormemente entusiasmato…».

Come ha saputo dell’ incidente di Roswell?

«Era l’ estate 1994. Avevo dieci anni, e stavo trascorrendo un periodo a casa di una mia prozia e del suo convivente, con il quale amavo parlare di storia antica e misteri vari, mentre la sera guardavamo i documentari della RAI, che poi commentavamo con grande interesse. Una sera seguimmo una puntata di ‘Misteri’, un programma di divulgazione pseudoscientifica condotto da Lorenza Foschini, che trasmise per la prima volta in Italia un filmato diffuso da Ray Santilli, un musicista e produttore cinematografico britannico, in cui si mostrava l’ autopsia di un cadavere alieno legato ai fatti di Roswell. Nel resto del mondo tale filmato era stato pubblicato già nel 1991, ma in un secondo momento Santilli ammise che si trattava di un falso girato con un amico, pur sostenendo che ne esisteva un originale, deterioratosi notevolmente nel tempo. Dopo quarantasette anni, Roswell riusciva ancora a catturare notevolmente l’ interesse della gente.».


Da come ne parla sembra proprio che questo sia un tema a lei molto caro.

«Oh, sì, davvero molto caro. Quando ero bambino preferivo enormemente i giochi di fantasia, e quando non frequentavo gli amici trascorrevo il tempo immaginando storie di alieni e battaglie interplanetarie, ricavando armi e scudi da tutto ciò che avevo a disposizione. Una storia particolare come quella di Roswell, fin dall’ inizio attribuita agli alieni e di cui venni a sapere proprio durante la mia infanzia, non poteva non suscitare il mio interesse. Cominciai a riflettere sull’ effettiva possibilità dell’ esistenza degli alieni proprio in tale occasione.».

E infine ha deciso di scrivere un libro sull’ argomento.

«Esatto. La narrativa, la televisione e il cinema avevano già ampiamente ripreso il tema di questo incidente, e io stesso ho a lungo e attentamente valutato la possibilità di firmare un libro in proposito. Così mi sono venute alcune idee interessanti, e ho scelto di intraprendere questa via.».


Come lei stesso ha appena detto, i fatti di Roswell non sono affatto una novità nel campo della fantascienza, quindi a che cosa voleva dare risalto con ‘Fantasma del passato’?

«Volevo evitare fin dall’ inizio i temi classici dello spionaggio alieno e delle avanguardie in previsione di un’ invasione da parte di potenze superiori alla nostra. Intendevo piuttosto approfondire argomenti più ampi quali rivoluzioni, intrighi politici interplanetari, interferenze e manipolazioni sociali e culturali, nonché quello del fuggitivo. Tutte cose che appassionano il lettore, e che nella fantascienza trovano ampio risalto in quanto hanno un’ ambientazione particolarmente vasta che abbraccia lo spazio, non solo una singola nazione o la sola Terra.».

Come si sente al pensiero di aver dedicato una sua opera a questo celebre e misterioso avvenimento?

«E’ stato davvero entusiasmante per me, e anche a costo di sembrare ridicolo confesso che mi è sembrato di tornare bambino. In più, dal momento che volevo presentare qualcosa di unico in mezzo a tante opere già diffuse prima della mia, ho dovuto muovermi con grande cura. Nei miei libri cerco sempre di inserire un evento realmente accaduto o un personaggio storico davvero vissuto, e in ‘Fantasma del passato’ il principio assume un’ importanza notevole, quindi anche per questo mi sento particolarmente legato a tale narrazione.».

Secondo lei che cosa accadde veramente nel luglio 1947 in Nuovo Messico?

«Tanto per cominciare bisogna tenere conto dell’ elevato livello di segretezza a cui l’ incidente fu sottoposto da parte dello Stato Maggiore dell’ aeronautica militare degli Stati Uniti, nonostante le dichiarazioni degli ufficiali della base locale di Roswell, che parlarono apertamente di un disco volante con tre alieni morti. In mancanza di dati ed elementi sicuri è possibile che l’ aviazione o magari i servizi segreti sperimentassero qualche nuova tecnologia di cui non volevano parlare apertamente. Dopo tutto, la Seconda Guerra Mondiale era finita da appena due anni, e Stati Uniti e Unione Sovietica si preparavano ad uno scontro senza esclusione di colpi con cui imporre sulla scena internazionale un nuovo ordine politico, militare ed economico.».

Quindi lei non sostiene davvero la pista aliena, nonostante sia alla base della sua narrazione?

«Io sono assolutamente convinto che nello spazio esista vita aliena, in quanto sarebbe illogico partire dal presupposto che la Terra sia il solo pianeta abitabile dell’ universo. Ma per quanto riguarda Roswell non sappiamo che cosa sia realmente accaduto, e forse non lo sapremo mai. Peraltro occorre ricordare che le voci riguardanti gli alieni non sono ancora state dimostrate. Tutto può essere. Con il mio libro volevo solo presentare un’ opera di fantasia.».

Quello di Roswell fu il primo incidente ufologico della storia, ma nessuno di quelli avvenuti in seguito divenne altrettanto famoso: perché, secondo lei?

«Forse per la particolare epoca in cui ebbe luogo, ossia la fine degli Anni Quaranta, e perché in quello stesso periodo venivano avvistati in più occasioni oggetti volanti non identificati e strani bagliori in molti luoghi diversi. Peraltro, in quel tempo Roswell era una tranquilla cittadina ai margini del mondo, popolata da gente semplice e da qualche vecchio cowboy non troppo diverso da quelli visti nei film western, e l’ idea di un velivolo alieno precipitato proprio da quelle parti rappresenta di per sé qualcosa di sensazionale. Gli eclatanti annunci presentati nel giro di poco tempo dalle autorità locali e il silenzio prontamente imposto dalle alte sfere contribuirono alla nascita di una leggenda tuttora vivente e appassionante.».

Lei ha basato la trama di ‘Fantasma del passato’ sul tema della religione, delle religioni ufologiche e delle sette.

«Sì, è vero. Volevo dare alla mia storia su Roswell qualcosa di particolare, e svolgendo alcune ricerche ho approfondito la mia conoscenza sulla questione delle religioni ufologiche, che negli ultimi decenni sono cresciute a dismisura per numero, influenza sociale e potere finanziario. Si pensi ad esempio al Movimento raeliano. Il contattismo e le religioni ufologiche nacquero proprio a seguito degli avvistamenti del 1947, contribuendo ampiamente a far entrare i dischi volanti nell’ immaginazione collettiva di tutto il mondo, e trovavo interessante l’ idea delle false religioni e delle sette, quindi l’ ho usata come base insieme a quella di un pericoloso intrigo politico e militare interplanetario.».

Vuole raccontarci qualcosa sulla trama?

«A Roswell, nel podere di un contadino, precipita un misterioso disco volante alieno abbattuto per errore durante un esame missilistico, e i militari, subito dopo averlo requisito insieme ai tre cadaveri umanoidi in esso rinvenuti, pubblicano la notizia suscitando molto clamore. Ma il Pentagono, lo Stato Maggiore della Difesa e l’ FBI, sostenuti dalla Casa Bianca, mettono tutto a tacere sostenendo che si è trattato di un semplice pallone sonda con manichini usato a fini meteorologici, e minacciano con durezza i testimoni oculari affinché si attengano alla versione ufficiale. Quasi cinquant’ anni dopo, nel 1994, il generale Ralph Lubic, ufficiale al comando dell’ Area 51, la base militare più segreta al mondo in cui vengono collaudate le tecnologie tratte dal disco volante di Roswell, viene contattato dal capitano Sorhd Kevolon Vaerdobiux, proveniente dal pianeta Bandror, luogo di origine del disco volante e dei tre umanoidi defunti, domandandogli aiuto nella ricerca di un loro pericoloso criminale, il commodoro Xiank Dur Kaofin, evaso dalla sua prigione mentale a seguito dell’ incidente di Roswell, e ora in grado di assumere sembianze umane. Comincia quindi un’ accurata e incessante ricerca tra le sette religiose dedite al culto degli alieni, e una corsa contro il tempo tesa a prevenire un pericoloso complotto che potrebbe determinare seri problemi in buona parte della Galassia.».

Un dettaglio che colpisce è la precisa descrizione che lei fa degli alieni, i bandroriani, un popolo potente, civile e assai progredito eppure non ancora esente da cospirazioni, rivoluzioni e delitti politici.

«Volevo fare una descrizione ampia e verosimile, evitando lo stereotipo ormai comune del popolo alieno totalmente buono oppure totalmente cattivo. Per definire i bandroriani e la loro civiltà mi sono basato molto sui kryptoniani di Superman e i Goa’ uld di ‘Stargate SG1’, due razze cosmiche molto diverse tra loro ma con caratteristiche molto interessanti. Soprattutto, volevo evidenziare il passato e la tradizione politica, sociale e religiosa di questo popolo, e per questo ho trovato una valida ispirazione nella storia romana, più precisamente nel periodo in cui si abbatté la monarchia in favore della Repubblica, nonché nell’ ordinamento dello Stato britannico, il più noto esempio di monarchia parlamentare, e nel Confucianesimo, la celebre tradizione filosofica, religiosa e morale cinese improntata sulla rettitudine. Sento quindi di aver descritto i bandroriani in modo esauriente e credibile.».


Ha avuto qualche difficoltà nello scrivere la storia?

«Ammetto di sì, in quanto ho dovuto prestare una certa attenzione ai particolari. Volevo incominciare tutto dall’ inizio, proprio con l’ incidente del 1947, e poi spostarmi al 1994, anno in cui venni a sapere di questo evento, come abbiamo detto prima. Era quindi importante trovare una spiegazione efficace per uno stacco di ben quarantasette anni dallo schianto del disco volante nel podere di Roswell al momento in cui la parte principale della storia avrebbe avuto luogo, definire la pericolosità dell’ alieno nascosto tra la nostra gente e il motivo per cui il suo popolo non si sarebbe mostrato pubblicamente al genere umano. La definizione dei dettagli mi ha richiesto tempo, e ho persino dovuto svolgere qualche ricerca nel mondo militare e in quello delle teorie del complotto, ma dopo attente riflessioni ho ricavato alcune idee che mi hanno convinto e soddisfatto.».

Scriverà altre storie tratte da questo misterioso incidente?

«Non lo escludo. Anzi, lo ritengo piuttosto probabile.».

Grazie.

«Grazie a voi, è sempre un vero piacere.».

venerdì 8 dicembre 2017

Giacomo e la religione


Giacomo Ramella Pralungo, inventore di storie dedito alla fantascienza e agli articoli di storia locale su «Il Biellese» ha lo sguardo solcato da un largo sorriso e mani vivaci che stringono con passione e compostezza i testi della sua libreria mentre ci espone la sua posizione in tema di religione: «In passato, per me era molto importante essere un buon cristiano, ma ora ritengo fondamentale essere una brava persona. Oggi la mia religione è piuttosto semplice: fare del bene a tutti, e qualora mi fosse impossibile almeno non fare del male a nessuno. Tutto il resto, dall’ esistenza o meno di un Dio alla saggezza dei suoi profeti, è solo commento…».

Che cos’ è per lei la religione?

«La religione è un insieme di credenze, riti e preghiere sorti all’ alba della storia del genere umano, quando i nostri antenati si interrogavano sul perché dell’ esistenza e l’ origine dei fenomeni ma ancora non avevano la scienza per darsi una risposta. Dapprima le cose vennero attribuite alle forze della natura, in seguito agli spiriti e infine agli dei. Ogni popolo sviluppò una propria religione basata sulla rispettiva mentalità e cultura, pur coltivando grandi similitudini in ambito mitologico e leggendario. Quindi per religione non si intende la rivelazione di una o più divinità, ma un prodotto umano.».

Cosa pensa della religione nel mondo attuale?

«Credo proprio che abbia fatto il suo tempo. La scienza e l’ archeologia ne hanno gradualmente smontato vari dogmi fondamentali, dall’ origine divina del mondo in appena sei giorni al flagello del Diluvio universale, per non parlare di altri concetti quali la natura piatta della Terra o la sua posizione centrale rispetto al sole, oltre che della presenza di un popolo eletto piuttosto che di poteri miracolosi e segreti o di autorità morali trasmessi dagli dei alle caste sacerdotali. Il fatto stesso che il fondamento della religione sia la fede in un Dio la cui esistenza non è mai stata dimostrata in quanto non supportata dal minimo indizio logico mi suggerisce che si debba cercare e seguire una via più logica. Ma c’ è dell’ altro.».

Ossia?

«La religione porta con sé tre pericoli fondamentali: la fede, il settarismo e la teodipendenza. La fede impone di credere a principi indubitabili, comunemente chiamati dogmi, che non possono e non devono mai essere messi in discussione, neanche quando urtano con la nostra coscienza. Il settarismo, conseguente al principio della fede, porta il credente a sentirsi orgoglioso di vivere e praticare la sola realtà ammissibile di questo mondo, e a ritenere gli altri una massa di infedeli. La teodipendenza, invece, porta il devoto ad affidarsi totalmente alla sua entità spirituale di riferimento, invocandola per ricevere aiuto e protezione, domandandosi che cosa essa possa fare per lui anziché credere in sé stesso e nelle proprie capacità interiori. Per non parlare del mucchio di superstizioni inevitabilmente connesso a qualsivoglia religione!».

Lei un tempo era credente, vero?

«Sì, ero un cristiano di scuola cattolica. Come tutti fui battezzato quando ero un bambino molto piccolo, credo di aver avuto quasi un anno, e venni educato alle vie del Vangelo in tono con la tradizione.».

Poi che cosa le accadde?

«Io sono sempre stato più curioso che credente. Amo approfondire la mia conoscenza e capire a fondo le cose servendomi della mia coscienza. A vent’ anni attraversai un periodo molto difficile della vita, e persi completamente la mia fede in Dio in quanto non riuscivo proprio ad accettare la natura della sofferenza, sia mia che quella degli altri, benché i testi sacri parlassero di un Dio onnipotente, infallibile e compassionevole sempre pronto a prendersi cura di noi. Se questo Dio è veramente fedele e non vuole che veniamo tentati oltre le nostre forze, come scrisse San Paolo in una delle lettere ai Corinzi, allora perché la gente si ammala, nasce con malformazioni e muore dietro inutili sofferenze? Perché ci sono povertà e guerre? Io stesso ho sofferto molto nella mia vita, al punto da aver compreso con chiarezza che ‘Dio’ e il suo volere sono soltanto ciò che gli antichi non sapevano spiegare.».

Lei ha compiuto la pratica dello sbattezzo: di che cosa si tratta?

«Lo sbattezzo è l’ atto di rinuncia al battesimo, e consiste in una richiesta di cancellazione del proprio nome dal registro battesimale della parrocchia di appartenenza, recidendo ogni contatto formale con la cristianità dopo la cessazione della fede ed evitando di essere considerati ancora credenti. Io persi la fede nel Cristianesimo nel 2004, e nel 2011 venni casualmente a conoscenza di questa pratica, che dopo tre anni di riflessione decisi di portare avanti per una semplice ragione di coerenza: non avevo alcuna ragione per rimanere legato ad una fede che ormai non significava più nulla per me.».

Nel 2006 lei si avvicinò molto al Buddhismo.

«Certamente, ne ero attratto e lo sono tuttora per l’ idea di saggezza, ossia di comprensione della realtà così com’ è, oltre la soggettività, e di compassione, quel particolare desiderio di agire bene a vantaggio di tutte le cose viventi, animali e piante compresi, senza spirito di profitto. Anche l’ interdipendenza, ossia la connessione reciproca di tutte le cose esistenti, rappresenta un concetto estremamente importante che mi ha molto colpito.».

Eppure lei stesso dice di non aver compiuto un’ adesione completa, di contestare vari elementi della filosofia buddhista e che si stia gradualmente allontanando anche da questa via spirituale. Non ha compiuto nemmeno il rito della Presa di Rifugio…

«E’ vero, ho sempre ritenuto fondamentale ragionare con la mia testa, senza pendere dalle labbra altrui, cosa che quando ero cristiano, purtroppo, avveniva (risata)! Se del Buddhismo apprezzo il rispetto per la natura e gli animali, per contro contesto il pessimismo con cui considera la nostra vita: si dice che la natura dell’ esistenza siano necessariamente il dolore e la morte, che la nostra nascita sia il risultato degli attaccamenti maturati nella vita precedente e che il Nirvana sia la salvezza da ulteriori rinascite. E’ vero, il dolore e la morte fanno parte della vita, ma il Buddhismo propone una visione che reputo triste e sinistra, tipica della cultura indiana e, più in generale, di quella religiosa… Solo accettando tutti quanti i principi buddhisti avrei potuto aderire formalmente con il rito della Presa di Rifugio, in cui ci si impegna ad avere fiducia nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha, ossia il maestro, il suo insegnamento e la sua comunità.».

Lei dice spesso che essere umani è un valore fondamentale che va oltre la religione, che deriva proprio dalla base della natura umana.

«Assolutamente sì: poiché tutte le religioni sono un prodotto dell’ uomo fanno propri i grandi principi della moralità, come l’ astenersi dal male, l’ agire bene e l’ essere sempre consapevoli. Per seguire una qualunque religione o filosofia bisogna prima di tutto essere persone, quindi la questione si riduce a questo: non si può essere bravi ebrei, cristiani, musulmani, induisti o buddhisti se prima di ogni altra cosa non si è brave persone. Addirittura si può essere brave persone senza seguire alcuna religione, ed è proprio quello che sto cercando di fare io.».

Peraltro, lei pensa che si possa fare a meno della religione ma non della spiritualità: le andrebbe di spiegarsi?

«Come dicevo prima, la religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è qualcosa di più: riguarda tutto ciò che ha a che fare con lo spirito. Religione e spiritualità sono quindi due concetti distinti e non sempre connessi tra loro. I religiosi hanno uno spirito che deve essere curato, esattamente quanto gli atei: guardare un quadro, passeggiare nei boschi, aiutare il prossimo o leggere un libro sono tutti atti di spiritualità ad altissimo livello. Non si diventa migliori andando in chiesa, recitando il Padre nostro o ritirandosi in un monastero, ma sfruttando le infinite occasioni della nostra vita quotidiana. Né più, né meno.».

Lei come vive la spiritualità?

«E’ un impegno quotidiano che mi entusiasma molto. Credo che in passato avrei potuto fare meglio, oggi sono più consapevole e sento che mi rimane ancora molto da fare. Ho sempre pensato che la spiritualità dei luoghi sacri come le chiese e i monasteri sia affascinante ma incompleta perché priva del contatto con il mondo e la vita quotidiana, esattamente quel contesto in cui voglio agire io.».

Che farebbe se un giorno dimostrassero l’ esistenza di Dio?

«(Risata) Ovviamente tornerei a crederci, e ne approfitterei per chiedergli un incontro in cui fargli alcune domande. Vorrei sapere ad esempio il motivo per cui ha creato e permesso la sofferenza e perché abbia tollerato tante cruente uccisioni e torture in suo nome nel corso degli ultimi secoli (risata)!».

Il giorno di Natale si avvicina gradualmente: come passerebbe il suo Natale ideale?

«Spero di trovare una bella giornata, così da fare una scampagnata alla Trappa di Sordevolo, oppure in campagna con un bel pranzo al sacco (risata)! Sono sempre il solito fissato (risata)! Altro che i pranzi e i cenoni scanditi da chiacchiere vuote e dall’ apparenza brillante…».

Grazie.

«Grazie infinite a lei per questa bella intervista.».

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacom...