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mercoledì 25 dicembre 2024

Si può fare a meno della religione ma non della spiritualità

Giacomo Ramella Pralungo;


Nella giornata del Natale, Giacomo Ramella Pralungo, autore di narrativa e articolista a sfondo storico e culturale, ex cristiano cattolico ed ex buddhista prima di scuola tibetana e poi Zen giapponese, oggi irreligioso, trasmette le proprie considerazioni in tema di religione e spiritualità.


Oggi si festeggia il Natale cristiano. Lei un tempo era credente, ora non più. Che cosa percepisce maggiormente in questi giorni di festa?


«Quando vengono viste dal di fuori, da una posizione equanime, le cose di solito vengono percepite con una maggiore chiarezza. Con l’ andare del tempo, guardandomi intorno, ho notato che appena si fa l’ ora di celebrare le ricorrenze religiose vi è una grande cura per l’ apparenza, tra addobbi, scambi di auguri e regali, pranzi e cenoni. Ben poche persone festeggiano con la giusta consapevolezza la ricorrenza del giorno, la maggioranza si limita infatti a portare avanti le consuetudini. Si dice che è sempre stato così (risata), a che serve ragionarci su? Io invece ho sempre pensato che se qualcuno segue una fede religiosa, qualunque essa sia, dovrebbe sapere con esattezza tutto ciò che fa e perché. Purtroppo, però, esistono persone che credono a tutto quanto ciò che viene loro detto, dicendo che ‘così dicono le scritture e insegnano i sacerdoti’, e altre che invece festeggiano senza mai pensare in alcun modo alla religione, solo perché tutti lo fanno da sempre. Sono atteggiamenti molto comuni, ma altrettanto sbagliati!».


Un tempo lei era credente ma poi si è allontanato dalla fede.


«Vero, sono stato cristiano cattolico ma smisi di credere quando avevo vent’ anni. Era l’ estate 2004. In realtà avevo qualche dubbio che mi portavo dietro da qualche anno sull’ invisibilità di Dio nel mondo e la presenza del dolore benché scritture e ordine sacerdotale lo descrivano come buono e onnipotente. Ricordo che cercai di capire studiando e discutendo con un amico parroco, ma alla fine mi resi conto che la religione non fa al caso mio. Nel 2015 richiesi e ottenni addirittura l’ annullamento del mio battesimo. Dal 2006 al 2016 circa sono stato buddhista, ma pur essendomi allontanato anche da quest’ altra fede, che per molti aspetti si basa sulle tipiche dinamiche di tutte le altre, sento che per molti altri ha fatto sue determinate idee profonde e concrete.».


Ora dice spesso che si può fare a meno della religione ma non della spiritualità.


«Sì, esattissimo. Può sembrare una contraddizione, ma in realtà è un concetto molto logico. La religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è la cura dello spirito, che tutti noi abbiamo e va oltre le religioni. Anche molti atei sono dediti a forme di spiritualità. Io vedo qualcosa di spirituale in varie cose della vita quotidiana, forse addirittura tutte: cucinare, mangiare, andare per i boschi, accudire gli animali, scrivere, leggere. Tutto ciò che facciamo può essere spiritualità ad altissimo livello, e senza bisogno di ricorrere a entità spirituali divine o angeliche.».


Lei dice anche che se venisse confermata l’ esistenza di un Dio, la cosa non avrebbe la minima importanza per l’ umanità.


«E’ proprio così. Noi siamo esseri completi, nella nostra caducità. Siamo dotati di mente e cuore, quindi siamo padroni di noi stessi. Che cosa potrebbe conseguire la presenza di una qualsivoglia divinità? Si può anche partire dal principio di un Dio creatore e di un angelo custode, ma anche così la sofferenza e le difficoltà rimangono una realtà che neppure loro hanno saputo evitare. Non esiste altro che la nostra lotta contro il dolore, che ognuno di noi porta avanti da solo e con mezzi umani. Tutti noi abbiamo a disposizione la nostra intelligenza per trovare una via che ci porti oltre il dolore. Solo noi possiamo liberare noi stessi, con la forza del nostro spirito e l’ esercizio costante: solo così la nostra essenza, legata all’ essenza del tutto, emerge con chiarezza. Io penso che la vita consista nell’ opportunità di evolvere in qualcosa di meglio, e di conoscerci. Abbiamo già tutto ciò che occorre dentro noi stessi, questioni come la presenza o meno di una divinità non fa differenza.».


Il tema della religione rappresenta un argomento di grande interesse storico e culturale per lei, tanto che ne ha parlato in due suoi romanzi.


«Assolutamente sì, è un tema che nelle mie ricerche mi ha portato a considerazioni poco ovvie che ho espresso in ‘Fantasma del passato’ e ‘Sotto il cielo della Porta divina’. La religione è un prodotto umano che ci accompagna da sempre, e da un lato ha sicuramente portato all’ avvento di sistemi tradizionali custoditi dagli ordini sacerdotali, che spesso si sono occupati anche di politica, come la Chiesa cattolica al tempo dello Stato Pontificio, del lamaismo buddhista in Tibet e Mongolia o dell’ Iran degli ayatollah piuttosto che dell’ Afghanistan dei talebani. Dall’ altro, è anche vero che dà rifugio e conforto a molte persone che affrontano svariate difficoltà esistenziali. Il discorso è davvero molto ampio, come è tipico dei prodotti umani.».


Su che cosa si fonda la sua spiritualità?


«La mia spiritualità si fonda sulla mia esperienza personale e quotidiana. Faccio una ventina di minuti di meditazione ogni mattina, e in ogni cosa che faccio giornalmente cerco sempre di essere attento e consapevole, scoprendo cose nuove laddove mi è possibile. Credo di avere una spiritualità semplice e diretta, molto concreta (risata)!».


Che cosa pensa della religione nel mondo di oggi?


«Credo che oggi abbia i presupposti per vivere una rivoluzione, dato che siamo nell’ era delle informazioni. La gente di oggi è più colta, perché può accedere più facilmente alle notizie e addirittura immetterne, stimolando la discussione. La religione stessa, quindi, ha l’ opportunità di cambiare ed evolversi per adattarsi ai tempi come ogni altra cosa di questo mondo costantemente mutevole, svecchiandosi e facendo a meno del superfluo.».


Che cosa si sente di dire a chi è religioso?


«Se qualcuno si trova bene seguendo una religione, allora la segua con diligenza, e senza mai dimenticare di ragionare con la propria testa e con il proprio cuore. Non si commetta mai l’ errore di seguire un valore solo perché lo seguono tutti o perché viene insegnato da un maestro famoso e affascinante: ognuno di noi ha infatti una mente e un cuore che per nessun motivo deve mai tralasciare! C’ è un passo del Kalama Sutta, un famoso e apprezzato testo buddhista, in cui il Buddha Śākyamuni dice una cosa molto bella: ‘Non fatevi guidare da dicerie, tradizioni o dal sentito dire. Non fatevi guidare dall’ autorità delle sacre scritture né solo dalla logica o dall’ inferenza né dalla considerazione delle apparenze né dal piacere della speculazione né dalla verosimiglianza né dalla considerazione: ‘Il monaco è il nostro maestro’. Ma quando capite da voi stessi: ‘Queste cose non sono salutari, ma sono sbagliate e cattive, bandite dai saggi’, allora abbandonatele... e quando capite da voi stessi: ‘Queste cose sono salutari e buone, portano beneficio e felicità’ allora accettatele e seguitele.’.».

 

La ringraziamo per il bel tema affrontato con noi.


«Grazie a voi, è sempre un grande piacere. E buon Natale a tutti.».

mercoledì 13 aprile 2022

Giacomo tra religione e fantascienza


Un insolito e affascinante connubio tra la fede e il più razionalista dei generi letterari, da cui non può che venire fuori qualcosa di assai intrigante. La fantascienza è infatti la categoria della scrittura letteraria più razionalista per eccellenza, in cui si specula sulla scienza, si lavora sulla logica, sulla coerenza, sulle cause e gli effetti dei fenomeni. Eppure, strano ma vero, spesso e volentieri la fantascienza ha toccato l’ argomento religioso scaturendo opere di livello altissimo. Sorseggiando una tazza dell’ amato caffè addolcito con miele e corretto con Amaro Montenegro, la celebre bevanda spiritosa a base di quaranta erbe aromatiche selezionate che nel 1896 venne dedicata alla principessa reale Elena Petrović-Njegoš, della famiglia reale montenegrina e futura Regina d’ Italia in quanto moglie di Re Vittorio Emanuele III, Giacomo Ramella Pralungo, romanziere e articolista, scherza sulle sue simpatie monarchiche: «Perfino da una tazza di caffè trapela il mio orientamento.». Ci mostra una copia di «Fantasma del passato» e «Sotto il cielo della Porta divina», suoi ultimi romanzi di fantascienza, affermando che si tratta di produzioni molto importanti per lui: «Può sembrare contraddittorio data la natura razionale della fantascienza, ma la religione è uno dei temi maggiormente trattati e persino apprezzati in questo genere letterario e cinematografico, e sotto quasi tutti gli aspetti. I punti di vista discordanti tra fede e ragione rappresentano solamente la base di un dibattito che il genere a cui mi dedico ha ampiamente contribuito ad alimentare, e senza spirito di polemica.».

Conoscendo la sua posizione in tema di religione e la sua predilezione per le metafore sociali, abbiamo approfittato della ricorrenza pasquale di quest’ anno per conversare con sul legame tra religione e fantascienza e il suo modo personale di trattarlo.


Innanzitutto, possiamo chiederle di ricordare la sua posizione in tema di religione?


«Per i primi vent’ anni della mia vita sono stato cattolico credente. Ero assolutamente convinto che esistesse un Dio infinitamente buono e onnipotente. Nel 2004, però, dopo alcuni eventi molto dolorosi della mia esistenza mi allontanai dalla fede e tra il 2006 e il 2017 ho seguito il Buddhismo, dapprima quello tibetano e poi lo Zen. Alla fine mi allontanai anche da quel celebre credo, avendo riscontrato più o meno le stesse contraddizioni che avevo notato già nel Cristianesimo. Ora mi sono definitivamente allontanato dalla religione, che mi pare essenzialmente un sistema tradizionale di credenze, rituali e preghiere fortemente legato alla mentalità di un popolo in una certa epoca, da cui è influenzato. Ora sono legato più propriamente alla spiritualità. Nel 2015 feci persino annullare il mio battesimo.».


Lei fa sempre una distinzione tra religione e spiritualità.


«Esatto. Come ho detto, la religione è un insieme di idee e valori a cui l individuo deve adeguarsi senza accertarsi della loro veridicità, mentre la spiritualità è la cura del nostro spirito. Tutti possono essere spirituali, perfino un ateo come me. La mia spiritualità si basa su ciò che mi rende felice, come stare in compagnia di un amico, scrivere, passeggiare nella natura, fare una mezz’ ora circa di meditazione ogni mattina, astenersi dal male, fare il bene e imparare dalle mie esperienze.

Io dico sempre che si può fare a meno della religione ma non della spiritualità.».


Per lei la religione da una parte è positiva perché dà tuttora conforto a milioni di persone al mondo, ma dall’ altra reca in sé un aspetto più negativo.


«Direi che si tratta di uno dei suoi aspetti più curiosi in assoluto. Conosco molte persone che traggono conforto e beneficio dalla convinzione che YHWH, Dio, Allāh, con i suoi angeli e profeti sia sempre con loro tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Eppure, al tempo stesso io noto tre problemi fondamentali: la fede, il settarismo e la teodipendenza. La fede porta a credere a princìpi che non possono e non devono mai essere messi in discussione, nemmeno nel caso in cui urtano con la nostra coscienza. Il settarismo rende il credente orgoglioso di vivere e praticare la sola realtà concepibile al mondo, quindi ritiene gli altri una massa di infedeli. La teodipendenza, da parte sua, induce il devoto ad affidarsi totalmente alla sua entità spirituale di riferimento, che supplica per ricevere aiuto e protezione, domandandosi che cosa essa possa fare per lui anziché credere in sé stesso e nelle proprie capacità interiori.».


Per contro, lei ha sempre subito il fascino della scienza e del suo metodo, nonché del suo fine ultimo, ossia la ricerca della verità.


«Come diceva sempre mia madre, la religione afferma mentre la scienza dimostra. Il metodo scientifico si basa sulla logica, che combina osservazione, deduzione e, spesso, abduzione o sillogismo, ossia il ragionamento concatenato di tipo dimostrativo teorizzato per la prima volta dal filosofo e scienziato Aristotele per arrivare invariabilmente alla comprensione della verità per via sperimentale oltre ogni ragionevole dubbio e opinione soggettiva. Quest’ analisi non finisce mai, perché la ricerca scientifica procede costantemente e ogni scoperta può essere confermata oppure superata da una nuova intuizione comprovata dai fatti. I dogmi religiosi invece funzionano in maniera opposta, più ristagnante, quindi io credo che la realtà della scienza sia più profonda e adatta alle esigenze umane, in continua evoluzione.».


Lei è appassionato di fantascienza fin da bambino, e molto di questa attrazione viene da sua madre e suo zio.

Finto Dio in «Star Trek V»;


«Oh, sì! Mia madre, classe 1943, era estimatrice di Jules Verne, e insieme a suo fratello maggiore vide uscire al cinema quando ancora erano ragazzini i grandi classici della fantascienza degli Anni Cinquanta. Me ne parlava con grande coinvolgimento come film che la colpirono molto e che le stimolarono l’ immaginazione. La cosa che più la impressionò fu il fatto che molti dei concetti visti in quelle produzioni sarebbero state ammesse dalla scienza, soprattutto la vita su altri mondi e i viaggi nello spazio. Credo che nessun genere al mondo sappia offrire altrettanto al suo pubblico.».


La sua forma mentis come autore deve molto a scrittori quali Herbert George Wells e Michael Crichton, oltre che a registi e produttori come George Lucas e Gene Roddenberry.


«La fantascienza è soprattutto analisi sociale e umana. Vuole ipotizzare le conseguenze che una scoperta scientifica o tecnologica può avere sulla società o il singolo individuo. Io sono fermamente convinto che la migliore fantascienza passi attraverso questi quattro grandi nomi. Wells, ad esempio, parlava di viaggi nel tempo e invasioni aliene per criticare la società vittoriana in cui nacque e si acculturò, un mondo i cui abitanti, infinitamente soddisfatti di sé stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro faccenduole, tranquilli nella loro sicurezza di essere padroni della materia. Una società divisa in due classi, i borghesi e gli operai, destinate a degenerare fino a perdere ogni barlume di umanità. Crichton, invece denunciava i rischi dell’ impiego per ragioni commerciali e ricreative di grandi discipline scientifiche come la genetica, che reputava in grado di fare più danni della bomba atomica. George Lucas immaginava l’ antica ed eterna lotta tra bene e male e tra democrazia e oppressione sulla base di antichi valori epici e cavallereschi amalgamati a una visione mistica, mentre Gene Roddenberry sognava un futuro di pace, uguaglianza, sviluppo tecnico e culturale, e di intercultura.

La fantascienza si rivolge direttamente all’ essere umano, di cui parla. Curiosamente, l’ elemento scientifico e tecnologico rappresenta semplicemente uno strumento per riflettere sulla meravigliosa esperienza umana.».


Come le è venuto in mente di argomentare a proposito di religione nei suoi libri di fantascienza?


«Il tema della religione in realtà non è una novità nella fantascienza, tutt’ altro. E’ stato trattato in determinati episodi delle varie serie di ‘Star Trek’ e soprattutto in quelle di ‘Guerre stellari’, ‘Stargate’ e ‘Dune’. Per non dimenticare quella di ‘Il pianeta delle scimmie’. Buona parte dei queste produzioni risalgono agli Anni Sessanta e Settanta. Io stesso, avendo avuto trascorsi molto intensi con la religione, ho pensato di trattarla a modo mio, indicandola come formidabile strumento di potere, magari supportata da determinati trucchi tecnologici particolarmente avanzati. Con ‘Fantasma del passato’ tratto il tema delle sette e delle religioni ufologiche, in quanto uno dei personaggi è un alieno che ha assunto sembianze umane facendosi passare per una divinità sfoggiando poteri particolari che derivano dai progressi tecnici del suo mondo, mentre in ‘Sotto il cielo della Porta divina’ mi cimento con quello della teocrazia, impostasi nella Terra del futuro, popolata dai discendenti di una stirpe di ibridi umano-alieni i cui alti dignitari politici e religiosi architettano con grande cura un mito religioso relativo alle origini del mondo capace di mascherare la realtà storica.

Fantascienza e religione sono più conciliabili di quanto si creda a una prima occhiata: tra pianeti lontani, altri universi, viaggi nel tempo, futuro prossimo o remoto, è molto facile chiedersi che cosa accadrebbe se, o anche cosa sarebbe accaduto se. La fantascienza è il genere migliore per divertirsi, fare corse sfrenate nell’ immaginazione ma anche, se vogliamo, soffermarsi a pensare…».


Non si può non tenere conto dell’ influenza che Frank Herbert ha avuto su di lei, con l’ imprescindibile serie di «Dune».

Frank Herbert;


«E’ vero, io devo moltissimo a quel grande genio che fu Frank Herbert con l’ esalogia di ‘Dune’, nella quale ha tratteggiato uno degli universi immaginari più complessi, coerenti e dettagliati di tutta la fantascienza, affrontando temi articolati quali la sopravvivenza umana, l’ evoluzione, l’ ecologia e naturalmente la commistione di religione, politica e potere in generale. Leggendo questa preziosa produzione letteraria mi si è aperto un mondo, e credo proprio di non esagerare quando dico che senza questo magnifico esempio oggi come autore sarei cieco, sordo, e muto.».


Inoltre, lei ha sempre evidenziato il potere della scienza e della tecnologia e il loro impatto sulle culture più primitive.


«Assolutamente sì. Chiunque abbia tra le mani la tecnologia ha il controllo del mondo. Gli antichi romani dominarono un Impero perché costruivano strade, mentre i mongoli avevano l’ arco e la freccia, i britannici vantavano le navi, Stati Uniti e Unione Sovietica la bomba atomica, e così via discorrendo. Agli occhi di una popolazione più primitiva, una tecnologia avanzata e sconosciuta rappresenta necessariamente qualcosa di mistico, di magico. E Arthur C. Clarke affermò che la magia è una scienza che ancora non abbiamo compreso.».


E’ vero che lei ritiene verosimile la teoria del paleocontatto?


«Sì, credo che non sia da rigettare a priori. A partire dalla metà del Novecento si sono diffuse varie teorie che ipotizzano un contatto tra civiltà aliene e gli antichi popoli della Terra, come sumeri, egizi, indiani e precolombiani. E’ possibile che questi ipotetici antichi astronauti alieni siano stati venerati come divinità dai nostri antenati, perché dotati di un potere tecnologico e scientifico che sulla Terra era del tutto ignoto. Il tema calza a pennello con il connubio tra fantascienza e religione, a ben pensare.».


Tratterà ancora il tema della religione nei suoi libri?


«Sicuramente in uno, di cui ho buttato giù qualche appunto nei mesi scorsi. A grandi linee posso dire che racconterò di un mondo di umani discendenti di alcuni antichi terrestri portati da un’ aliena il cui genere visitò la Terra migliaia di anni fa ispirando il culto della Grande Madre, la celebre divinità femminile primordiale, rinvenibile in forme molto diversificate in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree del mondo a partire dalla Preistoria. In questo mondo, scoperto per caso da un gruppo di astronauti terrestri, vige una società matriarcale tuttora legato al culto della Grande Madre, che in realtà è l’ ultima esponente della sua razza, impegnata nella sua ripopolazione e che ha assunto caratteristiche analoghe al Custode visto nell’ episodio pilota di ‘Star Trek: Voyager’.

Ma credo che potrei sviluppare il tema anche in qualche altra narrazione, perché no?».


Domenica 17 aprile ci si appresta a celebrare la Pasqua cristiana. E’ vero che questa è una delle tante festività dalle origini pagane?


«Certamente, anche per il periodo in cui ricade e non solo per il suo valore dottrinario. La data di morte di Gesù non è determinabile con precisione, in quanto le indicazioni presenti nei documenti a disposizione, a cominciare dai Vangeli, sono insufficienti e persino in reciproca contraddizione. Sono concordi nel collocarla di venerdì, ma mentre per i tre sinottici questo giorno coincideva con la Pasqua ebraica, ossia il 15 Nisan, per Giovanni si trattava della vigilia di Pasqua, il 14 Nisan. Tra il 26 e 36 dopo Cristo, gli anni del mandato di Ponzio Pilato come Procurator Augusti in Giudea, vi sono solo tre date in cui il 14 Nisan è caduto di venerdì, ossia il 22 marzo 26, il 3 aprile 33 e il 30 marzo 36 secondo il calendario giuliano, che nell’ attuale calendario gregoriano corrispondono al 20 marzo, al 1º aprile e al 28 marzo. Ma per gli alti dignitari della Chiesa cristiana la deduzione del giorno esatto non è mai parso un problema urgente, e ne fecero una ricorrenza mobile.

La domenica di Pasqua è una festa celebrata da milioni di persone in tutto il mondo che onorano la Resurrezione di Gesù dalla morte, a tre giorni dalla sua Crocifissione sul Gòlgota.  La sua data viene calcolata di anno in anno per corrispondere alla prima domenica successiva alla luna piena dopo l’ equinozio di marzo, e si verifica in date diverse in tutto il mondo poiché le Chiese occidentali usano il calendario gregoriano, mentre quelle orientali usano il calendario giuliano. La maggior parte degli storici, compresi gli studiosi della Bibbia, concorda sul fatto che la Pasqua cristiana era in origine una festa pagana, non legata a Pesach, la festa che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall’ Egitto dei faraoni e il suo esodo verso la Terra Promessa e viene erroneamente detta Pasqua ebraica. Una teoria sostiene che la storia pasquale della Crocifissione e della Resurrezione sia un simbolo di rinascita e rinnovamento e racconta il ciclo delle stagioni, la morte e il ritorno del sole. Sarebbe in tono con la celebrazione di Eastra, dea germanica della primavera, che ricadeva all’ equinozio di primavera, il 21 marzo, giorno in cui la luce è uguale all’ oscurità e continuerà a crescere. Come il portatore di luce, dopo un lungo inverno buio, la divinità era spesso raffigurata insieme con la lepre, un animale che rappresentava l’ arrivo della primavera e la fertilità della stagione.

Secondo il dizionario biblico di New Unger’s, la parola Pasqua è di origine sassone, e deriverebbe proprio dal nome di Eastra. Nell’ VIII secolo gli anglosassoni avrebbero adottato questo nome per designare la celebrazione della Resurrezione di Gesù quale Figlio di Dio.».


A proposito, lei quest’ anno sarà coinvolto nella nuova edizione della Passione di Cristo, a Sordevolo…


«Sì, certamente. Si tratta di una rappresentazione di teatro popolare che dal 1815 viene allestita con cadenza quinquennale dalla popolazione del paese di Sordevolo, a pochi chilometri a da casa mia. E’ un evento a cui mi sento legato da ben ventidue anni. Questa sarà la mia terza edizione, dopo quelle del 2000 e del 2005. Come nel 2000 sarò impegnato come comparsa, nei panni di un legionario del presidio romano. E’ un ruolo che ho sempre molto amato. Nel 2005 invece interpretavo Malco, personaggio citato nei Vangeli come servo del Gran sacerdote Caifa, che accompagna Giuda Iscariota insieme ad altri uomini quando vanno ad arrestare Gesù nel giardino del Getsemani. Non ditelo a nessuno, ma durante l’ interrogatorio da parte dei sacerdoti del Tempio di Gerusalemme ero proprio quel personaggio che dava uno schiaffo a Gesù per come osava rispondere ai saggi del Sinedrio (risata)!».


Si sente di dire qualcosa a chi è rimasto cristiano credente?


«Auguro una buona Pasqua a tutti, e spero che dopo due anni infernali, se non più di due, si possa finalmente scorgere la luce alla fine del tunnel. Rivolgo inoltre un pensiero alla tragedia della guerra in Ucraina. Esorto i governi di Russia e Ucraina alla comprensione reciproca, quello degli Stati Uniti a cessare la sua politica antirussa in Europa orientale e più in generale quelli occidentali a interrompere i rifornimenti di armi, chiara mossa a sostegno della lotta armata, in favore di un serio negoziato diplomatico, che per ovvie ragioni è l’ unica vera soluzione a questo disastro.».


La ringraziamo.


«Grazie a voi, è sempre un grande piacere.».

mercoledì 10 gennaio 2018

Giacomo e lama Paljin

Giacomo e lama Paljin Rinpoce;

Un giovane scrittore di fantascienza e articoli storici, incuriosito dalla filosofia buddhista, in una nuvolosa giornata d’ inverno incontrò un lama buddhista di scuola tibetana: tra i due nacque una cordiale e simpatica amicizia che dura tuttora.

Appassionato di storia e culture antiche, scrittore di narrativa fantascientifica e dedito alla spiritualità, slegata dalla religione in senso stretto, dal 2009 Giacomo Ramella Pralungo è in amichevoli rapporti con lama Paljin Tulku Rinpoce, monaco buddhista di tradizione tibetana, discepolo di vari lama e ghesce fuggiti dal Tibet, gradualmente occupato dalla Repubblica Popolare Cinese durante gli Anni Cinquanta e trasformato in una regione dell’ immenso Paese comunista.
«Le filosofie orientali mi hanno sempre molto attratto.» spiega Giacomo dopo aver messo da parte la penna con cui lavorava ad alcuni appunti «E il Buddhismo mi ha molto incuriosito a proposito della questione della sofferenza e su come risolverla. Nel 2006 mi avvicinai molto a questa particolare filosofia, ed ero alla ricerca di qualche maestro con cui dialogare e approfondire la mia conoscenza in proposito.».
Qualche tempo dopo venne a sapere del monastero Samten Ling, un piccolo centro situato nel paese di Graglia, sulle Alpi Biellesi, a pochi chilometri da casa sua. Fece alcune ricerche, e scoprì che era stato fondato nel 1991 da lama Paljin Tulku Rinpoce, unico lama italiano, e negli anni era diventato un importante punto di riferimento per moltissimi praticanti di Buddhismo:
«La vita stessa di questo lama mi impressionò molto: nato ad Addis Abeba nel 1941 da genitori torinesi, lasciò la colonia con la famiglia ad appena un anno. Diplomato in mercatologia alla LUISS, si laureò all’ Istituto Superiore di Scienze Umane e Sociali di Urbino, lavorando come dirigente d’ azienda. Nel 1978, quando si recò per lavoro a Kathmandu, incontrò per la prima volta alcuni monaci tibetani, fatto che lo portò a maturare per la prima volta un profondo interesse per il Buddhismo, tanto da intraprendere una ricerca spirituale che nel 1982 lo portò a divenire discepolo di alcuni grandi lama e a farsi monaco lui stesso.».
Lama Paljin ricevette insegnamenti e iniziazioni da lama di due scuole diverse, ossia la Gelug, a qui appartiene il XIV Dalai Lama, e la Kagyu, di cui fa parte il XVII Karmapa. Nel 1985, in Svizzera, gli fu trasmessa l’ iniziazione di Kalachakra dal Dalai Lama, e da quel momento segue frequentemente i suoi insegnamenti in Europa e in India, mentre nel 1995 si recò in Ladakh, una regione dell’ India settentrionale ai piedi dell’ Himalaya, strettamente legata al Tibet, ove fu riconosciuto come la reincarnazione di un insigne lama vissuto intorno al 1600 e che contribuì a diffondere il Buddhismo in tale zona, in una cerimonia svoltasi alla presenza di centottanta monaci e numerosi laici. Da allora cessò l attività professionale per dedicarsi esclusivamente alla pratica e all insegnamento del Buddhismo.

«Riflettei a lungo sulla possibilità di incontrarlo, finalmente presi un appuntamento e lo conobbi nel gennaio 2009.» ricorda Giacomo «Ero veramente curioso, e partecipai al termine della lezione che teneva ai suoi allievi: il suo modo di insegnare, semplice e diretto, e il suo entusiasmo sincero mi colpirono molto favorevolmente.».
Si era aspettato di incontrare una guida spirituale pacata e distaccata, solenne e seria, ma il lama, allora sessantottenne, lo impressionò molto soprattutto con la sua sorridente gentilezza, oltre che con la sua naturalezza e cordialità, con il suo quieto ottimismo e l’ accoglienza gentile e sincera. Durante il loro primo incontro parlarono sia di Buddhismo che della sua esperienza decennale come monaco e lama:
«Mi disse che buona parte della vita del Buddha era avvolta nella leggenda, proprio come in seguito sarebbe toccato a Gesù, e che i suoi quarantacinque anni di insegnamento, in tutta evidenza, erano un tempo troppo ridotto perché avesse potuto effettivamente trasmettere tutto ciò che gli era stato attribuito dalle successive generazioni di maestri buddhisti. In ogni caso, la sua dottrina si basa sulla rettitudine di pensiero, parola e azione: vivere le esperienze senza attaccamento non vuol dire rimanersene inerti di fronte ai fatti dell’ esistenza, ma imparare ad affrontare le cose con un atteggiamento mentale equilibrato, basato cioè sulla moderazione, evitando gli eccessi.».
Il lama era facilmente riuscito a creare un clima disteso e cordiale, molto personale, nel quale ebbe a dire che tutto muta costantemente, quindi pensare che la vita sia monotona e sempre uguale sarebbe piuttosto superficiale:
«Se osservassimo a fondo le nostre giornate, scopriremmo che tutto in noi è in continuo cambiamento: non solo gli abiti o le abitudini, ma anche l’ atteggiamento mentale nei confronti di cose e persone. Tutto quanto si modifica da un momento all’ altro: questi sono i segni evidenti e inarrestabili del divenire.».

Da allora il giovane scrittore e il lama rimasero amici, scambiandosi negli anni varie lettere via posta elettronica. Giacomo tornò più volte a visitarlo:
«La figura di questo italiano che, affascinato dal Buddhismo tibetano, volle farsi monaco e intraprendere il duro e intenso percorso per divenire lama, mi ha davvero affascinato. Passare da una cultura a un’ altra non è certo una cosa semplice, e il più delle volte viene persino scoraggiata. Benché abbia vissuto per molti anni a stretto contatto con i tibetani in Oriente, nel loro remoto ambiente tradizionale, non ha perduto un briciolo della sua mentalità occidentale: ha fede nel Buddhismo ma non ha acquisito la superstizione tipica dei tibetani, rispetta i suoi maestri ma ha sempre riflettuto molto sull’ insegnamento che gli hanno trasmesso, officia i rituali sfarzosi e complessi tipici del Buddhismo tibetano ma vive e diffonde tale filosofia come uno strumento pratico di risveglio interiore ed evoluzione sociale.».
Giacomo si sente notoriamente più vicino alla spiritualità che alla religione, convinto com’ è che la prima punti direttamente e concretamente alla cura dello spirito che ogni essere vivente ha in sé, indipendentemente dalla religiosità o da qualsivoglia altra differenza, mentre l’ altra impone di seguire una credenza o una serie di rituali e preghiere, tutti elementi che presentano un certo freno al percorso interiore in quanto limitano il libero arbitrio. Conversando con lama Paljin si è sempre trovato molto a suo agio, dal momento che durante i loro incontri hanno essenzialmente parlato di natura umana, compassione e saggezza, virtù morali ed esperienza quotidiana, importanti concetti universali che vanno ben oltre le religioni, essendo legati propriamente all’ essere umano:
«Non ha mai tentato di impormi alcun principio, si è sempre limitato a esporre opinioni maturate nel corso della sua esperienza concreta. Una volta, durante una delle nostre conversazioni, mi disse che solo l’ esperienza interiore può ricondurci alla grandezza dell’ universo e metterci in condizione di cambiare, di crescere: quando tutti i livelli di coscienza si fondono al centro del nostro cuore, avviene il risveglio.».
Il lama aggiunse che nel Buddhismo la fede è un atteggiamento di fiducia che porta a credere in ciò che convince, anziché in qualcosa posto al di sopra di noi: «Continua a provare finché non avrai la dimostrazione che ciò che fai è giusto, e credi solo quando otterrai un risultato. In Tibet, gli insegnamenti trasmessi dai maestri hanno proprio la funzione di darci la possibilità di attingere a un risultato: è esattamente quel che ci spinge a perseverare nella pratica.».
Altro aspetto su cui tenne a esprimersi fu il valore della pace, dell’ altruismo e della compassione:
«Nel Buddismo, i rapporti umani dovrebbero poggiare su questi tre principi fondamentali, legati a un sentire che non può essere prodotto artificiosamente, ma che nasce spontaneamente in chi ritiene che la soluzione dei problemi del mondo non si trovi in un comportamento egoistico. Queste sono le risposte buddhiste alla ricerca di serenità che soprattutto oggi orienta gli uomini alle religioni: la pace deve nascere da un equilibrato atteggiamento mentale, l’ altruismo deve far comprendere come le cose che portano benessere a noi possono portarlo a tutti gli uomini, e la compassione significa ‘fare di tutto perché gli altri possano essere felici’. Il Buddhismo non è nichilismo, ma azione, quindi l’ uomo non deve affacciarsi timidamente su questa soglia, ma attraversarla con risolutezza per dar vita a un futuro migliore.».

Giacomo e lama Paljin sono tuttora amici, e tra gli argomenti principali delle loro conversazioni, oltre alla spiritualità, spiccano la situazione politica e culturale del Tibet, il XIV Dalai Lama e la diffusione del Buddhismo in Occidente.
Il Samten Ling di Graglia;

«Quando ci incontrammo la seconda volta, lama Paljin mi disse una cosa che, come scrittore, mi toccò davvero di persona.» rammenta Giacomo poggiandosi sullo schienale della sedia, sorridendo «Affermò che le parole non esistono di per sé, ma le creiamo per esprimerci e intendere l’ infinito. In effetti, per me le parole sono sempre state uno strumento per comunicare quel che sento e penso, per trasmettere un preciso messaggio…».

venerdì 8 dicembre 2017

Giacomo e la religione


Giacomo Ramella Pralungo, inventore di storie dedito alla fantascienza e agli articoli di storia locale su «Il Biellese» ha lo sguardo solcato da un largo sorriso e mani vivaci che stringono con passione e compostezza i testi della sua libreria mentre ci espone la sua posizione in tema di religione: «In passato, per me era molto importante essere un buon cristiano, ma ora ritengo fondamentale essere una brava persona. Oggi la mia religione è piuttosto semplice: fare del bene a tutti, e qualora mi fosse impossibile almeno non fare del male a nessuno. Tutto il resto, dall’ esistenza o meno di un Dio alla saggezza dei suoi profeti, è solo commento…».

Che cos’ è per lei la religione?

«La religione è un insieme di credenze, riti e preghiere sorti all’ alba della storia del genere umano, quando i nostri antenati si interrogavano sul perché dell’ esistenza e l’ origine dei fenomeni ma ancora non avevano la scienza per darsi una risposta. Dapprima le cose vennero attribuite alle forze della natura, in seguito agli spiriti e infine agli dei. Ogni popolo sviluppò una propria religione basata sulla rispettiva mentalità e cultura, pur coltivando grandi similitudini in ambito mitologico e leggendario. Quindi per religione non si intende la rivelazione di una o più divinità, ma un prodotto umano.».

Cosa pensa della religione nel mondo attuale?

«Credo proprio che abbia fatto il suo tempo. La scienza e l’ archeologia ne hanno gradualmente smontato vari dogmi fondamentali, dall’ origine divina del mondo in appena sei giorni al flagello del Diluvio universale, per non parlare di altri concetti quali la natura piatta della Terra o la sua posizione centrale rispetto al sole, oltre che della presenza di un popolo eletto piuttosto che di poteri miracolosi e segreti o di autorità morali trasmessi dagli dei alle caste sacerdotali. Il fatto stesso che il fondamento della religione sia la fede in un Dio la cui esistenza non è mai stata dimostrata in quanto non supportata dal minimo indizio logico mi suggerisce che si debba cercare e seguire una via più logica. Ma c’ è dell’ altro.».

Ossia?

«La religione porta con sé tre pericoli fondamentali: la fede, il settarismo e la teodipendenza. La fede impone di credere a principi indubitabili, comunemente chiamati dogmi, che non possono e non devono mai essere messi in discussione, neanche quando urtano con la nostra coscienza. Il settarismo, conseguente al principio della fede, porta il credente a sentirsi orgoglioso di vivere e praticare la sola realtà ammissibile di questo mondo, e a ritenere gli altri una massa di infedeli. La teodipendenza, invece, porta il devoto ad affidarsi totalmente alla sua entità spirituale di riferimento, invocandola per ricevere aiuto e protezione, domandandosi che cosa essa possa fare per lui anziché credere in sé stesso e nelle proprie capacità interiori. Per non parlare del mucchio di superstizioni inevitabilmente connesso a qualsivoglia religione!».

Lei un tempo era credente, vero?

«Sì, ero un cristiano di scuola cattolica. Come tutti fui battezzato quando ero un bambino molto piccolo, credo di aver avuto quasi un anno, e venni educato alle vie del Vangelo in tono con la tradizione.».

Poi che cosa le accadde?

«Io sono sempre stato più curioso che credente. Amo approfondire la mia conoscenza e capire a fondo le cose servendomi della mia coscienza. A vent’ anni attraversai un periodo molto difficile della vita, e persi completamente la mia fede in Dio in quanto non riuscivo proprio ad accettare la natura della sofferenza, sia mia che quella degli altri, benché i testi sacri parlassero di un Dio onnipotente, infallibile e compassionevole sempre pronto a prendersi cura di noi. Se questo Dio è veramente fedele e non vuole che veniamo tentati oltre le nostre forze, come scrisse San Paolo in una delle lettere ai Corinzi, allora perché la gente si ammala, nasce con malformazioni e muore dietro inutili sofferenze? Perché ci sono povertà e guerre? Io stesso ho sofferto molto nella mia vita, al punto da aver compreso con chiarezza che ‘Dio’ e il suo volere sono soltanto ciò che gli antichi non sapevano spiegare.».

Lei ha compiuto la pratica dello sbattezzo: di che cosa si tratta?

«Lo sbattezzo è l’ atto di rinuncia al battesimo, e consiste in una richiesta di cancellazione del proprio nome dal registro battesimale della parrocchia di appartenenza, recidendo ogni contatto formale con la cristianità dopo la cessazione della fede ed evitando di essere considerati ancora credenti. Io persi la fede nel Cristianesimo nel 2004, e nel 2011 venni casualmente a conoscenza di questa pratica, che dopo tre anni di riflessione decisi di portare avanti per una semplice ragione di coerenza: non avevo alcuna ragione per rimanere legato ad una fede che ormai non significava più nulla per me.».

Nel 2006 lei si avvicinò molto al Buddhismo.

«Certamente, ne ero attratto e lo sono tuttora per l’ idea di saggezza, ossia di comprensione della realtà così com’ è, oltre la soggettività, e di compassione, quel particolare desiderio di agire bene a vantaggio di tutte le cose viventi, animali e piante compresi, senza spirito di profitto. Anche l’ interdipendenza, ossia la connessione reciproca di tutte le cose esistenti, rappresenta un concetto estremamente importante che mi ha molto colpito.».

Eppure lei stesso dice di non aver compiuto un’ adesione completa, di contestare vari elementi della filosofia buddhista e che si stia gradualmente allontanando anche da questa via spirituale. Non ha compiuto nemmeno il rito della Presa di Rifugio…

«E’ vero, ho sempre ritenuto fondamentale ragionare con la mia testa, senza pendere dalle labbra altrui, cosa che quando ero cristiano, purtroppo, avveniva (risata)! Se del Buddhismo apprezzo il rispetto per la natura e gli animali, per contro contesto il pessimismo con cui considera la nostra vita: si dice che la natura dell’ esistenza siano necessariamente il dolore e la morte, che la nostra nascita sia il risultato degli attaccamenti maturati nella vita precedente e che il Nirvana sia la salvezza da ulteriori rinascite. E’ vero, il dolore e la morte fanno parte della vita, ma il Buddhismo propone una visione che reputo triste e sinistra, tipica della cultura indiana e, più in generale, di quella religiosa… Solo accettando tutti quanti i principi buddhisti avrei potuto aderire formalmente con il rito della Presa di Rifugio, in cui ci si impegna ad avere fiducia nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha, ossia il maestro, il suo insegnamento e la sua comunità.».

Lei dice spesso che essere umani è un valore fondamentale che va oltre la religione, che deriva proprio dalla base della natura umana.

«Assolutamente sì: poiché tutte le religioni sono un prodotto dell’ uomo fanno propri i grandi principi della moralità, come l’ astenersi dal male, l’ agire bene e l’ essere sempre consapevoli. Per seguire una qualunque religione o filosofia bisogna prima di tutto essere persone, quindi la questione si riduce a questo: non si può essere bravi ebrei, cristiani, musulmani, induisti o buddhisti se prima di ogni altra cosa non si è brave persone. Addirittura si può essere brave persone senza seguire alcuna religione, ed è proprio quello che sto cercando di fare io.».

Peraltro, lei pensa che si possa fare a meno della religione ma non della spiritualità: le andrebbe di spiegarsi?

«Come dicevo prima, la religione è un insieme di credenze, riti e preghiere, mentre la spiritualità è qualcosa di più: riguarda tutto ciò che ha a che fare con lo spirito. Religione e spiritualità sono quindi due concetti distinti e non sempre connessi tra loro. I religiosi hanno uno spirito che deve essere curato, esattamente quanto gli atei: guardare un quadro, passeggiare nei boschi, aiutare il prossimo o leggere un libro sono tutti atti di spiritualità ad altissimo livello. Non si diventa migliori andando in chiesa, recitando il Padre nostro o ritirandosi in un monastero, ma sfruttando le infinite occasioni della nostra vita quotidiana. Né più, né meno.».

Lei come vive la spiritualità?

«E’ un impegno quotidiano che mi entusiasma molto. Credo che in passato avrei potuto fare meglio, oggi sono più consapevole e sento che mi rimane ancora molto da fare. Ho sempre pensato che la spiritualità dei luoghi sacri come le chiese e i monasteri sia affascinante ma incompleta perché priva del contatto con il mondo e la vita quotidiana, esattamente quel contesto in cui voglio agire io.».

Che farebbe se un giorno dimostrassero l’ esistenza di Dio?

«(Risata) Ovviamente tornerei a crederci, e ne approfitterei per chiedergli un incontro in cui fargli alcune domande. Vorrei sapere ad esempio il motivo per cui ha creato e permesso la sofferenza e perché abbia tollerato tante cruente uccisioni e torture in suo nome nel corso degli ultimi secoli (risata)!».

Il giorno di Natale si avvicina gradualmente: come passerebbe il suo Natale ideale?

«Spero di trovare una bella giornata, così da fare una scampagnata alla Trappa di Sordevolo, oppure in campagna con un bel pranzo al sacco (risata)! Sono sempre il solito fissato (risata)! Altro che i pranzi e i cenoni scanditi da chiacchiere vuote e dall’ apparenza brillante…».

Grazie.

«Grazie infinite a lei per questa bella intervista.».

La visione e il rapporto di Giacomo con la politica

Giacomo Ramella Pralungo Autore di romanzi di fantascienza a sfondo sociale e articoli storici, culturali, scientifici e di mistero, Giacom...